"La giornata della memoria" come sempre "Unilaterale….."

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Ebbene si,ieri martedi 27-01-2009,è stato il giorno della memoria,”per non dimenticare” come si usa dire……
Quest’anno questa giornata viene a puntino(come le elezioni in Israele,che porteranno alla vittoria del Likud,la destra Israeliana,Sion per eccellenza),dopo il massacro palestinese nella striscia di Gaza,quei morti arabi certo non verranno ricordati…..
Si è fatto tanto clamore sui giornali per le parole del vescovo Williamson(A cui recentemente il Papa ha tolto la scomunica);vediamo cos’ha detto esattamente,non l’intervista tagliata ad arte dal Corriere della Sera….

Ecco l’intervista:
Mercoledì 21 gennaio 2009:

“Intervistatore: Vescovo Williamson, queste sono parole sue? «Non c’è stato un solo ebreo ucciso dalle camere a gas! Sono tutte menzogne, menzogne, menzogne».
Queste sono parole sue?

Williamson: Lei sta citando una frase che dissi in Canada.
Penso di sì.
Molti anni fa.
Ritengo che le prove storiche contro la tesi dei sei milioni di ebrei deliberatamente gasati nelle camere a gas, come conseguenza di una politica apposita da parte di Hitler, siano enormi.

Intervistatore: Ma lei dice che non venne ucciso neppure un ebreo.

Williamson: Non nelle camere a gas.

Intervistatore: Così, non vi furono camere a gas?

Williamson: Sì, ritengo che non vi furono camere a gas.
Ritengo, per le prove che ho studiato, non sono guidato dall’emotività, dalle prove che ho esaminato, ritengo, ad esempio, che coloro che si battono contro quello che viene oggi largamente considerato come, aperte le virgolette, un «olocausto», i revisionisti, come vengono chiamati, i più seri tra loro sono giunti alla conclusione che nei campi nazisti sono morti tra i 200 e i 300 mila ebrei, ma nessuno di loro per gasazione nelle camere a gas.
Ha mai sentito parlare del Rapporto Leuchter?
Fred Leuchter era un esperto in camere a gas.
Progettò tre camere a gas per tre Stati, tre Stati, tra i 50 degli Stati Uniti, che ammettono la condanna a morte.
Così lui conosceva la materia.
E studiò, durante gli anni ‘80, i resti delle presunte camere a gas tedesche, ad esempio i crematori di Birkenau, Auschwitz.
E la sua conclusione, la sua conclusione di esperto, fu che è impossibile che queste strutture potessero essere utilizzate per la gasazione di grandi numeri di persone.
Perché il gas cianidrico è molto pericoloso.
Se lei, supponiamo che lei voglia gasare 300 persone che ha ammassato in una camera e lei li gasa…
E’ molto pericoloso entrare lì dentro e tirare fuori i cadaveri.
Perché il gas che si è infiltrato nei vestiti la ucciderà.
E’ estremamente pericoloso.
Una volta che lei ha gasato delle persone deve espellere il gas.
Per espellere il gas ha bisogno di un camino alto.
Se il camino è basso il gas va sul selciato e uccide tutti quelli che vi camminano.
Ha bisogno di un camino alto, si dimentichi di quanto deve essere alto.
Se c’era un camino alto allora l’ombra si sarebbe proiettata, per gran parte della giornata, sul terreno e i fotografi alleati che sorvolavano il campo avrebbero colto l’ombra di questi camini.
Non vi sono mai state ombre del genere, non c’erano camini del genere.
E quindi ecco la testimonianza di Fred Leuchter: «Non vi può essere stata nessuna camere a gas».
Egli ha esaminato le porte.
Le porte devono essere assolutamente a chiusura ermetica.
Altrimenti, di nuovo, il gas esce e uccide le persone all’esterno.
Le porte delle camere a gas che mostrano ai turisti ad Auschwitz non sono assolutamente a chiusura ermetica.
Assolutamente no.

Intervistatore: Quello che lei sta dicendo adesso è che l’olocausto non è mai avvenuto, non nel modo in cui gli storici lo intendono oggi.

Williamson: Mi attengo a quelle che considero le prove storiche, secondo il parere di coloro che hanno osservato ed esaminato tali prove.
Credo alle conclusioni che hanno raggiunto, se cambieranno idea seguirò probabilmente il loro parere perché ritengo che abbiano giudicato in base alle prove.
Ritengo che siano morti nei campi di concentramento nazisti 200 o 300 mila ebrei, ma che nessuno di loro sia morto tramite gas.

Intervistatore: Se questo non è antisemitismo, allora cos’è?(…e ti pareva non saltasse fuori?)

Williamson: Se l’antisemitismo è cattivo, è contro la verità.
Se qualcosa è vera, non è cattiva.
Non sono interessato alla parola antisemitismo.
La parola è molto pericolosa.

Intervistatore: Il vescovo [non dice il nome] la definisce un antisemita.

Williamson: Il vescovo può chiamarmi come gli pare.
Può dire che sono un dinosauro, può chiamarmi idiota.
Non è una questione di definizioni.
E’ una questione di verità storica.
La verità storica si attiene alle prove e non alle emozioni.
C’è stato sicuramente un enorme sfruttamento.
La Germania ha pagato miliardi e miliardi di marchi e adesso di euro, perché i tedeschi hanno il complesso di colpa di aver gasato sei milioni di ebrei.
Ma non penso che furono gasati sei milioni di ebrei.
Ma, attento, quello che sto dicendo è contro la legge tedesca.
Lei potrebbe farmi sbattere in prigione prima che lasci la Germania.
Spero che questa non sia la sua intenzione.”

Quello che dico,avendo letto molti testi revisionisti,è che tali testi sono di gran lunga più scientifici dei testi ufficiali,non c’è paragone,provate a leggerne qualcuno,non limitatevi ad ascoltare la propaganda di Sion.
A dire certe cose si viene subito accusati di Antisemitismo,il termine è usato impropriamente infatti le lingue semitiche sono le lingue arabe, non la lingua degli ebrei che vivono attualmente in Israele,(Ricordiamo al 95% Aschkenazi,che nulla hanno a che fare con la terra “santa”);
essere antisemita significa quindi essere antiarabi.
Ma sorvoliamo,il problema vero è che quando la verità verrà fuori verrà messa in discussione l’esistenza stessa di Israele,che si fonda essenzialmente sulla Shoà.
Nessun revisionista è antiebreo,anzi si ritiene che lo stesso popolo ebreo sia vittima del movimento sionista.
Tale movimento alimenta infatti la confusione per far credere che il revisionismo,o le persone che indagano sulle verità storiche,siano antiebrei……

NON E’ VERO!!

Ora voglio riportare invece ciò che ha detto l’ex rabbino capo sefardita Mordecai Eliyhau in una lettera inviata al primo ministro Olmert.

Dal Jerusalem post:
«Tutti i civili che vivono a Gaza sono collettivamente colpevoli degli attacchi Qassam contro Sderot, ha scritto in una lettera l’ex rabbino-capo sefardita Mordechai Eliyahu al primo ministro Ehud Olmert. Eliyahu ha stabilito che non c’è assolutamente nessuna proibizione morale contro l’uccisione indiscriminata di civili in un’eventuale offensiva militare massiccia su Gaza, volta a fermare il lancio dei razzi. La lettera, pubblicata su Olam Katam (Mondo Piccolo), un settimanale che verrà distribuito nelle sinagoghe di tutto il Paese questo venerdì, ha citato la storia biblica del massacro di Shechem (Genesi, 34), e i commenti di Maimonide (Leggi dei Re 9, 14) alla storia in questione, come testi di riferimento per la propria decisione giuridica. Secondo l’etica ebraica della guerra, ha scritto Eliyahu, è tutta la città che detiene la responsabilità collettiva del comportamento immorale dei suoi individui. A Gaza, tutta la popolazione è responsabile perché non fa niente per fermare il lancio dei razzi Qassam. L’ex rabbino-capo ha detto anche che è proibito rischiare la vita degli ebrei a Sderot, o la vita dei soldati dell’esercito israeliano, per paura di ferire o di uccidere i palestinesi non combattenti che vivono a Gaza. Non è stato possibile intervistare Eliyahu. Ma suo figlio, Shmuel Eliyahu, che è rabbino-capo di Safed, ha detto che suo padre si è opposto a un’incursione di terra delle truppe a Gaza, perché metterebbe in pericolo i soldati. Egli propugna invece il bombardamento a tappeto di tutta l’area da cui vengono lanciati i razzi Qassam, senza badare al prezzo delle vite palestinesi. ‘Se non si fermano dopo che ne abbiamo uccisi 100, allora dobbiamo ucciderne 1.000’, ha detto Shmuel Eliyahu. ‘E se non si fermano dopo 1.000, allora dobbiamo ucciderne 10.000. Se ancora non si fermano dobbiamo ucciderne 100.000, anche un milione. Qualunque cosa ci voglia per fermarli’. Nella lettera, Eliyahu cita i Salmi. ‘Perseguiterò i miei nemici e li catturerò e non mi fermerò fino a quando non li avrò annientati’. Eliyahu ha scritto che ‘Questo è un messaggio a tutti i leader del popolo ebreo a non essere compassionevoli con quelli che sparano [razzi] ai civili nelle loro case».

