Cinesi: la medicina cinese

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Il fondatore della medicina cinese è Shen Nong. Vissuto all’incirca nel 3000 a.C., quest’imperatore iniziò la coltivazione dei cinque cereali (frumento, grano, miglio giallo, riso, fagioli neri), sperimentò per primo le piante che mantengono la salute e che curano le malattie, pose le basi della diagnosi e della terapia medica. Il più antico trattato di medicina risale al 2650 a.C. ed è intitolato Nei Jing; quest’opera, che fu scritta dall’imperatore Huangdi, ordina tutte le conoscenze del tempo ed illustra la filosofia di base della tradizione cinese. In seguito, via via che aumentavano le cognizioni sulla salute e sulle malattie dell’uomo, i testi di medicina si moltiplicarono, mentre l’agopuntura e la moxa, due tra le terapie della medicina tradizionale cinese, si svilupparono notevolmente in tutta la Cina. Attualmente in quel paese vi sono molte università, case di cura, istituti di ricerca specializzati in medicina cinese, la cui diffusione nel mondo riguarda circa cinquanta paesi, compresa l’Italia. In Occidente l’agopuntura fu introdotta alla fine dell’Ottocento da Georges Soulié de Morant. La scuola francese da lui fondata rappresentò per molti anni un importante punto di riferimento culturale e, dopo la seconda guerra mondiale, il suo insegnamento approdò in Italia. Nel nostro paese vi sono oggi molte scuole di formazione riservate ai medici. Il riconoscimento dell’efficacia dell’agopuntura risale alla fine degli anni Settanta, quando si stabilì, fra l’altro, che la pratica di questa terapia è da considerarsi un “atto medico”. Da tutto ciò si può comprendere come l’agopuntura possa essere eseguita solo dai medici, e chi non sottostà a questa normativa dello stato italiano è perseguibile penalmente per “abuso della professione medica”. Concezione energetica cinese
Per la medicina tradizionale cinese tutto è energia. Qualsiasi cosa esistente in natura, compreso l’universo, è energia in continuo moto e perenne trasformazione. Il simbolo che riassume tutto il pensiero cinese è quello del tao. Questo simbolo rappresenta nel suo cerchio un’unità, che contiene due forze contrapposte ma complementari. Queste continuano eternamente a fluire l’una verso l’altra e, quando arrivano al proprio massimo energetico, hanno comunque dentro di sé una piccola parte dell’altra. Le due forze sono chiamate dai cinesi yin e yang. Esse sono presenti ovunque e regolano con il loro movimento tutte le cose. L’una esiste perché esiste l’altra e non è possibile separarle né negarne una perché si dissolverebbe il senso dell’altra. Facciamo un esempio: per definire la luce abbiamo bisogno del suo opposto, cioè il buio, e viceversa. Tuttavia non è sufficiente limitarsi ad una statica definizione di opposti! In realtà, ogni energia è in movimento, nasce, raggiunge un massimo, decresce e mentre muore nasce quella opposta, che raggiunge a sua volta un massimo energetico, decresce e muore mentre rinasce nuovamente l’altra. E’ questa la rappresentazione dei ritmi dell’universo: il giorno e la notte, le stagioni, i cicli lunari, l’anno solare, il ritmo sonno – veglia ecc. Lo yin viene definito come energia potenziale (la quiete, l’aspetto materiale, la tendenza a contenere e ad accumulare forza), lo yang è l’energia che si esprime, e cioè il movimento, l’emanazione, l’esteriorità. Terapie Agopuntura
L’agopuntura, propriamente “cura con gli aghi”, fa parte delle tecniche terapeutiche della medicina tradizionale cinese.
In Italia l’agopuntura, che sicuramente rappresenta un efficace strumento terapeutico, può essere praticata solo da laureati in medicina. Gli aghi sono in acciaio; nella figura. sono mostrati i tipi più comunemente utilizzati.
Gli aghi vengono infissi nella cute in particolari punti dei meridiani energetici. I punti principali sono trecentosessanta, ma attualmente se ne conoscono più di mille. Ogni punto ha un particolare valore energetico: può accelerare, ritardare, superficializzare, collegare, generare, contrastare e così via.
