Pochi hospice in Italia per malati terminali. Solo uno pediatrico.

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Recentemente ho già dedicato un post a questo tema, quello dell’assitenza ai malati terminali in Italia. Gli hospice per l’assistenza dei malati terminali presenti in Italia sono 189 . Di questi incredibilmente solo uno è pediatrico, e sono 0,35 i posti letto per 10mila abitanti. E nonostante la legge 38 del 2010 che ha previsto l’istituzione di reti di terapia del dolore e di cure palliative tra ospedale e territorio, lo stato di attuazione rimane ancora insufficiente, anche se in miglioramento. Lo hanno rilevato il ministero della Salute e la Fondazione “Gigi Ghirotti”, presentando la 10/a Giornata del sollievo. L’iniziativa, che si celebrerà il prossimo 29 maggio, prevede ben 120 eventi in tutte le regioni, organizzati da strutture sanitarie, associazioni e istituzioni locali. Il sistema di assistenza e cure per lenire le sofferenze dei malati terminali è ancora ricco di luci e ombre. Dai dati del ministero della Salute emerge infatti il miglioramento di alcune regioni meridionali sul fronte hospice, come la Basilicata, con i suoi 0,81 posti letto per 10mila abitanti, o l’Abruzzo, con 0,60 posti letto, e il buon numero di strutture di Emilia Romagna e Piemonte. Ma sul piano dell’assistenza domiciliare, quella delle cure palliative non è una delle priorità delle Asl italiane, secondo una ricerca del ministero. L’assistenza offerta dalla rete, basata su domicilio e hospice, è al di sotto degli standard di riferimento nell’84% dei casi e nel 78% dei casi per l’assistenza solo domiciliare. Buono il livello di cure palliative domiciliari registrato dai centri con équipe dedicate, capaci di garantire continuità assistenziale h24 nel 53% dei casi. Tuttavia un terzo dei pazienti deceduto per tumore è morto in ospedale, dopo un ricovero medio di 12 giorni. «Un valore che sta lentamente calando – commenta Guido Fanelli, presidente della Commissione ministeriale sulle cure palliative – ma che deve migliorare. Queste persone sarebbero dovute morire a casa».
Con l’invecchiamento della popolazione, e con l’inevitabile incremento di malattie neoplastiche, sarebbe giusto rivedere la situazione dell’assistenza domiciliare per le cure palliative, oltre che la situazione dei lungodegenti.

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