Sono più gravi le affermazioni del vescovo o quelle del rabbino?

Ora,se ragionassimo come il rabbino,ma noi siamo più civili,dopo aver letto ad esempio la parte del Talmud che riguarda i rapporti tra l’ebreo e il cristiano in cui si dice ad esempio:
“Il migliore dei cristiani deve essere ammazzato”(l’ho letto personalmente,quindi non ci sono pericoli di svista),come dovremmo agire nei confronti degli ebrei?

….E posso citare numerosi passi del Talmud per mostrare quanto “civili” siano gli insegnamenti che riceve il giovane ebreo,ecco alcuni esempi:

“Spegnendo la vita ed uccidendo il cristiano riuscirai gradito alla Maestà Divina come colui he fa un’offerta d’incenso”

“Per poter ingannare i cristiani è permesso ad un ebreo farsi passare per cristiano”

“Tutti i beni del cristiano sono come il deserto:il primo di noi che li occupa ne è padrone”

“Dio li creò in forma d uomini in onore d’Israele poichè i cristiani non furono creati per altro fine se non a quello di servire i Giudei giorno e notte nè mai deve loro esser data requie che cessino da simile servizio.Sconviene al figlio del re (L’israelita) che lo servano bestie in quanto tali,ma è conveniente che lo servano bestie in forma umana”

“Coloro che fanno del bene al cristiano non risorgeranno dopo la morte”

“I cristiani come servi o bestie al servizio dei figli d’Israele,appartengono al giudeo con la loro vita e le loro sostanze”

“E’ lecito frodare i cristiani”……questo lo fanno molto bene controllando la creazione di moneta!

“Il Giudeo per la sua legge può esercitare l’usura verso i cristiani”,Quando l’ho letto faticavo a crederci……

“Ogni frode,menzogna,spergiuro è permesso al Giudeo al fine di condannare un cristiano”

“Il giudeo è tenuto a cospargere d’insidie la via dei cristiani”

“Si deve nuocere ai cristiani nelle più gravi circostanze della vita”

“Se il giudeo vede il cristiano in pericolo di vita non lo deve aiutare,anzi è tenuto ad allontanargli ogni possibilità d salvezza”

Potrei andare avanti all’infinito,comunque avete capito il concetto;Travaglio la smetta di dire che gli Israeliani sono democratici,TRAVAGLIO STUDIA DI PIU’!!!!!!

Ho sentito che il Talmud integrale non lo si trova,lo credo bene,mica vogliono far sapere le scemenze che insegnano…………..

Per chi non lo sapesse il Talmud è assunto dagli ebrei come il codice religioso fondamentale,in esso è racchiusa l’essenza e la norma del Giudaismo;gli ebrei danno poca importanza alla Bibbia,da essi è considerata un testo incompleto e di scarsissima utilità.

Bisogna soccorrere il popolo Ebreo,è vittima di un raggiro spaventoso…..

Ripeto,noi siamo civili,e quindi riteniamo il popolo ebreo vittima di un raggiro colossale,vittima della propaganda sionista,un pò come lo siamo noi quando ci raccontano del terrorismo islamico….

In sintesi il Revisionismo:

Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun’altra minoranza, come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.

Adesso date un’occhiata a questo.

Così Blondet:
“Nel 1951 il dottor Chaim Sheba, direttore generale del ministero della Sanità, fece un viaggio in America. Ne tornò con sette macchine a raggi X fornite dall’esercito USA.

Queste macchine furono usate per irradiare un enorme numero di bambini ebrei sefarditi – si dice fino a centomila – quasi tutti provenienti dal Marocco, le cui famiglie erano state convinte a fare «il ritorno» in Israele. A ciascuno di questi bambini fu somministrata 35 mila volte la dose massima consentita di radiazioni, concentrate sulla testa.

Per questo test di massa, il governo americano – che aveva bandito dal ’51 gli esperimenti atomici su esseri umani e aveva bisogno di cavie – pagò al governo israeliano 300 mila lire israeliane l’anno, non si sa per quanti anni. Si pensi che l’intero bilancio del ministero della Sanità israeliano ammontava allora a 60 mila di quelle lire.

Israele ottenne anche elementi tecnici del know-how necessario per avviare il proprio programma militare nucleare. L’iniziatore di tale programma era stato Shimon Peres, attuale presidente, laborista, e uomo di pace per tutti i media. Allora, Peres era direttore generale del ministero israeliano della Difesa.

Per ingannare i genitori, fu detto loro che le irradiazioni servivano per curare un parassita cutaneo, la tricofizia dello scalpo.
I bambini furono caricati su pullman per «gite scolastiche». Almeno 6 mila di quei bambini morirono subito dopo le somministrazioni; molti altri sono morti nel corso degli anni per tumori. Alcuni sono ancora vivi, ormai anziani, e sofferenti di gravi disturbi, dall’Alzheimer alla cefalea cronica, dall’epilessia alla psicosi.

L’episodio non è la fantasia di un «antisemita». E’ stato l’oggetto di un documentario, «100.000 Radiations», prodotto nel 2003 dalla Dimona Productions Ltd. (Dimona è il luogo delle installazioni atomiche giudaiche) registi Asher Khamias e David Balrosen, produttore Dudi Bergman. Il 14 agosto 2006 l’ha persino trasmesso la TV israeliana Canale 10.
Il documentario intervistava diversi superstiti. Una vecchietta marocchina che ricorda di quel che sofferse da piccola: «Urlavo: mal di testa vai via, mal di testa vai via, vai via… Non andava mai via». Un sessantenne che ne dimostra venti in più, piegato in due mentre cammina esitante per la strada: «Devo zoppicare per non cadere in avanti. Mi hanno tolto la giovinezza, con quei raggi». Una donna con la faccia tutta storta: «Tutti e tre i miei figli hanno la mia stessa forma di cancro. E’ una coincidenza?».

Ovviamente le radiazioni hanno alterato il codice genetico delle vittime, portando a malformazioni dei figli.

Le ebree marocchine di oggi, in età avanzata, soffrono di una forma orribile di alopecia, con cicatrici sul cuoio capelluto, che cercano di nascondere con l’hennè e con copricapi. Il pubblico israeliano ritiene si tratti di un carattere «razziale» della comunità marocchina.

Nel documentario, un’anziana con pochi pietosi ciuffi di capelli sparsi sul capo mostra una sua foto giovanile: è una tredicenne con una folta chioma nerissima. «Ero io prima della cura», dice.

Una infermiera che aveva partecipato all’operazione: «Ce li portavano (i bambini) in file e file. Anzitutto, gli rasavano la testa e la ungevano con un gel che bruciava. Poi gli mettevano una palla fra le gambe e gli dicevano di non lasciarla cadere, così non si potevano muovere. Io indossavo il grembiule al piombo, ma per loro non c’erano indumenti protettivi. Mi era stato detto che era un trattamento per la tricofizia. Avessi saputo il pericolo che quei bambini affrontavano, mai avrei cooperato, mai!».

Parla anche un ebreo di nome Davi Deri, che si ricorda di quando era bambino: «Ero in classe e vennero delle persone per portarci in un giro scolastico. Fecero l’appello, ci chiesero i nostri nomi. Ai bambini askhenazi dissero di tornare al loro banco. Solo i bambini di pelle scura furono portati nel bus».

I sefarditi sono praticamente indistinguibili dagli arabi nordafricani; in Israele costituiscono una sottoclasse oppressa, ridotta a vivere di espedienti e reati. I dominatori askhenazi (non una goccia di sangue di Abramo nelle loro vene) hanno diffuso l’idea che i sefarditi sono sotto-sviluppati mentali. Ma i sefarditi marocchini che hanno avuto la fortuna di emigrare in Francia anzichè in Israele, costituiscono una comunità rispettata e di successo. Certo, aver ricevuto in testa 35 mila volte più radiazioni di quelle ammesse, non deve aver aiutato il fiorire delle intelligenze.

Nel documentario, si chiarisce oltre ogni dubbio che l’esperimento genocida fu cosciente e deliberato. Vi si mostra il documento medico che indicava, nel 1952, le precauzioni da prendere per i raggi X. La dose massima da somministrare a un bambino vi era indicata in 0,5 rad. Il pericolo delle radiazioni era noto da 40 anni.”

SENZA PAROLE!!!!!

Troppo comodo nascondersi ogni volta dietro l’olocausto!

