25 Maggio 1934. Scompare Gustav Holst, grande compositore, ingiustamente poco conosciuto in Italia

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Ricorre oggi l’anniversario della scomparsa di un grande compositore, ingiustamente poco conosciuto in Italia.  Gustav Theodor Holst (Cheltenham, 21 settembre 1874 – Londra, 25 maggio 1934) .
Gustav Theodor Holst fu educato alla musica sin dalla più tenera età; a sedici anni compose un’operetta in due atti che convinse suo padre (noto oganista di Pittville) a compiere uno sforzo economico e mandarlo a studiare presso il Royal College of Music di Londra.
Studiò con il compositore irlandese Charles V. Stanford e strinse una solida amicizia con un compagno di studi, Ralph Vaughan Williams. In questo periodo si professava wagneriano convinto. Sotto la guida di Stanford, nel 1895 compose un’opera, The Revoke, che inaugurò il suo catalogo come op.1.
Sempre al 1895 risalgono i primi contatti con il misticismo indiano e con la letteratura sanscrita. Nel 1897 lasciò a malincuore il Royal College perché per potersi mantenere aveva accettato un posto da trombonista nella Carl Rosa Opera Company. Nel 1899 iniziò un’opera, Sita, in tre atti, basata sul poema epico hindu Ramayana. Nel 1900, scrisse la Cotswold Symphony, elegia scritta in memoria di William Morris, e completò il suo primo lavoro dato alle stampe, l’Ave Maria.
Nel 1901 sposò Isobel Harrison, soprano, e decise di dedicarsi completamente alla composizione. Nel 1903 scrisse Indra, un poema sinfonico basato sulla figura dell’omonimo dio hindu. Poco dopo, compose The Mystic Trumpeter, un pezzo per soprano e orchestra basato su testo di Walt Whitman, dalle forti influenze wagneriane.
Nel 1906 andò in Algeria. Fece rivivere le sensazioni e i colori dei luoghi visitati nella suite orchestrale Beni Mora, composta al suo ritorno.
Nel 1907 compose la Somerset Rhapsody e iniziò una nuova opera d’ispirazione indiana, Savitri, che completò l’anno dopo. Accettò inoltre il posto di direttore musicale in un’altra scuola, il Morley College, tenendo l’incarico per tutta la vita.
Nel 1912 partì alla volta della Spagna in compagnia dei musicisti Balfour Gardiner e il librettista e studioso di astrologia Clifford Bax che avvicinò Holst all’astrologia, un hobby che in seguito avrebbe ispirato la famosa suite The Planets, una serie di bozzetti musicali ispirati da ‘umori’ legati ai pianeti.
Nel 1913 Holst scrisse un’opera orchestrale di successo, che viene eseguita ancora oggi: la St. Paul’s Suite. A causa della sua attività didattica, in questi anni era venuto in contatto con il movimento di riscoperta di molta musica popolare inglese medievale, dei madrigalisti del primo ‘600 William Byrd e Thomas Weelkes e di Purcell. Lo studio di tale materiale e della musica del folklore inglese lo influenzò sensibilmente in tutte le composizioni successive.
L’interesse di Gustav Holst per l’astrologia si affermò in seguito ad un incontro con Clifford Bax, durante un periodo di vacanze in Spagna nella primavera del 1912.
Poco dopo Holst scriveva ad un amico: « … e di solito studio quei soggetti che mi ispirano musica; è il carattere di ogni singolo pianeta ad offrimi un mucchio di suggerimenti ed è per questo che mi interesso piuttosto assiduamente di astrologia … ».
Da questo interesse nacque la suite in sette movimenti, per orchestra sinfonica, “The Planets”. Solo sette pianeti dal momento che Holst non considerò la Terra e Plutone che fu scoperto solo il 18 febbraio 1930 dall’astronomo Clyde Tombaugh.
Iniziò con “Mars” (Marte: il portatore di guerra), poco prima dell’inizio della guerra nel 1914 e terminò la sua opera tre anni più tardi con “Mercury” (Mercurio: il messaggero alato).
Mentre orchestrava “Jupiter” (Giove: il portatore di gioia), Holst si convinceva sempre di più che la spesa d’ingaggio di un’orchestra sinfonica adatta sarebbe stata proibitiva in tempo di guerra. Per fortuna Balfour Gardiner si offrì di sostenere le spese di un’audizione privata per Holst ed i suoi amici della Queen’s Hall di Londra, con la collaborazione della London Symphony Orchestra diretta da Adrian Boult.
L’esecuzione ebbe luogo in anteprima il 29 settembre 1918; ecco alcune impressioni raccolte all’epoca: « … anche coloro tra gli ascoltatori che avevano studiato la partitura, furono letteralmente sorpresi dalle inaspettate sonorità. Durante l’esecuzione di “Jupiter” le donne delle pulizie nei corridoi misero giù gli spazzoloni e cominciarono a ballare. Ad ogni battuta di “Saturn” gli spettatori sparsi qua e là nella sala buia e deserta si sentivano invecchiare progressivamente … ».
La suite fu eseguita per la prima volta in pubblico (ad eccezione di “Venus” e “Neptune”) alla società Royal Philarmonic il 27 febbraio 1919 ed, in versione integrale, il 15 novembre 1920.  Il successo fu senza precedenti e diede fama mondiale a Holst. Compose quindi Ode to Death (Ode alla Morte) per coro e orchestra, basata su un poema di Walt Whitman e nel 1920 fece eseguire anche The Hymn of Jesus (basato sui Vangeli Apocrifi e composto nel 1917), ugualmente un grande successo.
Al suo ritorno in Inghilterra Holst affrontò un periodo di cattiva salute e si ritirò nella sua casa di campagna di Thaxted. In questo periodo, lavorò alla Choral Symphony e ad una nuova opera dal titolo At the Boar’s Head. Quest’ultima, rappresentata nel 1925, fu un totale insuccesso a causa della sua audacia e complessità.
Nel 1927 ricevette dalla Cattedrale di Canterbury l’incarico di scrivere la musica per una produzione drammatica dal titolo The Coming of Christ, e dalla New York Symphony Orchestra la richiesta di una sinfonia. Quest’ultima diventò Egdon Healt, poema sinfonico ispirato all’opera e alla figura del poeta Thomas Weekles. Ebbe scarso successo, ma Holst la considerò come la sua migliore creazione, e recentemente è stata rivalutata.
Nel 1930 scrisse il suo Double Concerto for Two Violins, lavoro d’ispirazione contrappuntistica e politonale, che suscitò pareri contrastanti tra la critica, divisa tra chi ne rilevava l’eccessivo intellettualismo e chi ne apprezzava molti passaggi di rara bellezza. Per questa composizione, vinse la Medaglia d’oro della Royal Philharmonic Society. Sempre nel 1930, Holst scrisse la sua tredicesima e ultima opera, The Tale of The Wandering Scholar.
Morì dopo un operazione allo stomaco, il 25 maggio 1934, in un ospedale di Londra.

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