LA CONOSCENZA TRASCENDENTALE: BHAGAVAD GITA – CAPITOLO 4

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VI PROPONGO L’INTERO CAPITOLO 4 DALLA BHAGAVAD GITA COSI’ COM’E’, CON LA SPIEGAZIONE DI A.C. BHAKTIVEDANTA SWAMI PRABHUPADA, INERENTE ALLA CONOSCENZA TRASCENDENTALE E ALL’AVATARA (COLUI CHE DISCENDE) – DIO IN QUESTO MONDO.

QUESTO CAPITOLO STRAORDINARIO E’, AMIO AVVISO, UNA PERFETTA E PITTORESCA DESCRIZIONE DELLA SPIRITUALITA’ PURA, RIPORTATA IN QUESTO MONDO MATERIALE, COME CONOSCENZA SALVIFICA.

MICHELE P.

KRISHNA & IL MOVIMENTO HARE KRISHNA

LA CONOSCENZA TRASCENDENTALE – BHAGAVAD GITA CAP. 4

* VERSO 1

Il Signore Supremo, Sri Krishna, disse:
Ho insegnato questa scienza immortale dello yoga a Vivasvan, il dio del sole, e Vivasvan l’ha insegnata a Manu, il padre del genere umano; Manu a sua volta, l’ha insegnata a Iksvaku.

SPIEGAZIONE

Questo verso narra la storia della Bhagavad-gita fin dai tempi più antichi, quando il suo insegnamento fu impartito ai sovrani dei pianeti dell’universo, a cominciare dal sovrano del sole.

I dirigenti di ogni pianeta hanno il compito di proteggere i popoli, perciò hanno il dovere di capire la scienza della Bhagavad-gita, se desiderano governare perfettamente lo Stato e proteggere i cittadini dalla cupidigia che li incatena alla materia.

La vita umana deve servire a coltivare la conoscenza spirituale e a riscoprire la relazione eterna che ci unisce a Dio, la Persona Suprema.

Spetta dunque ai dirigenti di ogni nazione e di ogni pianeta diffondere questa conoscenza tra i cittadini offrendo loro educazione e cultura e insegnando il principio della devozione a Dio.

In altre parole, i capi di Stato devono diffondere la scienza di Krishna affinché tutti possano trarre beneficio da questa grande scienza e possano vivere un’esistenza utile, traendo il miglior vantaggio dalla forma umana.

Sul sole, fonte di tutti i pianeti del sistema solare, il deva principale è chiamato, nella nostra era, Vivasvan.

Brahma dice nella Brahma-samhita (5.52):

yac-caksur esa savita sakala-grahanam
raja samasta-sura-murtir asesa-tejah
yasyajnaya bhramati sambhrita-kala-cakro
govindam di-purusam tam aham bhajami

“Adoro Govinda (Krishna), Dio, la Persona Suprema e originale. È Lui che dà al sole, re di tutti gli astri, il suo immenso potere e il suo intenso calore. Il sole rappresenta l’occhio del Signore, e ruota nella sua orbita per obbedire ai Suoi ordini.”

Il sole è il re degli astri perché li illumina e li riscalda tutti.

Al deva che lo governa, Vivasvan, Krishna insegnò in origine la scienza della Bhagavad-gita facendo di lui il Suo primo discepolo.

La Bhagavad-gita non è dunque una raccolta di speculazioni per vuoti eruditi, ma un’opera autentica che presenta una conosocenza spirituale trasmessa da maestro a discepolo, da tempo immemorabile fino ai nostri giorni.

Il Mahabharata traccia la storia della Bhagavad-gita:

treta-yugadau ca tato
vivasvan manave dadau
manus ca loka-bhrity-artham

sutayeksvakave dadau
iksvakuna ca kathito
vyapya lokan avasthitah

“All’inizio della seconda era (il Treta-yuga), Vivasvan insegnò a Manu la scienza che dà all’uomo la capacità di ritrovare la relazione che lo unisce al Supremo. A sua volta, Manu, progenitore dell’umanità, trasmise questa scienza a suo figlio Iksvaku, re della Terra e antenato della dinastia Raghu, in cui apparve l’avatara Ramacandra.” (Mahabharata, Santi parva 348.51-52)

La Bhagavad-gita è dunque conosciuta dall’uomo fin dall’epoca di Maharaja Iksvaku. Noi viviamo attualmente nel Kali-yuga, età che dura 432.000 anni, di cui 5.000 soltanto sono già trascorsi.

Precedenti a quest’età erano il Dvapara-yuga (864.000 anni), il Treta-yuga (1.296.000 anni) e il Satya-yuga (1.728.000). All’inizio del Treta-yuga Manu ricevette la conoscenza della Bhagavad-gita e l’insegnò al figlio e discepolo Maharaja Iksvaku, re della Terra, circa 2.165.000 anni fa (1.296.000 più 864.000 più 5.000).

Un’era di Manu dura circa 305.300.000 anni, di cui 120.400.000 sono già trascorsi.

Poiché il Signore enunciò la Bhagavad-gita al Suo discepolo, il Dio del sole (Vivasvan), prima della nascita di Manu, possiamo calcolare in modo approssimativo che questo insegnamento ebbe luogo non meno di 120.400.000 anni fa.

L’uomo beneficia di questa conoscenza da più di 2.000.000 di anni.

E il Signore l’ha nuovamente esposta ad Arjuna circa 5.000 anni fa.

Questo è, in sintesi, il passato storico della Bhagavad-gita, secondo la Scrittura stessa e il suo autore, Sri Krishna.

Come ksatriya e capostipite degli ksatriya surya-vamsa, discendenti del dio del sole, Vivasvan fu scelto per ricevere per primo questa saggezza.

La Bhagavad-gita, enunciata dal Signore stesso, è autentica come i Veda, perciò è detta apauruseya, “al di là del sapere umano.”

Occorre dunque riceverla come i Veda, così com’è, senza interpretarla.

I sofisti possono giocare coi loro cavilli e speculare abilmente sulla Bhagavad-gita, ma le conclusioni che ne trarranno non avranno niente in comune con la Bhagavad-gita originale.

Essa dev’essere accettata così com’è, dopo averla ricevuta da un acarya appartenente a una successione spirituale autentica di maestri, come Iksvaku la ricevette da suo padre Manu.

che a sua volta la ricevette da suo padre Vivasvan, che l’aveva ricevuta da Krishna.

* VERSO 2

Questa scienza suprema fu così trasmessa in successione da maestro a discepolo, e i re santi la ricevettero in questo modo; nel corso del tempo, tuttavia la catena di maestri si è interrotta e questa scienza così com’è sembra perduta.

SPIEGAZIONE

Appare evidente dal verso che la Bhagavad-gita era destinata in particolare ai re santi, a coloro che avevano il dovere di applicarne i princìpi nello Stato a beneficio dei cittadini.

Lo scopo della Bhagavad-gita non è certamente mai stato quello di servire da strumento a persone demoniache che, interprentandola a piacere, l’avrebbero deformata a danno di tutti.

Poiché un nugolo di commentatori senza scrupoli si era abbattuto su di essa, sviandone il significato puro, divenne urgente ristabilire l’autentica successione spirituale.

Il Signore stesso osservò 5.000 anni fa che si era formata una frattura nella linea dei maestri spirituali.

L’osservazione è espressa in questo verso, dov’è detto che il vero scopo della Bhagavad-gita sembra essere stato dimenticato.

Oggi esistono molte traduzioni della Bhagavad-gita, ma nessuna di esse concorda con le spiegazioni dei maestri appartenenti alla successione spirituale che ha origine da Krishna.

Numerosi sono gli eruditi profani che hanno formulato un commento sulla Bhagavad-gita, ma anche se usano “a loro profitto” le parole di Sri Krishna, quasi nessuno di questi eruditi riconosce in Krishna la Persona Suprema.

Questo atteggiamento è demoniaco, perché i demoni non credono nell’esistenza di Dio, ma vogliono godere senza scrupoli di ciò che Gli appartiene.

La presente opera tenta di rispondere all’esigenza impellente di un’edizione occidentale della Bhagavad-gita che sia conforme alla conoscenza trasmessa dalla successione spirituale (parampara), di cui Krishna è la fonte. Accettandola così com’è, la Bhagavad-gita può portare il più grande beneficio all’umanità; ma sarà una perdita di tempo studiarla come una semplice raccolta di speculazioni filosofiche.

* VERSO 3

Oggi, questa antichissima scienza della relazione col Supremo la espongo a te, perché tu sei Mio devoto e Mio amico e puoi quindi capirne il mistero trascendentale.

SPIEGAZIONE

Esistono due categorie di uomini, i devoti e i demoni.

Il Signore sceglie Arjuna per trasmettere questa grande scienza perché egli è un devoto del Signore, mentre un demone non può penetrare il mistero di questa grande scienza.

C’è un gran numero di edizioni della Bhagavad-gita, alcune commentate dai devoti del Signore e altre dai demoni.

Le spiegazioni dei devoti presentano questa Scrittura così com’è, in tutta la sua realtà, mentre le spiegazioni dei demoni sono inutili.

Arjuna riconosce Sri Krishna come Dio, la Persona Suprema; così, ogni commentatore che segua le tracce di Arjuna serve veramente la causa di questa grande scienza.

Le persone demoniache, invece, non accettano Krishna così com’è, ma sviano i lettori e con le loro teorie sulla natura del Signore li allontana dal vero insegnamento di Krishna. Qui c’è un’ammonizione a guardarsi da tali sentieri devianti. Bisogna cercare di seguire i maestri spirituali della linea di Arjuna, se si vuole ottenere tutto il beneficio della scienza della Bhagavad-gita.

* VERSO 4

Arjuna disse:
Vivasvan, il dio del sole, è nato molto prima di Te. Come concepire dunque che sia stato Tu all’inizio a impartirgli questa scienza?

SPIEGAZIONE

Com’è possibile che Arjuna, puro devoto di Krishna, possa dubitare delle parole del Signore?

In realtà, egli non domanda chiarimenti per se stesso ma per le persone che non credono in Dio che si ribellano all’idea che Krishna sia Dio, la Persona Suprema; è solo per loro che Arjuna pone queste domande, fingendo di non essere cosciente della natura suprema e divina di Krishna.

Come mostrerà chiaramente il decimo capitolo, Arjuna sa bene che Krishna è Dio la Persona Suprema, la fonte di tutto ciò che esiste e l’ultimo stadio della realizzazione spirituale.

Krishna apparve sulla Terra anche come figlio di Devaki.

È molto difficile, dunque, per un comune mortale capire che questo stesso Krishna è Dio, la Persona Suprema, eterna e originale.

Perciò Arjuna chiede a Krishna di chiarirgli questo mistero. Oggi, come sempre, Krishna è riconosciuto come la più grande autorità in campo spirituale, e fino a oggi solo i demoni hanno rifiutato l’autenticità delle sue parole.

Arjuna rivolge le sue domande direttamente a Ksna perché sia Lui a descrivere Se stesso; non vuole affidarsi alle parole dei demoni, sempre pronti a deformare la natura di Krishna descrivendoLo in un modo che solo i demoni e i loro seguaci possono capire. Conoscere la scienza di Krishna è nell’interesse di tutti.

Perciò, quando Krishna parla di Sé porta al mondo intero il più grande beneficio.

Questa rivelazione di Sé sembrerà molto strana ai demoni che analizzano Krishna secondo i loro schemi mentali, ma non ai devoti che accolgono sempre con gioia le descrizioni che Krishna fa di Se stesso.

I devoti venerano le parole pure e autorevoli di Krishna perché sono sempre ansiosi di conoscerLo meglio.

Ma anche gli atei, che vedono in Krishna un uomo comune, soggetto anche Lui alle influenze della natura materiale riceveranno beneficio dalle Sue parole.

Per gli atei sarà l’occasione di vedere che Krishna supera il livello umano; che Egli è sac-cid-ananda-vigraha, la forma eterna di conoscenza e felicità assoluta; che Egli è trascendentale e sfugge all’azione delle tre influenze della natura materiale e all’influsso del tempo e dello spazio.

Un devoto di Krishna, come Arjuna, non può avere dubbi sulla posizione trascendentale di Krishna.

Il fatto che Arjuna rivolga questa domanda al Signore è semplicemente il tentativo di un devoto di sconfiggere l’atteggiamento ateo delle persone che considerano Krishna un comune essere umano soggetto alle influenze della natura materiale.