Per quanto concerne i “famosi 6 milioni di ebrei” vi riporto alcune informazioni,cosi per iniziare a pensare…..

Statistiche sull’Affiliazione Religiosa”, del libro del Senato Americano “A Report of the Committee on the Judiciary of the United States Senate”:

1940: numero di Ebrei nel mondo: 15.319.359.
1950: numero di Ebrei nel mondo: 15.713.638.

L’Annuario Mondiale (“World Almanac”) 1938:numero di ebrei nel mondo:15.688.259

New York Times (il direttore e proprietario del giornale è l’ebreo Arthur Sulzberger
1948: numero di ebrei nel mondo:fra i 15.600.000 e i 18.700.000

Juden im welt (ebrei nel mondo)
Vor dem 2. Weltkieg: (prima della seconda guerra mondiale)

– The National Council of Churches, USA 1930………….15,0 Mill
– Jewish Encyclopedia, USA 1933………………………………15,6 Mill
– World Almanach (Jewish Committee 1939) …………….15,6 Mill

NACH DEM 2. WELTKRIEG: (dopo la seconda guerra mondiale)

– World Almanach (American Jewish Committee, USA)
– 1945 ………………..15,19 Mill
– 1946…………………15,75 Mill
– 1947 ………………..15,69 Mill
– 1948 ………………..15,50 Mill
– 1949 ………………..15,50 Mill
– New York Times, div. Meldungen, 1948……………….15,7 bis 18,60 Mill
– National Council of Churches, USA, 1951…………….15,31 Mill

Voglio inoltri mettervi a conoscenza che di 6.000.000 di morti si parlava già nel 1919!!!!!!

Nell’ America Hebrew, 31 ottobre 1919,l’autore del seguente articolo,si lamentava per un “olocausto” – tale parola, che significa “sacrificio mediante fuoco”, era realmente usata nell’articolo! – in via di esecuzione in un’area non meglio specificata dell’Europa orientale. L’autore dell’articolo garantiva che questo “olocausto” aveva reclamato, o stava per reclamare, sei milioni di vittime. La cifra dei sei milioni venne menzionata non meno di sette volte. Sei è il numero sacro del giudaismo, perciò possiamo tranquillamente ritenere che il numero presunto delle vittime dell’Olocausto è un mito religioso ebraico derivato sia dalla Torà che dal Talmud.Sui numeri mi stò informando,riguardo alla massoneria Rosacrociana,c’è d’aver paura!
Ecco l’articolo del 1919,se volete ho la pagina ufficiale:

“From across the sea six million men and women call to us for help, and eight hundred thousand little children cry for bread.

These children, these men and women are our fellow-members of the human family, with the same claim on life as we, the same susceptibility to the winter’s cold, the same propensity to death before the fangs of hunger. Within them reside the illimitable possibilities for the advancement of the human race as naturally would reside in six million human beings. We may not be their keepers but we ought to be their helpers.

In the face of death, in the throes of starvation there is no place for mental distinctions of creed, no place for physical differentiations of race. In this catastrophe, when six million human beings are being whirled toward the grave by a cruel and relentless fate, only the most idealistic promptings of human nature should sway the heart and move the hand.

Six million men and women are dying from lack of the necessaries of life; eight hundred thousand children cry for bread. And this fate is upon them through no fault of their own, through no transgression of the laws of God or man; but through the awful tyranny of war and a bigoted lust for Jewish blood.

In this threatened holocaust of human life, forgotten are the niceties of philosophical distinction, forgotten are the differences of historical interpretation; and the determination to help the helpless, to shelter the homeless, to clothe the naked and to feed the hungry becomes a religion at whose altar men of every race can worship and women of every creed can kneel.

In this calamity the temporalities of man’s fashionings fall away before the eternal verities of life, and we awaken to the fact that from the hands of one God we all come and before the tribunal of one God we all must stand on the day of final reckoning.

And when that reckoning comes mere profession of lips will not weigh a pennyweight; but deeds, mere intangible deeds, deeds that dry the tear of sorrow and allay the pain of anguish, deeds that with the spirit of the Good Samaritan pour oil and wine in wounds and find sustenance and shelter for the suffering and the stricken, will outweigh all the stars in the heavens, all the waters in the seas, all the rocks and metals in all the celestian globes that revolve in the firmament around us.

Race is a matter of accident; creed, partly a matter of inheritance, partly a matter of environment, partly one’s method of ratiocination; but our physical wants and corporeal needs are implanted in all of us by the hand of God, and the man or woman who can, and will not, hear the cry of the starving; who can, and will not, take heed of the wail of the dying; who can, and will not, stretch forth a helping hand to those who sink beneath the waves of adversity is an assassin of nature’s finest instincts, a traitor to the cause of the human family and an abjurer of the natural law written upon the tablets of every human heart by the finger of God himself.

And so in the spirit that turned the poor widow’s votive offering of copper into silver, and the silver into gold when placed upon God’s altar, the people of this country are called upon to sanctify their money by giving $35,000,000 in the name of the humanity of Moses to six million famished men and women.

Six million men and women are dying — eight hundred thousand little children are crying for bread.

And why?

Because of a war to lay Autocracy in the dust and give Democracy the sceptre of the Just.

And in that war for democracy 200,000 Jewish lads from the United States fought beneath the Stars and Stripes. In the 77th Division alone there were 14,000 of them, and in Argonne Forest this division captured 54 German guns. This shows that at Argonne the Jewish boys from the United States fought for democracy as Joshua fought against the Amalekites on the plains of Abraham. In an address on the so-called “Lost Battalion,” led by Colonel Whittlesey of Pittsfield, Major-General Alexander shows the fighting stuff these Jewish boys were made of. In some way or another Whittlesey’s command was surrounded. They were short of rations. They tried to get word back to the rear telling of their plight. They tried and they tried, but their men never got through. Paralysis and stupefaction and despair were in the air. And when the hour was darkest and all seemed lost, a soldier lad stepped forward, and said to Col. Whittlesey: “I will try to get through.” He tried, he was wounded, he had to creep and crawl, but he got through. To-day he wears the Distinguished Service Cross and his name is
ABRAHAM KROTOSHINSKY.

Because of this war for Democracy six million Jewish men and women are starving across the seas; eight hundred thousand Jewish babies are crying for bread.

By Martin H. Glynn”

Un consiglio,leggete i testi revisionisti e comparateli con quelli ufficiali e poi potete trarre le vostre conclusioni.

Ma guardate invece gli alleati,tutta la guerra è orrore,da ambo le parti.

“Rivista letteraria del New York Times, 24 febbraio1991

Documento sulla base del forum di cui all’indirizzo:

http://www.nytimes.com/books/98/11/22/specials/ambrose-atrocities.html

Raramente la pubblicazione di una monografia storica relativa ad un tema che, di norma, interessa soltanto alcuni specialisti – il trattamento dei prigionieri di guerra – ha suscitato così tanta attenzione, o irritato così tanta gente, quanto”Morti per motivi diversi”(Morts pour Raisons diverses) di James Bacque, pubblicato nel 1989 in Canada. È stato oggetto di un articolo di prima pagina su una rivista canadese molto popolare, il Saturday Night, di un documentario della BBC, di due documentari della TV tedesca e sarà al centro di un prossimo documentario trasmesso da una rete radiofonica canadese (devo anche premettere che il libro canadese contiene una presentazione redatta da me ma che è stata estrapolata dal suo contesto e utilizzata senza il mio consenso). Si è discusso di questo libro alla televisione americana, nella rivista Time e in molti altri organi di informazione. Nella sua edizione tedesca, il libro ha avuto un enorme successo. L’edizione britannica ha suscitato delle critiche rilevanti nel supplemento letterario del Times e altrove.
Le edizioni Prima della California sono intenzionate a pubblicare questo libro nel prossimo maggio e questo potrebbe accendere gli animi anche negli Stati Uniti.

All’origine di questa notorietà sta la conclusione dell’autore: il generale Dwight D. Eisenhower, in quanto capo dell’occupazione americana in Germania nel 1945 ha deliberatamente fatto morire di fame un numero enorme di prigionieri di guerra tedeschi. Jacques Bacque gli imputa “un numero di vittime che supera senza dubbio le 800.000 unità; quasi certamente 800.000 e molto probabilmente più di un milione. La loro morte è stata provocata ad arte da
ufficiali dell’esercito che disponevano di provviste alimentari sufficienti per mantenerli in vita.”

Secondo il Bacque il metodo di Eisenhower era semplice: aveva cambiato la denominazione dei prigionieri da “Prisoners of War (POW)” (prigionieri di guerra), che in base alla Convenzione di Ginevra dovevano essere alimentati con le stesse razioni dei G.I. americani, in “Disarmed Enemy Forces (DEF) ” (Forze nemiche disarmate) ciò che gli aveva permesso di diminuire le loro razioni a un livello pericoloso di sottoalimentazione. J. Bacque afferma inoltre
che ai DEF venivano rifiutate le medicine e luoghi di riparo così che questi morirono a centinaia di migliaia. Le cause di morte di costoro venivano nascoste nelle registrazioni ufficiali dell’esercito apparendo come: “morti per cause diverse” all’interno delle tabelle che mostravano i totali settimanali dei prigionieri presenti, il numero dei prigionieri liberati e così via.

