LA RECESSIONE CHE VERRA'!

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Come spesso ho sottolineato questa è una recessione umana, questa è una depressione economica, una debt deflation che da tempo continua inesorabile a colpire i redditi e i patrimoni della classe media, falciando l’esistenza degli ultimi, gli indifesi.

Non importa quali che siano le leggende metropolitane scientifiche o accademiche che determino l’inizio e la fine di una recessione o depressione economica, i popoli occidentali, chi più, chi meno, oggi continuano a vivere sulla loro pelle le conseguenze di una serie di eccessi, finanziari, di frodi e manipolazioni combinate dalla connivenza politica/finanziaria che non ha uguali nella storia.

Lo stesso popolo americano in più occasioni ha manifestato la realtà che questa depressione non è mai terminata!

Qualcuno di certo si meraviglierà ad ascoltare il termine depressione, ma inutile nascondercelo, ma se oggi oltre 40 milioni di americani non sono sulla strafa a fare la fila con la gamella per il rancio è solo perchè i food stamps, buoni pasto per sopravvivere vengono inviati tramite messaggio elettronico sui rispettivi conti correnti o direttamente al domicilio.

Nel maggio del 2007 mentre il mondo intero guardava al migliore dei mondi possibile in più post condivisi la certezza che una terribile recessione era dietro l’angolo. Perchè questa è una recessione!

Tralasciando la grande depressione immobiliare che per oltre il 50 % degli americani, secondo un recentissimo sondaggio commissionato da RealtyTrac durerà per oltre 3 anni ancora, qua è la sono evidenti i segni di un sensibile rallentamento dell’economia americana, un rallentamento che non è altro che la diretta conseguenza dell’effimera ripresa statistica sostenuta dalla più imponente dose di stimoli monetari e fiscali della storia.

Oggi le vendite di case esistenti probabilmente nella loro impercettibile ripresa ci diranno che l’inventario di abitazioni invendute non sta affatto cambiando anzi sarà probabilmente una sorpresa negativa.

Ieri le minute del FOMC, la visione della banca centrale americana testimonia come probabilmente il sostegno stia per finire in attesa delle grida disperate e demenziali dei fautori della spesa pubblica e del sostegno monetario.

Un analista di Goldman Sachs ha detto ieri che la Fed non dovrebbe alzare i tassi nei prossimi sei/sette anni mentre il buon Bernanke ci ha comunicato che le loro previsioni ottimistiche sull’economia e sull’occupazione scendono di trimestre in trimestre. Nonostante questo sono ancora saldamente ancorate oltre il 3 % di crescita che ad oggi è una tenera leggenda metropolitana, visto i recenti dati e come stanno andando le cose sino ad oggi. La seconda parte dell’anno ci dirà molto di più di quello che in molti sono disposti ad ascoltare.

Jan Hatzius, capo economista di Goldman Sachs, un uomo con una capacità di visione delle dinamiche economiche interessante in questi giorni alla CNBC ha dichiarato che la prossima recessione è molto lontana nel tempo dichiarando che la corsa delle materie prime è la conseguenza del miglioramento economico globale e non della speculazione. Ora tralasciando il suo chiaro conflitto di interesse, tipico di tutti gli economisti che lavorano per una grande banca, figurarsi per Goldman, è chiaro che dietro tali affermazioni si nasconde il rifiuto sistematico della realtà. Hatzius inoltre ritiene che l’economia continuerà a migliorare e che vi sarà un continuo miglioramento dell’occupazione. Siamo solo all’inizio del recupero e la recessione è lontana anni luce

Beata innocenza interessata! La mia impressione è invece che al di la delle cifre la recessione è più vicina di quello che in molti vogliono comprendere anche perchè ormai questo sistema cosi come è necessita di continue alternanze di breve termine tra depressioni ed euforie drogato come è dalle politiche demenziali di inutili banche centrali, che nella storia hanno fatto più danni che bene.

Ieri gli economisti dell’ECRI hanno condiviso la possibilità che il mondo sia vicino ad un rallentamento economico, la possibilità di una frenata economica americana entro l’estate, un picco della produzione mondiale. Francamente noi di Icebergfinanza non avevamo certo bisogno del seno di poi per interpretare uno tsunami di dati inequivocabile. Un successo sorprendente ha riscosso tra gli amici di Icebergfinanza, “Red Flag at the Beach”, un’analisi alternativa di come poter affrontare la recessione che verrà serenamente.

Comunque sia continueremo ad osservare dietro le quinte quanto sta accadendo in questa immaginaria ripresa che non ha recepito un solo segnale di cambiamento nella terribile realtà di un capitalismo demenziale che continua a riproporre quotidianamente il suo fallimentare disegno di breve termine.

Dispiace sinceramente che lo stimolo sulla riflessione di ieri sui distretti e cooperative d’Italia, un’alternativa reale e presente nei nostri territori, sia caduta nel nulla o quasi.
Pubblicato da icebergfinanza | Commenti

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