L’effetto che si può ottenere varia a seconda di come si infigge l’ago (perpendicolare, obliquo secondo la direzione energetica, obliquo in senso contrario alla direzione energetica), da quanto lo si infigge in profondità, da come lo si manipola (nel momento in cui lo si inserisce dopo che è stato infitto nella cute, quando lo si toglie), dalla velocità di infissione e/o estrazione, da quanto tempo lo si lascia in quel punto ecc…
Ogni agopuntore conosce esattamente le funzioni di ogni punto e come ottenere con le metodiche sopra descritte il migliore risultato possibile.
Le controindicazioni all’agopuntura sono: gravi malattie infettive, situazioni di deperimento psicofisico, alcune malattie psichiatriche; particolare attenzione deve essere prestata in gravidanza, poiché la stimolazione di alcuni punti può provocare prematuramente il parto o contrazioni uterine.
Gli effetti collaterali (molto rari) possono essere: svenimenti, vertigini, perforazione di vene o arterie e… l’assenza di qualsiasi effetto terapeutico! Alimentazione e dietetica
Un’altra metodica terapeutica della medicina cinese è la dietetica. Infatti, molte malattie possono, da un lato, essere causate da una scorretta alimentazione e, dall’altro, guarire attraverso indicazioni alimentari. Anche in Occidente sappiamo quanto sia importante alimentarsi in modo corretto, prestando attenzione, per esempio, ai grassi, alle fritture, allo zucchero ecc. Tuttavia in Cina, più che la componente materiale specifica degli alimenti, si considera una particolare qualità dei cibi, il “sapore”.
Per gli orientali il “sapore” di un alimento non è solo la sensazione gustativa, ma contiene anche una parte più sottile, energetica, che varia a seconda dei diversi cibi.
Nell’arco di sperimentazioni millenarie, i medici cinesi hanno individuato tutti i cibi corrispondenti ai cinque sapori fondamentali, i quali a loro volta sono riferibili ai cinque elementi e, dunque, agli organi ad essi corrispondenti:
– sapore agro-acido (fegato e cistifellea);
– sapore amaro (cuore e intestino tenue);
– sapore dolce (stomaco e milza);
– sapore piccante (polmoni e intestino colon);
– sapore salato (reni e vescica).
Poiché gli organi sono accoppiati come yin e yang, vi saranno sapori yin e yang che apparterranno loro rispettivamente, e cioè, per esempio, vi saranno alimenti di sapore salato yin che corrispondono ai reni e alimenti di sapore salato yang che corrispondono alla vescica (fegato, cuore, milza, polmoni e reni sono yin, cistifellea, intestino tenue, stomaco intestino colon e vescica sono yang), e così via.
Vediamo un breve elenco di corrispondenze tra sapori – yin e yang – organi e alimenti.
· Sapore agro – acido – yin – fegato: limone, pomodoro, fragola, basilico, cavallo, pera, arancia, pompelmo, uva, grano.
· Sapore agro – acido – yang – cistifellea: fagiano, maiale, pollo, mandarino, albicocca, pesca, prugna, biancospino, olive, formaggio.
· Sapore amaro – yin – cuore: lattuga, rabarbaro, soia, tè, fegato di coniglio, bardana, rapa, ruta, verbena, cavolo, fegato di manzo, miglio.
· Sapore amaro – yang – intestino tenue: asparago, mandorla, buccia di arancia e di mandarino, tè, fegato di maiale, valeriana.
· Sapore dolce – yin – milza: melanzana, canna da zucchero, barbabietola, funghi, bambù, fagiolini, orzo, zucca, cetriolo, spinaci, banana, melone, mela, crescione, sedano.
· Sapore dolce – yang – stomaco: ciliegia, castagna, dattero, trota, gamberetti, anguilla, uovo di gallina, pesce persico, carpa, fico, sesamo, arachide, zucchero bianco, zafferano.
· Sapore piccante – yin – polmone: cavallo, maiale, coniglio, lepre, menta, origano, carota, ravanello, rapa.
· Sapore piccante – yang – intestino colon: aglio, porro, finocchio, cervello di manzo, tabacco, capriolo, salvia, prezzemolo, peperoncino, zenzero, scalogno, mostarda.
