3 malati di cancro su 4 vogliono continuare a lavorare

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Un problema di cui non si parla spesso, ma che merita la massima attenzione: il reinserimento al lavoro dei malati di cancro. Sono oltre 2,2 milioni gli italiani che convivono oggi con un’esperienza di tumore. Più di 1,3 milioni hanno superato il cancro da oltre 5 anni. In Italia vivono circa 690mila persone con diagnosi di cancro in età lavorativa. 3 malati su quattro chiedono di poter lavorare di nuovo . Ma spesso non sanno che esistono norme che prevedono specifiche tutele e facilitano il reinserimento (prevedendo ad esempio il passaggio al part time). In occasione della VI Giornata nazionale del malato oncologico, organizzata dalla FAVO (Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), e svolta a Roma (Auditorium Parco della Musica), i rappresentanti dei volontari hanno fatto il punto della situazione . “È nostro compito – afferma il prof. Marco Venturini, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) – trasmettere un concetto fondamentale: chi è colpito da tumore può continuare a lavorare, ma le sue prestazioni possono cambiare. Ad esempio la chemioterapia richiede tempi di recupero e specifico sostegno. Dobbiamo offrire ai pazienti gli strumenti perché comprendano le tossicità delle terapie a cui sono sottoposti e indicare al mondo del lavoro che i malati oncologici possono e devono lavorare, ma non necessariamente come prima della malattia”. “Vi sono evidenze scientifiche che dimostrano che il lavoro aiuta a guarire e a seguire meglio i trattamenti – sottolinea il prof. Francesco De Lorenzo, presidente FAVO –. Il cancro non si può appropriare della nostra vita. Stiamo realizzando un progetto pilota con un’importante realtà italiana, l’Eni, che ha come partner l’Inps, Sodalitas e l’Ordine del consulenti del lavoro di Milano. è importante distruggere il pregiudizio secondo cui il cancro è un male incurabile. Partirà la fase formativa sui fattori di rischio, i diritti di pazienti e familiari e i comportamenti più idonei da mantenere per favorire la piena integrazione. Fino alla costituzione di un “Disability Management Team” permanente per la migliore gestione del reinserimento in azienda. Vogliamo creare un modello, un prototipo, da estendere anche ad altre realtà produttive per facilitare il ritorno al lavoro”. L’Eni ha accettato di mettersi in discussione per valutare le aspettative dei propri dipendenti nei confronti delle patologie oncologiche. È stato diffuso un questionario in forma anonima a un campione di circa 3000 dipendenti, su alcuni temi fondamentali (in particolare sul rapporto con il tumore e sulla conoscenza dei problemi connessi a questo tipo di patologia). “È emersa la scarsa conoscenza dei benefici previsti dalla legge – continua il prof. De Lorenzo –, la forte consapevolezza da parte di chi ha sperimentato la malattia dell’importanza di disporre di informazioni in materia lavorativa. Oltre il 60% ha affermato che è essenziale proseguire l’attività professionale per poter ottenere risultati migliori dalle terapie e guarire. Sulla base dei risultati di questo sondaggio prenderà il via la seconda parte del progetto che prevede l’apertura all’interno della rete Intranet aziendale della sezione ‘Insieme contro il cancro’, da cui sarà anche possibile scaricare opuscoli realizzati in collaborazione con AIMaC (Associazione Italiana Malati di Cancro)”.
I progetti non mancano, fortunatamente, ed i risultati cominciano a vedersi . Altro capitolo importante quello del riconoscimento di invalidità ed inabilità. Come evidenziato nel 3° Rapporto stilato dall’Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, le neoplasie, nell’arco dell’ultimo decennio 2001-2010, ogni anno hanno comportato in media il 26% dei riconoscimenti di invalidità e il 57% delle inabilità. “L’Inps – afferma il prof. Massimo Piccioni, presidente della Commissione medica superiore dell’Istituto – non procederà a nessuna visita di verifica nei confronti dei titolari di pensioni di invalidità per patologie neoplastiche. Abbiamo inoltre deciso che i pazienti oncologici non debbano essere sottoposti a visite fiscali ripetitive e invasive che rischiano di incidere negativamente sulla somministrazione dei trattamenti. Non possiamo costringere i malati ad adattare le terapie ai tempi dei controlli”.
In allegato il testo dell’intesa firmata dal presidente della Favo e dell’Aimac.

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