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Le “Otlichnitsy” donne in carriera di Putin
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Si sono autodenominate senza modestia “Otlichnitsy” (grosso modo “bravissime”), termine che nelle scuole russe indica tradizionalmente gli allievi che raggiungono il massimo dei voti. Sono un nuovo movimento di donne in carriera, nato con l’obiettivo di portare entro il 2018 la “quota rosa” del potere politico al 50% – e intanto, dare una mano al più macho degli uomini di potere russi, Vladimir Putin. Appena dopo aver visto la luce pubblica il 1 giugno e aver fatto parlare di sè tutti i media, infatti, le Otlichnitsy hanno annunciato per bocca della loro leader Olga Kryshtanovskaya di voler aderire al neonato Fronte Popolare panrusso varato circa un mese fa da Putin in vista delle elezioni parlamentari di dicembre. Al Fronte, organizzazione-ombrello che dovrebbe presentare agli elettori un volto meno fastidioso e compromesso di quello del partito Russia Unita (di cui Putin è peraltro il leader), hanno aderito già oltre 450 diverse organizzazioni “sociali”, movimenti, gruppi d’interesse locali e nazionali. L’idea, abbastanza esplicita, è che un’organizzazione aderendo al Fronte possa far eleggere uno o più dei suoi membri alla Duma.
E le signore “bravissime” alla Duma ci vogliono andare in tante per avviare, dicono, un vero cambiamento nei rapporti di genere fin qui dominanti nella politica.

Se infatti in Russia le donne, durante l’epoca sovietica e poi negli ultimi vent’anni, hanno avuto un ruolo importante nel lavoro, alla pari con gli uomini, lo stesso non si può dire per la politica: sono tuttora molto rare le donne che occupano posizioni politiche importanti, mentre è normale trovare donne primario d’ospedale, donne presidenti di tribunale, donne alla guida di aziende o di istituzioni scientifiche. Kryshtanovskaya, sociologa e membro di Russia Unita, è stata in passato su posizioni molto critiche rispetto alla politica del Kremlino, ma evidentemente i tempi sono cambiati. Ora, puntando esplicitamente all’obiettivo di portare una donna al vertice del paese nelle presidenziali del 2018, lei e le sue colleghe vogliono i migliori rapporti con l’attuale potere maschile, anche a costo di uscirsene con battute infelici di questo tipo: “Noi non siamo femministe, crediamo che le femministe siano come le lesbiche, che odiano gli uomini. Noi non odiamo gli uomini”.

Del movimento, candidate a un posto in parlamento e, chissà, a qualcosa di più, fanno parte donne piuttosto note: campionesse sportive, cantanti, docenti universitarie. C’è persino l’ormai immancabile Anna Chapman, ex-spia espulsa dagli Usa e riconvertitasi a bella statuina ovunque possibile. Si sono presentate alla stampa tutte vestite di bianco, da vere prime della classe, e hanno fatto mostra di grande fiducia in se stesse e nella volontà delle donne russe di appoggiarle. “E’ la prima volta che un movimento del genere nasce dal basso, dall’iniziativa delle donne, e non viene creato dal potere” – ha detto ancora Kryshtanovskaya. “Qui ci sono donne baciate dal successo e dalla vittoria, donne attive, energiche e contente di sé. Questa è l’aura che ci circonda”. Probabile che davvero, nelle elezioni di quest’anno, le Otlichnitsy guadagnino punti e seggi: ma è difficile non ricordare che il loro nome, tra gli studenti, significa anche “secchione”, ovvero “cocchine del prof”.
di Astrit Dakli


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