LA SCOMPARSA DEI PRATI FIORITI E DELLE FARFALLE

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Alcuni giorni fa ho letto un articolo di Repubblica sul rischio di scomparsa di molte varietà di farfalle, e voglio condividere le mie riflessioni di osservatrice della natura e lanciare un appello.
In Italia, anche se nessuna specie risulta ancora estinta, la maggior parte ha ridotto in maniera molto grave il numero dei rappresentanti e le aree di presenza. Questo è dovuto, oltre che all’uso di pesticidi, alla gestione industriale delle coltivazioni, od in alcune zone, all’abbandono, che hanno portato alla scomparsa della maggior parte dei prati stabili multispecie, dove si nutrivano gran parte dei bruchi.  Se le farfalle adulte si cibano del nettare di molti fiori, nel primo stadio della loro vita ogni specie è in grado di nutrirsi solo su poche famiglie di piante, spesso su una sola famiglia o addirittura su un solo tipo di pianta. Un tempo questo non era un problema perchè, anche a quote basse, esistevano prati con centinaia di erbe diverse, che oltre alle farfalle ospitavano innumerevoli altre forme di vita.
Per darvi un’idea di come siano cambiate le cose, nella valle dove abito fino a quarant’anni fa a 350-400 m di altitudine i prati erano pieni di narcisi selvatici, orchidee e genziane, cosa che adesso sembra fantascientifica. 
 In un’altra località che conosco bene, l’Appennino Tosco-Romagnolo, il degrado sta avvenendo ora: lì esistono ancora prati stupendi, ma lo scorso anno mi è capitato, andando a fare foto in due fra i più belli, ricchissimi di orchidee spontanee anche se a bassa quota, oltre che di tantissimi altri fiori(uno spettacolo di una bellezza mozzafiato), di trovare uno trasformato in un campo di cereali per alimentare il bestiame e l’altro tutto arato, completamente distrutto. Mi sarei messa a piangere difronte a questo scempio. E’ giustissimo che esista una legge severa che vieta la raccolta delle orchidee e delle piante protette, ma a cosa serve se i loro habitat possono essere tranquillamente eliminati ?
I prati fioriti sono scomparsi perchè:
-le concimazioni chimiche eccessive hanno fatto prevalere alcune graminacee, i ranuncoli e l’acetosa, che hanno soffocato le altre piante
-le mucche non vengono più mandate al pascolo, ma rinchiuse nelle stalle ed i prati sono sostituiti da campi di cereali per ingrassarle più rapidamente o da coltivazioni una sola graminacea da foraggio  molto produttiva
-in alcune zone è stato abbandonato l’allevamento ed i pascoli sono diventati incolti dove crescono erbacce e rovi, o vengono trinciati
-spesso sotto gli oliveti o i frutteti, anche dove non si usano i diserbanti, gli stessi agricoltori biologici tagliano con la trincia, che lascia sul terreno lo sfalcio triturato che agisce come una pacciamatura ed uccide le erbe da fiore
– i prati multispecie sono sistemi molto fragili: alcuni hanno centinaia di anni, ma devono essere tagliati regolarmente al momento giusto, altrimenti d’inverno le erbe più alte si stendono sulle altre eliminandole.
Gli agricoltori hanno bisogno di profitti più alti, ma si potrebbero trovare soluzioni differenti: la Comunità Europea da contributi per i prati mantenuti come un tempo, ma mi chiedo quanti lo sappiano. Inoltre rendendo più belli i nostri territori si incentiverebbe il turismo, e se diverse persone si interessassero a questo problema sicuramente troveremmo altre soluzioni.

Il mio sogno sarebbe che, come sono state tutelate da slow food le tradizioni alimentari, si riuscissero a ricostruire e salvaguardare questi (ed altri) ecosistemi.

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