* VERSO 5

Il Signore Supremo disse:
Entrambi, tu ed Io, abbiamo attraversato innumerevoli nascite. Io posso ricordarle tutte, ma tu non puoi, o vincitore del nemico.

SPIEGAZIONE

La Brahma-samhita c’informa dell’esistenza di numerosissimi avatara:
advaitam acyutam anadim ananta-rupam
adyam purana-purusam nava-yauvanam ca
vedesu durlabham adurlabham atma-bhaktau
govindam adi-purusam tam aham bhajami

“Adoro Govinda (Krishna), il Signore Supremo, la Persona originale, assoluta, infallibile e senza inizio. Pur espandendoSi in innumerevoli forme, Egli rimane sempre lo stesso e sebbene sia la Persona originale, la più antica, conserva una giovinezza perenne. Le Sue forme eterne, tutte di conoscenza e felicità assoluta, sono inaccessibili alla comprensione dei filosofi, anche dei più esperti nelle Scritture vediche, ma diventano visibili agli occhi dei puri devoti.” (B.s.5.33)

ramadi murtisu kala-niyamena tisthan
anavataram akarod bhuvanesu kintu
krishnah svayam samabhavat paramah puman yo
govindam di-purusam tam aham bhajami

“Adoro Govinda, Dio, la Persona Suprema, che appare sempre in questo mondo sotto diverse forme, come Rama, Nrisimha, e innumerevoli altre. Tuttavia Egli è la Persona originale, Dio stesso, il Suo nome è Krishna e talvolta discende in questo mondo anche nella Sua forma primordiale.” (B.s. 5.39)

I Veda confermano questi versi: sebbene sia Uno, senza uguali, il Signore si manifesta sotto innumerevoli forme.

Assomiglia al gioiello vaidurya, che cambia costantemente colore pur rimanendo sempre lo stesso.

I puri devoti possono comprendere le molteplici forme del Signore, cosa impossibile invece a chi si limita allo studio dei Veda (vedesu durlabham adurlabham atma-bhaktau).

Devoti come Arjuna sono compagni eterni del Signore e discendono con Lui nell’universo materiale dove assumono diversi ruoli per servirLo.

Così, questo verso mostra che numerosi milioni di anni fa, quando Sri Krishna enunciò la Bhagavad-gita a Vivasvan, dio del sole. Arjuna era presente sebbene in un ruolo diverso.

Ma la differenza tra Krishna e Arjuna è che Krishna ricorda le Sue apparizioni passate, mentre Arjuna no.

Questo è ciò che distingue il Signore Supremo dall’essere infinitesimale che emana da Lui.

Arjuna, come indica questo verso, è un potente eroe in grado di vincere qualsiasi nemico, ma è incapace di ricordarsi delle sue vite precedenti.

L’essere vivente, per quanto grande sia, non può mai eguagliare il Signore Supremo; neanche i Suoi eterni compagni, che sono tutte anime liberate, possono eguagliarLo.

La Brahma-samhita dice che il Signore è acyuta, “infallibile”, cioè non perde mai coscienza della Sua identità, neanche quando viene a contatto con la materia.

Perciò il Signore e l’essere vivente non possono mai essere uguali sotto tutti gli aspetti, anche se l’essere è liberato come Arjuna.

Benché Arjuna sia un devoto del Signore, talvolta dimentica la natura del Signore.

Ma anche in questo caso il devoto può ritrovare subito coscienza della natura infallibile del Signore per la Sua grazia, mentre il non devoto, o demone, non giunge mai a comprendere la natura trascendentale di Krishna.

Perciò la Bhagavad-gita non può essere capita dalle menti demoniache.

Krishna e Arjuna sono entrambi eterni, ma Krishna resta cosciente degli atti compiuti milioni di anni prima, mentre Arjuna no, perché l’essere vivente dimentica tutte le vite passate quando cambia corpo. Soltanto il Signore ricorda tutto perché il Suo corpo, essendo sac-cid-ananda, non cambia mai. Egli è advaita, non c’è differenza tra il Suo corpo e Lui stesso.

Tutto ciò che Lo riguarda è spirituale, al contrario dell’anima condizionata, che è ben differente dal suo corpo materiale.

Poiché il Signore non è differente dal Suo corpo, Egli Si distingue sempre dall’uomo comune anche quando scende nell’universo materiale.

Ma i demoni sono incapaci di ammettere la natura trascendentale del Signore, sebbene il Signore la descriva chiaramente nel verso seguente.

* VERSO 6

Anche se Io sono il non nato e il Mio corpo trascendentale non si deteriora mai, anche se sono il Signore di tutti gli esseri viventi, discendo in ogni era nella Mia forma originale e trascendentale.

SPIEGAZIONE

Il Signore ha descritto, nel verso precedente, le caratteristiche molto particolari della Sua venuta nel mondo; benché sembri un essere comune, Egli mantiene il perfetto ricordo delle Sue innumerevoli “nascite” passate, contrariamente ai comuni mortali, che sono incapaci di ricordare anche solo ciò che hanno fatto qualche ora prima.

Se ci viene chiesto di descrivere ciò che stavamo facendo il giorno prima, alla stessa ora, molto difficilmente daremo una risposta immediata; dovremo scavare nella memoria per raccogliere dei ricordi.

Eppure esiste della gente che ha il coraggio di proclamarsi Dio!

Nessuno deve lasciarsi ingannare da queste pretese così assurde.

Il Signore descrive qui la Sua forma (prakriti). Prakriti designa la natura, ma anche la vera forma dell’essere (che si esprime pure con la parola svarupa).

Il Signore spiega che Egli appare in questo mondo col Suo proprio corpo. Egli non trasmigra da un corpo all’altro come i comuni mortali.

L’anima condizionata ha un particolare corpo in questa vita, ma avrà un corpo differente nella prossima vita. Nel mondo materiale ogni essere ha un corpo solo per un periodo limitato di tempo, infatti prima o poi dovrà lasciare quel corpo per prenderne un altro.

Il Signore, tuttavia, non è soggetto a questa legge.

Egli appare grazie alla Sua potenza interna, nel Suo corpo originale.

In altre parole, Krishna appare in questo mondo nella Sua forma immutabile ed eterna, con un flauto tra le mani.

Egli appare nel Suo corpo eterno, che non è assolutamente contaminato dalla materia.

Ma sebbene Si manifesti nella Sua forma trascendentale e immutabile, sebbene sia il Signore dell’universo, Egli sembra nascere come un qualsiasi mortale.

Una delle Sue sorprendenti caratteristiche, però, è quella che passando dall’età di neonato a quella di bambino e poi a quella di Kuruksetra, Krishna aveva innumerevoli nipoti e, secondo i nostri calcoli, avrebbe dovuto essere molto anziano, ma il Suo aspetto era quello di un giovane di venti, venticinque anni.

Krishna non è mai rappresentato nella forma di un vecchio, perché sebbene sia stato, sia e rimarrà per sempre la Persona più antica.

Egli non invecchia come noi. Il Suo corpo e la Sua intelligenza non s’indeboliscono né cambiano.

Perciò, anche in questo mondo Egli rimane il non nato, l’eterna forma di conoscenza e felicità assolute, immutato nel Suo corpo e nella Sua intelligenza trascendentali. Egli si mostra e Si sottrae alla nostra vista proprio come il sole, che si leva, si sposta davanti ai nostri occhi e infine lascia la nostra visuale.

Noi crediamo che il sole sia tramontato quando non lo vediamo più e che si alzi quando appare all’orizzonte, ma in realtà il sole non lascia mai il suo posto nel cielo.

L’errore è dovuto soltanto all’imperfezione e alla limitazione dei nostri sensi.

L’apparizione e la scomparsa di Krishna in questo mondo non hanno niente in comune con quelle di un uomo ordinario; è evidente dunque che in virtù della Sua potenza interna il Signore è conoscenza e felicità eterna, e non è mai contaminato dalla materia.

Anche i Veda lo confermano: benché sembri nascere in questo mondo e Si manifesti sotto molteplici forme, Dio è il non nato.

I supplementi dei Veda affermano, a loro volta, che sebbene sembri nascere, il Signore non cambia corpo.

la narrazione del suo avvento, descritta nello Srimad Bhagavatam, ce Lo mostra mentre appare di fronte a Sua madre nella forma di Narayana, dotato di quattro braccia e provvisto delle sei perfezioni.

L’avvento del Signore nella Sua forma originale ed eterna è la manifestazione della Sua misericordia incondizionata sugli esseri viventi, affinché sia loro possibile meditare sul Signore Supremo così com’è, e non su speculazioni mentali o immaginazioni, a torto considerate forme del Signore dagli impersonalisti.

Il termine maya, o atma-maya, si riferisce, secondo il dizionario Visva-kosa, alla misericordia incondizionata del Signore.

Ma Egli rimane sempre cosciente delle Sue apparizioni e delle Sue scomparse precedenti, mentre l’essere comune dimentica tutto del suo corpo anteriore nel momento in cui entra in un nuovo corpo. Krishna rimane sempre il Signore di tutti gli esseri, superiore a tutti, e quando viene sulla Terra compie atti meravigliosi e soprannaturali.

Egli è sempre la Verità Assoluta; le Sue qualità non sono differenti dal Suo corpo, né la Sua forma è differente da Lui stesso. Allora ci si potrebbe chiedere: perché il Signore appare in questo mondo per poi lasciarlo? Il verso seguente ci dà la risposta.

* VERSO 7

Ogni volta che in un luogo dell’universo la religione declina e l’irreligione avanza, o discendente di Bharata, Io vengo in persona.

SPIEGAZIONE

Una delle parole importanti in questo verso è srijami.

Questo termine non può avere qui il significato di “creazione” che gli si da generalmente perché, secondo il verso precedente, né la forma né il corpo di Dio sono stati creati; tutte le forme con cui Egli appare sono eterne.

Il termine srijami significa dunque che il Signore Si manifesta così com’è. Sebbene di solito Egli appaia in periodi determinati (una volta ogni giorno di Brahma, sotto il regno del settimo Manu, nel ventottesimo maha-yuga, alla fine del Dvapara-yuga), questa regola non Lo vincola, perché Egli è pienamente libero di agire a Suo piacere.

Discende dunque di Sua volontà, ogni volta che l’irreligione predomina e la vera religione soccombe.

I princìpi della religione sono contenuti nei Veda e chi trascura di seguirli cade al livello degli empi.

Lo Srimad Bhagavatam insegna che questi prncìpi sono le leggi di Dio. Soltanto Dio può creare la religione.

Fu dunque il Signore stesso che in origine enunciò i Veda nel cuore di Brahma, il primo essere creato.

I princìpi del dharma, della vera religione, sono i diretti insegnamenti della Persona Suprema (dharmam tu saksad bhagavat-pranitam) e si ritrovano in tutta la Bhagavad-gita.

I Veda hanno dunque lo scopo di stabilire questi princìpi secondo le istruzioni del Signore Supremo, e il Signore afferma, alla fine della Bhagavad-gita, che il più alto principio religioso consiste nell’abbandonarsi a Lui soltanto.

I princìpi vedici conducono dunque a questo fine ultimo, che è l’abbandono totale a Dio e il Signore appare ogni volta che uomini e demoniaci ostacolano la giusta applicazione di questi princìpi.

Buddha, per esempio, come ci spiega lo Srimad Bhagavatam, è una manifestazione di Krishna. Egli visse in un’epoca in cui il materialismo aveva invaso la Terra e gli atei giustificavano i loro atti perversi col pretesto di seguire i Veda.

In nome dei sacrifici persone di natura demoniaca abbattevano bestie innocenti, senza tener conto delle severissime restrizioni dei Veda sui sacrifici animali.

Buddha venne per mettere fine a questi inutili massacri e per istituire i princìpi vedici della non violenza.

Ogni avatara, o manifestazione del Signore, ha dunque una particolare missione da compiere, che è rivelata dalle Scritture.

Nessuno può essere considerato un avatara se non corrisponde alla descrizione di questi Testi.

Alcuni affermano che il Signore appare soltanto in India. Non è esatto; Egli può manifestarSi dove e quando desidera.

Quando discende in una delle Sue forme, rivela agli uomini quel tanto di conoscenza spirituale che possono assimilare, secondo il luogo e le circostanze in cui si trovano.

Ma la missione di tutti gli avatara rimane sempre la stessa: condurre l’umanità alla coscienza di dio e al rispetto dei princìpi religiosi.

Krishna discende talvolta personalmente, altre volte invia un Suo rappresentante autentico, che può essere Suo figlio o il Suo servitore o Lui stesso sotto celata forma.

