Cardiopatici a rischio reinfarto se assumono antinfiammatori

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Ho già dedicato un post ai rischi sul sistema cardiovacolare legati all’assunzione prolungata dei FANS, o antinfiammatori non steroidei . Ora arriva uno studio Danese, secondo cui i pazienti che hanno subito un attacco cardiaco a cui vengono prescritti gli antinfiammatori non steroidei hanno un rischio maggiore di averne un altro entro pochi giorni ( Duration of Treatment With Nonsteroidal Anti-Inflammatory Drugs and Impact on Risk of Death and Recurrent Myocardial Infarction in Patients With Prior Myocardial Infarction) . La ricerca è stata pubblicata sulla  rivista Circulation, ed evidenzia come il  piu’ pericoloso fra questi farmaci sia  il Diclofenac. Lo studio ha esaminato 84mila pazienti danesi, di eta’ media 64 anni, al 42 per cento dei quali sono stati prescritti i farmaci. In media il rischio di avere un secondo attacco tra sette e quindici giorni dopo il primo e’ risultato maggiore del 42 per cento rispetto ai pazienti che non prendevano nessun farmaco, mentre il diclofenac ha aumentato la probabilita’ addirittura di tre volte. Durante il follow-up, il 42.3% dei pazienti ha ricevuto FANS e ci sono stati 35.257 morti o infarti ricorrenti. 
I pazienti che assumevanono il rofecoxib hanno avuto un aumento del rischio di morte dopo aver assunto il farmaco da una settimana a due settimane, mentre chi assumeva celecoxib (Celebrex) aveva aumento del rischio di morte quando il trattamento è durato da due settimane a un mese.  Diclofenac “era associato ad un aumentato rischio a partire dall’inizio del trattamento e il rischio si è mantenuto per tutta la durata del trattamento.” Per l’ibuprofene, , il rischio maggiore è stato osservato per il trattamento della durata di più di una settimana.
Era noto da tempo che gli antinfiammatori aumentano leggermente le probabilita’ di un attacco nel lungo periodo, specie se presi con continuita’ – hanno scritto gli autori, dell’Universita’ di Copenaghen – ma ora sappiamo che il pericolo e’ anche a breve termine”. Massima attenzione dunque in questi pazienti.   

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