Il Bacque è così scandalizzato dalla sua scoperta di questo crimine abominevole da far riportare da un agenzia di stampa la sua affermazione tratta da un intervista in base alla quale gli Americani: “dovrebbero distruggere tutte le statue di Eisenhower, tutte le sue fotografie e cancellare, il più possibile, il suo ricordo dalla storia dell’America, dovrebbero inoltre affermare: ‘Ecco un uomo che ha fatto delle cose mostruose di cui noi ci vergogniamo’
” Delle domande si impongono immediatamente:

Se c’è stato un milione di morti, dove sono i corpi?

Eisenhower aveva un potere così esteso da poter ordinare un affamamento collettivo senza che di questo non si possa sapere nulla?

Le sofferenze indubitabili nei campi, soprattutto nei campi di transito lungo il Reno erano il risultato della politica di Eisenhower o, piuttosto, il risultato delle condizioni caotiche che regnarono in Europa durante la primavera e l’estate del 1945?

Il Bacque, romanziere canadese che non ha mai svolto in precedenza alcun lavoro di ricerca o di studio storico dice nella sua introduzione: “Senza alcun dubbio, molti eruditi troveranno degli errori in questo libro. Me ne assumo la responsabilità. Accetto volentieri la loro critica e le loro più ampie ricerche che potranno aiutare a ristabilire per noi la verità dopo una lunga notte di menzogne.” Nel dicembre scorso, il Centro Eisenhower dell’Università di New Orleans ha invitato alcuni esperti di primo piano relativamente a questo periodo, per esaminare le accuse mosse. I partecipanti alla conferenza, me compreso, stanno progettando di pubblicare i documenti sotto forma di libro.

La nostra prima conclusione è stata che il Bacque ha fatto una scoperta storica importante. Dei prigionieri tedeschi sono stati picchiati, privati dell’acqua, obbligati a vivere in campi a cielo aperto, senza riparo, a ricevere razioni alimentari e cure sanitarie insufficienti. La loro corrispondenza veniva trattenuta. In certi casi i prigionieri confezionavano una minestra con dell’acqua e dell’erba al fine di attenuare la loro fame. Degli uomini
effettivamente sono morti, inutilmente e senza motivo. Questo deve essere verificato e ciò va a onore del Bacque che ci costringe a fare tale verifica.

La nostra seconda conclusione è stata che allorquando gli eruditi faranno la ricerca necessaria troveranno che il lavoro del Bacque non ha alcun valore. È gravemente, perfino prodigiosamente, erroneo nei suoi aspetti più fondamentali. Il Bacque fa un cattivo uso dei documenti, li legge male, ignora le prove che attestano il contrario, la sua metodologia statistica è profondamente viziata, non tenta nemmeno di considerare i contesti comparativi, fa parlare la sua fonte principale, ignora una fonte facilmente disponibile e completamente critica che confuta in maniera categorica la sua accusa principale e in conseguenza di questo e di altri difetti giunge a delle conclusioni ed esprime delle accuse che sono, in maniera evidente, del tutto assurde.

Tuttavia, indipendentemente dalla sua valutazione delle conclusioni del Bacque, la conferenza – con il libro stesso – solleva un problema più importante: in che modo i lettori che non sono degli esperti giudicheranno un lavoro che giustifica nuove rivendicazioni, sorprendenti e veramente scandalose? Non avendo né le conoscenze, né il tempo per dedicarsi a delle indagini come sapranno se un autore ha finalmente rivelato la verità dopo una lunga notte di menzogne, oppure se costui sta semplicemente inducendo in errore un pubblico che si trova senza difese.

Quanto alle rivendicazioni del Bacque, la domanda che si pone di primo acchito è quella che si riferisce al movente di Eisenhower: perché Ike avrebbe fatto una cosa simile? Il Bacque risponde che Eisenhower detestava i tedeschi. Ora, è assolutamente vero che, nella primavera del 1945, la collera di Eisenhower nei confronti dei tedeschi era enorme. Non ha mai tentato di nascondere questo sentimento. In “Crociata in Europa”, pubblicato nel 1948, scriveva: “Nelle mie reazioni personali, man mano che passavano i mesi di guerra, la mia amarezza nei confronti dei tedeschi andava aumentando”. Riferisce di aver firmato migliaia di lettere di condoglianze indirizzate alle mogli e alle madri dei suoi uomini caduti nei combattimenti e scrive: “Non conosco alcun altro mezzo più efficace per sviluppare un odio perpetuo nei confronti dei responsabili di questa guerra d’aggressione che quello di dover assumere l’obbligo di tentare di esprimere la mia simpatia nei confronti delle famiglie che tale guerra ha posto nel lutto.” La scoperta dei campi di concentramento ha ulteriormente accresciuto tale sentimento.

Eisenhower era un sostenitore entusiasta della denazificazione ma non perché odiasse i tedeschi o perché credesse nella loro colpa collettiva. Al contrario, egli credeva che ci fossero dei tedeschi sostenitori della democrazia e che fosse dovere delle forze di occupazione trovarli e metterli in evidenza. In un discorso tenuto a Francoforte nel 1945 dichiarò: “Il successo o la sconfitta di questa occupazione sarà giudicato dal carattere dei tedeschi fra 50 anni. La prova sarà manifesta quando cominceranno a far funzionare la loro propria democrazia e, con il tempo, noi daremo ai tedeschi la
possibilità di farlo”. Queste parole non sembrano affatto quelle di un uomo che nello stesso tempo avrebbe ordinata la condanna a morte, per fame, di un milione di giovani tedeschi.

Il Bacque non comprende per nulla la posizione di Eisenhower e la sua attività durante l’occupazione. Lo rende responsabile di tutte le decisioni politiche, non considerando mai che egli avesse dei superiori che gli davano delle direttive politiche e degli ordini – in particolare il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, La Commissione Consultiva Europea, che agiva i nome e sotto l’autorità dei Governi inglese. Sovietico e Americano. I Capi di Stato
Maggiore Aggiunti, i Capi di Stato Maggiore Alleati, vale a dire, i Capi Aggiunti Americani e i Capi di Stato Maggiore Britannici, ei Capi dei Governi Britannico e Americano. Il rendiconto a livello diplomatico della conferenza di New Orleans, fatto da Brian Villa dell’Università di Ottawa ha evidenziato che la politica dei superiori di Eisenhower era quella di far comprendere ai tedeschi la loro sconfitta e il fatto che egli ne fossero responsabili, in altri termini di trattarli “severamente”. La denazificazione è stata un aspetto di questa politica. Un altro aspetto ha riguardato il fatto che i prigionieri tedeschi non fossero alimentati meglio dei civili tedeschi, o dei civili delle nazioni liberate o dei rifugiati. (D.P. Personnes Déplacées).

Nell’affermazione principale della sua accusa, J. Bacque sostiene che nell’Europa del 1945 non c’era penuria alimentare. Segnala dei depositi pieni di alimenti in Germania. Dice che la Croce Rossa aveva disponibilità di alimenti. Uno dei suoi capi d’accusa più penosi riguarderebbe un treno proveniente da Ginevra, carico di pacchi di alimenti inviati dalla Croce Rossa per nutrire i prigionieri tedeschi e obbligato a tornare indietro.

Tutto ciò è scioccante – c’erano degli alimenti disponibili, gli uomini avevano fame e gli ufficiali americani hanno ordinato al treno di ritornare a Ginevra. Ma vi era un motivo: I Governi Alleati avevano deciso che i pacchi alimentari della Croce Rossa sarebbero stati utilizzati per nutrire i Rifugiati, dei quali più di due milioni erano in Germania, e gli ordini di Eisenhower relativi a questa politica erano espliciti. Così erano i rifugiati che ricevevano questi pacchi di alimenti. Non si saprebbe descrivere quanto sia penoso dover stabilire delle priorità alimentari in un mondo di affamati, ma bisognava farlo e come si potrebbe obiettare a questa decisione?

Nella sua relazione alla conferenza sulla situazione alimentare in Germania. James Tent dell’Università di Birmingham (Alabama) afferma che senza dubbio vi sono state delle gravi ristrettezze. Ciò nonostante, come fa osservare il Tent, vi erano degli alimenti stoccati nei depositi e che non sono stati distribuiti ai prigionieri che stavano morendo di fame. Ancora una volta, questo è sconvolgente, fino quando non se ne sappia il motivo. I Governi Alleati temevano una carestia durante l’inverno 1945-46 e accumularono delle riserve di cibo. Anche con queste riserve si arrivò a malapena a passare l’ inverno ed occorsero altri tre anni prima che la penuria alimentare fosse superata.