I princìpi della Bhagavad-gita, che furono rivelati ad Arjuna perché era spiritualmente più elevato dei suoi contemporanei, sono rivolti anche a tutti gli uomini dalla coscienza spirituale avanzata.

Che due più due faccia quattro è una verità ammessa sia dallo scolaro sia dal matematico, tuttavia il calcolo elementare differisce dalle matematiche più complesse.

Così, i princìpi insegnati dai diversi avatara sono sempre identici, ma secondo le circostanze assumono una forma più o meno elaborata. Come si vedrà in seguito, i princìpi spirituali superiori sono accessibili solo dal momento in cui si accetta il varnasrama-dharma, la divisione della società in quattro gruppi spirituali.

La missione degli avatara è sempre quella di ravvivare in tutti la coscienza di Krishna. Questa coscienza, pur essendo sempre presente, talvolta non si manifesta.

* VERSO 8

Discendo di era in era per liberare le persone pie, per annientare i miscredenti e ristabilire i princìpi della religione.

SPIEGAZIONE

La Bhagavad-gita definisce sadhu, “uomo santo”, l’uomo cosciente di Krishna. Anche se esternamente un uomo può sembrare irreligioso, è un sadhu se ha tutte le qualificazioni della coscienza di Krishna ed è pienamente assorto in essa.

I duskritam, invece, sono coloro che non mostrano alcun interesse per la coscienza di Krishna.

Questi miscredenti, o duskritam, sono considerati i più sciocchi e i più degradati dell’umanità anche se sono arrivati al culmine dell’educazione materialista; mentre una persona, che è completamente impegnata nella coscienza di Krishna è considerata un sadhu, anche se non possiede una grande cultura o erudizione.

Il Signore Supremo non è affatto costretto ad apparire in persona per annientare gli atei, e come fece con Ravana e Kamsa.

Il Signore ha molti agenti che possono occuparsi di distruggere i demoni.

Egli viene personalmente solo per alleviare le sofferenze dei Suoi puri devoti, perseguiti senza tregua dagli esseri demoniaci.

I demoni sono sempre pronti ad assalire i devoti, anche se capita che appartengano alla loro stessa famiglia. A questo proposito, le Scritture riportano le persecuzioni che Prahlada Maharaja dovette subire da suo padre Hiranyakasipu, e quelle che Vasudeva e Devaki, padre e madre di Krishna, subirono da Kamsa, fratello stesso di Devaki, soltanto perché Krishna doveva nascere dalla loro unione.

E Krishna apparve per liberare Devaki piuttosto che per sopprimere Kamsa, anche se queste due missioni furono compiute simultaneamente.

Perciò il verso dice che il Signore discende in differenti forme, chiamata avatara, per liberare i devoti e annientare i miscredenti.

Questi versi, tratti dalla Caitanya-caritamrita (Madhya, 20.263-264) di Krishnadasa Kaviraja, danno una concisa definizione dell’avatara:

sristi-hetu yei murti prapance avatare
sei isvara-murti ‘avatara’ nama dhare
mayatita paravyome sabara avasthana
visve ‘avatari’ dhare ‘avatara’ nama

“Quando il Signore scende dal Suo regno per manifestarSi nell’universo materiale in una determinata forma, Egli prende il nome di avatara. Tutte queste Sue emanazioni risiedono eternamente nel mondo spirituale, il regno di Dio, e sono chiamate avatara quando scendono nell’universo materiale.”

Esistono differenti tipi di avatara: i purusavatara, i gunavatara: i lila-avatra, i sakty-avesa avatara, i manvantara-avatara e gli yugavatara, che appaiono tutti in epoche determinate, in una delle tante regioni dell’universo. Ma Krishna è il Signore originale, la fonte di tutti gli avatara.

Quando viene in questo mondo il Signore ha uno scopo ben preciso, quello di soddisfare i Suoi puri devoti che hanno l’ardente desiderio di vederGli rivelare i Suoi divertimenti assoluti come furono manifestati nel villaggio di Vrindavana.

Lo scopo principale che Krishna ha come avatara è dunque quello di allietare il cuore di coloro che Lo amano di un amore puro.

Il Signore afferma che Egli appare in ogni era. Ciò significa che Egli appare anche nell’età di Kali.

Infatti nello Srimad Bhagavatam troviamo che nella nostra età, il Kali-yuga, Egli discende nella forma di Sri Caitanya Mahaprabhu per distribuire amore verso Dio e diffondere la coscienza di Krishna nell’India intera, facendo conoscere a tutti il sankirtana (il canto dei santi nomi del Signore).

Sri Caitanya predisse che il sankirtana si sarebbe diffuso presto in tutto il mondo e il canto dei santi nomi si sarebbe sentito in ogni città e in ogni villaggio.

L’avatara Caitanya Mahaprabhu non è descritto direttamente, ma velatamente in alcuni passi “confidenziali” delle Scritture, come le Upanisad, il Mahabharata e lo Srimad Bhagavatam.

Il Suo movimento del sankirtana affascina tutti i devoti di Krishna. Sri Caitanya non distrugge i miscredenti, ma li libera inondandoli della Sua grazia incondizionata.

* VERSO 9

Colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività, o Arjuna, non dovra più nascere in questo mondo materiale quando avrà lasciato il corpo, ma raggiungerà la Mia eterna dimora.

SPIEGAZIONE

La venuta del Signore in questo mondo dalla Sua dimora trascendentale è spiegata nel sesto verso di questo capitolo.

Chiunque colga la natura assoluta dell’avvento del Signore si libera immediatamente dai legami della materia e ritorna al regno di Dio dopo aver lasciato il corpo materiale.

Questa liberazione non è facile per l’essere condizionato.

Gli impersonalisti e gli yogi giungono alla liberazione solo dopo molte difficoltà, attraverso numerosissime esistenze. Ma la loro liberazione che consiste nel fondersi nel brahmajyoti impersonale (luce irradiante dal Signore) è incompleta, perciò essi rischiano di ricadere in questo mondo.

Il devoto, invece, poiché ha compreso la natura trascendentale della forma e delle attività del Signore, raggiunge la dimora del Signore appena lascia il corpo e non rischia più di ricadere nel mondo materiale.

La Brahma-samhita (5.33) spiega che il Signore Si manifesta sotto innumerevoli forme (advaitam acyutam anadim ananta-rupam) che, sebbene diverse e multiple, sono tutte un solo e unico Essere, Dio, la Persona Suprema. Occorre capire questa verità e non avere dubbi, anche se per i profani e i filosofi empirici essa rimane inaccessibile. I Veda (Purusa-bodhini Upanisad) aggiungono:

eko devo nitya-lilanurakto
bhakta-vyapi hridy antar-atma

“L’unica Persona Suprema, nelle Sue innumerevoli forme trascendentali, scambia eternamente sentimenti d’amore con i suoi puri devoti.”

In questo verso della Bhagavad-gita il Signore in persona conferma queste parole dei Veda.

Chi accetta questa verità, tenendo conto della perfetta autorità di dio e dei Veda, senza perdersi in vane speculazioni filosofiche, otterrà la perfetta liberazione. Semplicemente accettando con fede questa verità si può, senza alcun dubbio, raggiungere la liberazione.

L’espressione vedica tat tvam asi trova qui la sua vera applicazione. Chiunque riconosca Krishna come l’Assoluto e Gli dica: Tu sei il Brahman Supremo, Dio, la Persona Assoluta”, tronca di colpo i legami che lo trattengono alla materia, ed sicuro di tornare a Dio.

In altre parole, chi si dedica al Signore con ardente devozione raggiunge la perfezione. Ancora una volta i Veda lo confermano:

tam eva viditvai mrityum eti
nanyah pantha vidyate ‘yanaya

“Per liberarsi definitivamente dal ciclo di nascite e morti è sufficiente conoscere Dio, la Persona Suprema. Non c’è altro modo per raggiungere questa perfezione.” (Svetasvatara Upanisad 3.8)

Il fatto che non esista alternativa significa che chiunque non comprenda che Krishna è Dio resta prigioniero dell’ignoranza.

Non è “leccando l’esterno del barattolo di miele” che si può gustarne il contenuto, così come non si può raggiungere la liberazione interpretando a proprio modo la Bhagavad-gita.

I filosofi empirici possono anche avere una parte nella società, ma rimangono pur sempre incapaci di liberarsi dalla materia. Questi orgogliosi eruditi materialisti dovranno attendere, per giungere alla liberazione, che un devoto del Signore accordi di loro la sua misericordia incondizionata.

L’uomo deve dunque ravvivare nel cuore la coscienza di Krishna con la fede e la conoscenza, e raggiungere così la perfezione.

* VERSO 10

Liberi dall’attaccamento, dalla paura e dalla collera, pienamente assorti in Me e cercando rifugio in Me, numerosi furono coloro che nel passato si purificarono imparando a conoscerMi, e tutti svilupparono così un amore trascendentale per la Mia Persona.

SPIEGAZIONE

È molto difficile, per chi è troppo attaccato alla materia, capire la natura personale della Verità Suprema e Assoluta.

Generalmente, chi è troppo attaccato al corpo è così preso dal materialismo che gli è quasi impossibile capire come il Supremo possa essere una persona. Tale materialista non può neppure immaginare l’esistenza di un corpo trascendentale e immortale fatto di conoscenza e felicità eterna.

A livello materiale ogni corpo è mortale, pieno d’ignoranza e sofferenza. Perciò la gente mantiene quest’idea anche quando si parla della forma personale del Signore. Questi materialisti credono che la manifestazione cosmica sia la forma suprema. Secondo loro, dunque, l’Assoluto è impersonale.

Poiché hanno la mente troppo presa dai pensieri materiali, li spaventa l’idea di possedere un’individualità propria anche dopo la liberazione dalla materia. L’idea di essere ancora degli individui nel mondo spirituale li pone di fronte a una prospettiva così sconvolgente che preferiscono identificarsi col vuoto impersonale.

Secondo le teorie impersonaliste, gli esseri viventi sono come tante bolle che si fondono nell’oceano.

Questa identificazione col vuoto impersonale è lo stadio più alto che si possa raggiungere quando si nega la propria individualità eterna; ma questa è una condizione spregevole perché si è privi della conoscenza sulla vera spirituale.

Ci sono poi uomini del tutto incapaci perfino di concepire l’idea di un’esistenza spirituale.

Irritati e nauseati dalla marea di teorie speculative contraddittorie, essi concludono stupidamente che non esiste una causa suprema, che in realtà tutto è “niente”. Ma tutti soffrono dello stesso male, l’illusione materiale.

Alcuni, troppo materialisti, non si preoccupano affatto della vita spirituale; altri vogliono perdere l’individualità fondendosi nella suprema causa spirituale; altri ancora, disperati e irritati dalle tante elucubrazioni sulla Verità Assoluta, non credono più a niente e si rifugiano nella droga, scambiando talvolta le loro allucinazioni per visione divine.

La mancanza d’interesse per la spiritualità, la paura di avere un’individualità eterna e l’idea del vuoto che nasce dalle frustrazioni della vita materiale sono le tre forme di attaccamento a cui si deve sfuggire. Per liberarsi da queste tre concezioni materiali di vita si deve prendere completo rifugio nel Signore, seguendo un maestro spirituale autentico e rispettando i princìpi regolatori della vita devozionale.

Questa vita devozionale ci condurrà infine allo stadio di bhava, il trascendentale amore per Dio. Così si esprime il Bhakti-rasamrita-sindhu (1.4.15-16), che contiene la scienza della devozione:

adau sraddha tatah sadhu-
sango ‘tha bhajana-kriya
tato ‘nartha-nivrittih syat
tato nistha rucis tatah

athasaktis tato bhavas
tatah premabhyudancati
sadhakanam ayam premnah
pradurbhave bhavet kramah

“Bisogna innanzitutto avere un forte desiderio per la realizzazione spirituale.

Questo ci spingerà a cercare la compagnia di persone spiritualmente elevate. Occorre poi ricevere l’iniziazione da un maestro spirituale qualificato e sotto la sua guida impegnarsi nel servizio di devozione.

Eseguendo il servizio di devozione sotto la guida del maestro spirituale diventiamo liberi da ogni attaccamento materiale, rafforziamo il nostro progresso nella realizzazione spirituale e accresciamo il nostro piacere nel sentir parlare di Sri Krishna, la Persona Assoluta.

Di qui nasce un attaccamento profondo per la coscienza di Krishna, che maturerà in bhava, il primo grado del trascendentale amore per Dio, poi in prema, la più alta perfezione della vita.”

