La musica rallenta davvero l'invecchiamento

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Dopo aver visto suonare la grandissima Martha Argerich il difficilissimo concerto n° 3 di Prokofiev all’età di 70 anni, come se ne avesse 20 , ho cominciato a pensare che la musica l’ha resa giovane . Ora diversi studi semprano confermare che imparare la musica e a suonare uno strumento permette di ottenere dei vantaggi nelle capacità di apprendimento in generale. In particolare una nuova ricerca , pubblicata l’11 Maggio on line sulla rivista Plos One, ha mostrato che l’educazione musicale protratta per tutto l’arco della vita consente di rallentare e arginare il declino di alcune facoltà che solitamente si manifesta con l’invecchiamento (Musical Experience and the Aging Auditory System: Implications for Cognitive Abilities and Hearing Speech in Noise).

“La consuetudine a suonare uno strumento mostra di conferire dei vantaggi in almeno due importanti funzioni che declinano con l’età: la memoria e la capacità di ascoltare il parlato in presenza di un rumore di fondo”, dice Nina Kraus, direttrice dell’Auditory Neuroscience Laboratory della Northwestern University e co-autrice dello studio .
“La difficoltà di capire il parlato in presenza di rumore è fra le più diffuse lamentele degli anziani, ma la perdita di capacità uditiva legata all’età dà conto solo parzialmente di questa difficoltà che può condurre all’isolamento sociale e alla depressione”, spiega la Kraus. “E’ ben noto che persone con pressoché lo stesso profilo uditivo possono differire in maniera drastica quanto a capacità di distinguere il parlato in presenza di rumore.”
Per capire le ragioni di questa differenza, i ricercatori hanno sottoposto a test 18 musicisti e 19 non musicisti di età compresa fra i 45 e i 65 anni, valutandone la capacità di distinguere il parlato con rumore, la memoria di lavoro uditiva, quella visiva e i tempi di elaborazione cerebrale uditiva.
I musicisti, che avevano iniziato a suonare uno strumento in media intorno ai 9 anni continuando per tutta la vita, hanno avuto risultati migliori, a parte che per quanto riguarda la memoria di lavoro visiva, dove le prestazioni erano pressoché uguali.
“Le prestazioni neurali che abbiamo osservato nelle persone addestrate alla musica non riguardano solamente un effetto di ‘amplificazione’ dei suoni, spiega la Kraus. “Il fatto di suonare musica consente soprattutto di affinare la capacità di estrarre gli schemi più significativi, fra cui il suono del proprio strumento, le armonie e i ritmi, da un paesaggio sonoro anche molto complesso.”

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