Cavour, epicureo della tavola e padre del barolo

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Camillo Benso Conte di Cavour, artefice del progetto monarchico dell’unità di Italia, uomo liberale, laico, moderato, stratega della politica, si muoveva nelle relazioni diplomatiche con la stessa tattica, il medesimo calcolo e freddezza di un giocatore di scacchi durante una finale.In tavola, invece, la moderazione, il controllo di Cavour si allentava, riflettendo una radicata bulimia, quasi atavica, tanto la sua natura ne pareva permeata. Cavour era talmente ghiottone che ne ritroviamo testimonianza in una lettera del padre alla moglie: “Nostro figlio è un ben curioso tipo. Anzitutto ha così onorato la mensa: grossa scodella di zuppa, due belle costolette, un piatto di lesso, un beccaccino, riso, patate, fagiolini, uva e caffè. Non c’è stato modo di fargli mangiare altro!” Non di rado concludeva il lavoro della politica a tavola con costolette o bue brasato. Una buona bottiglia di Barolo, che lui stesso produceva, era l’asso nella manica per le trattative più difficili. Tra i riti del conte il mattutino bicerin, bevanda a base di caffè, cioccolata calda e crema di latte. Il suo piatto preferito un pasticcio di riso con burro, parmigiano, arricchito con pomodoro e pezzi di uova sfrittellate.Portava la sua franca obesità con disinvoltura, con fierezza. Incurante dell’aspetto fisico, con buona probabilità non fece mai un addominale in vita sua. Fu un peccato che la morte le colse improvvisamente meno di tre mesi dopo l’unità d’Italia, a soli 51 anni, quando l’aspettativa di vita per le persone del suo ceto era ben più lunga. Quanto l’obesità abbia avuto un ruolo in tutto questo, può essere solo supposto e non certificato. Pare che le sue ultime parole siano state: “L’Italia è fatta. Tutto è salvo”.

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