ESSERE CRISTIANO: Χριστὀς

Stampa / Print

Χριστὀς

Un cristiano è un seguace e discepolo di Cristo.

È Cristiano chiunque sia stato battezzato nel nome del Padre e crede che Gesù Cristo sia figlio di Dio, e il Salvatore.

Dal latino christianus, mutuato dal greco χριστιανός, khistianós derivato di Χριστὀς, Khistós.

Stessa formazione linguistica di ἡρωδιανός, hērōdianós, termine tecnico per i «seguaci di Erode» (Marco 3,6).

In generale, il Cristiano è colui che segue gli insegnamenti di Gesù il Cristo, che lo considera Figlio di Dio, sottomesso al Padre, e che svolge l’azione di predicazione come fece d’esempio Gesù, e che comandò ai suoi discepoli.

Tutti quelli invece che credono che Gesu’ sia un’entità che completa un triangolo, detta Trinità Padre, Figlio e Spirito, si dicono Trinitari.

Il Cristianesimo si divide in molti rami, differenziandosi per dogmi, culti, credenze e traduzioni della Bibbia.

USO BIBLICO DEL TERMINE

Gli Atti degli Apostoli affermano (11,26) che ad Antiochia i discepoli di Gesù per la prima volta furono chiamati Cristiani.

La desinenza della parola greca significa «essere dalla parte di» e, quindi, i «cristiani» erano dalla parte di Gesù.

Il significato di questo nome, messo in evidenza, nel testo greco, dall’ordine delle parole, sta nel fatto che le persone riconoscevano i cristiani come un gruppo separato e distinto.

La chiesa si stava sempre più separando dal giudaismo.

Sempre gli Atti degli Apostoli, narrano che nell’anno 58 il re Erode Agrippa II, dopo aver ascoltato l’apostolo Paolo gli disse:

Per poco non mi convinci a farmi Cristiano (26,28).

La parola “cristiano” viene menzionata nella bibbia una terza e ultima volta nella prima lettera di Pietro:

Ma se uno soffre come Cristiano, non ne arrossisca; glorifichi anzi Dio per questo nome (4,16).

Deduciamo che in questo contesto storico il termine connotava un epiteto più ingiurioso che onorifico; così pare che lo usi il re Erode.

È chiaro che in questo caso, come in tanti altri in cui l’appellativo ha avuto la stessa origine, si tratta di un titolo che è diventato ben presto onorifico per coloro che lo portavano.

ANALISI STORICA

Fino a prima dell’episodio di Antiochia, i seguaci di Gesù si chiamavano, tra loro, «i discepoli» (6,2), «i fratelli» (11,1), «i credenti» (2,44), «i santi» (9,32), «i salvati» (2,47).

Neppure i giudei avrebbero mai dato questo nome ai discepoli di Gesù:

Cristo è la traduzione greca dell’ebraico Messia, quindi i cristiani sarebbero stati i «seguaci del Messia», un nome che i giudei avrebbero potuto riservare a sé stessi, a patto di avere riconosciuto un Messia da seguire; infatti loro usavano i termini «i Galilei» (2,7) o «i Nazareni» (24,5).

Quindi, l’origine del nome deve essere pagana.

Difatti la forma si direbbe latina: i Pompeiani, i Sullani, e simili.

Certa è l’invenzione da parte degli abitanti pagani di Antiochia di Siria; molto probabilmente con l’intenzione di scherno, se si vuole accentuare il fatto dell’imperatore Flavio Claudio Giuliano, il quale dice (Nisopog., pg. 344) che gli antiocheni erano satirici, mordaci, e famosi per inventare dei nomignoli e dar la baia a chi prendevano di mira.

Lo scrittore romano Svetonio, che nel 120 d.C. compilò una serie di biografie dei primi imperatori romani, scrive nella Vita di Claudio che:

« Egli scacciò da Roma i giudei che, istigati da Cresto, erano continuamente in lotta fra loro. »

Cresto, nome comune fra gli schiavi, era una deformazione del nome di Cristo.

