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Importante lavoro pubblicato su Lancet. Nei paesi ad alto reddito si può ridurre il rischio di bambini nati morti: prioritaria è l’implementazione di interventi efficaci sui fattori di rischio modificabili, quali obesità e sovrappeso materno, età materna e fumo. la revisione è stata condotta da Vicki Flenady, della University of Queensland di Brisbane (Australia),con metanalisi di 96 studi di popolazione. I fattori di rischio più frequentemente riportati sono stati selezionati in base alla loro potenziale riduzione tramite stili di vita o interventi medici. I numeri attribuibili ai vari fattori sono stati calcolati partendo dai dati relativi a 5 paesi ad alto reddito con il massimo numero di nati morti e dove tutte le informazioni necessarie per l’analisi erano disponibili. Per alcuni fattori di rischio si è calcolato il rapporto crociato (odds ratio) da cui si sono ricavati i valori del rischio attribuibile alla popolazione (Par). È emerso che il sovrappeso e l’obesità della madre (indice di massa corporea >25 kg/m2) sono il fattore di rischio modificabile più importante, con un Par dell’8-10% nei 5 paesi, contribuendo a circa 8.000 nati morti (=/>22 settimane di gestazione) annualmente in tutti i paesi ad alto reddito. Un’età materna avanzata (>35 anni) e l’abitudine al fumo determinano, rispettivamente, un Par del 7-11% e del 4-7%, contribuendo ogni anno, nell’ordine, a oltre 4.200 e 2.800 nati morti. Nelle popolazioni svantaggiate il fumo materno contribuisce fino al 20% dei nati morti. La primiparità fino a circa il 15%. Tra i disordini della gravidanza, le piccole dimensioni per l’età gestazionale e l’aborto causano i Par più alti (23% e 15%, nell’ordine); ciò evidenzia il ruolo fondamentale svolto dalla patologia della placenta nei nati morti. Infine, un contributo importante al problema in questi paesi resta quello di un diabete preesistente e dell’ipertensione.
L’ennesimo invite per le future mamma a pensare ai nascituri e non solo a loro stesse, rinunciando a fumare.

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