Il mito di J. Bacque è stato l’incubo di Eisenhower. Nessuna scarsità di cibo? Nel febbraio 1945 Eisenhower ha scritto al capo di stato maggiore, il generale Georg C. Marshall: “Sono molto preoccupato per la situazione alimentare…Al momento non abbiamo più riserve alimentari sul Continente per la popolazione civile”.

Ed ecco ciò che ha scritto Eisenhower ai Capi di Stato Maggiore Alleati il 25 aprile 1945: “A meno che non si prendano delle misure immediate per sviluppare al massimo le risorse alimentari al fine di sovvenire al minimo dei bisogni della popolazione tedesca, un caos generalizzato, la carestia e le malattie saranno inevitabili nel corso del prossimo inverno”.

Questi messaggi e molti altri simili sono stati emessi prima della capitolazione. Dopo la prima settimana di maggio, tutti i calcoli di Eisenhower per conoscere di quante persone avrebbe dovuto occuparsi di alimentare nella Germania occupata, sono divenuti crudelmente inadeguati. Aveva fatto una stima errata, per due motivi. In primo luogo il numero di soldati tedeschi che si arrendevano alle Forze Alleate superava di gran lunga le previsioni del generale (più di cinque milioni, invece dei tre milioni previsti), a causa della corsa dei soldati tedeschi che traversavano l’Elba per sfuggire ai Russi. Stessa cosa anche con i civili tedeschi, erano milioni quelli che fuggivano dall’Est verso l’Ovest, circa 13 milioni in totale dei quali Eisenhower diveniva responsabile. Eisenhower ha dovuto far fronte alla carenza di alimentazione ben prima di sapere che c’erano 17 milioni di persone in più di quelle previste, da nutrire, in Germania.

Non c’era penuria alimentare? Ecco il rapporto del Governatore Militare della Germania nel luglio 1945: “La situazione relativa all’alimentazione di tutta la Germania dell’Ovest è, forse, il problema più grave dell’occupazione. Il consumo alimentare medio nelle Zone Ovest è attualmente di un terzo al di sotto del livello di sussistenza generalmente ammesso”. Il rapporto di settembre afferma: “Gli alimenti provenienti da fonti autoctone non è sufficiente per raggiungere il livello della razione autorizzata per un consumatore normale, che è di 1.550 calorie al giorno.

J. Bacque dice che i prigionieri ricevevano 1550 calorie al giorno e pretende che una simile razione significhi una costante sottoalimentazione. Apparentemente non ha mai considerato quello che ottenevano i civili in Germania e nei paesi liberati. A Parigi nel 1945, il livello calorico era di 1550 per i civili. Era soltanto un po’ più elevato in Gran Bretagna dove il razionamento continuava. Era molto più basso in Russia dove pure continuava il razionamento. Come abbiamo costatato la razione ufficiale dei civili tedeschi era di 1550 calorie, ma spesso non le raggiungeva. A Vienna durante l’estate del 1945 la razione ufficiale, qualche volta, è caduta fino a 500.

Il buon senso esiste. Chiunque si trovasse in Europa durante l’estate del 1945 si sarebbe stupito nell’udire che non c’era carenza di risorse alimentari.

Secondo il Bacque, Eisenhower personalmente e segretamente e con un’intenzione criminale ha cambiato lo status dei soldati tedeschi che si erano arresi da “prigionieri di guerra” a quello di “forze nemiche disarmate”. In effetti questo cambiamento di denominazione era una questione politica. La decisione è stata presa non da Eisenhower ma dai suoi superiori, in modo particolare dalla Commissione Consultiva Europea. E non la si è nemmeno tenuta segreta. Tutti
coloro che erano implicati in essa hanno agito sotto l’autorità dei governi britannico, russo e americano ed erano perfettamente espliciti sui motivi che avevano portato a questo cambiamento di status.

Ciò che si è prodotto è abbastanza semplice: Gli Alleati non avevano i mezzi per nutrire i milioni di prigionieri tedeschi sullo stesso piano in cui potevano nutrire i civili tedeschi, senza parlare dei civili dei paesi liberati dell’Europa dell’Ovest, e senza parlare anche dei rifugiati. Ma gli Stati Uniti e le nazioni alleate avevano sottoscritto la Convenzione di Ginevra, che aveva forza di trattato. Non volevano violarla e così hanno utilizzato la nuova denominazione di “forze nemiche disarmate (D.E.F)”. Gli ordini dati agli ufficiali erano letterali: non alimentate i D.E.F più dei civili tedeschi.

Per quanto riguarda un’altra delle conclusioni di J. Bacque, egli giunge alla cifra sensazionale di un milione di morti attraverso un sistema di analisi che ha complicato la vita di tutti coloro che hanno cercato di verificare le sue statistiche e le sue metodologie. Effettivamente egli ha commesso un errore a causa di un errore di battuta di un impiegato. Ha visto la cifra di 70.000 prigionieri in un rapporto sanitario dell’esercito e sulla base di questo dato ha calcolato il tasso totale di mortalità per tutti i prigionieri nelle mani degli Americani nonché dei 21.000 morti menzionati nello stesso
rapporto. In questo modo è arrivato alla sua conclusione principale, vale a dire un tasso di mortalità del 30% in tutti i campi, dividendo 21.000 morti per 70.000 prigionieri. Tuttavia la cifra di 70.000 avrebbe dovuto essere moltiplicata per dieci. Tutte le altre cifre del documento fanno chiaramente apparire che il numero esatto dei prigionieri era di 700.000. Ciò che darebbe un tasso di mortalità non più del 30% bensì del 3%.

In effetti come Albert Cowdrey del Servizio del Centro Storico Militare dell’Esercito ha relazionato alla conferenza, il tasso globale di mortalità dei prigionieri è stato dell’1 per cento.

La conclusione di A. Cowdrey, confermata in pieno da un altro partecipante alla conferenza, il comandante Ruedinger Overmans dell’Ufficio Storico Militare tedesco di Friburgo (che sta scrivendo l’ultimo volume della storia ufficiale della Germania durante la guerra), è che il numero totale dei morti fra i prigionieri tedeschi nelle mani degli Americani, qualunque sia la causa della loro morte, non ha potuto superare le 56.000 unità.

Infine vi è la questione della colonna di cifre dei rapporti settimanali dell’ufficiale responsabile del Teatro dell’Esercito degli Stati Uniti, colonna intitolata: “Morti per motivi diversi”. È qui che il Bacque trova il “milione mancante”

Chi erano questi “morti per motivi diversi”? J. Bacque ha intervistato Philip S. Lauben, un colonnello dell’esercito a riposo che era membro della Sezione per gli Affari Tedeschi del quartiere generale di Eisenhower nel 1945. Questo colonnello Lauben gli avrebbe riferito che “morti per motivi diversi” significava: “morti ed evasioni”.

“Quante evasioni?” ha chiesto J, Bacque.

” Molto, molto poche ” ha risposto il colonnello Lauben. Il Bacque dice che ve n’erano meno di un decimo dell’1 per cento, senza spiegare come è giunto a questa cifra.

Neil Cameron, il regista del documentario della BBC relativo ai “morti per motivi diversi”, ha riferito ai partecipanti alla conferenza di essersi fatto dare da J Bacque la registrazione dell’intervista. È sembrato evidente a N: Cameron che J. Bacque ha ottenuto dall’anziano ufficiale di mettersi d’ accordo sulle parole che il Bacque stesso utilizzava e che, in seguito, le ha messe sulla sua bocca. N. Cameron ha realizzato la propria intervista filmata con il colonnello Lauben; in questa intervista il Colonnello Lauben ha affermato di essere stato indotto in errore da J. Bacque e che si era sbagliato sul significato dell’espressione: “morti per motivi diversi”.

David Hawkins della CNN ha voluto realizzare un intervista con il Colonnello Lauben. Il Colonnello Lauben si è rifiutato, affermando nella sua lettera: “Non ho un carattere difficile. Ho 91 anni, sono quasi cieco e la mia memoria è così debole da non essere più affidabile. Inoltre sono costantemente sotto controllo medico. Spesso nel corso del colloquio con il Sig. Bacque gli ho ricordato che la mia memoria si era gravemente deteriorata nel corso dei
quaranta e più anni che distano dal 1945. Il Sig. Bacque mi ha letto delle cifre.-.. Mi è sembrato che, detratti i trasferimenti e le liberazioni, non restasse altro per raggiungere il totale complessivo tranne i morti e gli evasi, vale a dire l’espressione: “morti per ragioni diversi”. Mi sono sbagliato”.

