ITALIA: LA QUIETE PRIMA DI UNA NUOVA TEMPESTA?

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Il buon Shakespeare amava ricordare che il Diavolo è un artista nel recitare le Sacre Scritture per i suoi scopi… una mala anima che adduce sante testimonianze è come un malvagio dalla gota sorridente, una bella mela che è marcia nel cuore. Oh che lusinghiera apparenza ha mai la falsità.

Chiunque pensi che l’approvazione della manovra finanziaria e il superamento degli stress test ci mettano al riparo da una nuova tempesta perfetta, commette un errore madornale. La fiducia è una questione seria!

L’eventuale quiete prima della prossima tempesta va utilizzata saggiamente.

Sciacalli ed avvoltoi della speculazione finanziaria non lasciano tanto facilmente le loro prede, specialmente se la politica, la finanza e i media le servono loro su un piatto d’argento.

Fanno tenerezza coloro che quotidianamente si prodigano a raccontarci che la speculazione non c’entra nulla con quello che è accaduto in queste settimane, l’unico interesse è difendere il fallimento del libero mercato, un mercato fallito nella sua intima essenza, che dimentica la socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei guadagni.

Venerdi sera, in nome di una presunta responsabilità nazionale, si è consumata, l’ennesima truffa ai danni della Famiglia, della classe media italiana, delle future generazioni, mentre si torna a discutere di quello che veramente conta in Italia, la difesa ad oltranza di un gruppo sciacalli che stanno sbranando la nostra Repubblica.

La redistribuzione dei redditi è una reliquia, un fantasma della storia.

All’improvviso, le tasse dirette e indirette hanno surclassato i tagli alla spesa e le corporazioni, le lobby e la casta politica hanno dimostrato per l’ennesima volta, se mai ve ne fosse bisogno, che l’Italia è attualmente una Repubblica fondata sugli interessi di un manipolo di avventurieri, qualunque sia la loro estrazione politica. Si poteva e si doveva tassare la speculazione e si è preferito tassare il risparmio con una patrimoniale in piena regola. I lupi si sono trasformati in pecore, non in agnelli.

Abbiamo innescato un conflitto generazionale, favorendo il saccheggio di ricchezza e risorse, finanziarizzando e precarizzando il Paese in nome del bene assoluto.

Quando cerco di difendere il nostro Paese, evidenziandone alcuni punti di forza, cerco di difendere il nostro futuro, il futuro delle giovani generazioni, non il presente o il passato, non un manipolo di falliti parassiti, un branco di locuste che ha distrutto ogni responsabilità, il profumo dell’etica e quotidianamente ci parla di questione morale e siede nei consigli di amministrazione delle nostre migliori aziende.

Mentre le agenzie della nettezza urbana ( agenzie di rating )continuano la loro opera di devastazione finanziaria scatenando l’ennesimo uragano sulle banche portoghesi peraltro promosse dallo show degli stress test, ora anche gli analisti di Morgan Stanley e Nomura, gli ultimi arrivati della saga del senno di poi, ci raccontano ora, ma solo ora che l’avanzo primario di un paese non serve a nulla se…

«Quello che ci colpisce è che l’avanzo primario ha un impatto positivo sui conti solo se il paese in questione può abbattere il debito con la crescita», hanno asserito gli analisti di MS. «Affinchè il debito inizi a calare, il tasso nominale di crescita sommato all’avanzo primario deve superare il costo del debito». Segue un esempio pratico che chiarisce bene il concetto: se un paese ha una crescita nominale del 3% e un avanzo primario del 2%, il suo debito pubblico cala solo nel caso in cui il costo medio degli interessi sul debito si mantiene al di sotto del 5 per cento. Nomura è giunta alla stessa conclusione, in una recente analisi sull’Italia. «Se gli alti spread dovessero persistere, uno sforzo maggiore di consolidamento fiscale si renderà necessario». Ecco la formula: se il tasso d’interesse medio sul debito dovesse attestarsi al 6% (ancora una volta ieri il BTp decennale ha sfiorato questo livello per poi chiudere al 5,80%), e la crescita nominale dovesse risultare del 3-3,5% (una crescita reale dell’1% alla quale si aggiunge il tasso dell’inflazione), questo implicherebbe un surplus primario del 3-3,5% solo per stabilizzare il debito/Pil al 120 per cento. Se invece i tassi d’interesse sul debito dovessero essere confermati al 4,5%, basterebbe un avanzo primario all’1,5-2% per avviare il processo virtuoso di abbattimento del debito/Pil.(Sole24Ore).

Bravi ma gli spread sono saliti perchè un branco di speculatori incoraggiato dalle agenzie di rating e da alcune analisi interessate ha deciso di scommettere sul fallimento della nostra Nazione senza alcuna novità in campo economico e finanziario, tralasciando la leggenda metropolitana della stabilità politica.

Sarà interessante osservare cosa si inventeranno nei prossimi giorni le agenzie della nettezza urbana, da chi riceveranno l’ordine di gettare ulteriore panico, scommettendo sul fallimento di questa o quella nazione.

Tornando per un istante allo show degli stress test effettuati sul capitale delle banche europee è ovvio che i risultati raggiunti ormai non corrispondono più alla realtà delle ultime settimane, non rappresentano una situazione estrema ormai oltrepassata, ma danno pur sempre la possibilità di osservare a parità di condizione quali banche hanno una maggiore solidità patrimoniale. Non prendere in considerazione il fallimento della Grecia fa sorridere i sistemi francese e tedesco non avrebbero passato cosi facilmente questo show.

Una cosa è certa, che non più un solo centesimo dovrà essere più utilizzato dagli Stati per salvare le loro banche.

Articolo in corso di scrittura….

Mentre M
Pubblicato da icebergfinanza | Commenti

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