Al livello di prema si servirài l Signore con costanza e amore infinito.

Seguendo così il graduale processo del servizio di devozione sotto la guida di un maestro spirituale autentico, possiamo giungere alla più alta spiritualità, liberi da ogni attaccamento ai beni materiali, liberi dalla paura dell’eterna individualità dell’anima e liberi dalle frustrazioni generate dalla filosofia del vuoto.

Solo allora si potrà raggiungere la dimora del Signore Supremo.

* VERSO 11

Tutti seguono la Mia via in un modo o nell’altro, o figlio di Pritha, e nella misura in cui si abbandonano a Me, Io li ricompenso.

SPIEGAZIONE

È Krishna che tutti cercano, anche se sotto differenti forme.

Krishna, il Signore Supremo, è conosciuto parzialmente sotto due aspetti iniziali – il brahmajyoti, lo sfolgorio impersonale che emana dal Suo corpo, e il Paramatma, l’Anima Suprema e onnipresente che risiede in ogni essere e in ogni cosa, comprese le particelle atomiche – ma è pienamente realizzato soltanto dai Suoi puri devoti.

Krishna è dunque, per tutti, l’oggetto della realizzazione spirituale, ma ciascuno, secondo il proprio desiderio di conoscerLo, Lo percepisce in una delle Sue forme.

Nel mondo trascendentale Krishna ricambia l’amore di ogni devoto assumendo il ruolo che questi desidera: chi vuole vedere in Lui il maestro assoluto, chi il suo amico intimo, chi suo figlio o il suo amante.

E Krishna Si dà a tutti, secondo l’amore che ciascuno Gli offre. Questi stessi scambi di sentimenti si ritrovano anche nel mondo materiale, tra Krishna e i Suoi devoti.

In questo mondo, come nella dimora spirituale, tutti i puri devoti godono della compagnia del Signore e Lo servono con amore traendo da questo servizio personale una felicità illimitata.

Krishna aiuta anche gli impersonalisti che desiderano commettere il “suicidio spirituale” negando artificialmente la loro esistenza individuale:

Egli li assorbe nello sfolgorio emanante dalla Sua Persona.

Ma poiché rifiutano di accettare la Verità Assoluta nella Sua forma personale eterna e felice, gli impersonalisti non possono, una volta “perduta” l’individualità, gustare la felicità di servire il Signore con amore.

Alcuni di loro, che non sono ancora giunti alla realizzazione impersonale, tornano alla vita materiale per esprimervi il loro desiderio latente per l’azione.

Essi non possono accedere al mondo spirituale, ma ottengono ancora la possibilità di agire su uno dei pianeti materiali.

Invece, a coloro che desiderano godere del frutto del lavoro compiuto, il Signore, conosciuto anche col nome di Yajnesvara (maestro di tutti i sacrifici), accorda i risultati sperati.

Ed è sempre da Lui che gli yogi ottengono i poteri sovrannaturali a cui tanto ambiscono.

In altre parole per i frutti del proprio lavoro ciascuno dipende dalla misericordia di Dio.

I vari metodi di realizzazione spirituale non sono che differenti stadi di una stessa via, ma se non raggiungiamo lo stadio finale, se non perfezioniamo la nostra coscienza di Krishna, ogni sforzo rimarrà insufficiente e il nostro fine non si realizzerà.

Lo Srimad Bhagavatam lo conferma:

akamah sarva kamo va
moksa-kama udara-dhih
tivrena bhakti-yogena
yajeta purusam param

“Sia che non si abbiano desideri (come il devoto), sia che si ricerchino i frutti dell’attività o della liberazione, sempre si deve adorare Dio, la Persona Suprema, con tutto il cuore. Si raggiungerà allora la perfezione, che culmina nella coscienza di Krishna.” (S.B.2.3.10)

* VERSO 12

In questo mondo gli uomini aspirano al successo nel compimento dell’attività interessata, perciò adorano gli esseri celesti; certamente quaggiù raccolgono in breve tempo il frutto del loro lavoro.

SPIEGAZIONE

Molti sono coloro che hanno una concezione completamente sbagliata degli esseri celesti, e gli uomini meno intelligenti, anche se si fanno passare per grandi eruditi, scambiano gli esseri celesti per forme diverse del Signore stesso.

In realtà, gli esseri celesti non sono differenti forme di Dio, ma sono parti integranti di Dio.

Dio è Uno e le Sue parti integranti sono innumerevoli. I Veda dichiarano, nityo nityanam: “Dio è Uno.” Isvarah paramah krishnah: “C’è un solo Dio, Krishna.”

Gli esseri celesti, invece, sono esseri individuali (nityanam) che Krishna ha dotato di poteri differenti affinché amministrino l’universo materiale.

Essi non possono mai uguagliare Dio, Krishna, Naryana, o Visnu.

Chiunque creda che Dio e gli esseri celesti siano sullo stesso piano è considerato un pasandi, un ateo.

Nemmeno Brahma e Siva, i più importanti tra gli esseri celesti, possono essere paragonati al Signore Supremo.

Infatti, il Signore riceve l’adorazione di esseri celesti come Brahma e Siva (siva-virinci-nutam).

Eppure, per quanto assurdo possa sembrare, ci sono uomini che rendono culto ad altri uomini, ai loro “capi°, immaginando che Dio Si sia fatto uomo (antropomorfismo) o addirittura animale (zoomorfismo).

Le parole iha devatah un personaggio potente del mondo materiale, uomo o essere celeste che sia.

Ma Narayana, Visnu, Krishna, il Signore Supremo, non è di questo mondo. Dio trascende la manifestazione materiale.

Anche Sripada Sankaracarya, il capo degli impersonalisti, sosteneva che Narayana, Krishna, è al di là della creazione materiale.

Ciò nonostante, molti sono così sciocchi (hrita-jnana) che per ottenere risultati materiali immediati adorano gli esseri celesti.

Essi ottengono questi risultati, ma senza rendersi conto che sono temporanei e sono destinati alle persone meno intelligenti.

Le persone intelligenti vivono in coscienza di Krishna e non sentono il bisogno di adorare gli esseri celesti per ottenere benefici immediati ma temporanei. Gli esseri celesti, come i loro adoratori, scompaiono insieme col mondo materiale. I benefici concessi dagli esseri celesti sono dunque materiali e temporanei.

Sia i mondi materiali sia i loro abitanti, inclusi gli esseri celesti e i loro adoratori, sono “bolle” nell’oceano cosmico. Tuttavia si vede ovunque l’uomo che lotta febbrilmente per i beni di questo mondo, cioè il denaro, le proprietà, la famiglia e le comodità.

E per possedere questi beni non esita ad adorare gli esseri celesti o perfino potenti personalità del suo Paese.

Se con l’adulazione e la venerazione un uomo ottiene da un capo politico un posto governativo, sarà convinto di beneficiare del più grande favore.

Si getta ai piedi di potenti personaggi e “grossi calibri”, per ottenere da loro qualche beneficio passeggero, e infine l’ottiene. Nessun interesse, invece, per la coscienza di Krishna come la soluzione definitiva ai mali dell’esistenza materiale.

Tali uomini aspirano solo ai piaceri di questo mondo e per goderne, anche solo per qualche istante, diventano adoratori degli esseri celesti ignorando che questi ultimi derivano la loro potenza dal Signore.

Questo verso denuncia lo scarso interesse che gli uomini hanno per la coscienza di Krishna. Essi vivono solo per le comodità materiali, e a questo fine sono disposti a venerare qualsiasi personaggio potente pur di ottenere queste comodità.

* VERSO 13

Io ho creato le quattro divisioni della società umana sulla base delle tre influenze della natura materiale e delle attività ad esse collegate; sappi però che sebbene Io sia il creatore di questo sistema, non agisco all’interno di esso perché sono immutabile.

SPIEGAZIONE

Il Signore è il creatore di tutto ciò che esiste. Tutto nasce da Lui, tutto è mantenuto da Lui e dopo l’annientamento dei mondi, tutto riposa in Lui.

Fu Lui dunque a creare le quattro divisioni sociali: 1) i brahmana, i più intelligenti, che sono sotto l’influsso della virtù; 2) gli ksatriya, responsabili di amministrare l’ordine sociale e situati sotto l’influsso della passione; 3) i vaisya, incaricati del commercio e situati sotto l’influsso della passione e dell’ignoranza; 4) i sudra, i lavoratori, che vivono sotto l’influsso dell’ignoranza. Pur essendo il creatore di queste quattro divisioni sociali, Sri Krishna non appartiene a nessuna di esse perché non è mai condizionato dalla materia.

Soltanto una piccola frazione degli esseri condizionati costituisce la specie umana, e niente distinguerebbe la società umana da quella animale se non esistesse l’organizzazione delle quattro divisioni sociali, istituita dal Signore per agevolare il graduale sviluppo della coscienza di Krishna.

Secondo l’influenza materiale a cui siamo soggetti, ognuno di noi è portato verso un’attività particolare.

Il diciottesimo capitolo tratterà più ampiamente delle influenze della natura materiale sulla vita dell’uomo.

Tuttavia, la persona cosciente di Krishna trascende, come il Signore, tutte le divisioni della società (specie, razza e famiglia).

Infatti, il devoto è superiore perfino al brahmana conoscere la Verità Assoluta, ma per lo più il brahmana la realizza nel Suo aspetto impersonale, quello del Brahman; mentre il vaisnava, la persona cosciente di Krishna, supera questa conoscenza incompleta e giunge a conoscere Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema, con tutte le Sue emanazioni plenarie, come Rama, Nrisimha e Varaha.

* VERSO 14

Non c’è azione che Mi contamini né Io aspiro ai frutti dell’azione. Comprendendo questa verità sulla Mia Persona, nessuno s’impiglia più nelle reazioni dell’attività interessata.

SPIEGAZIONE

Il sovrano, per legge costituzionale, non è mai soggetto all’errore né cade sotto la giurisdizione dello Stato.

Così il Signore, creatore de mondo materiale, non è mai toccato dalle attività di questo mondo.

Egli crea ma resta al di là della sua creazione, mentre gli esseri viventi rimangono presi nelle reti dell’attività interessata perché sono sempre inclini ad appropriarsi le risorse materiali.

In una ditta, sono i lavoratori i responsabili delle loro azioni, buone o cattive, e non il proprietario.

Nel mondo materiale ogni individuo agisce nel proprio interesse senza tener conto delle direttive del Signore; ognuno aspira solo al piacere, oggi sulla Terra, domani dopo la morte, sui pianeti celesti.

Ma il Signore trova completa soddisfazione in Se stesso e non aspira affatto alla cosiddetta felicità dei pianeti celesti. Gli esseri che abitano questi pianeti sono i Suoi servitori.

Il proprietario non desidera mai la misera felicità che desiderano i lavoratori.

Il Signore trascende l’azione e la reazione materiale.

È come la pioggia, che è necessaria alla crescita delle piante, pur senza essere responsabile dei differenti tipi di vegetazione che crescono sulla terra. La smriti vedica lo conferma:

nimitta-matram evasau
srijyanam sarga-karmani
pradhana-karani-bhuta
yato vai srijya-saktayah

“Di tutto ciò che esiste nella creazione materiale, il Signore è la causa ultima, mentre la causa immediata è l’energia materiale, grazie a cui la manifestazione cosmica è resa visibile.”

Gli esseri creati sono di varie specie -esseri celesti, uomini e animali- e tutti devono subire le conseguenze delle loro buone o cattive azioni.

Il Signore permette a ciascuno di agire come desidera e dà i princìpi regolatori secondo le influenze materiali che dominano gli esseri, ma non è mai responsabile delle loro azioni, né di quelle passate né di quelle presenti.

Questa imparzialità del Signore verso tutti gli esseri è descritta anche nel Vedanta-sutra (2.1.34). (Vaisamya-naighrinye na sapeksatvat) Ognuno è responsabile dei propri atti.

Il Signore non fa altro che rendere questi atti possibili attraverso la Sua energia esterna (la natura materiale).

Chiunque conosca tutti i segreti della legge del karma, cioè questa complessa legge che governa ogni azione materiale, non è più contaminato dalle conseguenze dell’azione.

In altre parole, la persona che diventa perfettamente cosciente del fatto che il Signore trascende questa legge dà prova di essere esperta nella coscienza di Krishna e non cade mai sotto la legge del karma.