Così l’unico testimone del Bacque affermante che l’espressione “morti per motivi diversi” celavano l’espressione “morti” ha smentito due volte ciò che il Bacque sostiene che egli avrebbe detto.

Chi erano dunque questi “morti per motivi diversi?” In molti casi si trattava di persone trasferite da una zona all’altra, cosa che avveniva regolarmente per molte ragioni, nessuna delle quali di ordine criminale, e tutte registrate con precisione nelle note in calce ai rapporti settimanali.

Ma il maggior numero di “morti per motivi diversi” è rivelato nel rapporto dell’agosto 1945, del Governatore Militare (questi rapporti mensili si trovano alla Biblioteca di Eisenhower ad Abilene nel Kentucky, nell’Archivio Nazionale di Washington e altrove, e costituiscono una fonte basilare per tutti gli aspetti dell’occupazione, ivi compresi le penurie alimentari e i prigionieri. J. Bacque non li cita e non c’è alcuna prova che li abbia esaminati). Il rapporto di agosto espone la lista del numero delle forze nemiche disarmate liberate dalle forze americane e quelle trasferite agli Inglesi
o ai francesi per il lavoro coatto.

Il rapporto prosegue: ” Un gruppo ulteriore di 663.576, iscritti sotto la rubrica: ‘Morti per motivi diversi’ si compone soprattutto dei membri della Volkstürm (Milizia Popolare), liberati senza un atto formale di congedo.

Non occorre molta immaginazione per comprendere ciò che è avvenuto. La Milizia Popolare si componeva degli uomini più anziani (fino ad 80 anni, principalmente ex combattenti della prima Guerra Mondiale) e dei ragazzi di 16 anni e, qualche volta, anche meno. Le guardie americane e le autorità dei campi hanno detto agli uomini anziani di ritornare a casa loro e di occuparsi dei loro nipoti, ai ragazzi di ritornare a casa loro e di riprendere le scuole. Con i trasferimenti verso altre zone, che il Bacque ignora, queste persone spiegano tutto il milione che manca.

In breve, J, Bacque si sbaglia e per quanto riguarda le accuse più gravi e per la maggior parte di quelle di minore importanza. Eisenhower non era un Hitler, non organizzava campi di sterminio, i prigionieri tedeschi non morivano a centinaia di migliaia, vi è stata una grave mancanza di cibo nel 1945, non vi era nulla di criminale o di segreto relativamente alla denominazione “forze nemiche disarmate” o relativamente alla colonna “morti per motivi
diversi”. “Il milione che manca” era quello di vecchi e di ragazzi che formavano la Milizia.

Nondimeno il Bacque propone un’osservazione indiscutibile: alcuni G.I. americani e i loro ufficiali erano capaci di agire in un maniera quasi altrettanto brutale di quella dei nazisti. Non avevamo il monopolio della virtù. Ci ha invitato a riaprire la questione, a compiere le ricerche necessarie, a scoprire l’intera verità.per questo contributo, merita la nostra riconoscenza. Ma per quanto riguarda il modo in cui ha presentato la sua scoperta, utilizzo ancora le parole di Albert Cowdrey: “L’autorte ha sicuramente ragione di essere soddisfatto del suoi lavoro. Non ha una reputazione di storico da salvaguardare, e ‘Morti per motivi diversi’ non può che far aumentare la sua fama di romanziere.” Infine, un problema più importante rimane inevaso. È stata necessaria una conferenza di esperti per contestare le accuse di J. Bacque. Individualmente degli studiosi hanno esitato a farsene carico perché ciò significava dover controllare le sue ricerche, in una parola, riscrivere il suo libro. Al posto di ciò molti di loro hanno affermato nelle loro rimostranze
di non poter credere ciò che IL Bacque dice di Eisenhower ma di non poter confutarlo. J. Bacque ha tutta la bardatura dell’erudizione, questa sembra sufficientemente impressionante per imbrogliare anche degli eruditi. In queste circostanze cosa deve fare un lettore profano? Suggerisco che lui o lei facciano affidamento al buon senso. Quanto a confrontarsi alla scuola: “L’olocausto non è mai esistito” poniamo le domande più evidenti. Se le risposte non
sono chiare significa che le accuse non sono provate. Nel caso di J. Bacque, due domande di questo tipo sono: “Dove sono i corpi?” e “Questo libro è compatibile con la nostra immagine del carattere di Eisenhower così come lo conosciamo sulla base di innumerevoli altre fonti?” In definitiva in casi come questo sono spesso le domande più evidenti che ci avvicinano maggiormente alla verità.”

Non sostengo assolutamente idee naziste o fasciste,tanto meno comuniste,tutte queste ideologie hanno fallito,molto spesso strumentalizzate e usate dagli uomini dietro le quinte;ci tenevo a sottolinearlo.

Personalmente ho una teoria riguardo al voler “Eliminare il revisionismo”.

1)Creazione Israele per mantenere una zona di conflito in medio-oriente,vi ricordate quel che disse Pike dise a Mazzini in una lettera del 15 agosto del 1871?

“”[…] La prima Guerra Mondiale doveva essere combattuta per consentire agli “Illuminati” di abbattere il potere degli zar in Russia e trasformare questo paese nella fortezza del comunismo ateo. Le divergenze suscitate dagli agenti degli “Illuminati” fra Impero britannico e tedesco furono usate per fomentare questa guerra. Dopo che la guerra ebbe fine si doveva edificare il comunismo e utilizzarlo per distruggere altri governi e indebolire le religioni.(Il fine massonico,ne parleremo in altri post).

La Seconda Guerra Mondiale doveva essere fomentata approfittando della differenza fra fascisti e sionisti politici. La guerra doveva essere combattuta in modo da distruggere il nazismo e aumentare il potere del sionismo politico, onde consentire lo stabilimento in Palestina dello stato sovrano d’Israele. Durante la Seconda Guerra Mondiale si doveva costituire un’Internazionale comunista altrettanto forte dell’intera Cristianità. A questo punto quest’ultima doveva essere contenuta e tenuta sotto controllo fin quando richiesto per il cataclisma sociale finale. Può una persona informata negare che Roosevelt e Churchill hanno realizzato questa politica?

La Terza Guerra Mondiale dovrà essere fomentata approfittando delle divergenze suscitate dagli agenti degli Illuminati fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico. La guerra dovrà essere orientata in modo che Islam (mondo arabo e quello musulmano) e sionismo politico (incluso lo Stato d’Israele) si distruggano a vicenda, mentre nello stesso tempo le nazioni rimanenti, una volta di più divise e contrapposte fra loro, saranno in tal frangente forzate a combattersi fra loro fino al completo esaurimento fisico, mentale, spirituale ed economico.”

2)Nascondere il miracolo economico di Hitler,in barba a qualsiasi legge economica Hitler ricostrui la Germania in pochi anni,come?
Ce lo spiega il bravo Blondet nel libro Schiavi delle Banche:

“Del resto, l’alluvione di capitali provenienti dagli Usa si era, nel 1933,già prosciugata completamente. La crisi del 1929 a Wall Street, il conseguente brutale arretramento dell’economia americana, il tracollo della produzione industriale, la riduzione a un rivolo dei commerci internazionali, segnò la fine della prima globalizzazione finanziaria. I dollari in giro per il mondo furono richiamati in patria. Non solo gli Stati Uniti, ma la Gran Bretagna – la potenza missionaria del vangelo del liberismo – adotta il protezionismo, e impone forti dazi sulle importazioni.
Nello stesso tempo, rinuncia al suo ruolo di fornitore internazionale di capitali. Passato il tempo in cui le imprese estere erano incoraggiate a chiedere prestiti sul mercato finanziario di Londra; dal 1931, in forma non ufficiale, si mette in vigore un embargo sulle emissioni di titoli esteri in
Inghilterra. Il mercato finanziario globale prima esaltato e promosso viene ridefinito fuga di capitali, osteggiato e punito.
L’Inghilterra si ritira dal mondo. Si ritira, a dire il vero, nel vastomconfortevole mercato del suo impero coloniale. Grande importatrice di materie prime, la Gran Bretagna beneficia del crollo dei prezzi mondiali di queste; d’altra parte, fra le sue colonie vi sono alcuni dei massimi
produttori planetari di oro, il cui potere d’acquisto si rinforza col calo dei prezzi mondiali.
Londra gode dunque di due vantaggi: compra a poco con oro rivalutato.

La deflazione mondiale fa sì che in Inghilterra il costo della vita ribassi – fra il 1924 e il 1936 – di 16 punti, mentre i salari calano solo di 2 punti. E’ una situazione felice rispetto al resto del mondo, tanto più che – con la deflazione – il governo britannico inaugura una politica di credito facile (bisogna pur usare gli abbondanti capitali rientrati, e che non possono andare all’estero), che stimola una sorta di ripresa, trainata dal mercato interno. E tuttavia la sua disoccupazione resta,ostinata, sopra il 10 per cento fino al 1939, quando la guerra innescherà il suo truce
modello di pieno impiego.