Si riferisce al tumulto avvenuto nel 49 d.C. fraintendendo dai verbali della polizia per «Cresto»come capo della agitazioni.

Ancora Svetonio, in Vita di Nerone, parlando dell’incendio di Roma del 64 d.C. afferma:

« Furono puniti i crestiani, un gruppo di persone dedite a una superstizione nuova e malefica. »

Un resoconto più dettagliato offre lo storico Tacito, nei suoi Annali, scritti nel 115-117 d.C., addossando la responsabilità dell’incedio ai «crestiani»:

« Essi prendevano nome da Cristo, che aveva subito il supplizio per ordine del procuratore Ponzio Pilato sotto l’impero di Tiberio; quella funesta superstizione, repressa per breve tempo, ora riprendeva forza non solo in Giudea, dove quel male era nato, ma anche a Roma, in cui tutte le cose vergognose e atroci confluiscono e si fermano. »

La funesta superstizione a cui i cristiani sono dediti è la risurrezione di Cristo.

Intorno al 112 d.C. Plinio il Giovane, governatore romano della Bitinia, chiede istruzioni all’imperatore Adriano in merito ai cristiani accusati di vari reati, i quali, in base ai suoi accertamenti, rifiutano di tributare all’imperatore l’onore del culto, altro non facendo che

« riunirsi in un giorno stabilito, prima dell’alba, per recitare antifonalmente un inno a Cristo come a un Dio, e di impegnarsi con un giuramento a non commettere qualche delitto, bensì a non commettere furti, frodi o adulterii… »

IL CRISTIANESIMO

CONDIZIONE

Tra i cristiani non c’è stata, almeno al principio, nessuna distinzione di razza (Galati 3,28), e veniva loro insegnato a portare l’evangelo a tutti, e che Gesù è ricco verso tutti quelli che lo invocano, secondo quanto dice Romani 10,9-17.

Nei Paesi con una tradizione consistente di adesione al Cristianesimo, come in Italia, e più accentuatamente nell’ Italia del Sud, la parola Cristiano viene usata per antonomasia come equivalente di uomo, creatura umana, essere umano, perché popolarmente non si concepisce che un uomo possa essere altro che cristiano.

Sicché talvolta si dice , con curioso pastiche:

“Aiutate quel povero cristiano di maomettano” (!), e quando c’erano le leggi razziali tanta gente mostrava compassione dicendo: “Quei poveri ebrei, sono cristiani pure loro”, o qualche cosa di simile.

Un’eco esplicita è nel noto libro di Carlo Levi:

“Cristo si è fermato a Eboli”, nel senso che i contadini poveri lucani, più a sud di Eboli, commentavano amaramente di non essere nemmeno più uomini, e quindi non cristiani.

A testimoniare l’universalità (nei nostri Paesi) della tradizione cristiana, c’è anche l’etimologia di cretino, il poveretto che per miseria e per debolezza di mente sembrerebbe disprezzato e negletto, ma a cui la misericordia non nega il riconoscimento della comune umanità.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Cristiano_(religione)

IL MISTERO GESU’

Χριστός Ανέστη = Cristo è Risorto !

“ VI HO DETTO QUESTE COSE PER ALLEGORIE. MA VIENE IL TEMPO CHE NON VI PARLERO’ PIU’ FIGURATO, MA VI PARLERO’ DEL PADRE ALLO SCOPERTO.
IN QUEL GIORNO CHIEDERETE NEL NOME MIO (Cristo), E NON VI DICO CHE INTERCEDERO’ PRESSO IL PADRE PER VOI, PERCHE’ LUI STESSO, IL PADRE, AMA VOI PERCHE’ AVETE AMATO ME E AVETE CREDUTO CHE PROVENGO DA DIO.
SONO USCITO DAL PADRE E VENUTO AL MONDO: DI NUOVO LASCIO IL MONDO E M’AVVIO AL PADRE ”.
(GIOVANNI 16:25-28)

“Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati “.
(EFESINI 2:1-5)

Fonte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *