La Necessità della Rosa – Nomi, parole, idee

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Sto lasciando passare maggio, il ricchissimo maggio, senza raccontare neppure quel che accade nel giardino di casa, che magari non è molto, ma che per lo meno, avendolo sotto gli occhi tutti i giorni, qualche ragionamento, qualche ricerca dovrebbe stimolare. Ma per scrivere servono idee chiare e parole precise. E adesso così non è. Magari dipende proprio dalla ricchezza della stagione: accade troppo in troppo poco tempo per riuscire a scegliere con piena convinzione (intendendo che la una scelta equivale a molte esclusioni). E poi il giardino rispecchia queste scelte – e la difficoltà di temperare quelle fatte per passione e quelle fatte con ragione in qualcosa di vitale, di fiorifero-fruttifero-foglifero appunto. In sostanza: accogliere una pianta perché la sua presenza rafforzerà l’effetto complessivo che ci si è preposti, oppure, al contrario, introdurla sapendo che gli equilibri saranno alterati e se ne dovranno cercare di nuovi, non senza battaglie. Cosa quest’ultima che mi sembra “secondo natura” e che preferisco, anche se il mio giardino più che in equilibrio dinamico sembra spesso sull’orlo del caos (e magari qua e là vi precipita – basta che, come quest’anno, la pioggia sia prima in eccesso e poi in difetto).
Tra le conseguenze di questa propensione all’azzardo sta pure l’arrivo in giardino di piante di cui non conosco il nome e dunque neppure le caratteristiche e dunque le simpatie e le antipatie nei rapporti con ciò che cresce loro vicino. E, tra queste piante sconosciute, tre rose: una che mi fu regalata, una salvata da un vivaio che non la meritava e una nata casualmente da seme in un vaso sul balcone.
1 – L’etichetta della giovane pianta riporta “Souvenir de Philémon Cochet”, mutazione color rosa – molto tenue – della bianchissima e assai famosa “Blanc Double de Coubert”, entrambe varietà di rose rugose ottenute alla fine dell’800 dai Cochet (gli stessi di “Roseraie de l’Hay”). Ma già alla prima fioritura la nuova arrivata fa dubitare della sua identità, per la forma e per il colore. Inoltre, collocata vicino a un esemplare di Olea fragrans che l’avrebbe riparata dal calore del pomeriggio, produce presto nuovi rami robusti, alti oltre due metri e uniformemente ricoperti di spine triangolari e inesorabili – che compaiono anche sulla pagina inferiore delle foglie. Molto diversa dal portamento gentile di “Souvenir de Philémon Cochet”. L’aspetto generale è comunque influenzato da Rosa rugosa, tanto quanto può esserlo una “Conrad Ferdinand Mayer” (nella fotografia le vedete insieme), rispetto alla quale però si mostra più rozza e dai fiori più piccoli. Credo perciò che si tratti di “Souvenir de Cristophe Cochet”: rimaniamo in famiglia, ma le attitudini sono diverse rispetto a “Philémon”. Tant’è che dovrò trasferirla dove possa crescere liberamente – sperando che non soffra troppo il trapianto. Non si tratta di una Prima Donna, ma di un’ottima Dama di Compagnia – o di una severa Governante: a farne siepi non si temeranno intrusioni. Come tutte le rose a fiori chiari e doppi, è amata dall’orrida (letteralmente: è coperta di peli setolosi) Tropinota che ne rovina i petali, a differenza delle più grande ma più moderata Cetonia, che si accontenta del polline.
Rosa
2 – Questa seconda rosa languiva nel lazzaretto in fondo a un comunissimo Garden Center, assieme ad altre compagne tutte diverse tutte senza nome: si riconoscevano una “Guinée”, alcune “Complicata”, alcune muscose… invendute e accantonate perché non rifiorenti. In quel momento non portava fiori e la acquistai per il portamento leggero e per il colore dei rami sottili, di un rosso appena più scuro di quelli della sanguinella (Cornus sanguinea) – e soprattutto perché non mi ricordava alcuna varietà che già avessi visto. Arbusto pollonante, senza spine sui rami secondari, metre quelli basali ne portano in buon numero, dalle foglie leggermente rugose, morbide, verde chiaro. I fiori, rosa intenso con il centro bianco, sono larghi di media una decina di centimetri e compaiono una sola volta, subito dopo la fioritura di Rosa banksiae. Hanno buon profumo. I cinorrodi maturano raramente e non durano molto a lungo. La somiglianza con Rosa rugosa appare da lontano e scompare da vicino…

Rosa
3 – I vasi sul terrazzo sono molto numerosi: piante di vecchia data, nuovi arrivi, seminagioni, talee… Insieme a una pianta del tutto diversa, credo una Rudbeckia, si mostra inaspettatamente una piccola rosa, spuntata forse la stagione prima e rimasta inosservata. Più volte rinvasata e finalmente trapiantata in piena terra, dopo tre anni è fiorita. Credo sia una varietà sarmentosa, anche se finora il ramo più lungo non supera il metro e mezzo di lunghezza. I fiori, a mazzetti, ricordano quelli di “Félicité et Perpétue”, ma sono meno doppi e, anziché bianco puro, appaiono scaldati da un tenue rosa conchiglia, con gli stami evidenti. La vera sorpresa sono le foglie, lucide, minute e glauche, contrastanti con il color mogano dei fusti più giovani, che portano rare spine appena ricurve dello stesso colore; una sfumatura rossastra compare sui rametti fioriferi, del tutto privi di spine. Il profumo è leggero, ricorda quello emanato dagli stami di Rosa multiflora, solo più dolce.
Rosa
Chiedo aiuto per cercare di rintracciare il nome (e dunque le origini e le caratteristiche) di queste rose, pur nella segreta speranza, nell’ultimo caso, che si tratti di qualcosa di mai visto (debolezze da appassionato).

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