Olocausto,Sionismo,antisemitismo,Antiebraismo: ecco cosa dovete sapere!

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Mi sto occupando di alcuni avvenimenti storici per capire cosa sta avvenendo e dove stiamo andando……..Terza Guerra Mondiale?
Purtroppo non è fantascienza!
Al giorno d’oggi,(come del resto in passato)una delle tecniche più utilizzate per impedire cambiamenti positivi è quella di seminare confusione nei modi più disparati, anche utilizzando termini ambigui o non esatti,(L’uso delle parole come direbbe Grillo) oppure inducendo associazioni errate, per limitare le capacità del libero pensiero.
E’ il caso di alcuni termini che riguardano la situazione palestinese, il sionismo, Israele e gli ebrei. Si fa spesso confusione,quasi sempre deliberatamente,circa l’esatto significato della parola “antisemita”, oppure si confonde,sempre deliberatamente, “antisemitismo” con “antigiudaismo”.
Alcuni confondono il termine “antisionismo” con “antisemitismo”, oppure “razzismo” con “antisionismo”.
Tale confusione è volutamente alimentata dai media e dagli intellettuali,persino il nostro presidente Napolitano nel gennaio 2007 in un discorso in occasione del “giorno della memoria”, seminò parecchia confusione utilizzando come sinonimi i termini “antisionismo” e “antisemitismo”.(Caro Napolitano non ci siamo proprio!).
Napolitano sostenne, commettendo un errore colossale, che il sionismo sarebbe un “movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico”(Ma ci sono o ci fanno…) e che “Ricordare la Shoah significa combattere… innanzitutto ogni rigurgito di antisemitismo, anche quando esso si travesta da antisionismo”(Si dimostra sempre democratico il nostro presidente,ma da dove l’hanno tirato fuori?).
Una cosa vorrei dire al presidente:”..E i massacri dei palestinesi, voluti dalle autorità israeliane?…Le condizioni in cui il popolo palestinese versa attualmente?” Napolitano, tanto attento ai crimini subiti dagli ebrei, risulta però un totale negazionista quando si tratta di considerare quelli subiti dai palestinesi. Il suo comportamento non può che dare la certezza della sua malafede.

Spieghiamo bene cosa significa Sionismo e di conseguenza antisionismo.
Il termine “Sionismo” è spesso usato come sinonimo di “Ebraismo” o “Giudaismo”, quando in realtà è soltanto un movimento politico escogitato e promosso dalla Casa Rothschild e contrastato da tanti Ebrei.Questo movimento politico, fatto di ebrei e non-ebrei,sostiene la rivendicazione di una terra per il popolo ebreo.Più precisamente il Sionismo venne fondato nel secolo scorso da un Ateo,Theodore Herzl,e viene usato dall’Elite per raggirare il popolo ebraico in generale.
Come vi spiegherò più nei dettagli,la proposta di riconoscere la Palestina come patria degli Ebrei venne avanzata sia per convincere gli Stati Uniti ad entrare in guerra(I guerra mondiale) che per creare poi un conflitto manovrato e le condizioni ideali per “Dividere e Imperare” il Medio Oriente ricco di petrolio.

I Rothschild sfruttarono come “giustificazione” per occupare la Palestina l’affermazione nel Vecchio Testamento che gli Ebrei fossero il “Popolo Scelto da Dio” e al quale “Egli” diede in dono la terra che una volta si chiamava Israele. Ecco, è tutto qua, non occorre aggiungere altro.
“Dio ha parlato, è tutto contenuto nel Vecchio Testamento, perciò ci stiamo andando” (Già questa scusa appare ridicola alle persone di buon senso,ma andiamo oltre…)

Golda Meir, un altro Primo Ministro Israeliano, disse al “ Le Monde “ nel 1971 :
“Questo paese esiste in quanto mantenimento di una promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo porsi domande in merito alla sua legittimità”.