Al contrario, colui che non conosce la natura trascendentale del Signore e crede che Egli sia interessato ai frutti dell’azione come un essere comune, certamente s’impiglia nelle reti dell’azione materiale.

Chi conosce la Verità Suprema è un essere liberato, fermamente situato nella coscienza di Krishna.

* VERSO 15

Tutte le anime liberate del passato agirono nella comprensione della Mia natura trascendentale. Compi dunque il tuo dovere seguendo il loro esempio.

SPIEGAZIONE

Esistono due tipi di uomini che hanno il cuore contaminato dalla materia e quelli che si sono liberati da ogni contaminazione materiale.

La coscienza di Krishna è benefica per entrambi questi tipi di uomini.

Coloro che sono impuri possono gradualmente purificarsi, osservando i princìpi regolatori del servizio di devozione, mentre coloro che sono già puri possono continuare ad agire nella coscienza di Krishna per aiutare gli altri col loro esempio.

Molti uomini ignoranti, talvolta anche devoti neofiti, vogliono rifiutare ogni azione senza avere una profonda comprensione della coscienza di Krishna.

Ma il Signore non approva affatto quando Arjuna Gli comunica la sua decisione di non combattere.

È sufficiente sapere come agire. Abbandonare le attività della coscienza di Krishna e diventare immobili, distanti, artificialmente assorti in Krishna, è assai meno benefico che agire per la soddisfazione di Krishna.

In questo verso Arjuna viene esortato ad agire nella coscienza di Krishna, a camminare sulle tracce dei precedenti discepoli del Signore, come Vivasvan, il dio del sole.

Il Signore è pienamente cosciente delle Sue azioni passate, come delle azioni di tutti coloro che Lo hanno servito, perciò Egli propone ad Arjuna di prendere esempio dal dio del sole, al quale Egli stesso insegnò l’arte della coscienza di Krishna milioni di anni prima.

Vivasvan e gli altri discepoli del Signore a cui questo verso si riferisce erano tutte persone liberate che svolsero la missione che il Signore aveva loro affidato.

* VERSO 16

Anche l’uomo intelligente resta perplesso nel determinare ciò che è l’azione e ciò che è l’inazione. Ora ti spiegherò che cosé l’azione e con questa conoscenza ti libererai da ogni avversità.

SPIEGAZIONE

Per agire in piena coscienza di Krishna dobbiamo seguire l’esempio dei grandi devoti che ci hanno preceduto.

Questo è ciò che raccomanda il verso precedente, e questo verso spiega perché non si debba agire in modo indipendente.

Per agire veramente in coscienza di Krishna occorre seguire le istruzioni di maestri appartenenti a una successione spirituale autentica.

Come leggiamo all’inizio del capitolo, la coscienza di Krishna fu insegnata dapprima al dio del sole, che la trasmise poi a suo figlio Manu, che a sua volta la trasmise a suo figlio Iksvaku.

Così, questa scienza fu conosciuta sulla Terra fin da tempi molto remoti.

Le autorità in campo spirituale sono dunque i maestri che appartengono a una successione che risale a Krishna, e noi dobbiamo seguire le loro orme.

Senza di loro nemmeno la persona più intelligente saprebbe come agire in coscienza di Krishna.

Per questo motivo il Signore decide d’istruire personalmente Arjuna, e chiunque segua la via di Arjuna saprà esattamente come comportarsi.

La nostra conoscenza empirica, sempre imperfetta, non può permetterci di scoprire i princìpi della religione.

In realtà, i princìpi della religione possono essere dati solo dal Signore (dharmam tu saksad bhagavat-pranitam). (S.B. 6.3.19) Nessuno può elaborare questi princìpi con una semplice speculazione mentale. Occorre seguire l’esempio di grandi autorità, come Brahma, Siva, Narada, Manu, i Kumara, Kapila, Prahlada, Bhisma, Sukadeva Gosvami, Yamaraja, Janaka, e Bali Maharagia.

Con la speculazione mentale non si può capire che cos’è la religione o la realizzazione spirituale.

Perciò il Signore dà prova della Sua misericordia incondizionata verso i Suoi devoti spiegando personalmente ad Arjuna che cos’è l’azione e che cos’è l’inazione compiuta nella coscienza di Krishna può liberare una persona dalla prigionia dell’esistenza materiale.

* VERSO 17

La natura intricata dell’azione è molto difficile da capire; si deve quindi determinare in modo appropriato che cosa sono l’azione proibita e l’inazione.

SPIEGAZIONE

Chiunque sia seriamente determinato a liberarsi dalla schiavitù della materia deve imparare a distinguere tra l’azione, l’inazione e gli atti contrari agli insegnamenti delle Scritture.

Questo tema, molto complesso, richiede grande attenzione.

Innanzitutto, per distinguere l’azione cosciente di Krishna da quella dominata dalle tre influenze della natura materiale bisogna conoscere la nostra posizione in rapporto a Krishna, cioè realizzare perfettamente che tutti gli esseri sono i servitori eterni del Signore.

Non resta poi che agire di conseguenza, cioè nella coscienza di Krishna. Tutta la Bhagavad-gita porta a questa conclusione.

Ogni interpretazione contraria non può che condurci all’azione proibita (vikarma). L’unico modo per comprendere i differenti valori di un azione è quello di vivere a contatto con persone coscienti di Krishna e ricevere da loro la chiave della conoscenza, il che equivale a riceverla direttamente dal Signore. Altrimenti anche la persona più intelligente rimarrà confusa.

* VERSO 18

L’uomo che vede l’inazione nell’azione nell’inazione si distingue per la sua intelligenza e sebbene s’impegni in attività di ogni genere è situato sul piano trascendentale.

SPIEGAZIONE

L’uomo che agisce nella coscienza di Krishna è automaticamente libero dalle reti del karma.

Tutte le sue attività sono compiute per il piacere di Krishna, perciò non gioisce e non soffre delle loro conseguenze.

Continua ad agire, ma è intelligente perché dedica ogni attività a Krishna. Le sue azioni sono akarma, cioè non comportano conseguenze materiali.

L’impersonalista, nel timore che il karma ostacoli il suo progresso spirituale, arresta ogni azione, ma il personalista non ha questa paura perché sa di essere l’eterno servitore di Dio e non esita ad agire nella coscienza di Krishna.

Tutte le azioni del devoto, che è libero da ogni desiderio materiale, mirano al piacere di Krishna e l’unica conseguenza di queste azioni è la completa felicità trascendentale.

Agire con la coscienza di essere il servitore eterno del Signore, ci immunizza da tutte le conseguenze materiali dell’azione.

* VERSO 19

L’uomo che agisce libero da ogni desiderio di gratificazione dei sensi è da considerarsi situato nella piena conoscenza. Di lui i saggi affermano che il fuoco della perfetta conoscenza ha ridotto in cenere le conseguenze dei suoi atti.

SPIEGAZIONE

Soltanto con una conoscenza assoluta si possono capire le azioni di una persona cosciente di Krishna.

Il fatto che una persona cosciente di Krishna sia libera da ogni tendenza a godere dei piaceri materiali dimostra che le conseguenze delle sua azioni sono state consumate nel fuoco della perfetta conoscenza della sua condizione eterna di servitore di Dio, la Persona Suprema.

Colui che ha raggiunto questa conoscenza perfetta è il vero saggio. La sua conoscenza è paragonata a un fuoco ardente che ha il potere di ridurre in cenere tutte le conseguenze materiali delle sue azioni.

* VERSO 20

Abbandonando ogni attaccamento ai risultati dall’azione, sempre soddisfatto e indipendente, egli non compie atti interessati, benché sia impegnato in ogni genere di attività.

SPIEGAZIONE

La libertà dai legami dell’azione è possibile solo nella coscienza di Krishna.

Una persona cosciente di Krishna agisce per puro amore verso Dio perciò non aspira ai frutti dell’azione.

Non s’interessa neppure molto delle necessità del corpo, ma per ogni cosa si affida a Krishna.

Senza preoccuparsi di acquisire altri beni o proteggere quelli che già possiede, compie semplicemente il suo dovere nel migliore dei modi e lascia che Krishna decida dei risultati.

Una persona così distaccata è sempre libera dalle conseguenze delle sue azioni, buone o cattive; in un certo senso non agisce, perché le sue azioni sono akarma, cioè non gli procurano conseguenze materiali. Ogni altro modo d’agire, che sia contrario alla coscienza di Krishna, è vikarma e lega il suo autore, come abbiamo già spiegato.

* VERSO 21

Un uomo dotato di tale comprensione agisce con mente e intelligenza perfettamente controllate, abbandona ogni desiderio di possesso e agisce solo per provvedere alle sue strette necessità vitali. Così facendo non è colpito dalle reazioni del peccato.

SPIEGAZIONE

L’uomo cosciente d Krishna non si aspetta dalle sue azioni nessun risultato, né positivo né negativo.

È perfettamente padrone della mente e dell’intelligenza. Sapendo di essere parte integrante del Signore Supremo, capisce che la sua posizione in rapporto al Signore non dipende da lui, ma dal Signore.

Tutto avviene sotto la Sua direzione, come la mano si muove al comando del corpo intero. I desideri dell’uomo cosciente di Krishna sono sempre legati a quelli del Signore perché egli non desidera la propria gratificazione dei sensi, ma agisce in armonia col Tutto, come l’elemento di un meccanismo.

Come si pulisce e si lubrifica una macchina perché funzioni bene, così l’uomo cosciente di Krishna mantiene il proprio corpo col suo lavoro, ma solo per impiegarlo al trascendentale servizio del Signore.

Rimane così al riparo dalle conseguenze delle sue azioni. Egli non è proprietario neanche del corpo, come l’animale domestico che non ha indipendenza e non protesta mai, qualunque sia la volontà del padrone.

Una persona cosciente di Krishna, pienamente impegnata nella realizzazione spirituale, non ha il tempo di cercare di “possedere” qualcosa di materiale.

Per mantenere in vita il corpo, non ha bisogno di accumulare denaro in modo disonesto.

Così, invece di lasciarsi contaminare dagli atti colpevoli, si libera da tutte le conseguenze delle sue azioni.

* VERSO 22

Chi è soddisfatto di ciò che giunge spontaneamente, chi è libero dalla dualità e dall’invidia, ed è equanime nel successo e nel fallimento, benché agisca non rimane mai legato dalle sue attività.

SPIEGAZIONE

L’uomo cosciente di Krishna non spreca le sue energie in sforzi superflui per le necessità del corpo.

È soddisfatto di ciò che riceve naturalmente.

Non va a mendicare e non chiede prestiti, ma svolge un lavoro onesto secondo le sue capacità, e ciò che ottiene dal suo lavoro lo soddisfa pienamente.

Non dipende dunque dagli altri per il proprio mantenimento. Praticando la coscienza di Krishna, non lascia mai che il suo servizio sia ostacolato, ma è pronto a fare qualunque cosa e in qualunque condizione per servire Krishna, senza lasciarsi turbare dalle dualità di questo mondo materiale.

L’uomo cosciente di Krishna supera queste dualità (caldo e freddo, gioia e dolore) perché non esita davanti a nessuna impresa per soddisfare il Signore, e rimane risoluto sia nel successo sia nel fallimento. Queste sono alcune caratteristiche dell’uomo fermamente situato nella conoscenza trascendentale.

* VERSO 23

Le azioni dell’uomo che non subisce le influenze della natura materiale ed è pienamente situato nella conoscenza trascendentale si fondono completamente nella Trascendenza.

SPIEGAZIONE

L’uomo che diventa cosciente di Krishna si libera dalle dualità e dalla contaminazione delle tre influenze della natura materiale, perché ha ritrovato la relazione eterna che lo unisce a Krishna.

Acquisita questa conoscenza, i suoi pensieri non si allontanano mai da Krishna.

Tutto ciò che fa lo dedica a Krishna, al Visnu originale. Ogni sua azione diventa così un sacrificio, perché sacrificio significa agire per la soddisfazione della Persona Suprema, Visnu, Krishna.

Le conseguenze di queste azioni si fondono senza dubbio nella Trascendenza e non legano più il loro autore.

* VERSO 24

La persona pienamente assorta nella coscienza di Krishna è sicura di raggiungere il regno spirituale grazie al suo pieno contributo alle attività spirituali, in cui la consumazione è assoluta e ciò che è offerto partecipa della medesima natura spirituale.

SPIEGAZIONE

È spiegato qui come il fatto di agire nella coscienza di Krishna può condurre alla perfezione spirituale.

La coscienza di Krishna comprende un gran numero di attività, che saranno descritte nei prossimi versi.

