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Come i lettori del Diario della crisi finanziaria ricorderanno, ho volutamente evitato di commentare l’estromissione del banchiere di Marino, al secolo Cesare Geronzi, dalla presidenza delle Generali, ma vorrei spendere qualche parola sui trattamenti economici da lui ricevuti in questa come in altre precedenti occasioni, trattamenti francamente esorbitanti riassunti in un bell’articolo di Alberto Statera apparso sul quotidiano la Repubblica.

In soli quattro anni e mezzo, Geronzi ha ricevuto, a titolo di liquidazione, 55 milioni di euro, tra i quali spiccano i 20 milioni ricevuti per l’uscita dal Gruppo Unicredit con destinazione alla presidenza di Mediobanca, uscendo dalla quale di milioni ne ha ricevuti 18,4, per giungere poi all’ultima buonuscita dal gruppo triestino che ha portato nelle sue tasche 16,6 milioni di euro per soli undici mesi di presidenza.

Alle Generali difendono la decisione del comitato remunerazioni, assicurando che, in caso di mancanza di accordo, sarebbero stati costretti a pagare molto di più, anche se oltre ai soldi, l’oramai ex banchiere di Marino, ha ottenuto anche la presidenza della Fondazione Generali, due decisioni che hanno spinto i fondi esteri a votare contro e la Banca d’Italia ad astenersi.

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