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Scie chimiche e fisco
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Coloro che evadono o eludono il fisco sono odiati e disprezzati. Quando vengono scoperti, sono esposti al pubblico ludibrio. Gli evasori sono considerati alla stregua di gaglioffi, poiché, evitando di versare le imposte, danneggiano tutti i contribuenti, i cui stipendi o salari sono tassati alla fonte e che corrispondono allo stato una quota dei loro redditi con i gravami indiretti. Quante volte i media di regime hanno ripetuto e ripetono che, se il problema dell’evasione fiscale fosse risolto del tutto o in buona parte, ne trarrebbe vantaggio l’intera collettività sicché i servizi sarebbero migliori, più efficienti e meno costosi! Chiediamoci: è corretta questa conclusione o è un luogo comune?

In uno stato equo (mi si perdoni l’ossimoro utopico), se la tassazione fosse proporzionale al censo dei cittadini e se tutti versassero il dovuto, il gettito sarebbe sufficiente per fornire provvidenze all’intera popolazione. Anzi, gli economisti seri ci insegnano che una sola imposta indiretta sarebbe bastevole per tutte le esigenze. Allora perché lo stato inasprisce vie più la pressione fiscale e non è mai pago di fagocitare risorse, moltiplicando gabelle, sanzioni pecuniarie, vessazioni tributarie di ogni sorta? Che cosa non quadra? Per quale motivo non solo le casse dell’erario sono vuote, ma addirittura lo stato è oberato di debiti? Con chi si è indebitato? L’annosa questione del signoraggio è una risposta, non l’unica. Il signoraggio bancario genera un debito abnorme che non potrà mai essere saldato. Le nazioni, soggiogate dai banchieri internazionali, non possono restituire le somme prestate con gli interessi, con il risultato che s’innesca una spirale di insolvenza da cui non è possibile uscire in nessun modo. Denunciò l’abominevole usura lo scrittore statunitense Ezra Pound: perseguitato dal suo governo (Nemo propheta in patria) fu rinchiuso in un campo di concentramento alleato, con l’accusa di essere un sostenitore del fascismo. L’unica maniera per puntellare un’economia ed una finanza traballanti, è emettere altri titoli di debito pubblico, erogare altri onerosi prestiti, fino a quando il sistema non va in pezzi. Si pensi al caso della Grecia.

Ammettiamo pure per assurdo che il signoraggio non esista: la situazione finanziaria degli stati banditeschi che ci opprimono sarebbe diversa? No! Infatti i governi destinano gli introiti provenienti dalle imposte dirette ed indirette non all’’”istruzione, alla “sanità”, alla “previdenza sociale”, ma alle spese militari: “missioni di pace”, irrorazioni clandestine, costruzione di impianti radar e di altre strutture strategiche… assorbono una quota gigantesca delle entrate. E’ arduo un calcolo preciso, ma non ci sbaglieremo, se quantificheremo in un 95 per cento l’entità del denaro raccolto con le gabelle poi investito in armi o comunque in strumenti di controllo e di morte.

Quante ricchezze poi sono risucchiate da una pletora di ministri, parlamentari, funzionari, assessori, consiglieri, con tutti i loro portaborse! Costoro formano una massa sterminata di parassiti che consumano tutto il consumabile, grazie ai loro faraonici emolumenti, rimpinguati con la concussione ed altre ruberie.

Dunque chi evade, da un lato non dà il suo contributo per finanziare un’ombra di “welfare”, dall’altro, anche se in modo inconsapevole, non alimenta una classe dirigente corrotta e criminale il cui unico obiettivo è quello di sterminare il popolo, dopo avergli spillato quattrini con cui vivere nel lusso più sfacciato. Di converso – ed è un atroce paradosso – chi, volente o nolente, versa le tasse, concorre nella perpetrazione di una serie di delitti.

Lo stato contemporaneo è collocato nel punto finale di un processo cominciato alla fine del Medioevo, quando le monarchie nazionali, esautorando un po’ alla volta gli aristocratici, avocarono a sé la fiscalità, la violenza e l’amministrazione della “giustizia”. La situazione nell’antichità era alquanto diversa: l’Impero romano era una compagine paternalistica che, pur perseguendo una politica di conquista sino al II secolo d. C., riservava non poche risorse alla costruzione di strade, terme, acquedotti, ponti, al vettovagliamento alimentare delle classi indigenti etc. Il Leviatano di oggi è, invece, solo crimine legalizzato. Se gli evasori violano la legge, che cosa dovremmo pensare delle istituzioni la cui stessa esistenza è trasgressione di ogni regola morale e di ogni norma civile?

Si intende quindi che la sbandierata riforma fiscale di queste ultime settimane, presentata come una panacea o, per lo meno, come un piano per alleggerire il peso delle esazioni a beneficio di alcune categorie, è un volgare imbroglio, benché ispirato ufficialmente dall’intento di favorire una maggiore equità. Tra l’altro, a chi potrebbero veramente interessare delle leggi volte a contrastare un modus operandi che assicura alle classi dirigenti privilegi e potere? Gli stati si reggono sull’ingiustizia e sull’immoralità, altrimenti non sono stati.

Che essi amino presentarsi come benevoli e provvidi, è solo la conseguenza di una ripugnante ipocrisia. Il putridume resta putridume, anche se nascosto dal coperchio di un sepolcro finemente sbalzato.

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