Nella grande America, il New Deal di Roosevelt non otterrà – a parte il suo grande successo propagandistico – effetti migliori. Una severa politica di dirigismo, grandi opere pubbliche pagate con un crescente disavanzo dello Stato, l’aumento dei salari minimi, il sostegno dei prezzi agricoli, non riescono ad aver veramente ragione della crisi.

Nel 1936, il potere d’acquisto degli agricoltori americani è di un terzo inferiore a quello che avevano nel 1929: la disoccupazione generale, che era del 3 per cento prima del ’29, resta attestata al 19 per cento fino al 1938.
Fra ottobre 1937 e il marzo 1938 l’economia americana ricade in una severissima recessione, e altri 4,5 milioni di lavoratori si trovano sulla strada. “L’economia americana non ha ricominciato a riprendersi con le sue sole forze, essa resta dipendente dalle iniezioni costanti di potere
d’acquisto alimentate dai deficit di bilancio”, riconosce lo storico francese dell’economia Jacques Nèré: “alla vigilia della seconda guerra mondiale, il risanamento dell’economia statunitense resta incompleto e precario”.

In Francia, il Fronte Popolare decreta un aumento generale dei salari del 10-15%, accorcia la settimana lavorativa da 48 a 40 ore, insomma applica le demagogie socialiste, senza restituire un alito di vita alla sua economia in stagnazione. La Russia sovietica applica fino in fondo, con la nota ferocia dottrinaria, l’economia di piano e collettivista, con i risultati disastrosi che sappiamo.

Tutti gli esperimenti dirigisti, insomma, in qualche modo falliscono. Salvo uno.

Quando Hitler sale al potere, la Germania soffre di una crisi industriale enorme, paragonabile a quella americana, con la relativa gigantesca disoccupazione. Ma a differenza degli Stati Uniti, per di più è gravata da debiti esteri schiaccianti. Non solo il debito politico, il peso delle riparazioni; anche il debito commerciale è pauroso. Le sue riserve monetarie sono ridotte quasi a zero. Inoltre, s’è prosciugato totalmente il flusso dei capitali esteri, che si presumevano necessari alla sua rinascita economica.
La Germania insomma non ha denaro,ha perso i suoi mercati d’esportazione, è
forzatamente isolata – dalla recessione mondiale – dal mercato globale.
Costretta a un’economia a circuito chiuso, nei suoi angusti confini.

Ma proprio da lì, comincia a rinascere. Come? Secondo Rauschning, i nazisti
“si basavano sulle idee sempliciste del loro fuehrer, e s’erano creati una teoria monetaria che suonava pressappoco così: le banconote si possono moltiplicare e spendere a volontà,purché si mantengano costanti i prezzi”.

(Hitler forse voleva togliere ai banchieri ebrei il potere di dissanguare il popolo col signoraggio????)

Hitler lo diceva con esplicita brutalità: “dopo l’eliminazione degli speculatori e degli ebrei, si dispone di una sorta di moto perpetuo economico, di circuito chiuso il cui movimento non si arresta mai. Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e
mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con
entrambe” .

Sono idee sempliciste. O anche assurde sul piano della teoria economica: creare inflazione (stampare carta moneta) senza far salire i prezzi – e senza ricorrere al razionamento dei consumi, alle tessere del pane, come stava facendo Stalin negli stessi anni.

Eppure funzionano.

A causa del suo grande indebitamento estero, la Germania non può svalutare la moneta: questa misura renderebbe più competitive le sue esportazioni, ma accrescerebbe il peso del debito. Fra le prime misure del Terzo Reich c’è dunque il riequilibrio del commercio, perché il deficit commerciale non può più essere finanziato come si fa in periodi normali. Di fatto, la libertà di
scambio viene sostituita da Hitler da meccanismi inventivi. I creditori della Germania vengono pagati con marchi (stampati apposta, moneta di Stato)
(Forse Hitler si era conquistato la SOVRANITA’ MONETARIA?) che però devono essere utilizzati solo per comprare in Germania merci tedesche. Ben presto, questo sistema sviluppò, quasi spontaneamente, accordi internazionali di scambio per baratto(SI, proprio il baratto): la Germania non aveva più bisogno di valuta estera (dollari o sterline) per comprare le materie prime di cui necessitava, perché non vendeva né comprava più.

Per il grano argentino, dava in cambio i suoi (pregiati) prodotti industriali; per il petrolio dei Rockefeller, armoniche a bocca e orologi a cucù.

Prendere o lasciare, e le condizioni di gelo del mercato globale non consentivano ai Rockefeller di fare i difficili.

Per i pochi commerci con esborso di valuta, il Reich impose agli importatori tedeschi un’autorizzazione della Banca Centrale all’acquisto di divise estere; il tutto presto fu facilitato da accordi diretti con gli esportatori, che disponevano di quelle divise e le mettevano a disposizione.
I negozi sui cambi avvenivano dunque, “dopo l’eliminazione degli speculatori e degli ebrei”, senza che fosse necessario pagare il tributo ai banchieri internazionali.

Controllo statale dei cambi e del commercio estero sono praticati nello stesso periodo dall’Urss, con atroce durezza: ma con risultati miserandi.
Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri invece, deve ammettere lo storico, “dà alla politica economica tedesca una nuova libertà”. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d’acquisto per i lavoratori) è stato svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati
valutari anglo-americani.

Lo Stato tedesco può dunque praticare politiche inflazioniste, stampando la moneta di cui ha bisogno, senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi (governati da speculatori ed ebrei) con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro. E il pubblico tedesco non riceve quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione del cambio della
sua moneta nazionale.

Così, Hitler può stampare marchi nella misura che desidera per raggiungere il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione. Grandi lavori pubblici, autostrade e poi il riarmo, forniscono salari a un numero crescente di occupati. I risultati sono, dietro le fredde cifre,
spettacolari per ampiezza e rapidità.

Nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono 6 milioni e passa. A gennaio 1934, sono calati a 3,7 milioni. A giugno, sono ormai 2,5 milioni. Nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni. Nel 1938 non sono più di 400 mila.

E non sono le industrie d’armamento ad assorbire la manodopera.(Come invece ci insegnarono a scuola!!!) Fra il 1933 e il 1936, è l’edilizia ad impiegarne di più (più 209%), seguita
dall’industria dell’automobile (+ 117%); la metallurgia ne occupa
relativamente meno (+83%).

Nei fatti, la stampa di banconote viene evitata – o piuttosto dissimulata – con geniali tecnicismi. Di norma, nel sistema bancario speculativo, le banche creano denaro dal nulla aprendo dei fidi agli investitori; costoro, successivamente servendo il loro debito (e anzitutto pagando gli interessi
alla banca), riempiono quel nulla di vera moneta – di cui la banca si trattiene il suo profitto , estraendo il suo tradizionale tributo dal lavoro umano. Ma naturalmente questo metodo genera inflazione, perché mette in circolazione moneta aggiuntiva; e Hitler vuole – deve – risparmiare al
suo popolo, che ha già conosciuto l’esplosione inflattiva del 1922-23, un’altra disastrosa esperienza del genere.

Nel sistema hideriano, è direttamente la Banca Centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli industriali i capitali di cui hanno bisogno. Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. E’ con queste promesse di pagamento (dette’ effetti MEFO ‘) che gli imprenditori pagano i fornitori.

In teoria, questi ultimi possono scontarle presso la Reichsbank ad ogni momento, e qui sta il rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all’ incasso massicciamente e rapidamente, l’effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del circolante e dunque dell’inflazione.

Di fatto, però questo non avviene nel Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all’incasso; risparmiando così fra l’altro (non piccolo vantaggio) l’aggio dello sconto. Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria.

Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire, ed hanno sospettato pressioni dello Stato nazista, magari tramite la Gestapo, per mantenere il corso forzoso di questa semimoneta. Ma nessuna coercizione in realtà fu esercitata. Gli storici non hanno trovato, alla fine, altra risposta che quella che non vorrebbero dare: il sistema funzionava grazie
alla fiducia. L’immensa fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini, e le sue classi dirigenti.

Hanno detto che Hjalmar Schacht, il banchiere centrale del Reich, ebreo, che è l’inventore del sistema, ha reso invisibile l’inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo di effetti psicologici.

In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga ma, naturalmente, assolto) spiegò – fumosamented’aver pensato che, se la recessione mantenevainutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. Bisogna
correggere la modestia del geniale banchiere. Erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non l’energia, la voglia di lavorare, la capacità attiva del popolo.

Schacht fece molto di più. Da ebreo, conosceva bene la frode fondamentale su cui si basa il sistema del credito, e i lucri che consente l’abuso della fiducia dei risparmiatori e degli attivi, che col loro lavoro riempiono di vero denaro i conti di denaro vuoto, contabile, che la banca crea ex-nihilo.