· Sapore salato – yin – rene: sale, avena, polipo, coniglio, ostrica, lumaca, anatra, alghe.
· Sapore salato – yang – vescica: riccio di mare, gamberetti, piccione, prosciutto, cinghiale, formaggio fermentato, uova di pesce, ceci, piselli. Cause alimentari di malattia
Per i cinesi ogni abuso o eccesso alimentare può causare malattia. Vediamo una per una le diverse possibilità legate ai cinque sapori.
· Eccesso di sapore agro – acido: può portare a un carico eccessivo di energia al fegato, provocando collera e contratture muscolari. Inoltre interferisce con l’energia: dello stomaco, causando gastrite e crampi; del polmone, rendendo la pelle priva di vitalità e dunque facilmente rugosa; dell’intestino colon, causando stitichezza. Anche il rene può essere danneggiato (energeticamente), con conseguente tendenza all’ansietà e all’instabilità psichica.
· Eccesso di sapore amaro: soprattutto chi fuma corre rischi da questo punto di vista, poiché il tabacco viene considerato di sapore amaro. Da un punto di vista cardiaco vi è accelerazione dei battiti, mentre a livello dello stomaco vi saranno mancanza di appetito e difficoltà digestive. Per quanto riguarda il polmone si verifica una sorta di paralisi energetica, con facilità a bronchiti ed enfisema. Nella loggia energetica renale, l’eccesso si manifesta con diminuzione della libido, disturbi mestruali, diminuzione dell’attenzione e della volontà, possibile sterilità. Inoltre, la diminuzione dell’acuità visiva e la fragilità delle unghie sono l’espressione del danno energetico alla cistifellea e al fegato.
· Eccesso di sapore dolce: nell’energia dello stomaco causa gastrite; in quella polmonare, problemi cutanei anche infettivi; nella loggia renale, impotenza sessuale, ipertensione e problemi ossei; nell’energia epatica vi potranno essere glaucoma, cataratta, debolezza muscolare, diminuzione della vista; in quella cardiaca, ipertensione arteriosa e, in casi gravi, scompenso cardiocircolatorio.
· Eccesso di sapore piccante: a livello polmonare e dell’intestino colon si potranno rilevare facilità alle infezioni, emorroidi, emorragie cutanee a livello delle mucose (gengive, per esempio). Per quanto riguarda il rene, diminuzione della libido, amenorrea, edemi (gonfiori) alle caviglie, confusione mentale sono tutte possibili conseguenze. Nella loggia epatica l’eccesso di sapore piccante può causare crampi muscolari, fegato ingrossato, leggeri tremori alle mani. Gastrite, guance rosse e anemia caratterizzano invece il probabile danno all’energia dello stomaco e del cuore.
· Eccesso di sapore salato: nell’energia renale si generano ronzii alle orecchie, aumento delle urine, cefalee nucali. In quella epatica potranno insorgere crampi, disturbi del campo visivo, debolezza muscolare, vertigini, formicolii alle dita, diminuzione della vista. Nell’energia del cuore e del polmone potranno verificarsi difficoltà respiratorie e tachicardia durante gli sforzi. Alcune regole terapeutiche
Forniamo qui alcune indicazioni di massima per intervenire con i sapori in senso terapeutico.
1. Nelle malattie muscolari è consigliabile diminuire il sapore agro – acido ed ingerire più sapori piccanti. Così nei sintomi dati da eccesso di sapore agro – acido.
2. Il sapore agro – acido tonifica il polmone quando si trova in vuoto energetico.
3. Nelle malattie delle ossa è meglio non assumere alimenti di sapore amaro ed ingerire sostanze salate. Nei sintomi dati da eccesso di sapore salato è opportuno aumentare il sapore dolce.
