Il dogma"Il lavoro nobilita l'uomo":sbagliato il lavoro è schiavitù!

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Riporto ora un bellissimo articolo di Antonio Perrotta

“Ciò per cui oggi falsamente si blatera (per lusingare gli animi e cullare il sonno alle teste vuote), è la necessità di un rinnovamento del sistema occupazionale basato su una certa etica del lavoro.

Punto primo, l’introduzione di un regime meritocratico. Il che, per l’appunto, se mai si realizzasse (e non è chiaro quali siano le coordinate del/di merito), sarebbe nient’altro che un nuovo regime, peggiore dell’attuale.

L’unico criterio di scelta attuabile in luogo della raccomandazione, in un sistema produttivo tecnocratico governato ai vertici da potentati monetari e finanziari, sarebbe la totale sottomissione ai dettami produttivi. Chi osasse avanzare dubbi, rivendicare qualcosa o semplicemente biasimare il sistema, non meriterebbe la calda accoglienza in seno agli addendi di questa sommatoria, non sarebbe degno di tanta grazia benefattrice.

Ma questo non è che un punto irrisorio, una variante della questione.

Il problema è chiedersi perchè questi infeltriti cadaveri che sgambettano in preda al mito del benessere lavorativo, degli scatti in carriera, plaudano all’inasprirsi di un regime sotto le cui ronde boccheggiano e marciscono da secoli. Perché si sentano entusiasti e lusingati dalle prospettive di una carriera basata sull’obbedienza, sulla dedizione, sullo straordinario, abbacinati dalla prospettiva di una cena col capo o da qualche centesimo in busta paga.

L’uomo, originariamente, è altro. Il suo impiego coatto e quotidiano (pena la fame) nella catena di montaggio è una mostruosità che andrebbe perseguita con la galera.

Ogni singolo minuto della mia vita buttato al servizio di qualcuno dovrebbe valere, male che vada, alcuni miliardi, indipendentemente dalla mansione svolta. L’uomo dovrebbe avere la possibilità di poter vivere dignitosamente senza lavorare, perlomeno nel senso canonico del termine. Se lo vuole, dovrebbe poter affrontare un qualunque tipo di attività anche se non immediatamente valutabile in termini produttivi e dunque remunerativi. Dovrebbe avere la possibilità di dedicarsi ad una qualche forma d’arte o studio o ricerca senza per questo patire la fame.

Il lavoro canonicamente inteso deve rimanere una mera vocazione personale; non una necessità vitale.

La gente arriva ad osannare il proprio impiego quotidiano menando vanto del monte ore accumulato. Deride e discrimina chi vorrebbe sottrarsi alla tirannia della mercificazione umana bollandolo come scansafatiche. E’ talmente convinta che il lavoro sia la vita e che quest’ultima vada guadagnata e vissuta lavorando che difficilmente potrà considerare il detrattore qualcosa di più di in parassita.

Ignora totalmente che in realtà la schiavitù del lavoro è funzionale agli unici veri parassiti in cima alla piramide. Ignora che questo sistema è semplicemente il peggiore, non l’unico, e che viene mantenuto sano (cioè malato) per scopi ben precisi.

Tutto ciò è talmente incredibile da creare, personalmente, sentimenti contrapposti: rabbia pena biasimo disgusto ironia…

La gente è talmente imbevuta di siero pubblicitario informativo e propagandistico da non essere minimamente sfiorata dal dubbio. E se lo è, il dubbio in causa è un sottoprodotto consentito e ugualmente manipolato dalla stessa propaganda, fisiologicamente vitale per il sistema medesimo. Un simile dubbio sarà sempre e comunque volto nella direzione sbagliata. Sarà sempre un tassello illusorio dello stesso mosaico che persuade le menti circa una presunta libertà di critica e di pensiero.
E, come disse Goethe, “non c’è peggior schiavo di colui che è falsamente convinto di essere libero”.

Come se non bastasse questo processo si fonda (ed è possibile) grazie ad ulteriori aberrazioni secolarizzate. Alcune ataviche stratificazioni mentali (che in qualche modo preordinano e bendispongono quello che Jung chiamerebbe inconscio collettivo) consentono questa nemesi ingannatrice: tradizione folclore superstizione religioni dogmi autorità politica e quant’altro.

Pertanto non si tratta di vivere in una illusione globale (metafisicamente intesa); o perlomeno non è di questo che ora si vuol trattare.

Qui è bene comprendere, o almeno scorgere, la portata globale dell’inganno cui più o meno consapevolmente (ma sempre colpevolmente) si soggiace.