L’invasione e la sovversione di una nazione intera fu basato sui testi biblici scritti da chissà chi migliaia di anni fa dopo il periodo della Cattività in quel centro degli Illuminati che era Babilonia, che adesso è l’Iraq.
A me la cosa sembra incredibile,non so a voi!

Nei fatti però,questo nonsense è una truffa storica perché la vasta maggioranza delle genti Ebree, quelli che chiamano se stessi Ebrei “Ashkenazi”, non hanno nessunissima connessione con la terra di Palestina/Israele, come coraggiosi scrittori ebrei quali Arthur Koestler hanno spiegato dettagliatamente. Guardate il suo libro “La Tredicesima Tribù”. Gli Ashkenazi vengono da un paese una volta conosciuto come Khazaria nel Sud della Russia e del Caucaso, e NON dal paese – Israele – per reclamare il quale essi usano i testi biblici.

Quelli che furono chiamati in seguito Ebrei Ashkenazi mossero verso Nord lungo i secoli per raggiungere la Russia e l’Europa Occidentale e queste furono le genti prese di mira da Hitler(vedremo poi in che modo) e dai Nazisti ed inoltre sfruttate dai Rothschild per popolare la Palestina. Koestler scrisse che la storia delle origni degli Ebrei “inizia ad apparire come il più crudele imbroglio che la storia abbia mai preparato”.

Gli Ebrei si suddividono in due grandi gruppi, gli Ashkenazi e i Sefarditi, che una volta erano situati in Spagna e Portogallo. Daniel Elazar, al Centro di Gerusalemme per gli Affari Pubblici, scrisse che alla fine dell’undicesimo secolo, il 97 (novantasette) per cento degli Ebrei era Sefardita, ma la percentuale cambiò drammaticamente nel corso dei secoli e nel 1931 gli Ebrei Ashkenazi erano oramai il 92 per cento del Mondo Ebraico.

Oggi gli Ashkenazi dominano completamente la società israeliana sia nel numero che in termini di controllo. Organizzazioni ebree come la Anti Defamation League (ADL)di B’nai B’rith, prendono di mira costantemente altri quando manifestano razzismo,quando la stessa Israele è una stretta e fiera società gerarchica basata sul principio della razza, perfino tra gli Ebrei stessi. Gli Ashkenazi sono in cima alla società, chiaramente, seguiti dai Sefarditi e dopo, ironicamente, arrivano gli Ebrei Mizrahi, che discendono dalla comunità ebree stanziali del Medio Oriente. Al fondo della botte ci sono i neri Ebrei Etiopici che si sono a lungo lamentati del razzismo a cui sono sottoposti dai loro fratelli superiori. Sotto a tutti questi stanno ovviamente gli Arabi Palestinesi.

Questo articolo in internet da una precisa descrizione della struttura razzista di Israele:

“La società Israeliana è ulteriormente segmentata da classi etniche e ineguaglianze religiose. In termini generali, i cittadini Arabi sono i meno pagati ed hanno visto un declino nella loro posizione lungo il periodo che va dal 1990 al 2001. Gli Ebrei Mizrahi (Ebrei di discendenza africana o asiatica) hanno visto un piccolo avanzamento, mentre gli Ebrei Ashkenazi (ebrei di discendenza nordamericana o europea) sono i più pagati e hanno visto un incremento del dieci per cento dei loro salari. Nel 2001 gli Ebrei Ashkenazi ricevettero una media di una volta e mezza l’introito di un Ebro Mizrahi e il doppio degli Arabi.”

E’ passato tempo da quando il razzismo Sionista e l’Apartheid venivano paragonati per contrapposizione alle accuse senza fine di razzismo e “anti-Semitismo” che provenivano dal fronte degli Illuminati attraverso la ADL e molte altre organizzazioni che marchiano come razzista chiunque sfidi l’agenda del Sionismo.