4. Negli eccessi di sapore dolce si consiglia di aumentare il sapore agro – acido.
5. Il sapore salato tonifica il cuore.
6. In caso di disturbi cutanei è bene aumentare il sapore amaro e diminuire il piccante.
7. Nel caso di eccesso di sapore amaro si consiglia di aumentare il salato.
8. Per tonificare il rene conviene aumentare il sapore amaro.
Queste sono solo alcune delle numerose possibilità di intervento terapeutico attraverso la dietetica dei “sapori”. La moxa
Assieme o in alternativa all’agopuntura i medici cinesi utilizzano la “terapia moxa”. Il termine origina dall’espressione giapponese moe kusa, cioè “erba che brucia”. Proprio di un’erba si tratta e cioè dell’artemisia, o erba di San Giovanni (fig), in Occidente detta anche “scacciadiavoli”, colta al solstizio d’estate (il 21 giugno), quando, analogicamente, l’erba accoglie in sé il massimo calore del sole. Come si prepara
L’artemisia viene fatta seccare e le foglie vengono triturate in un mortaio fino ad ottenere un impasto lanoso. Con questo si possono formare delle palline oppure dei coni e, ancora, con carta di gelso, dei sigari lunghi 20 cm. Tecniche di moxibustione
Le palline o i coni possono essere appoggiati sulla pelle in corrispondenza dei punti di agopuntura, quindi accesi all’estremità superiore più lontana dalla cute e poi lasciati “bruciare” fino al loro spegnimento (fig.).
A volte si interpone tra la pelle e l’erba una sostanza (di solito aglio, zenzero oppure sale grosso) a seconda degli scopi che si vogliono raggiungere (fig.). Questa tecnica presenta alcuni svantaggi, e cioè la lenta esecuzione, il notevole fumo e… una piccola, e a volte molto dolorosa, ustione. Tuttavia, nel caso di malattie particolarmente gravi provocate da seri deficit energetici, questa tecnica è in grado di offrire ottimi risultati.
Un’altra tecnica di grande efficacia, utilizzabile però solo dai medici agopuntori, consiste nella collocazione di un pezzo di moxa sopra un ago infisso in un preciso punto di agopuntura. In questo caso si evita l’ustione, ed il paziente avverte una piacevole sensazione di calore (fig.).
Infine, la tecnica più usata è quella del bastoncino di moxa, che viene acceso e avvicinato ai punti di agopuntura a una distanza dalla pelle di circa 2-3 cm.
Il grande vantaggio di questa tecnica è quello di poter insegnare al paziente come usare il bastoncino e, quindi, di fargli praticare un’automoxa a casa con l’indicazione del punto o dei punti da trattare, della durata della moxibustione e dell’orario in cui praticarla. Come si usa il bastoncino
Occorre precisare che il bastoncino di moxa in genere viene fornito dal medico agopuntore, ma può essere anche acquistato presso le farmacie che vendono prodotti cinesi (di solito erbe o aghi per agopuntura).
Il bastoncino viene acceso ad un’estremità fino a ottenere una brace incandescente (non la fiamma) e quindi viene avvicinato alla cute nel punto di agopuntura terapeuticamente significativo. Il bastoncino viene tenuto alla distanza di circa 2-3 cm. dalla pelle fino ad avvertire una piacevole sensazione di calore. Questa in genere si intensifica progressivamente fino a un punto oltre il quale comincia a diventare spiacevole; si allontana allora di colpo il bastoncino, per poi riavvicinarlo ricercando nuovamente la sensazione piacevole.
Il procedimento va ripetuto più volte fino a che l’area cutanea su cui si esegue l’applicazione diventa prima tiepida, poi calda e comincia ad arrossarsi. A questo punto si interrompe l’applicazione: di solito questo risultato viene raggiunto in tre – cinque minuti. Il bastoncino viene poi spento sotto l’acqua oppure tagliando con una forbice la parte bruciata. Indicazioni della moxa
In un antico trattato cinese si legge: “La foglia di ai ye (moxa) usata in piccola quantità produce caldo, in grandi quantità forte calore. Essendo di pura natura yang, ha la capacità di rigenerare lo yang primario. Può aprire i dodici meridiani principali, regolare l’energia, espellere il freddo e l’umidità, riscaldare l’utero, arrestare i sanguinamenti, riscaldare la milza e lo stomaco per rimuovere la stagnazione, regolare le mestruazioni e facilitare l’uscita del feto. Quando è bruciata, penetra in tutti i meridiani ed elimina le cento malattie”.