Le vostre menti, perverse e pervertite ad un tempo (dal sistema nel sistema per il sistema), sono arrivate a considerare il lavoro un dovere, un dono, una nobilitazione, una fortuna, una grazia. Il lavoro, la ricerca spasmodica del posto di lavoro, dell’impiego umano sotto il mito del successo e del benessere, è divenuta dogma.

Domanda: riuscirete minimamente, dimenandovi tra turiboli e anestetici, a considerare (non dico scalfire) l’immonda infamia che nel tempo è riuscita a persuadervi di tutto ciò sino a farne oggetto di fede e di culto?

Non posso essere ottimista. Altri dogmi, da milleni, finanche più assurdi e incredibili di questo, permangono in ottima salute. Anzi: il tempo sembra addirittura consolidarli (in grazia del potere che si lascia consolidare nei secoli tra le mani di chi può trarne vantaggio).

La gente deve essere impiegata, il tempo della tua unica vita deve essere spremuto in una occupazione che distolga dal pensare, dal domandare, dal ritrovarsi, dal rendersi conto che in quanto uomo si è potenziali capolavori e che l’infame coercizione al sudore per la sopravvivenza, per sbocconcellare appena, costituisce l’esatta negazione di quella meraviglia potenziale.

Ed è necessario far credere che quel sudore sia un privilegio che nobiliti la natura umana, che faccia fronte ad esigenze proprie, utili a se stesso, alla famiglia, alla convivenza sociale.

Non si sciopera sacrosantamente in massa per rivendicare il diritto umano a vivere senza lavorare. Si sciopera quando non si ha occupazione, sottomissione. Se non si è bestie da soma si reclama il giogo.

“Il lavoro nobilita l’uomo”… Questo è stato ripetuto, incessantemente. Mentre non può che ottunderlo e debilitarlo.

L’uomo, dovendo scegliere, è molto più vicino alla cicala che alla formica. Quella favola non è una innocente storiella volta a responsabilizzare il bambino sin dalla culla; non nel senso in cui si crede. Semplicemente è volta ad irreggimentarlo.

La scuola non è altro che un campo di concentramento didattico in cui si irreggimentano futuri automi e cadaveri. Sempre più non a caso si parla di scuola e proposte formative per il mondo del lavoro. Le scuole, le università, ti portano in gita nelle fabbriche, nelle multinazionali… Cercano subito di inserirti e inquadrarti nel mondo del lavoro, nella sua ottica.

E intanto il mondo produce il triplo rispetto alla domanda. Ma bisogna ancora lavorare produrre indebitare… non distribuire e godere delle immense ricchezze senza dilaniare il pianeta.

Si lavora per sottostare al peggiore regime schiavistico monetario mai concepito, in favore (volendo risalire ai vertici) di pochi banchieri settari.

Miliardi di persone lavorano per accentrare ogni potere nelle mani di costoro mantenendo le famiglie degli stessi nel lusso più sfrenato e perpetuando ogni loro privilegio e potere di generazione in generazione.

Migliaia di persone chiedono soldi a questi signori indebitandosi sino al collo per della carta inesistente, creata dal nulla, impegnando finanche il sudore dei padri affinché, con una nuova vita di fatiche e sudori restituiscano pezzi di carta (questa volta reali giacché intrisi di martirio personale) a chi non elargì nulla, e, soprattutto, nulla di proprio.

Ma la gratitudine, per essere veramente tale, non potrà prescindere dal corrispondere, sotto forma di interessi, qualcosa in più rispetto al nulla elargito. E se mai si volesse essere talmente sconsiderati da negare quella gratitudine, la Giustizia interverrebbe nel rendere l’inadempiente perseguibile ai sensi di legge.

In più è giusto che il reddito proveniente dalla schiavitù sia ragguardevolmente tassato.
E non per quei pochi penosi servizi che lo stato concede in contropartita; ma per pagare gli interssi sul debito eterno, inestinguibile, costituito da carta straccia. In sostanza si tratta di drenare risorse al cittadino durante tutto l’arco della sua squallida vita lavorativa per restituire denaro ai banchieri centrali sovranazionali, consentendo così la perpetuazione di una truffa mondiale basata sul debito.
Il tutto sotto la tacita connivenza dei governi e dei loro rappresentanti, semplici camerieri e burattini del sistema, veri e propri esattori in nome e per conto dei grassi paperoni internazionali.

Non a caso Thomas Jefferson ebbe a dire: “Credo sinceramente che le istituzioni bancarie col potere di creare ed emettere moneta siano più pericolose per la libertà che eserciti in armi”.

Senza mezzi termini invece Henry Kissinger: “Chi controlla il denaro controlla il mondo”.