In verità, gli Ebrei Ashkenazi non sono nemmeno un popolo Semitico – i veri Semiti sono gli Arabi e piccole minoranze Ebree (quelle sottopagate – n.d.r.). In verità non dovrebbe importare ciò che sono, il corpo umano è solo un veicolo potenziale per la Coscienza Infinita che noi siamo. Ma queste etichette sono usate da queste persone per sopprimere l’approfondimento e la coscienza di ciò che accade, per cui noi dobbiamo a nostra volta usarle per controbilanciare la propaganda che viene fatta.

Spieghiamo ora esattamente il significato della parola “Semita” e di conseguenza “Antisemita”.
La parola semitico si riferisce a quelle stirpi che anticamente abitavano la terra dei Sumeri,da cui gli Ebrei biblici sostengono di essere partiti.Sem o Shem,uno dei figli del noè biblico,si dice sia discendente di questa stirpe e l’origine di ciò pare potersi rintracciare nella leggenda di “Shemjaza”,”figlio celeste e guardiano di Dio”.Ora,praticamente tutti gli Ebrei attuali sono discendenti da un popolo di stirpe nordico-mongola-turca,i Khazar che tra le altre cose erano pagani e si convertirono al giudaismo nel 740 d.C.!!!
I Khazar vivevano nella Russia meridionale,tra il Mar Caspio e il Mar Nero.Si trovavano tra il mondo cristiano e quello islamico e i loro capi decisero di accettare la fede ebraica per evitare di essere travolti dagli imperi che rappresentavano le due possibili fedi alternative.La maggior parte degli ebrei di oggi,sostiene kosler,discendono da questo popolo,non da una stirpe semitica.Quindi definire qualcuno “antisemita” significa,più precisamente, definirlo “antiarabo”,perchè alla vecchia stirpe semita appartenevano più arabi che ebrei!!!!!

Ora provate ad immaginare come si sentono i palestinesi,bollati di terrorismo da tutto il mondo occidentale.

Provate a immaginare se tutto quello che hanno subito fosse successo nel nostro paese.
Ipotiziamo che dove abitiamo stiamo conducendo pacificamente la vita di tutti i giorni assieme a minoranze ebree con le quali ci troviamo in rapporti amichevoli e cordiali, insomma l’immagine della Palestina di una volta.
Poi i governi Europei e Americani decretano che il nostro paese, dove i nostri antenati vissero per migliaia di anni, appartiene a qualcun altro e milioni di Ebrei da tutte le parti del mondo approdano nella nostra patria.

Peggio, essi non vogliono che noi viviamo in mezzo a loro, essi vogliono prendere il controllo completo di ogni cosa e ci trasformano in loro servi o schiavi.
Come reagiremmo?
Come reagirebbe CHIUNQUE in questa situazione?

I Palestinesi dovevano semplicemente sottomettersi ed accettare questa abominevole ingiustizia e se non lo avessero voluto sarebbero diventati dei “terroristi”. Ciò che il mondo sembra aver dimenticato, e di sicuro non se lo ricorderà grazie al mutismo dei principali media e perfino dei “media alternativi” (tutti in mano agli Illuminati-sionisti) è che fu proprio attraverso il TERRORISMO che Israele fu imposto alla popolazione Araba.

I media – come sempre compiacenti al Sistema – si occuparono a pieno regime del Convegno di revisionisti tenutosi in suolo iraniano. Non si parlava d’altro. Con tutto quello che accadeva in giro per il mondo, sembra che la cosa più importante fosse criminalizzare una convention.
Apro una parentesi sul revisionismo, perché tale termine indica qualsiasi posizione che tenda a mettere in discussione e quindi “rivedere” gli esiti storiografici precedentemente dati per certi. Fin qui nulla di male.

