LA MUCCA BALNEARE DI SANTA TERESA RIVA

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24 Maggio 2011

LA MUCCA BALNEARE DI SANTA TERESA RIVA

UN’AVVENTURA IN MARE DURATA TROPPO POCO

“Nuotava veloce verso la Calabria, ma le corna l’hanno tradita.
E così, a un miglio della costa siciliana, una mucca bianca di razza romagnola, scappata da qualche giorno da una mandria montana di Castiglione di Sicilia, ha finito la sua scappatella balneare.
E’ stata legata e riportata a riva dagli uomini della Guardia Costiera e dai Vigili del Fuoco di Letojanni.
La povera reclusa tornerà tra le compagne e fare la fattrice e diventerà come tutte carne prelibata per le nostre tavole”.
Questo l’articolo apparso su Repubblica nei giorni scorsi.

DALLE PENDICI DELL’ETNA ALLE ACQUE DELLO STRETTO

L’avventura della mucca in fuga era cominciata tra le pendici dell’Etna.
L’animale si è staccato dal gruppo per arrivare solitario fino alla città di Santa Teresa Riva.
Per niente intenzionata a tornare indietro, non ha esitato a tuffarsi in mare, dimostrando pure non comuni doti natatorie.
L’allarme dell’allevatore e dei cittadini del paese costiero è arrivato veloce e un gommone è intervenuto per riprendere il mammifero.

UN SALVATAGGIO IPOCRITA E SGRADITO

A riva è esplosa la sua rabbia, documentata dalle foto di Carlo Aprile per la Geopress, l’agenzia di stampa che si occupa di maltrattamento animale.
La mucca ha cercato giustamente di incornare i suoi falsi e ipocriti soccorritori, quelli che le hanno tolto anche l’estremo tentativo di raggiungere un lido terrestre libero da bipedi cannibali, da macelli e da macellai.
Che mondo è mai questo? Si sarà chiesto. Una non ha nemmeno il diritto di buttarsi a mare verso la libertà, che pronti i persecutori ti vengono a ripescare?

SICILIA O CALABRIA NON FA DIFFERENZA

Non sapeva la coraggiosa e intraprendente ragazzotta a quattro gambe che, purtroppo, la Calabria non è oggi migliore della Sicilia, e che non avrebbe trovato sull’altra sponda qualche anima gentile disposta ad accoglierla e coccolarla, anziché riconsegnarla al primo usuraio della carne.

GLI INSEGNAMENTI DOPO 2500 ANNI SONO CAMBIATI, MA DECISAMENTE IN PEGGIO

A Reggio come a Crotone, di Pitagora è rimasto soltanto un vago ricordo, con un cippo marmoreo dove egli teneva le sue memorabili ed illuminanti lezioni.
Anche da quelle parti, i bipedi vanno tuttora a scuola, ma anziché imparare le cose giuste, fatte di stile, di rispetto, di amore, di amicizia, di ritmo musicale, di chiarezza matematica e filosofica, apprendono piuttosto i contenuti biochimici e il valore organolettico della sua carne, il volume di latte producibile in 3 anni di intenso sfruttamento, e il corrispettivo dei 20 chili di pelliccia utilizzabile dai conciatori.

Valdo Vaccaro (AVA-Roma e ABIN-Bergamo)

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