Qui è espresso solo il principio dell’azione nella coscienza di Krishna.

È inevitabile che l’anima condizionata, contaminata dalla materia, agisca sul piano materiale perciò è necessario che lasci quest’ambiente materiale.

Il metodo con cui l’anima condizionata può uscire dall’atmosfera materiale è la coscienza di Krishna.

Per esempio, un uomo che soffre di disturbi intestinali per aver bevuto troppo latte può guarire grazie allo stesso alimento, trasformato in formaggio.

Così l’anima condizionata può guarire dalla malattia della materia adottando la coscienza di Krishna, perché le sue azioni, compiute per la soddisfazione di Visnu, Krishna, diventano un sacrificio, yajna. E quanto più si agisce per Visnu, in piena coscienza di Krishna, tanto più l’atmosfera del mondo materiale si spiritualizza, come per assorbimento.

La parola brahma (Brahman) significa “spirituale”. Il Signore è spirituale, come lo è la radiosità che emana dal suo corpo trascendentale, il brahmajyoti. Tutto quello che esiste si trova in questo brahmajyoti. Anche ciò che si chiama “materia” è della stessa sostanza (jyoti), ma è coperta dal velo dell’illusione (maya).

La coscienza di Krishna può strappare in un istante questo velo; allora l’offerta, ciò che la consuma, il rito dell’offerta, l’officiante e il frutto del sacrificio sono, insieme, Brahman, cioè assoluti.

Quando è avvolto dal velo di maya, l’assoluto prende il nome di “materia”.

La materia, però, ritrova la sua qualità spirituale quando viene nuovamente messa al servizio della Verità Assoluta. La coscienza di Krishna è il metodo per convertire in spirituale la nostra coscienza attuale, che è vittima dell’illusione.

Quando la mente è pienamente assorta nella coscienza di Krishna si raggiunge il samadhi (l’estasi).

Ogni azione compiuta in questa coscienza trascendentale è uno yajna, un sacrificio offerto all’Assoluto. In questo stato di coscienza spirituale l’autore, l’offerta, la consumazione, l’officiante e il frutto del sacrificio fanno Uno con l’Assoluto, il Brahman Supremo. Questo è il metodo della coscienza di Krishna.

* VERSO 25

Alcuni yogi adorano perfettamente gli esseri celesti con l’offerta di sacrifici, altri offrono sacrifici nel fuoco del Brahman Supremo.

SPIEGAZIONE

Come è stato spiegato precedentemente, l’uomo che compie i suoi doveri nella coscienza di Krishna è il più elevato e il più perfetto dello yogi e dei mistici.

Ma i devoti di Krishna non sono i soli a offrire sacrifici, c’è chi li dedica agli esseri celesti o al Brahman impersonale.

Secondo la natura dei loro beneficiari, questi sacrifici si presentano sotto svariate forme, ma questa varietà è solo superficiale, perché tutti i sacrifici sono destinati in ultimo al Signore Supremo, Visnu, conosciuto anche come Yajna.

I sacrifici si possono raggruppare in due grandi categorie: il sacrificio dei beni materiali e il sacrificio che mira alla conoscenza trascendentale.

Coloro che sono nella coscienza di Krishna sacrificano tutti i loro beni materiali per la soddisfazione del Signore Supremo.

Altri invece, che desiderano ottenere una felicità materiale e passeggera, sacrificano i loro beni con lo scopo di soddisfare essere celesti come Indra e Vivasvan. Altri ancora, gli impersonalisti, sacrificano la loro individualità immergendosi nell’esistenza del Brahman impersonale.

Gli esseri celesti sono esseri potenti incaricati dal Signore Supremo di governare l’universo materiale, di controllare, per esempio, la luce e l’equilibrio termico e quello delle piogge. Coloro che sono interessati a ottenere benefici materiali adorano gli esseri celesti offrendo loro vari sacrifici secondo le direttive dei Veda.

Questi adoratori si chiamano bahv-isvara-vadi, perché credono nell’esistenza di molti dèi.

Invece coloro che adorano l’aspetto impersonale della Verità Assoluta considerano gli esseri celesti come forme temporanee, perciò preferiscono sacrificare la loro individualità nel fuoco dell’Assoluto e così mettono termine alla loro esistenza individuale immergendosi nell’esistenza del Supremo.

Questi impersonalisti sacrificano il tempo in speculazioni filosofiche senza fine, sperando così di scoprire la natura trascendentale dell’Assoluto.

In breve, l’uomo interessato al frutto dell’azione sacrifica i beni terreni per accrescere i suoi piaceri materiali, mentre l’impersonalista sacrifica la sua identità spirituale per fondersi nell’esistenza dell’Assoluto.

Per l’impersonalista, il fuoco del sacrificio è il Brahman Supremo, l’offerta è l’individualità, che è consumata dal fuoco del Brahman.

La persona cosciente di Krishna, invece, sull’esempio di Arjuna, sacrifica per la soddisfazione di Krishna tutti i suoi averi, i suoi beni e la sua persona stessa, senza però perdere mai la propria individualità.

È lui il più perfetto degli yogi.

* VERSO 26

Alcuni [i puri brahmacari] sacrificano l’udito e gli altri sensi nel fuoco della mente controllata, e altri [i grihastha] sacrificano gli oggetti dei sensi nel fuoco dei sensi.

SPIEGAZIONE

Le quattro fasi della vita dell’uomo, cioè il brahmacarya, il grihastha, il vanaprastha e il sannyasa, mirano a fare di ogni uomo un perfetto yogi un perfetto spiritualista.

Poichè la vita umana non è diretta unicamnete alla soddisfazione dei sensi, come la vita animale, queste quattro fasi della vita hanno lo scopo di farci raggiungere la perfezione spirituale.

I brahmacari, gli studenti affidati alle cure di un maestro spirituale autentico, imparano a controllare la mente astenendosi da ogni piacere materiale.

A loro si riferisce questo verso quando afferma che alcuni sacrificano l’udito e gli altri sensi nel fuoco della mente controllata.

Prima di comprendere si deve ascoltare; così, i puri brahmacari si dedicano completamente all’esercizio di harer namanukirtanam, cioè all’ascolto e al canto delle glorie del Signore.

Essi si astengono volontariamente dal prestare l’orecchio al minimo suono materiale; soltanto il canto trascendentale di Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare e i discorsi sulla gloria di Krishna penetrano nei loro orecchi.

Il matrimonio dà dirittto a certi piaceri materiali, ma il grihastha, colui che conduce una vita familiare conforme alle Scritture, ne fa un uso molto limitato. L’uomo di solito tende ai piaceri sessuali, agli intossicanti e a consumo di carne animale, ma l’uomo sposato che conduce una vita sana e regolata non si abbandona senza restrizione ai piaceri sessuali o ad altri piaceri.

Ogni società civile deve favorire un matrimonio basato sui princìpi religiosi, perché questo è il modo di limitare le attività sessuali.

Questo controllo del piacere sessuale è un’altra forma di yajna, poichè il grihasta sacrifica la sua tendenza a godere dei sensi in favore dell’elevazione spirituale.

* VERSO 27

Altri ancora, interessati a raggiungere la realizzazione spirituale controllando la mente e i sensi, offrono le funzioni dei sensi e del soffio vitale come oblazione nel fuoco della ente controllata.

SPIEGAZIONE

Questo verso si riferisce allo yoga di Patanjali.

Nello Yoga-sutra di Patanjali l’anima porta il nome di pratyag-atma o di parag-atma.

Secondo questo yoga, l’anima rimane parag-atma finché ricerca i piaceri materiali e raggiunge lo scopo finale di essere pratyag-atma solo quando smette di compiere ogni azione materiale.

L’anima condizionata è soggetta ai movimenti di dieci tipi di arie nel corpo; e lo yoga di Patanjali, guidando le funzioni respiratorie, permette di percepire i movimenti di queste arie e di controllarli in modo che favoriscano il distacco dell’anima dalla materia.

Una di queste dieci arie, il prana-vayu, ha la funzione di regolare l’interazione dei sensi e dei loro oggetti, permettendo all’orecchio di ascoltare, agli occhi di vedere, al naso di odorare, alla lingua di gustare, alle mani di toccare, tutte attività, queste, che si svolgono fuori del sé. Un’altra aria, l’apana-vayu, è discendente; il vyana-vayu stabilisce l’equilibrio e l’udana-vayu è ascendente.

Quando un uomo è illuminato dalla conoscenza può usare il potere di queste arie nella ricerca della realizzazione spirituale.

* VERSO 28

Seguendo rigidi voti, alcuni sono illuminati dal sacrificio dei beni materiali e altri dal compimento di severe austerità, altri ancora dalla pratica dello yoga mistico in otto fasi, oppure dallo studio dei Veda al fine di acquisire la conoscenza trascendentale.

SPIEGAZIONE

Le varie forme di sacrificio si possono classificare in più categorie.

Per alcuni il sacrificio consiste nel distribuire le proprie ricchezze in opere di carità.

In India, per esempio, principi e ricchi mercanti fondano vari istituti di carità, come i dharma-sala, gli anna-ksetra, gli atithi-sala, gli anathalaya e i vidya-pitha; mentre in altri paesi ci sono ospedali, ospizi per gli anziani e altre istituzioni simili, che hanno la funzione di offrire cibo, educazione e cure mediche gratuite ai poveri.

Questi atti di carità si chiamano dravyamaya-yajna.

Per le persone che desiderano migliorare le condizioni di vita o elevarsi ai pianeti celesti ci sono altri sacrifici che comprendono differenti austerità, come il candrayana e il caturmasya.

Essi richiedono l’osservanza scrupolosa di severe regole e voti.

Per esempio, l’asceta che osserva il caturmasya deciderà di non radersi per quattro mesi all’anno (da luglio a ottobre), si asterrà da certi alimenti non farà mai più di un pasto al giorno e non uscirà mai di casa. Questo sacrificio delle comodità si chiama tapomaya-yajna.

Altri sacrifici, chiamati yoga-yajna, servono ad acquisire alcune perfezioni materiali, come il sacrificio che compiono gli adepti di alcuni yoga mistici: lo yoga di Patanjali (per fondersi nell’Assoluto), l’hatha-yoga e l’astanga-yoga (per acquisire poteri sovrannaturali).

C’è poi il sacrificio dei pellegrini che visitano tutti i luoghi santi, e quello degli intellettuali che praticano il sacrificio dello studio (svadhyaya-yajna) analizzando le Scritture vediche, e in particolare le Upanisad e il Vedanta-sutra, o approfondendo la filosofia sankhya.

Tutti questi yogi compiono con costanza i loro sacrifici nella speranza di ottenere migliori condizioni di vita, ma colui che pratica la coscienza di Krishna li supera tutti perché serve direttamente il Signore.

La coscienza di Krishna non può essere raggiunta con nessuno dei sacrifici che abbiamo elencato, può essere raggiunta solo per la misericordia del Signore e dei Suoi puri devoti. Perciò la coscienza di Krishna trascende ogni regola materiale.

* VERSO 29

Alcuni, inoltre, cercano l’estasi col controllo del respiro e si esercitano a fondere il soffio espirato nel soffio inspirato, e il soffio inspirato in quello espirato, giungendo così a sospendere ogni respirazione e a conoscere l’estasi. Altri ancora, limitando il nutrimento, sacrificano il soffio espirato in se stesso.

SPIEGAZIONE

Il sisitema descritto in questo verso, il pranayama, è una delle pratiche dell’hatha-yoga e permette di controllare la respirazione grazie, inizialmente, a determinate posizioni.

Queste pratiche yoga aiutano a controllare i sensi e a progredire nella realizzazione spirituale. Lo yogi si esercita a controllare le arie contenute nel corpo in modo da invertire le direzioni del loro passaggio.

L’aria apana, per esempio, discende, mentre il prana ascende.

Il pranayama-yogi impara a respirare nel senso inverso al corso normale dell’aria, offrendo l’aria inspirata all’aria espirata, finché queste due correnti si neutralizzano in un equilibrio stabile, il puraka.

L’offerta dell’aria espirata all’aria inspirata si chiama recaka.

L’arresto totale delle due arie è il kumbhaka-yoga, e con questa pratica lo yogi accresce considerevolmente la sua longevità al fine di poter raggiungere la perfezione nella realizzazione spirituale.

Lo yogi intelligente mira a raggiungere la perfezione in una sola vita, senza aspettare la successiva, perciò accresce di molti anni la sua vita attraverso la pratica del kumbhaka-yoga.