Anzi, con una definizione simile tutti noi che ricerchiamo la verità,siamo revisionisti, perché la storia, come la conosciamo oggi, e cioè quella che ci viene inculcata a scuola, andrebbe rivista nella quasi totalità.
Ma quando il revisionismo tocca certi argomenti e non altri, come per esempio l’Olocausto e/o la nascita dello Stato d’Israele, bè il discorso cambia eccome.
Non sto dicendo, come fa invece qualche personaggio molto più accreditato di me, che l’Olocausto è una mera invenzione, ma semmai che tale crimine è stato astutamente politicizzato e strumentalizzato da una ristrettissima cerchia di signori molto pericolosi chiamati sionisti.

Con l’avvallo di influenti organizzazioni infiltrate nel tessuto societario (come il B’nai B’rith) e con i soldi di potentissime famiglie (come i Rothschild) i sionisti hanno cinicamente e criminalmente ‘sfruttato’ i propri morti per giungere da una parte alla nascita dello Stato ebraico in Palestina, e dall’altra alla creazione del ‘tabù ebraico’, in pratica si sono detti: con la Shoà dietro le spalle, chi potrà mai più criticare l’operato, qualunque esso sia, di Israele?

E’ importante sottolineare che lo Stato d’Israele è stato voluto solamente dal movimento sionista!

Operazione questa prettamente politica, che ha astutamente sfruttato la religione giudaica e gli ebrei in buona fede (che nulla c’entrano con la propaganda di Sion). Lo possono testimoniare le dichiarazioni di rabbini dell’epoca che NON volevano assolutamente uno Stato ebraico in terra santa, ma essere ebrei nel mondo. Moltissime critiche e accuse alla Federazione Sionista, proprio per questo motivo, sono state inutili, perché alla fine assieme ai colonizzatori inglesi (prendendo in giro la popolazione araba con la promessa di uno stato arabo, ovviamente mai mantenuta, e facendosi pure aiutare a cacciare i turchi ottomani), hanno sacrificato la popolazione del luogo per creare il focolare ebraico. Lo scopo per l’Impero di Sua Maestà, e soprattutto dell’Arab Bureau (istituzione vicina all’intelligence, nata nel 1916 in cui lavorarono personaggi come T.E. Lawrence, detto Lawrence d’Arabia, e Bernard Lewis l’ideologo dello “scontro di civiltà”) era quello di estendere il controllo britannico in pieno Medio Oriente…
E certamente la creazione di uno ‘Stato controllato’ in Palestina avrebbe aiutato tale missione…

Creazione di Israele

L’idea che la Patria Ebrea di Israele fosse il risultato di ciò che successe nella Germania Nazista è ridicolo. Tale giustificazione fu usata dai Rothschild grazie all’onda di pubblica e comprensibile simpatia. Ma la pianificazione e la manipolazione iniziarono a lungo prima del diciannovesimo secolo e dei primi del ventesimo come fu fatto dai Rothschild attraverso i loro pupazzi come i Weizmann.
Il Primo Ministro Inglese e Segretario per l’Estero, Viscount Palmerston, fu un associato stretto della famiglia Rothschild e un patriarca della Framassoneria Europea. Egli fu in combutta con i maggiori nomi degli Illuminati della sua era.

Già nel 1840 scrisse(BADATE BENE 1840!!):

“Al momento esiste tra gli Ebrei dispersi in Europa una forte coscienza del fatto che il tempo in cui la loro nazione tornerà in Palestina sta arrivando. Sarà di grande importanza per il Sultano l’incoraggiare gli Ebrei a tornare e a stabilirsi in Palestina perché la ricchezza che essi apporterebbero incrementerebbe le risorse del suo dominio, e gli Ebrei che ritornassero sotto la protezione e l’invito del Sultano sarebbero un freno contro ogni malintenzionato futuro progetto dell’Egitto o dei suoi vicini. Io desidero istruire Sua Eccellenza su come raccomandare caldamente il governo Turco ad adottare ogni possibile disposizione per incoraggiare gli Ebrei Europei al fine del loro ritorno in Palestina.”

