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AMERICA: LA "LIEVE DEPRESSIONE" CHE VERRA'!

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Il Dott. Lacy Hunt e Van Hoisington sono da sempre punti di riferimento del nostro lungo viaggio, alcune delle stelle polari competenti e professionali che ci hanno accompagnato in questo lungo viaggio, analisi che vanno al di là delle chiacchere da bar che spesso e volentieri circolano nei mercati finanziari..

Secondo loro http://www.hoisingtonmgt.com/ gli Stati Uniti vedranno una crescita economica negativa già dal quarto trimestre in corso che si protrarrà per tutta la prima parte del 2012.

Questi i punti focali del loro pensiero di cui condivido una sintesi, che conferma le nostre previsioni e l’idea che per osservare gli effetti di questa brusca frenata abbiamo bisogno di attendere i dati dei mesi futuri:

a) la produttività

(…) Sorprendentemente, la crescita reale del PIL è scesa a meno dell’1% nella prima metà di quest’anno. Quando la crescita rallenta bruscamente in netto contrasto con le aspettative, le aziende scoprono di avere più dipendenti di quanto necessario . Storicamente, un calo costante e significativo in termini di produttività e un aumento parallelo dei costi unitari della variabile lavoro sono stati precursori di un aumento di licenziamenti e cassa integrazione con aziende che lottano per ripristinare i margini e la redditività. Una volta che i dati includeranno
la nuova dinamica , ampie conseguenze negative si faranno sentire su tutta l’economia.

b) inversione della dinamica degli inventari

Dal secondo trimestre del 2009 al secondo trimestre di quest’anno, gli inventari hanno inciso per il 35% nell’aumento del PIL reale in quel periodo. In luglio e agosto, la produzione di beni di consumo è aumentata ad un tasso annuo del 3,2% rispetto al secondo trimestre, mentre le vendite al dettaglio reali si sono contratte ad un tasso del 1,4%, aumentando ancora il livello dei magazzini. Di conseguenza, come le imprese opereranno per riequilibrare le scorte, l’economia è pronta per un nuovo rallentamento della produzione, che richiede un ulteriore adeguamento dei livelli del personale.

c) i salari reali

Il reddito disponibile reale (una misura più ampia del reddito) è in evidente rallentamento. Inizialmente, i consumatori hanno risposto a questa mancanza di crescita del reddito, tagliando il loro tasso di risparmio che è tornato ai bassi livelli di inizio recessione. Ma ora un evidente rallentamento della spesa per consumi si è verificato. Questa mancanza di crescita del reddito reale contribuirà a variazioni negative del Pil nei prossimi trimestri.

Queste riduzioni del reddito reale possono essere ricondotte, in parte, maldestri tentativi di stimolare la crescita economica da parte della Federal Reserve attraverso il quantitative easing (QE2). Il QE2 si è ritorto contro come un boomerang dopo l’incremento dei corsi azionari (positivo per alcuni consumatori) ma più che compensato dall’impatto negativo del costo degli alimenti e dell’energia per il budget familiare medio.

Hunt e Hoisington mettono anche l’accento sul possibile fallimento della cosiddetta operazione twist che non farebbe altro che erodere i margini di profitto per le banche, riproponendo lo sviluppo della lost decade giapponese dove la liquidità delle banche è stata dirottata ad acquistare titoli di stato piuttosto che a sostenere l’economia In sintesi, il caso di una recessione imminente si basa non solo sugli indicatori ciclici classici come produttività, salari reali, e scorte, ma anche sulla disfunzionalità della politica monetaria e fiscale.

Molte statistiche sostenere il fatto, però, che gli Stati Uniti stanno peggio oggi di quanto non fosse prima dell’inizio della recessione precedente. Niall Ferguson ha recentemente osservato che il mondo sta vivendo una “leggera depressione”.Questo sentimento è stato condiviso dall’economista David Rosenberg, il quale osserva che le “depressioni sono fondamentalmente recessioni di lunga durata dai 3 ai 7 anni.” Se la nostra analisi di una nuova contrazione del Pil è corretta, l’economia statunitense dovrebbeoperare nel bel mezzo di una crisi a lungo termine, indipendentemente dalla terminologia.

Questo malessere economico è il risultato diretto di un accumulo di livelli eccessivi di debito e della conseguente riduzione del livello dei prezzi delle attività sottostanti. Questo è un processo che l’economista americano Irving Fisher discusse nel 1933 in Debt Deflation. La Teoria della Grande Depressione. Secondo Fisher, confermato successivamente da Reinhart e Rogoff e dal McKenzie Global Institute, avremo bisogno di un lungo periodo di tempo necessario per recuperare gli eccessi di debito precedenti . Questi punti di vista sono stati recentemente econometricamente verificati in una pubblicazione a settembre dalla Banca dei Regolamenti Internazionali dal titolo

L’effetto reale del debito Si accenna poi alle cifre del debito globale concludendo che molto probabilmente i rendimenti a lungo termine del debito USA raggiungeranno il livello del 2 % alla faccia degli scienziati che un giorno si e un’altro ancora urlano la bolla del mondo obbligazionario, rendimenti ai minimi storici che ci accompagneranno sino a quando il rientro dal debito non sarà concluso. Gli autori ricordano che siano al quinto anno di deleveraging americano. Io aggiungo solo che empiricamente servono almeno sette o otto anni per vedere una ricomposizione del debito anche se questa è la madre di tutte le crisi e serviranno più anni della media. Si continua a tenere posizioni lunghe sui trentennali americani.

Domani torneremo al nostro vecchio cavallo di battaglia, l’immobiliare, mentre al seguente indirizzo potete condividere uno spezzone della mia ultima conferenza a Tortona.
Pubblicato da icebergfinanza | Commenti (7)
Tag: recessione economica

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