Per una volta nella storia, un ebreo fece funzionare la frode a vantaggio dello Stato – senza lucro – e del popolo. Non a caso, e senza nessuna intenzione sarcastica, Hitler gratificòSchacht del titolo di “ariano d’onore”: mai definizione fu meglio meritata.

Un economista britannico, C.W. Guillebaud , ha espresso con altre parole lo stesso concetto: “nel Terzo Reich, all’ origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank
fornisce i fondi necessari agli investimenti [con gli effetti MEFO, che sono pseudo-capitale]; l’investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare
gli interessi] e in qualche misura rimborsato “.

Con il denaro creato dal nulla a beneficio del popolo, anziché degli speculatori, la Germania – mentre il mondo gela nella recessione profonda degli anni ’30 – prospera. La massa dei salari, che ammontava a 32 miliardi di marchi nel 1932, è salita nel 1937 a 48,5 miliardi: parecchio di più
della massa salariale del boom pre-1929 (42,4).

(Forse questo la gente non lo deve sapere,voi che ne pensate?)

E qui gli economisti, i teorici del monetarismo e della mano invisibile del mercato, aspettano al varco l’esperimento hitleriano: quell’abbondanza di potere d’acquisto nelle tasche dei lavoratori provocherà una crescita esponenziale dei consumi, e dunque una pressione al rialzo dei prezzi. Si
tenga conto che quel denaro è nelle mani di milioni di uomini e donne che sono stati disoccupati per anni, e per anni hanno vissuto nella privazione:
la corsa agli acquisti di generi di consumo sarà dunque inarrestabile. Non ci sarà alcuna creazione di risparmi indicata da Guillebaud. L’inflazione sembra tanto più certa, in quanto nella Germania di Hitler, fra il 1932 e il 1937, la produzione di beni di consumo aumenta poco (+39%), specie in
confronto all’enorme aumento di beni di produzione, macchinari, strade, fabbriche (+ 172%). Dunque il potere d’acquisto aggiuntivo si getterà a comprare beni relativamente scarsi, accentuando la spinta all’inflazione.

Ebbene: in Germania, l’inevitabile inflazione non si verifica.
(La temuta inflazione non si verifica,anche questo è meglio tenerlo nascosto alla massa!!)

L’indice del costo della vita, pari a 120,6 nel 1932, è nel 1937 a 125,1: in cinque anni l’inflazione sale di poco più che 4 punti.

Come mai? Alla ricerca del trucco, gli economisti si sono chinati sul prelievo fiscale. Certo lo Stato nazista avrà sottratto agli operai una parte notevole del loro nuovo potere d’acquisto con tributi gravosi. In realtà, nella Germania del 1937 la percentuale del prelievo fiscale sul reddito nazionale è pari al 27,6%, appena poco di più del 26% del 1933, quando Hitler prende il potere. Del nuovo reddito creato dalla prosperità indotta, il Reich non preleva che il 7,5%: un prelievo così mite non si è visto mai, né prima né dopo, negli Stati più liberali. E di fatto, il rispannio dei privati in quegli anni, praticamente, si quintuplica:
incoraggiato dallo Stato, ma non imposto coercitivamente.

(FATE SILENZIO PURE SU QUESTO!!)

I teorici devono dunque ricorrere a spiegazioni poco scientifiche: la naturale frugalità gennanica, la sua innata disciplina. Per evitare un altro termine, che spiegherebbe di più: l’entusiasmo di un popolo spontaneamente mobilitato per la propria rinascita, liberato dal giogo dei lucri bancari,(ATTENZIONE!!!!) che ha capito perfettamente gli scopi dei suoi dirigenti, e vi collabora con energia e creatività.

Va detto che lo stesso Schacht non credeva nel sistema che aveva messo in moto col suo trucco contabile. Devoto allievo della dottrina classica, previde che il miracolo artificiale si sarebbe sgonfiato: raggiunto il pieno impiego, lo sfruttamento totale delle risorse, gli investimenti e le spese pubbliche devono rallentare, perché da quel momento esso genera solo pura inflazione. Così dettava l’economia classica: il serbatoio di manodopera è inelastico, e ogni nuovo investimento compete offrendo sempre più alti salari a una manodopera sempre più scarsa.

E’ in base a questo dogma, notiamolo, che il liberismo supercapitalista raccomanda la globalizzazione, l’internazionalizzazione dell’economia: per attingere ai serbatoi di lavoro inutilizzato e a basso costo dei paesi non sviluppati.(Gli schiavi,per dirle terra a terra!!!).

Dal ’36 in poi, fra l’altro, le materie prime sui mercati mondiali cominciano a rincarare, rendendo più difficile il gioco economico di Hitler.
E’ proprio in quel momento che Schacht propone di dedicare somme maggiori alle importazioni: e ciò non tanto per migliorare il tenore di vita dei tedeschi ma – incredibilmente – per “migliorare i nostri rapporti con l’estero”. Insomma: indebitiamoci un po’ per far contenti gli usurai.(E qui riconosciamo lo spirito ebreo di Schacht,insomma un pò va bene ma dobbiamo pur sempre inchinarci al banchiere internazionale…….Ma cosa fece Hitler?)

In quel momento invece Hitler incarica Goering, un Goering ancora giovane e attivo, di lanciare il grande piano di sostituzione delle materie prime: ciò che non si vuole importare deve essere rimpiazzato da surrogati (ersatze).
Così nascono i processi di fabbricazione della gomma e benzina sintetica partendo dal carbone, brevetti che l’America – dopo la vittoria sul Reich -si affretterà a sequestrare e a distruggere.
(Altra cosa che non si deve sapere!!!)

Di fatto, in quegli anni la Germania funziona ancor più di prima a vaso chiuso. Come l’Unione Sovietica di Stalin riduce ulteriormente le sue importazioni. In Unione Sovietica l’autarchia è raggiunta al prezzo di carestie, atrocità poliziesche e concentrazionarie. I contemporanei, dunque,
suppongono che i tedeschi, messi da Hitler a lavorare per produrre beni non consumabili, siano soggetti a severe privazioni, o almeno a un regime di austerità. Se non da schiavi di una stato totalitario, almeno da monaci guerrieri.

La realtà viene esposta da una tabella sui consumi annui’ procapite ricavata dal già citato Guillebaud:

consumi tedeschi annui a testa:

1932
1937

farina (Kg)
44,6
55,4

carne
42,1
45,9

lardo
8,5
8,1

burro
7,5
8,9

margarina
7,8
5,4

latte (litri)
105,0
111,0

pesce
8,5
12,2

patate
191,0
174,0

zucchero
20,0
24,0

caffè
1,6
2,1

birra
51,4
62,9

La tabella rivela la stupefacente realtà: la qualità dell’alimentazione tedesca migliora durante la dittatura hitleriana. Il tedesco mangia meno margarina ma più burro; cala la dieta di patate (il cibo tedesco della povertà) e aumentano farina, carne, pesce. Persino il consumo di caffè,
importato, è più abbondante. In Germania, l’ autarchia funziona.

Gli studiosi del miracolo tedesco si consolano, retrospettivamente, con l’idea che una simile economia a ciclo chiuso non avrebbe potuto espandersi all’infinito. Che, se durò più del previsto, fu perché la Germania, con le annessioni del 1939 e ’40, ebbe a disposizione nuove fonti di lavoro ematerie prime. Forse.

Tuttavia, bisogna pur riconoscere che l’economia tedesca fu messa a regime di mobilitazione totale solo dal 1943. Solo allora la Germania spinse a fondo l’acceleratore. Albert Speer, il genio della mobilitazione economica bellica, racconta che nel 1943 – sotto gli incessanti, apocalittici
bombardamenti – la Germania fu ancora capace di produrre 5234 locomotive, il doppio dell’anno precedente. Fra il , 41 e il ’44 la produzione di munizioni triplicò, quella dei pezzi per mezzi corazzati fu quintuplicata, pur con un risparmio del 79% della manodopera e del 93% dell’acciaio impiegato (rispetto al 1941), grazie a una razionalizzazione scientifica dei processi
produttivi.

E la mobilitazione della manodopera fu sempre ben lontana dalla militarizzazione attuata in Inghilterra, dove “tutte le forze del lavoro erano inquadrate in battaglioni, che venivano dislocati dove ce n’era bisogno. Tutta la popolazione civile inglese, comprese le donne, era una
gigantesca armata mobile”. In Inghilterra il 61 per cento delle donne era nel’ 44 impiegato nello sforzo bellico; in Germania, il 45 per cento.

Quanto ai beni di consumo, fatta 100 la produzione del 1939,in Gran Bretagna era scesa nel 1942 a 79, in Germania era a 88. Ancora a metà della guerra,il tenore di vita tedesco restava più alto di quello dei suoi nemici.”

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