Tutte cazzate. Palmerston stava soltanto spingendo per realizzare l’agenda degli Illuminati/Rothschild e lo sapeva benissimo.

La prima guerra mondiale, manipolata dagli Illuminati/Rothschild, condusse alla “Dichiarazione di Balfour” nel 1917 quando il Segretario per gli Affari Esteri Britannico, Lord Balfour, dichiarò il supporto del governo per una patria degli Ebrei in Israele. Questo annuncio fu connesso allo sforzo per far entrare in guerra gli Stati Uniti, una intrigo orchestrato mediante i consiglieri del presidente Woodrow Wilson, Edward Mandel House e Bernard Baruch , entrambi agenti dei Rothschild negli Stati Uniti.

Fu Lionel Walter Rothschild, secondo Barone Rothschild, a formulare con l’aiuto di altri questa dichiarazione di supporto del governo Inglese per la Patria degli Ebrei. Ciò che in seguito divenne noto come la “Dichiarazione di Balfour” era una lettera da parte di Balfour a Lord Rothschild.(Si sospetta pure che questa lettera sia stata scritta dal Barone Rothschild a….se stesso!!!)

Ciò che la storiografia ufficiale non vi dice è che uno dei più importanti gruppi degli Illuminati è la cosiddetta Tavola Rotonda e che questa generò organizzazioni quali la Commissione Trilaterale ed il Consiglio per le Relazioni Estere oppure l’Istituto Reale per gli Affari Internazionali in Londra.

Lord Balfour apparteneva alla cerchia interna della Tavola Rotonda mentre Lord Rothschild ne fu fondatore, e la “Dichiarazione di Balfour” fu una lettera tra i due!

La Dichiarazione di Balfour promise la Palestina sia agli Ebrei che agli Arabi nei fatti. Essi volevano tenersi gli Arabi dalla loro nel frattempo perché essi avevano bisogno di loro per la rivolta contro i Turchi come parte della loro strategia nella Prima Guerra Mondiale. Essi usarono un uomo conosciuto come “Lawrence d’Arabia” per condurre questa campagna.
Comunque, Balfour e Lawrence sapevano bene che ciò era una bugia.

La Dichiarazione di Balfour disse che nulla di ciò che avrebbe potuto pregiudicare i diritti civili e religiosi delle colà esistenti comunità non-ebree in Palestina, doveva essere fatto. Ma il burattino dei Rothschild, Chaim Weizmann avrebbe detto in merito:

“In riguardo alla questione Araba, i britannici dissero che in zona c’erano diverse centinaia di migliaia di negri, ma questo non avrebbe comportato nessuna conseguenza”.
E nemmeno lo comporta oggi.

Dopo che l’Europa fu devastata dalla Prima Guerra Mondiale promossa dai Rothschild/Illuminati, ci fu la Conferenza di Pace di Versailles vicino a Parigi nel 1919 nella quale delle riparazioni furono imposte al governo Tedesco post bellico, la Repubblica di Weimar, e furono così strambe e insostenibili che non fecero altro che preparare il terreno per Hitler (nipote di Salomon Mayer Rothschild – n.d.r.) e ai Nazisti e questo al fine di mandarli al potere con il piano di restaurare l’orgoglio Germanico e l’economia nazionale.

Ognuno dei maggiori consiglieri presenti alla conferenza di Versailles e provenienti dalla Francia, Regno Unito e Stati Uniti, erano parte della linea di sangue dei Rothschild (come del resto il cattolico Adolf – n.d.r.) o controllati da loro.
Tra questi Bernard Baruch.
E indovinate cosa?
Essi annunciarono il loro supporto per una Patria degli Ebrei in Palestina!

