La doppiezza di Obama

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di Pino Cabras – da Megachip.

Va bene che la giustizia e la coerenza non sono cosa di questo mondo, tanto meno in politica. Però i due pesi e le due misure che usa Barack Obama nelle crisi internazionali sono talmente squilibrati da rivelare una doppiezza che lo squalifica sempre di più. Ad esempio su Siria e Bahrain. Nei confronti della Siria di Assad, un giorno sì e l’altro pure il presidente USA chiede sanzioni in nome dei diritti umani violati, con lo stesso schema – e le stesse falsità – che hanno portato alla guerra di Libia. Nei confronti del Bahrain di Al-Khalifa, che ha schiacciato le opposizioni con l’aiuto dell’esercito saudita e con massacri e torture, invece, Obama ha disteso i tappeti rossi.
Non davanti a tutti, però. Il Principe del Bahrain Salman al-Khalifa infatti è stato ricevuto da Obama lo scorso 7 giugno alla Casa Bianca, senza conferenza stampa, né imbarazzanti foto ricordo, lasciate alla Clinton, ma con una dichiarazione di encomio per la volontà del regnante di perseguire il dialogo interno, senza menzione per le violenze. Bel dialogo davvero, con le corti marziali a pieno regime, le sparizioni di oppositori in stile argentino, e la Quinta flotta statunitense placidamente ospite dell’isola-stato araba. Il giorno che le truppe saudite hanno prestato il loro fraterno aiuto alla satrapia in difficoltà, il segretario USA della Difesa era lì a coordinare le operazioni. Rosy Bindi, forse presa dai suoi fervori per la “guerra umanitaria” in Libia, non se n’è accorta, chissà dov’era. Se n’è accorto invece quello stagionato serial killer di democrazie che risponde al nome di Henry Kissinger. L’ex segretario di Stato, mentre parlava a una selezionata platea di berlinesi, ha dichiarato, papale papale, che un cambiamento democratico in Bahrein non gioverebbe agli interessi americani. Ha pure concesso, bontà sua, che lo sconvolgimento in Bahrain e negli altri paesi arabi del Golfo Persico poneva un problema «strategico e al tempo stesso morale» per l’America. Sempre lucido questo angelo della morte, sempre bravo a individuare razionalmente i dilemmi. Scommettete cosa sceglierà, l’inventore del Piano Condor, il pianificatore delle decine di migliaia di desaparecidos? Come? Non puntate un centesimo su una scelta «morale»? Bravi anche voi. Avete imparato la lezione della Storia. Meno bravi i giornali che hanno nascosto anche queste dichiarazioni, e che continuano a ripetere il mantra delle guerre umanitarie. Sono allenati, ormai. Dimenticano l’Arabia Saudita e il Bahrein e passano con disinvoltura dalla Libia alla Siria, in sequenza.
La giustizia e la coerenza non sono cosa di questo mondo, e va bene. Ma per favore risparmiateci le lodi a Osama, questo sepolcro imbiancato che si fa campione dei diritti umanitari.

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