A chi dunque impone di elemosinare prestiti ed ha la benevolenza di concederli nominalmente affinché si abbia l’onore di lavorare dovendo un domani ricambiare col denaro e la vita qualcosa in più del nulla dato, sii grato ed obbediente: è per te che stai lavorando.
L’impiego è la tua vera natura, il senso ultimo della tua esistenza, l’intima elevazione mentale e spirituale cui l’uomo può e deve aspirare.

Se non ci credi basta che ascolti chi dal pulpito rappresenta i tuoi interessi, chi predica e combatte ogni giorno per la tua dignità e realizzazione.
Forse il tuo Presidente della Repubblica non esorta ogni giorno in tal senso?
Non conferma forse essere la dignità primieramente nel lavoro?
Non lo hanno per questo scritto e sancito nel primo articolo della Sacra Costituzione?
Non lo ripete forse anche il Sommo Pontefice dall’umile Loggia ecclesia in S. Pietro?

Non vorrai certo mettere in dubbio la parola di due infaticabili lavoratori o addirittura quella di Dio sceso in terra!?

O vorresti forse che la banca del Signore cessasse di riciclare capitali per le sue opere di bene?

Il Signoraggio è il Signore Dio tuo.
Il Signoraggio è il Signore Dio tuo.

Ormai non si tratta più di scoprire che la democrazia è una finzione, un lugubre gioco di facciata.
Nemmeno si tratta di biasimare l’egemonica tirannia delle plebi.

Sono le plebi ad essere, sia pure colpevolmente e vocazionalmente, tiranneggiate. I cenacoli politici non sono che un medium tra le plebi e l’elite, un diversivo che scongiuri lo svelamento. Elezioni, candidature, partecipazioni alla vita pubblica, referendum… tutto si risolve in belletto, maquillage d’accatto.

Corporazioni, banche ed alta finanza.
Questo è ciò che si nasconde dietro le quinte della cronaca e della storia ufficiale.

Ma la storia non solo è da riscrivere: è da cancellare.

Esimi studiosi ancora brancolano nel buio. Ottusi accademici ancora emendano e revisionano storielle all’interno del medesimo inganno, concedendo varianti al loro e al vostro sonno.

(Disse Honorè de Balzac:”Vi sono due storie:la storia ufficiale,menzognera,che ci viene insegnata,la storia ad usms delphini,e la storia segreta,dove sitrovano le vere cause degli avvenimenti,UNA STORIA VERGOGNOSA!”)

Banche centrali, banca mondiale,Fondo monetario internazionale, Onu, Council on Foreign Relations, Commissioni Trilaterali, Bilderberg Group……..

Oramai non esistono più nemmeno i governi!!!!!

Se dunque devi essere occupato per raggiungere il tuo scopo, perchè interrogarti?
Abbiamo già tutte le risposte, e le offriamo senza che tu perda tempo a cercarle.
La tua essenza è nel lavoro, non nel domandare. E’ nell’identificarsi con esso, nel pensare con esso, nel misurarti e valutarti per esso e con esso.

Per raggiungere questo autentico grado di consonanza con il tuo essere uomo, non hai che da faticare (otto dieci anche dodici ore al giorno), almeno sei giorni su sette. E per non distoglierti da questa illuminata consapevolezza, nell’unica giornata d’aria concessati, inonda gli stadi gli altari le piazze i negozi i dopolavori… Frequenta i tuoi pari e sbadiglia insieme a loro.
Tanti più sarete, tanto più lo sbadiglio diverrà contagioso.

Ma se, dopotutto, comprensibilmente, sarai stanco, resta pure a casa… senza troppo pensare, senza troppo distoglierti dal torpore necessario alla mente e al domani, denso di nuove fatiche e doveri. Basta che il dito intervenga ad illuminare uno schermo dove è possibile (anzi indispensabile) mirarsi vezzeggiarsi cullarsi per poi, finalmente, dormire… ancora russare e dormire.

(DORMIRE E NON PENSARE…….E POI ANCORA LAVORARE!!!)

Un’ultima premurosa raccomandazione onde evitare che tu incorra in spiacevoli sanzioni. Non dimenticare, prima di coricarti in quel misero e pignorabile loculo domestico, di caricare la sveglia sulle prime luci dell’alba.

Non, sia chiaro, per godere dell’alba; tutt’altro. Ma per correre a donare il tuo pane quotidiano.

Questo è l’unico mistero eucaristico, ed ogni giorno si rinnova: la carne diventa pane; il sangue, vino.”

Possono esistere società diverse,informatevi sul Venus Project.

Fonte

5 comments for “Il dogma"Il lavoro nobilita l'uomo":sbagliato il lavoro è schiavitù!