Il regime di Hitler fu fondato dagli agenti degli Illuminati-Rothschild come i Rockefeller, gli Harriman e Prescott Bush (e un altro Bush, Herbert Walzer, che prima finanziò il compagno Lenin e dopo supportò i “supporter” di Adolf, tali Thyssen… (Si proprio quelli della Thyssen Group di Torino!- n.d.r.), quest’ultimo nonno del noto presidente idiota.
Ciò permise alla macchina da guerra tedesca di riemergere, giusto subito dopo solo alcuni anni dalle ceneri del collasso economico (collasso necessario perché il nipote di Salomon Mayer facesse presa nell’animo del tedesco medio ridotto sapientemente a brandelli– n.d.r.).
Ciò che seguì fu la Seconda Guerra Mondiale, i Campi di Concentramento, e l’uso sapiente del terrore da parte degli Illuminati/Rothschild per ottenere i loro obiettivi a lungo termine – un piede saldo nel Medio Oriente da cui far avanzare i loro piani nel futuro.

I paesi che i Rothschild e i loro agenti desideravano occupare erano popolati al tempo da Arabi o Palestinesi, il cui destino si sarebbe ben presto materializzato.

L’ex Primo Ministro Israeliano Yitzhak Rabin disse in una versione non censurata delle sue memorie, pubblicata dal New York Times il 23 Ottobre 1979:

“Stavamo passeggiando di fuori, e Ben Gurion ci accompagnava. Allon ripetè la sua domanda – Cosa si dovrebbe fare della popolazione Palestinese? Ben Gurion mosse le mani nel gesto esplicito che diceva: ‘Cacciateli via!’ “.
Evviva la democrazia di Israele!

E questo è ciò che essi fecero.

Gli Arabi furono privati di ogni potere nel loro paese da parte di gruppi terroristici Sionisi come l’Hagana, Irgun, e la Banda Stern (anche conosciuta come Lehi) che bombardava e assassinava Arabi, compagni Ebrei ,personale dell’Amministrazione Britannica, che aveva il controllo sulla Palestina sotto mandato della Lega delle Nazioni e della Conferenza di Pace di Versailles. “Palestina” era la regione ora conosciuta come Israele, Giordania, la West Bank e la Striscia di Gaza, una volta appartenenti all’Impero Ottomano.

Il terrorismo Sionista condusse all’imposizione dello Stato Ebreo nel 1948 quando più di 750.000 (settecentocinquantamila – n.d.r.) Arabi furono espulsi dalle loro terre. Tra i maggiori attori in queste e altre operazioni terroristiche ci furono Menachem Begin, Yitzhak Shamir, e Ariel Sharon, macellai che divennero Primi Ministri Israeliani e che ebbero la faccia tosta di condannare il terrorismo Arabo.

La Banda Stern fu così nominata dagli Inglesi per il loro primo comandante, Avraham Stern, che più tardi formò il suo proprio gruppo, l’Irgun Zvai Leumi be-Yisrael (Organizzazione Militare Nazionale in Israele). Un articolo in internet descrive le motivazioni:

“ …Stern credeva che gli sforzi della popolazione Ebrea avrebbero dovuto focalizzarsi per combattere gli Inglesi piuttosto che supportarli nella Seconda Guerra Mondiale; e che metodi basati sulla forza erano un mezzo effettivo per ottenere questi obiettivi. Egli faceva differenze tra i “nemici di Israele” (cioè gli Inglesi) e gli “odiatori di Israele” (cioè i Nazisti), credendo che i primi dovevano essere “annientati” mentre i secondi “neutralizzati”. A questo fine egli iniziò a contattare le autorità Naziste offrendo una alleanza con la Germania in cambio del trasferimento di Ebrei Europei alla Palestina e lo stabilimento di uno Stato Ebreo colà.”

Questo è sempre stata il vero motivo di questi manipolatori ed essi trattarono le genti Ebree come bestiame da sfruttare a questi fini.