Quanto più una malattia è fredda (yin), cioè cronica, con metabolismo lento. Pallore, brividi, stanchezza, arti freddi, tanto più la moxa è efficace. Al contrario, quanto più una malattia è calda (yang), con dolori acuti localizzati, viso rosso, stato di eccitazione, tanto più è indicata l’agopuntura e controindicata la moxa. Controindicazioni
La moxa è controindicata nei seguenti casi:
– febbre superiore ai 38°;
– grave ipertensione arteriosa;
– bambini al di sotto dei sette anni;
– persone con pelle fragile, come, per esempio, i diabetici. Il massaggio cinese
In tutte le culture, la più antica forma di cura è il massaggio, e in Cina questa modalità terapeutica va di pari passo con l’agopuntura, la moxa, la dietetica e l’uso delle erbe.
Due sono i principali tipi di massaggio:
– localizzato, che può essere facilmente insegnato al paziente per dare continuità a una cura che prevede, per esempio, l’impiego di erbe e l’agopuntura, e per poter intervenire in casi urgenti. Questo tipo di massaggio viene chiamato “digitopressione”, “micromassaggio” o “automassaggio” e si ispira, come altre tecniche terapeutiche, alle teorie diagnostiche e curative proprie della medicina tradizionale cinese;
– generale, spesso eseguito da un esperto, che impiega varie forme di manipolazione, trazione, impastamento, strofinamento ecc… Il massaggio viene eseguito sui punti di agopuntura e, se è vero che è particolarmente utile per alleviare il dolore, è altrettanto vero che con questo metodo si può intervenire efficacemente nel riequilibrio globale dell’organismo. In molti casi il massaggio rappresenta l’unica terapia necessaria, in altri invece viene utilizzato contestualmente o come supporto alle altre tecniche terapeutiche.
Si può consigliare il massaggio in queste malattie: amenorrea, lombalgia acuta e cronica, cervicalgia, periartrite, reumatismi, enuresi, incontinenza, ipertensione, sindrome ansioso – depressiva, mal di testa, vertigini, stitichezza, contusioni, disturbi della menopausa, vomito, acufeni, epistassi, postumi di fratture. Le controindicazioni sono:
– malattie acute contagiose;
– tumori cutanei e ossei;
– ustioni;
– gravidanza;
– fratture e lussazioni;
– pazienti anziani defedati. Regole
· Occorre avere le mani pulite, riscaldate da un breve strofinamento (uno o due minuti), e le unghie corte e pulite.
· Bisogna essere in posizione comoda e in un ambiente tranquillo.
· Il massaggio va praticato lontano dai pasti e, comunque, mai dopo abbondanti libagioni.
· E’ bene iniziare con una lieve pressione e proseguire premendo sempre più con un movimento dapprima rapido e è poi più lento sino a tornare alla velocità iniziale, con una durata da un minimo di un minuto ad un massimo di cinque. Le erbe cinesi
L’intervento terapeutico tradizionale della medicina cinese si completa con l’utilizzo delle erbe. Studiate e sperimentate anch’esse da quattro o cinquemila anni, sono a tutt’oggi considerate veri e propri farmaci, cioè sostanze che, ingerite o applicate al corpo umano, agiscono combattendo le malattie dal punto di vista sia sintomatico che causale. Quest’ultimo effetto è assicurato dal fatto che queste sostanze vengono prescritte, dopo una diagnosi del disequilibrio energetico in atto, proprio per modificare ciò che, secondo la medicina tradizionale cinese, ha causato il sintomo presentato dal paziente. Esiste, infatti, una classificazione delle erbe basata sulle loro proprietà curative. Vediamola. Farmaci che liberano l’esterno
Sono erbe utilizzate singolarmente o in associazione (ricette) che trattano le “sindromi esterne”, cioè causate dal vento – freddo e dal vento – calore. Lo scopo di queste prescrizioni è, per esempio, di espellere, attraverso la sudorazione, le energie che hanno causato la malattia.