  1. Anonimo
    16 settembre 2011 at 14:43

    Bellissimo articolo che ritengo un ottimo spunto per iniziare a pensare seriamente la realtà della vita.
    BASTA schiavitù e sottomissione ci drogano attraverso cibi e bevande inquinate, ci inquinano di radiazioni e scie chimiche, ci controllano col signoraggio e coi messaggi subliminali da internet, tv, satelliti ecc.
    Il grande quesito rimane, come vivere senza lavorare? forse costruendosi una fattoria o un ecovillaggio? ma anche li serve il denaro, resta un cane che si morde la coda e siamo al punto di partenza…diventare barboni in sostanza è la soluzione, almeno loro hanno snobbato il sistema.
    Dovrebbe esserci più coercizione tra noi internauti del web che si interessano seriamente di queste tematiche, si dovrebbe creare una comunità, una rete e poi da li espandersi contrastando l'inconscio collettivo volto a contrastare la tirannia che ci sottomette.

    • 13 gennaio 2016 at 10:27

      Si credo anche io che dovremmo essere tutti molto piu in contatto ! Formare una rete usare il web a nostro vantaggio!! Vi ricordate quando in egitto fu bloccato l'accesso ad internet?? Gli anonymous egiziani vennero aiutati dalgi altri e la rete fu ripristinata! Almeno mi pare di ricordare cosi! Cavoli dovrebbe essere incoraggiante !! Almeno per me lo é/era…

  2. Anonimo
    10 novembre 2012 at 14:08

    non c'e' bisogno di lavorare! la tecnologia attuale ci consente di lasciare alle macchine il compito di produrre quello che ci serve per vivere.
    informatevi sui lavori di Jacque Fresco ed il Venus Project.

  3. 13 gennaio 2016 at 10:21

    Purtoppo per "noi" , come si puo evincere dai commenti al tuo articolo (che trovo davvero stimolante e incoraggiante) .. Le pecore sono ancora tante e io mi sono stufato di cercare di farli ragionare, i miei amici, i miei parenti, ormai son persi. Io ho quasi 26 anni e non ho combinato un cazzo, vi o con i miei e ho la fortuna di lavorare "solo" 5 ore e di guadagnare bene! Ma so che la pacchia finirá presto.. Chi ha deciso di vivere questo sistema marcio, malato e perverso, continuerà per la sua strada, (le nuove generazioni sono peggio) e continuerá a pendersi gioco di chi si fa le domande, dandogli del complottista dello scansafatiche , del bamboccione ecc.. Spero solo di trovare un bel posto incontaminato, lontano dalla civiltâ immerso nella natura, autocosteuirmi una casetta semplice e non grande, un orto e pannelli solari.. Fanculo catasto, fanculo terreno edificabile e soprattutto fanculo societá! e il primo che mi scassa le palle lo accolgo a fucilate e poi lo uso come combistibile per riscaldarmi.. Lol energia pulita!! Muahahah

  4. 31 maggio 2016 at 17:11

    Splendido post che condivido in pieno. Sono ormai 8 anni che non lavoro per scelta, spendendo il meno possibile, concedendomi come unico lusso la disponibilità del mio tempo e la libertà di non dover leccare i piedi a nessuno. Ho la fortuna di essere figlia unica e di non aver mai desiderato figli (chi, se solo si soffermasse a pensare, vorrebbe veramente scaraventare un nuovo essere umano in questo mondo malsano?), ciò che erediterò dai miei sarà soltanto mio e vedrò di farmelo bastare. Se non basterà ci penserò. Per ora vivo. Quando lavoravo 8 ore al giorno, che poi diventavano 10 tra andata, ritorno e pausa pranzo, mi sentivo morire dentro. Non vedevo più il senso del darmi tanto da fare per uno stipendio, in cambio del quale dovevo dare il 90% della mia vita. Non mi sento un capolavoro di persona, non ho talenti particolari, ma mi piace leggere, disegnare, stare col mio cane, studiare per capire il mondo in cui vivo e anche – trasgressione massima – oziare! Ora ho il tempo di farlo. A volte cerco su internet post come questo per aver conferma di non essere la sola a pensarla così, in un mondo di infaticabili lavoratori che amano le proprie catene più di se stessi. E' un sollievo sapere che ci siete, anche se sarà una minoranza a potersi davvero permettere di abbandonare il lavoro, perché la gabbia è stata studiata in modo da rendere estremamente difficile uscirne. Ma chi può farlo lo faccia, fregandosene del giudizio di quanti gli daranno del parassita scansafatiche. La vostra libertà vale molto di più dell'apprezzamento di un branco di schiavi e dei loro padroni.

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