L’Irgun, capeggiato dal più tardi Primo Ministro Menachem Begin, fu responsabile per il bombardamento del Quartier Generale Inglese al King David Hotel in Gerusalemme. L’esplosione uccise 91 Inglesi, Arabi ed Ebrei, ferendone molti altri, e questa fu solo uno degli attacchi terroristici ed assassinii che finirono per creare Israele. Un articolo su “World Socialist Website” dice:

“Non è semplicemente che Ariel Sharon e Company siano una banda di ipocriti o smemorati politici in merito al passato. Più importante, l’Irgun, condotto da Menachem Begin, la Banda Stern e il Lehi suo successore, formarono il Partito Herut, predecessore del Partito Likud, e il Partito di estrema destra Moledet, il quale forma la principale coalizione del governo Sharon”.

La gang di ex generali, ultra nazionalisti e religiosi bigotti che conduce Israele oggi sono gli eredi politici dei terroristi che ebbero in più strette relazioni con i fascisti. In questo, essi riflettevano alcuni nazionalisti Arabi in Palestina, Egitto ed Iraq che si allearono tra loro e assieme alla Germania in modo da liberarsi dall’Imperialismo Britannico. Queste alleanze condussero ad una guerra civile tra le varie ali del movimento Sionista durante la Seconda Guerra Mondiale.”

Questo è ciò di cui la gente deve urgentemente accorgersi.
Sfidare Israele non vuol dire condannare la popolazione Ebrea in sé.
È per esporre i fatti per cui essi sono implicati come burattini in un gioco di cui non si rendono conto esista – un gioco condotto dall’inizio da parte di una leadership fatta di terroristi. Quando noi capiamo ciò, gli eventi del passato e del presente cominciano ad avere senso.

Henry Kissinger, un criminale di guerra dalle proporzioni mostruose, fu Consigliere per la Sicurezza degli Stati Uniti e Segretario di Stato dal 1969 al 1977 e responsabile per la morte e sofferenza di uno straordinario numero di persone nel mondo. Ma il suo primo ruolo fu di rappresentare gli interessi di Israele e i Piani degli Illuminati per il Medio Oriente che descriverò brevemente. Specialmente dopo l’emergere della sua figura, la stretta degli Illuminati e di Israele sulla politica estera e interna USA cominciò visibilmente a farsi sempre più stretta.

Il duo Israele/Illuminati ha speso decadi nel prendere possesso delle strutture di governo degli Stati Uniti in modo da assicurarsi che:

(a) Israele diventasse il ricevitore di un terzo di tutte le sovvenzioni USA per l’estero;
(b) Che venga sempre finanziato all’esorbitante prezzo di miliardi di dollari all’anno in campo militare;
(c) Che il governo degli Stati Uniti persegua una politica estera incredibilmente piegata verso Israele e contro gli stati Arabi a lei vicini.

Le uscite patetiche sul Libano da parte di Bush che accusa Hezbollah di ogni cosa, supportando l’assassinio di massa di civili da parte dell’Esercito Sionista, giustificando il “diritto di Israele di difendere se stesso”, e mostrando nessun desiderio per avere un cessate il fuoco, sono indice di come Israele controlli il governo USA attraverso il network degli Illuminati. Questo è il mantra delle accuse alla Siria e all’Iran. Questi paesi sono nella lista degli Illuminati ed gli Illuminati abbisognano di una scusa per colpirli.

Come spiegai nel dettaglio la settimana scorsa, l’Amministrazione Bush è dominata dai supporter di Israele mediante il Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC), attraverso l’American Enterprise Institute, il Jewish Institute for National Security AffairS (JINSA) e l’American Israel Public Affaire Committee (AIPAC), una delle lobby al vertice in Washington. Joel Beinin, un collaboratore di Middle East Report e professore di storia del Medio Oriente alla Università di Stanford, disse che l’AIPAC….:

“….divenne una forza significativa nel formare la pubblica opinione e la politica estera nel Medio Oriente degli USA dopo la guerra Arabo-Israeliana del 1967. Il suo potere fu creato e potenziato simultaneamente all’emergere di Israele come surrogato della forza militare USA nel Medio Oriente secondo i termini definti dalla Dottrina Nixon nel 1969 (in altre parole la Dottrina Kissinger)”.

