LA SOCIALIZZAZIONE DELLE PERDITE CONTINUA…!

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Prima di addentrarci in alcune considerazioni di carattere tecnico e fondamentale, sul cosiddetto nuovo “Piano Marshall” europeo, vorrei condividere con i  lettori alcune riflessioni che vanno oltre le analisi e i commenti apparsi sulla quasi generalità dei media italiani ed internazionali.

Probabilmente in pochi ci hanno fatto caso, ma stiamo parlando di centinaia di miliardi di euro e addirittura di trilioni in questa immensa e epocale socializzazione delle perdite ad opera di un manipolo di avidi mercenari che con le loro speculazioni e le loro scommesse sta sequestrando il futuro delle nostre comunità e delle future generazioni.

E’ come vivere un film di fantascienza, una dimensione surreale nella quale cifre e numeri sembrano frutto della fantasia.

Un’Europa asserragliata nella roccaforte di ogni singolo egoismo nazionalista, che come unica soluzione all’assedio quotidiano sceglie di dotarsi di alcuni secchi d’acqua per spegnere un incendio, senza chiedersi chi lo alimenta, chi sta giocando con il fuoco accanto alla santabarbara finanziaria europea.

Quasi nessuna riforma degna di nota in campo finanziario. Nella santabarbara della finanza mondiale si continua a giocare con armi di distruzione di massa, armi non convenzionali.

Nella chimica nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma; nella finanza speculativa invece nulla si crea, tutto si distrugge e soprattutto si trasferisce nella solita direzione.

Dopo la più imponente orgia del debito della storia economico/finanziaria, non passa giorno che non si senta parlare di tagli alla spesa pubblica, di sobrietà, di sacrifici, di lacrime e sangue, sempre e solo in un’unica direzione anche in questo caso.

Da tempo ormai i Governi sussurrano che non vi è più un solo centesimo, ma quando si tratta di salvare un sistema ormai sostanzialmente fallito, all’improvviso compaiono dal cilindro magico della finanza centinaia di miliardi di euro, addirittura trilioni secondo alcuni analisti, necessari per rifinanziare un fondo europeo, l ‘ European Financial Stability Facility, un’enorme cisterna di acqua che dovrebbe proteggere dagli attacchi speculativi ogni singolo paese europeo acquistando direttamente sul mercato secondario titoli di stato dei paesi in difficoltà, sostenendone le quotazioni.

Sarebbe bastato un accordo su una futura emissione di Eurobond per provocare uno tsunami in grado di spegnere qualsiasi scommessa futura sulla fine dell’Euro.

Se la fiducia e la credibilità nell’Europa non dovesse reggere ad un nuovo assalto probabilmente questa volta non ci sarebbe più scampo.

Il problema è che nessuno ha idea di quanti capitali sono necessari e tutto è stato rinviato a dopo l’estate, senza contare che servirà la ratifica di ciascun singolo parlamento europeo e soprattutto l’unanimità di tutti i Paesi europei. Una sorta di elefante nella stanza dei cristalli! 

Chissà se i Finlandesi per approvare ogni singolo acquisto di titoli di stato e il rifinanziamento del fondo vorranno a garanzia dopo il Partenone e le isole greche anche il Colosseo o la Pietà del Michelangelo!

E' affascinante come in molti continuano a mettere in prospettiva un'eventuale fragilità del nostro Paese, una sorta di tallone d'Achille europeo, dimenticando che in fondo prima o poi, la speculazione che mira alla distruzione dell'Euro potrebbe prendere di mira direttamente il garante, una sorta di prestatore di ultima istanza ovvero la Germania. Impossibile?

Vedremo in questa crisi, tutto ciò che era impossibile si è poi avverato. Sarà interessante inoltre osservare se dopo la Grande Farsa americana sul tetto del debito, le agenzie di rating avranno il coraggio della coerenza abbassando comunque il rating americano, come hanno fatto con molti paesi europei,  anche perchè ormai è chiaro che qualunque soluzione verrà trovata si tratterà di un compromesso al ribasso.

Ma in tutto questo, non c’è alcuna fretta, l’ennesimo regalo della politica alla speculazione, che guarda al Portogallo come prossimo bersaglio.

Non solo la politica ha completamente sbagliato la diagnosi di questa malattia ma si ostina a curare una metastasi con una semplice aspirina. 