L’uomo cosciente di Krishna, tuttavia, controlla automaticamente i propri sensi rimanendo sempre assorto nel trascendentale servizio d’amore al Signore. Essendo sempre impegnati al servizio di Krishna, i suoi sensi non hanno la possibilità di dirigersi su altri oggetti.

Così, alla fine della vita, egli sarà senza dubbio elevato al piano trascendentale di Sri Krishna; perciò non ha bisogno di sforzarsi per accrescere la propria longevità. Raggiunge subito la liberazione, come afferma il Signore stesso nella Bhagavad-gita (14.26):

mam ca yo ‘vyabhicarena
bhakti-yogena sevate
sa gunam samatityaitan
brahma-bhuyaya kalpate

“Chi s’impegna completamente nel servizio devozionale, senza deviare in nessuna circostanza, trascende le tre influenze della natura materiale e raggiunge immediatamente il piano spirituale.”

Una persona cosciente di Krishna parte già da un livello spirituale e mantiene sempre la coscienza.

Non corre dunque il rischio di cadere, ma entra direttamente nel regno del Signore.

Questo verso indica la necessità di limitare il cibo.

Tale restrizione si compie automaticamente se si prepara solo del prasadam, cibo offerto al Signore. Ridurre la quantità di cibo facilita notevolmente il controllo dei sensi. Senza questo controllo è impossibile troncare i legami che ci trattengono alla materia.

* VERSO 30

Tutti coloro che conoscono lo scopo del sacrificio si purificano dalle reazioni del peccato, e avendo gustato il nettare dei frutti del sacrificio avanzano verso la suprema ed eterna atmosfera.

SPIEGAZIONE

Nella descrizione delle diverse forme di sacrificio (il sacrificio dei beni materiali, lo studio dei Veda e di varie teorie filosofiche, la pratica dello yoga e così via), si è potuto notare che esse mirano tutte al controllo dei sensi.

Il desiderio di gratificazione dei sensi è la causa prima dell’esistenza materiale, perciò senza liberarsi da questo desiderio è impossibile raggiungere la vita eterna, fatta di conoscenza e felicità perfette.

Questa vita si svolge nell’atmosfera eterna, nell’atmosfera del Brahman. Tutti i sacrifici menzionati sopra aiutano l’uomo a liberarsi dalle conseguenze nefaste dei suoi atti colpevoli. Grazie a questo progresso, non solo egli diventa felice e prospero in questa vita, ma alla fine di questa vita entra nel regno di Dio, dove potrà fondersi nel Brahman impersonale o raggiungere la compagnia intima di Krishna, la Persona Suprema.

* VERSO 31

O migliore della dinastia Kuru, senza sacrifici non si può vivere felici su questo pianeta o in questa vita; che dire della prossima?

SPIEGAZIONE

Qualunque sia la nostra condizione in questo mondo, ci troviamo tutti immersi nell’ignoranza più totale della nostra vera natura.

Questa ignoranza è la causa di una vita colpevole, che a sua volta ci fa prolungare la permanenza nell’universo materiale.

In altre parole, l’esistenza nel mondo materiale è dovuta alle molteplici reazioni delle nostre vite peccaminose.

La forma umana è l’unica possibilità di uscire da questa prigione materiale. Perciò i Veda insegnano all’uomo come liberarsi, mostrando la via delle pratiche religiose, dello sviluppo economico e del piacere materiale regolato, e offrendo infine il modo di lasciare una volta per sempre la miserabile condizione materiale.

Le pratiche religiose (cioè i differenti sacrifici raccomandati prima) risolvono automaticamente ogni problema economico. Compiendo gli yajna (sacrifici) si ottiene tutto il cibo necessario alla vita – latte, cereali, frutta e verdura – anche in caso di cosiddetta sovrappopolazione.

Ma una volta sazio, l’uomo vorrà soddisfare i sensi.

Allora i Veda raccomandano il matrimonio consacrato, che permette una gratificazione dei sensi regolata. Osservando queste regole l’uomo si libera gradualmente dal giogo della materia, e giungendo alla liberazione perfetta ritrova la compagnia eterna del Signore Supremo.

La perfezione si raggiunge compiendo gli yajna (sacrifici), come abbiamo spiegato sopra.

Perciò una persona che non è pronta a compiere questi yajna secondo le prescrizioni dei Veda come può aspettarsi una vita felice in questo corpo, e che dire in un corpo successivo su un altro pianeta? Solo chi segue gli yajna sarà felice.

Ci sono diversi gradi di felicità, per esempio i pianeti celesti offrono una vasta gamma di comodità materiali, ma la più alta felicità si può avere raggiungendo i pianeti spirituali grazie alla pratica della coscienza di Krishna.

Una vita in coscienza di Krishna offre dunque la soluzione a tutti i problemi dell’esistenza materiale.

* VERSO 32

Tutti questi differenti sacrifici sono approvati dai Veda e sono concepiti secondo le diverse forme di attività. Sapendo questo, sarai liberato.

SPIEGAZIONE

Come si è visto, i Veda raccomandano differenti sacrifici per diversi tipi di persone.

Poiché di solito l’uomo ha di sé una coscienza totalmente fisica, si sono concepiti vari sacrifici da compiersi col corpo, con la mente o con l’intelligenza; ma tutti mirano a liberare l’uomo dal corpo.

Il Signore stesso lo conferma in questo verso.

* VERSO 33

O vincitore del nemico, il sacrificio compiuto in conoscenza è superiore al semplice sacrificio dei beni materiali perché in realtà il sacrificio dell’azione culmina nella conoscenza trascendentale, o figlio di Pritha.

SPIEGAZIONE

Lo scopo di seguire i sacrifici è quello di acquisire la conoscenza completa, poi di sfuggire alle sofferenze materiali e infine di impegnarsi nel trascendentale servizio d’amore al Signore Supremo nella coscienza di Krishna.

Ma dietro questi sacrifici c’è un segreto che bisogna conoscere.

I sacrifici assumono differenti forme secondo la fede di chi li compie e il loro valore varia con la conoscenza di quest’ultimo. Colui che, grazie alla sua fede trascendentale, compie sacrifici in piena conoscenza dev’essere considerato superiore a colui che sacrifica i propri beni materiali senza avere questa conoscenza.

Quest’ultimo rimane a un livello materiale perché i suoi sacrifici non producono alcun beneficio spirituale. La vera conoscenza culmina nella coscienza di Krishna, senza la quale i sacrifici rimangono solo attività materiali.

Quando però sono eseguiti con conoscenza trascendentale entrano a far parte del piano spirituale. Secondo lo stato di coscienza di chi li compie, i sacrifici prendono il nome di karma-kanda (azioni interessate) e jnana-kanda (ricerca della conoscenza) che ha un valore superiore.

* VERSO 34

Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L’anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità.

SPIEGAZIONE

La via della realizzazione spirituale è senza dubbio difficile.

Perciò il Signore ci esorta a cercare un maestro autentico, appartenente alla successione spirituale di cui Egli è la fonte.

Nessuno è un vero maestro spirituale se non appartiene a una successione di maestri autorizzata da Krishna.

Il Signore è il maestro spirituale originale, e soltanto una persona che appartiene alla successione autentica di maestri può trasmettere il Suo messaggio così com’è. Non si giunge alla realizzazione spirituale seguendo un metodo di propria invenzione, com’è di moda oggi.

Lo Srimad Bhagavatam afferma, dharmam tu saksad bhagavat-pranitam: “Il sentiero della religione è tracciato direttamente dal Signore.” (S.B. 6.3.19)

Né le speculazioni intellettuali né i ragionamenti futili possono favorire il nostro progresso nella vita spirituale.

Per ricevere la conoscenza dobbiamo avvicinare un maestro spirituale autentico, dobbiamo accettarlo con piena sottomissione e servirlo considerandoci i suoi umili servitori. Soddisfare un maestro spirituale perfetto è il segreto per avanzare nella vita spirituale.

Fargli delle domande e sottomettersi a lui è la chiave di tutta la comprensione spirituale.

Senza sottomissione e servizio, le domande che potremo rivolgere al maestro spirituale non saranno d’aiuto al nostro avanzamento.

Bisogna sapersi qualificare agli occhi del maestro spirituale, in modo che vedendo la sincerità del discepolo il maestro lo benedica subito con una genuina conoscenza spirituale. Questo verso condanna l’accettazione cieca e le domande assurde.

Non è sufficiente ascoltare con sottomissione il maestro spirituale, bisogna anche sforzarsi di comprendere i suoi insegnamenti servendolo e rivolgendogli domande pertinenti. Il maestro spirituale autentico è per natura colmo d’affetto verso il suo discepolo. Perciò, quando il discepolo s’abbandona totalmente al suo maestro, pronto a servirlo, il loro scambio di domande e di conoscenza sarà perfetto.

* VERSO 35

E quando avrai acquisito la vera conoscenza da un’anima realizzata non cadrai mai più nell’illusione perché grazie a questa conoscenza capirai che tutti gli esseri sono parte del Supremo; in altre parole, essi Mi appartengono.

SPIEGAZIONE

Ricevendo la conoscenza da un’anima realizzata, consapevole della realtà delle cose, l’uomo può comprendere che tutti gli esseri fanno parte integrante di Dio, Sri Krishna, la Persona Suprema.

L’illusione di essere separati da Krishna si chiama maya (ma: non; ya: questo). Alcuni credono che gli esseri viventi non abbiano alcun legame con Krishna; pensano che Krishna sia solo un grande personaggio storico che la Verità Assoluta sia il Brahman impersonale, come insegna la Bhagavad-gita, è lo sfolgorio emanante dal corpo di Krishna.

Krishna è Dio, la Persona Suprema, la causa di tutto ciò che esiste.

Anche nella Brahma-samhita è chiaramente affermato che Krishna è Dio, La Persona Suprema, la causa di tutte le cause.

Gli innumerevoli avatara, come tutti gli esseri viventi, sono Sue emanazioni.

I filosofi mayavadi credono erroneamente che quando Krishna Si moltiplica perda la Sua individualità. Questo è un ragionamento del tutto materiale, perché soltanto nel mondo materiale un oggetto perde la sua integrità originale se viene frammentato.

I filosofi mayavadi non possono comprendere che nel mondo assoluto uno più uno fa uno, e uno meno uno fa sempre uno.

A causa della nostra ignoranza della scienza assoluta siamo ora coperti dall’illusione e crediamo di essere separati da Krishna.

In realtà, sebbene siamo distinti da Krishna, noi rimaniamo sempre Sue parti integranti. Anche le differenze che vediamo tra i corpi degli esseri viventi sono maya, illusorie e ingannevoli.

Tutti siamo creati per soddisfare Krishna. Soltanto l’influsso di maya può far credere ad Arjuna che i legami materiali e temporanei con la famiglia siano più importanti dei legami spirituali ed eterni con Krishna.

Lo scopo della Bhagavad-gita è quello d’insegnarci che l’essere vivente, servitore eterno di Krishna, non può essere separato da Lui e la sua convinzione di esistere fuori di Krishna è maya (illusione).

L’essere vivente, come parte integrante del Signore Supremo, ha il dovere ben preciso di servirLo.

Ma poiché ha dimenticato questo dovere da tempo immemorabile, è costretto ad abitare per un tempo illimitato i corpi di uomo, animale, essere celeste e altri ancora. Questi differenti corpi nascono tutti dal rifugio di servire il Signore. Ma questo velo d’illusione può essere rimosso subito se si serve con amore il signore nella coscienza di Krishna.

Soltanto da un maestro spirituale autentico è possibile acquisire la conoscenza pura e non commettere più l’errore porre sullo stesso piano l’essere vivente e Krishna. Conoscenza perfetta significa sapere che Krishna, L’Anima Suprema, è il rifugio ultimo di tutti gli esseri e che gli esseri, appena fuori da questa protezione, cadono sotto il dominio dell’energia materiale illusoria.

Ingannati da questa energia, gli esseri credono di esistere indipendentemente dal Signore, e sotto il velo di svariate identità materiali dimenticano Krishna.

Quando però questi esseri deviati sviluppano la coscienza di Krishna si situano sulla via della liberazione.

Lo Srimad Bhagavatam lo conferma: muktir hitvanyatha-rupam svarupena vyavasthitih, liberazione significa ritrovare la propria condizione originale di servitore eterno di Krishna. (S.B. 2.10.6)

* VERSO 36

Anche se tu fossi considerato il peggiore dei peccatori, una volta salito sul vascello della conoscenza trascendentale riuscirai a superare l’oceano della sofferenza.