Le malattie che traggono beneficio da questi farmaci in genere sono: raffreddore, faringite, tracheite, i primi sintomi dell’influenza, cefalee accompagnate da dolori alle spalle e alle braccia o alla zona cervico – dorsale, tonsillite, sinusite, congiuntivite, rosolia, gli stadi iniziali del morbillo, alcune forme di orticaria, asma, spasmi muscolari della parte alta del corpo. Farmaci che purificano il calore
Lo scopo di questi farmaci è di purificare il calore, “spegnere” il fuoco ed eliminare le tossine. Molte malattie di origine virale o batterica traggono giovamento da questi farmaci, e in particolare: rosolia, morbillo, varicella, meningite, encefalite, tubercolosi polmonare, tracheite, bronchite, polmonite, congiuntivite, epatite, cistite. Molte ricette di questo gruppo sono efficaci anche quando il calore origina dall’interno, come nell’ansia e nell’insonnia, dove esso invade la zona “mentale”. Infine, queste erbe sono spesso impiegate in estate, quando, per esempio, ci si espone troppo al sole o ad alte temperature. Farmaci che armonizzano
Per “armonizzazione” si intende il riequilibrio tra vari organi, spesso reso precario da stati emotivi particolarmente intensi (per esempio collera e risentimento, che causano calore in eccesso al fegato e conseguente cefalea, distensione addominale, ansia, bocca secca e amara, rigurgiti acidi ecc.).
Tra le malattie conosciute in Occidente, queste erbe curano le irregolarità e i dolori mestruali, i disturbi della menopausa, la gastrite cronica, l’ulcera peptica. Farmaci che favoriscono la discesa
Questi farmaci sono costituiti da erbe che contengono il principio terapeutico della “purgazione”. Questo termine è la traduzione un po’ infelice del cinese xia fa, con il quale non si intende tanto l’evacuazione intestinale (o meglio, non solo) quanto l’eliminazione attraverso gli orifizi del basso e dunque anche l’azione diuretica.
Traggono giovamento da questo gruppo di erbe le dermatiti suppurative, l’acne foruncolosa, il ristagno di feci, le feci secche e difficili da evacuare, le stomatiti, i ristagni di liquidi nel peritoneo, nelle pleure e nel pericardio. Farmaci che drenano l’umidità
Cause psichiche, alimentari, climatiche possono portare ad alterazioni dell’umidità, e cioè della diffusione, circolazione ed eliminazione dei liquidi organici.
Le malattie trattabili con queste erbe sono: cistite, uretrite, gastroenterite, colite, insufficienza renale (acuta e cronica), insufficienza o scompenso cardiaco, sindromi reumatiche con presenza di liquido nelle articolazioni, tutti gli edemi ed i gonfiori, tosse, sensazione generalizzata di pesantezza, ritenzione urinaria. Farmaci che trattano la tosse e le malattie respiratorie
Sono tutte le erbe che trattano la tosse e l’asma, agendo come broncodilatatori e influenzando l’energia polmonare. Oltre all’asma, le malattie che ne traggono beneficio sono: faringite, laringite, tracheite, bronchite (anche cronica), polmonite, enfisema polmonare. Farmaci che eliminano il vento – umidità
Le malattie reumatiche in genere vengono trattate con questa categoria di erbe e le principali sono: artrite reumatoide, lombalgia cronica, dolori alle ginocchia, artrosi, crampi e dolori muscolari, tendinite. Farmaci che trasformano l’umidità
Sono erbe che trasformano appunto l’umidità e curano soprattutto le patologie digestive originate da attacchi di vento – freddo – umidità: nausea, vomito, borborigmi, oppressione, distensione e dolore addominale, diarrea, anoressia. Quelli descritti sono solo alcuni esempi dell’ampia farmacologia erboristica cinese, tanto che a tutt’oggi si conoscono circa cinquemila tipi di erbe curative. La classificazione si completa con i seguenti tipi di farmaci:
– farmaci che risolvono il ristagno dei cibi;
– farmaci che regolarizzano l’energia;
– farmaci che regolarizzano il sangue;
– farmaci che aiutano la digestione;
– farmaci che riscaldano l’interno e combattono il freddo;
– farmaci che tonificano l’energia;
– farmaci che combattono le malattie mentali;
– farmaci antiparassitari;
– farmaci astringenti;
– farmaci che disperdono il vento e aiutano le malattie convulsive;
– farmaci per le malattie della pelle;
– farmaci per la rianimazione.

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