Soprattutto affascina il fatto che questi soldi saranno impiegati anche per ricapitalizzare le banche di ogni paese.

Paesi che falsificano i loro bilanci su suggerimento di banche  fallite che socializzano quotidianamente le perdite, sono l’essenza di un azzardo morale che ci accompagnerà ancora per molto tempo. 

A proposito di azzardo morale è affascinante notare come la Bundesbank abbia rapidamente enfatizzato come la scelta di proteggere qualsiasi paese attraverso l’acquisto di titoli sia estremamente pericolosa, definendola un grande passo verso una comunione dei rischi nel caso di conti pubblici deboli e crescite economiche anemiche.

Per il suo presidente Weidmann si tratta di un azzardo morale che indebolisce l’indipendenza di bilancio di ogni singolo stato e mina la credibilità di assunzione di responsabilità da parte dei paesi più indebitati e deboli.

Prima di settembre avremo tempo e modo per osservare mille modifiche alle decisioni appena prese e tempo e modo per assistere ad una nuova tempesta finanziaria.

Ad esempio per quanto riguarda la Grecia dopo aver gettato nel fuoco di questa crisi inutilmente oltre 100 miliardi di euro altrettanti ne arriveranno a tassi da paesi virtuosi e oltre 100 verranno condonati nei prossimi otto anni dal cosiddetto settore privato, soprattutto a carico di banche che a loro volta verranno ricapitalizzate con soldi dei contribuenti. A questi aggiungetevi pure il buco di almeno 25 miliardi prodotto dalle banche greche che dovranno essere ricapitalizzate e gli oltre 22 miliardi pro-quota che la Grecia dovrebbe apportare al fondo come paese europeo ma al quale non potrà mai contribuire.

Quello che è accaduto negli ultimi giorni ai rendimenti dei titoli di Stato francesi e tedeschi è un faro acceso sulla dinamica che ci accompagnerà nei prossimi mesi.

Qualcuno sostiene che gli oneri di rifinanziamento del fondo europeo saranno tali da incidere sulla crescita di Francia e Germania, massimi contributori europei,  al punto tale da mettere a rischio addirittura il rating dei loro paesi.

Sarà affascinate ascoltare cosa ne pensano le agenzie di rating, le quali stanno studiando come interpretare il default parziale della Grecia, un evento che non mancherà di interessare i numerosi possessori di assicurazione contro il fallimento di uno stato sovrano.

Inoltre, l’avere affermato che la Grecia è un caso unico e raro che non verrà replicato in alcuna maniera per altri paesi sembra essere un invito a nozze per gli avvoltoi della speculazione che si potranno concentrare sulle prossime vittime.

E pensare che i recenti stress test non prevedevano alcun fallimento di uno stato sovrano e invece è probabile che dovranno rimetterci almeno il 20 % dei propri investimenti visto la Banca Centrale Europea ha accettato l’ipotesi di un default parziale dopo aver negato per mesi qualsiasi ipotesi in questo senso.

Nel frattempo nell’euro…foria di un istante in molti hanno dimenticato l’economia reale, con un netto ridimensionamento del settore manifatturiero europeo, ormai vicino alla soglia della contrazione, un peggioramento che non potrà non condizionare le prossime scelte di politica monetaria di una banca centrale che purtroppo fatica ancora a comprendere la dimensione depressiva e deflattiva di questa crisi, preoccupandosi per un’inflazione che nulla ha a che fare con i consumi o con i salari.

In America i dati sull'immobiliare e del settore manifatturiero restano pessimi, una ripresa anemica, una lenta agonia, una immensa debt deflation, rientro dal debito generalizzato, che provocherà sempre più disoccupazione, allungando sull'economia mondiale, l'ombra sinistra del biennio 36/37 la svolta all'interno della Grande Depressione del '29.

I soldi, le risorse per uscire da questo inferno ci sono basta andare a prenderli, redistribuendo la ricchezza, diversamente non c'è scampo.

Non solo la Cina ha registrato una caduta significativa del suo settore manifatturiero ma senza l’industria manifatturiera tedesca l’area euro sarebbe già in recessione proprio ora che l’unica arma per scongiurare un’ondata di fallimenti per uscire dalla spirale della deflazione da debiti sembra rimasta la crescita, visto la fallimentare esperienza di alimentare l’inflazione.

Redistribuzione, non esiste altra strada!

 
Pubblicato da icebergfinanza | Commenti (2)

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