SPIEGAZIONE

Nella lotta per l’esistenza affondiamo sempre più nell’oceano dell’ignoranza, ma la chiara comprensione del nostro legame originale con Krishna ci salva da questo pericolo.

Il mondo materiale è paragonato talvolta a un fuoco ardente, talvolta a un oceano d’ignoranza.

In pieno oceano, perfino il nuotatore più esperto è costretto a una lotta disperata per sopravvivere, e accoglierla come il più grande salvatore chi lo sottrarrà ai flutti.

Così la conoscenza perfetta ricevuta da Dio, la coscienza di Krishna, semplice e sublime, sarà la nostra “scialuppa di salvataggio”.

* VERSO 37

Come il fuoco ardente riduce in cenere il legno, o Arjuna, così il fuoco della conoscenza riduce in cenere tutte le reazioni delle attività materiali.

SPIEGAZIONE

In questo verso la conoscenza dell’anima e dell’Anima Suprema e della loro relazione è paragonata a un fuoco.

Questo fuoco non solo consuma tutte le reazioni delle nostre attività empie, ma anche le reazioni delle nostre attività pie, riducendole tutte in cenere.

Infatti, ogni azione ha delle reazioni che si manifestano in differenti gradi:

alcune reazioni stanno per essere generate dai nostri atti presenti, altre ci colpiscono in questo momento, altre stanno per raggiungerci e altre non si sono ancora manifestate. Ma la conoscenza della vera natura dell’essere vivente le riduce tutte in cenere. Quando si ha la completa conoscenza, tutte le reazioni, sia quelle a priori che quelle a posteriori, sono distrutte.

I Veda (Brihad-ranyaka Upanisad 4.4.22) lo confermano, ubhe uhaivaisa ete taraty amritah sadhv-asadhuni: “Si vincono così le reazioni di tutti i nostri atti, colpevoli e virtuosi.”

* VERSO 38

In questo mondo è così sublime e puro come la conoscenza trascendentale. Tale conoscenza è il frutto maturo di ogni misticismo. Chi è diventato perfetto nella pratica del servizio devozionale gode in se stesso di questa conoscenza nel corso del tempo.

SPIEGAZIONE

Per conoscenza trascendentale intendiamo una conoscenza che trascende la conoscenza materiale.

Per conoscenza trascendentale intendiamo una conoscenza che trascende la conoscenza materiale. Perciò niente è così puro e sublime come la conoscenza trascendentale.

L’ignoranza è la causa della nostra schiavitù, e la conoscenza è la causa della nostra liberazione.

Questa conoscenza è il frutto maturo del servizio devozionale, e quando la possediamo non abbiamo più bisogno di cercare altrove la pace, perché la troveremo in noi stessi.

In altre parole, la conoscenza e la pace trovano il loro culmine nella coscienza di Krishna.

Questa è la conclusione finale della Bhagavad-gita.

* VERSO 39

L’uomo di fede, che è votato alla conoscenza trascendentale e domina i sensi, è idoneo a ottenere tale conoscenza, e dopo averla raggiunta conquista presto la suprema pace spirituale.

SPIEGAZIONE

La conoscenza trascendentale può essere acquisita da colui che ha ferma fede nell’esistenza di Krishna.

Si dice che un uomo ha fede quando è sicuro che semplicemente seguendo i princìpi della coscienza di Krishna raggiungerà la più alta perfezione.

Questa fede si conquista servendo il Signore con devozione e cantando o recitando il maha-mantra:

Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, che lava il cuore da tutte le impurità.

Oltre ad avere fede, si devono anche controllare i sensi. Una persona che ha fede in Krishna e controlla i sensi può facilmente e immediatamente raggiungere la perfezione nella coscienza di Krishna.

* VERSO 40

Ma gli uomini ignoranti e privi di fede che dubitano delle Scritture rivelate non possono diventare coscienti di Dio e si degradano. Per colui che dubita non c’è felicità né in questa vita né nella prossima.

SPIEGAZIONE

Tra tutte le Scritture rivelate, la Bhagavad-gita è la migliore.

Ma certe persone, che sono quasi come animali, non hanno fede nelle Scritture né hanno conoscenza dei princìpi che esse rivelano; anche se talvolta ne sanno qualcosa e sono perfino capaci di citarne dei passi, in realtà non hanno alcuna fede negli insegnamenti delle Scritture.

Oppure, altri hanno fede nelle Scritture rivelate come la Bhagavad-gita, ma non riconoscono né adorano Dio, Sri Krishna.

Anche se adottano i princìpi della coscienza di Krishna, tali persone non riescono a seguirli fino in fondo.

Tutte dovranno tornare alla vita materiale.

Coloro che mettono continuamente in dubbio le Scritture non faranno mai alcun progresso spirituale.

Gli uomini che non hanno fede in Dio e nel Suo insegnamento non troveranno la felicità né in questa vita né nell’altra, anzi non conosceranno neanche la minima gioia.

bisogna dunque seguire con fede i princìpi delle Scritture rivelate ed elevarsi così fino al piano della conoscenza.

Solo questa conoscenza potrà condurci alla coscienza spirituale.

In altre parole, chi dubita delle Scritture non può fare neppure un passo verso la liberazione spirituale. Per raggiungere il successo è necessario seguire le orme dei grandi acarya appartenenti a una successione spirituale autentica.

* VERSO 41

L’uomo che agisce nel servizio devozionale rinunciando ai frutti dell’azione, e ha eliminato i dubbi con la conoscenza trascendentale, è fermamente stabilito nel sé; non è quindi legato dalle conseguenze dell’azione, o conquistatore delle ricchezze.

SPIEGAZIONE

Colui che segue l’insegnamento della Bhagavad-gita, così com’è stato dato dal Signore stesso, si libera da tutti i dubbi grazie alla conoscenza trascendentale. Parte integrante di Krishna e assorto in Krishna, egli potrà riprendere coscienza del suo vero sé e superare senza dubbio i legami dell’azione.

* VERSO 42

I dubbi che sono sorti nel tuo cuore a causa dell’ignoranza devono dunque essere troncati con l’arma della conoscenza. Armato dello yoga, o Bharata, alzati e combatti.

SPIEGAZIONE

Lo yoga descritto in questo capitolo è detto sanatana-yoga, o la funzione eterna dell’essere vivente.

Questo yoga comprende due forme di sacrificio: l’abbandono dei beni materiali e la ricerca del sé, che è un’attività completamente spirituale.

Se il sacrificio dei beni non è motivato dal desiderio di realizzazione spirituale, è un atto materiale.

Invece, se è compiuto con un fine spirituale, per servire Krishna con amore, è perfetto. Sul piano spirituale esistono due forme di attività: una diretta alla comprensione della nostra natura e della posizione in rapporto a Dio, e l’altra diretta alla comprensione della verità sulla Persona Suprema, Dio.

Chi studia la Bhagavad-gita così com’è riuscirà facilmente ad assimilare la conoscenza spirituale sotto questi due aspetti.

Non avrà difficoltà a comprendere la natura dell’essere come parte integrante del Signore e la natura trascendentale delle attività del Signore.

All’inizio di questo capitolo il Signore stesso ha parlato delle Sue attività trascendentali.

Colui che non capisce l’insegnamento della Bhagavad-gita dev’essere considerato un miscredente che usa nel peggiore dei modi l’indipendenza parziale che gli accorda il Signore.

Nonostante questo insegnamento colui che non riconosce la vera natura di Krishna e non capisce che Egli è Dio, l’eterna Persona Suprema piena di felicità e conoscenza è certamente il più grande sciocco. Questa ignoranza, però può essere rimossa accettando gradualmente di seguire i princìpi della coscienza di Krishna.

La coscienza di Krishna si risveglia gradualmente con l’offerta di sacrifici agli esseri celesti e al Brahman, col voto di castità, con la restrizione nella vita coniugale e familiare, col controllo dei sensi, con la pratica dello yoga mistico con l’austerità, col dono dei beni materiali, con lo studio dei Veda e il rispetto del varnasrama-dharma.

Tutte queste attività costituiscono dei sacrifici e si fondano su precise regole, ma il loro valore sta nel fatto che hanno come scopo la realizzazione spirituale.

Chi mira a questo fine è il vero studente della Bhagavad-gita, ma chi dubita dell’autorità di Krishna si degraderà.

Si consiglia dunque di studiare la Bhagavad-gita, come ogni altro Testo sacro, sotto la guida di un maestro spirituale autentico, in uno spirito di servizio e sottomissione.

Un maestro spirituale è autentico se appartiene a una successione di maestri che risale a Krishna stesso, e se non si allontana minimamente dalle istruzioni del Signore Supremo, così come furono impartite milioni di anni fa al dio del sole e dal quale furono in seguito trasmesse agli uomini della Terra.

È dunque indispensabile seguire i sentiero tracciato dalla Bhagavad-gita secondo le direttive date nella Bhagavad-gita stessa, diffidando dei falsi maestri che per desiderio di fama allontanano la gente dalla vera via.

Il Signore è senza ombra di dubbio la Persona Suprema e i Suoi atti trascendono la materia.

Chi comprende questo si libera dal condizionamento materiale appena comincia lo studio della Bhagavad-gita.

Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul quarto capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: “La conoscenza trascendentale.”

FONTE: http://www.harekrsna.it/index.php?option=com_content&view=article&id=252%3Ala-bhagavad-gita-cosi-come-capitolo-4-completo&catid=51&Itemid=79

KRISHNA & LA BHAGAVAD GITA (mantra Hare-Krsna)

” IL SIGNORE SUPREMO (Krishna), DISSE: HO INSEGNATO QUESTA SCIENZA IMMORTALE DELLO YOGA A VIVASVAN, IL DIO DEL SOLE, E VIVASVAN L’HA INSEGNATA A MANU, IL PADRE DEL GENERE UMANO; MANU A SUA VOLTA, L’HA INSEGNATA A IKSVAKU.

QUESTA SCIENZA SUPREMA FU COSI’ TRASMESSA IN SUCCESSIONE DA MAESTRO A DISCEPOLO, E I RE SANTI RICEVETTERO IN QUESTO MODO; NEL CORSO DEL TEMPO; TUTTAVIA, LA CATENA DEI MAESTRI SI E’ INTERROTTA E QUESTA SCIENZA COSI’ COM’E’ SEMBRA ORA PERDUTA.

OGGI, QUESTA ANTICHISSIMA SCIENZA DELLA RELAZIONE COL SUPREMO LA ESPONGO A TE (Arjuna), PERCHE TU SEI MIO DEVOTO E MIO AMICO E PUOI QUINDI CAPIRNE IL MISTERO TRASCENDENTALE.

ARJUNA DISSE: VIVASVAN, IL DIO SEL SOLE, E’ NATO MOLTO PRIMA DI TE. COME CONCEPIRE DUNQUE CHE SIA STATO TU ALL’INIZIO A IMPARTIGLI QUESTA SCIENZA?

IL SIGNORE SUPREMO (Krishna) DISSE: ENTRAMBI, TU ED IO, ABBIAMO ATTRAVERSATO INNUMEREVOLI NASCITE.

IO POSSO RICORDARLE TUTTE, MA TU NON PUOI, O VINCITORE DEL NEMICO.

ANCHE SE IO SONO IL NON NATO E IL MIO CORPO TRASCENDENTALE NON SI DETERIORA MAI, ANCHE SE SONO IL SIGNORE DI TUTTI GLI ESSERI VIVENTI, DISCENDO IN OGNI ERA NELLA MIA FORMA ORIGINALE TRASCENDENTALE.

OGNI VOLTA CHE IN UN LUOGO DELL’UNIVERSO LA RELIGIONE DECLINA E L’IRRELIGIONE AVANZA, O DISCENDENTE DI BHARATA, IO VENGO IN PERSONA.

DISCENDO DI ERA IN ERA PER LIBERARE LE PERSONE PIE, PER ANNIENTARE I MISCREDENTI E RISTABILIRE I PRINCIPI DELLA RELIGIONE.

COLUI CHE CONOSCE LA NATURA TRASCENDENTALE DELLA MIA APPARIZIONE E DELLE MIE ATTIVITA’, NON DOVRA’ PIU’ NASCERE IN QUESTO MONDO MATERIALE QUANDO AVRA’ LASCIATO IL CORPO, MA RAGGIUNGERA’ LA MIA ETERNA DIMORA. ”
(Bhagavad Gita – Cap.4 verso 1-9)

Fonte

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