Obama,tanto acclamato,appena divenuto il candidato ufficiale del partito democratico,come prima cosa ,andò a parlare all’AIPAC per rassicurare gli ebrei riguardo alla politica che intende fare!

Un associato all’AIPAC in Gerusalemme disse alla CNSNews.com che soltanto in un mese il 10 (dieci) per cento dei membri del Congresso visitò Israele in tour da promossi dallo stato Ebreo. CBS News riportò anche che nel 2004 l’FBI trovò evidenze che un analista del Pentagono con stretti legami con il segretario alla difesa Wolfowitz e con il sottosegretario alla Difesa Douglas Feith passarono all’AIPAC una bozza di direttiva presidenziale sull’Iran che fu poi data al governo Israeliano.

Aggiungi a tutto questo il controllo sionista della maggior parte dei media ed avrai un network che non darà mai agli Arabi una benché minima chanche di giustizia e comprensione e al pubblico generale neanche la minima chanche di sentirsi dire la verità.

La creazione di Israele non è mai finita. È sempre stata un mezzo per un qualche fine. In lungo, il piano è stato quello di colpire il mondo islamico in modo da usarlo come un grilletto per una guerra globale che metterebbe a ferro e fuoco il mondo e condurrebbe alla “soluzione” consistente in un controllo centrale del pianeta e dei suoi abitanti .

Per fare ciò essi abbisognano di un punto di conflitto, un barilotto di polvere messo tra i paesi Arabi che sia in grado di esplodere per iniziare un conflitto globale. Questa è la VERA ragione per la creazione di Israele e la REALE ragione per cui gli Stati Uniti hanno speso miliardi di dollari nel costruire la spaventosa forza militare di Israele (e un bel nuovo Tempio di Salomone a Gerusalemme, dove i Papi regnerebbero sul NWO una volta spazzati gli Ebrei nel mega-conflitto – n.d.r.).

Albert Pike, Gran Maestro del Rito Scozzese Framassonico e Illuminato, è colui che si presuma abbia scritto una lettera nel 1871 ad un altro infame operativo degli Illuminati, tale Giuseppe Mazzini, nella quale mise nero su bianco le TRE GUERRE MONDIALI che avrebbero condotto al Dominio Globale.

La Prima Guerra, come si suppone abbia scritto, avrebbe spazzato via gli Zar dalla Russia in un conflitto tra gli Imperi Inglese e Germanico; la Seconda Guerra Mondiale avrebbe portato a rinforzare il Sionismo politico in una maniera sufficiente a permettere di installare uno stato sovrano di Israele in Palestina.(Così è stato fatto!).

Adesso ci sono molte persone che dicono che la lettera non è mai esistita, ma ciò che è interessante, alla luce dei correnti eventi, è quello che si suppone abbia detto da Pike sulla prossima TERZA GUERRA MONDIALE:

“La Terza Guerra Mondiale sarà fomentata prendendo vantaggio dagli attriti e conflitti causati dagli agenti degli Illuminati tra il Sionismo politico e i leader del Mondo Islamico. La guerra dovrà essere condotta in maniera tale che l’Islam (il Mondo Islamico parlante Arabo) e il Sionismo politico (lo stato di Israele) si distruggano mutamente l’uno con l’altro. Nel frattempo, le altre nazioni, una volta di più divise su questo conflitto, saranno costrette a combattere sino al punto del completo esaurimento fisico, morale, spirituale, ed economico…. Noi dovremmo sguinzagliare gli Ateisti e i Nichilisti, e dovremmo provocare un formidabile cataclisma sociale il quale in tutto il suo orrore (bravo Pike! Esattamente come la guerra iniziata da Adolf Rothschild, solo all’ennesima potenza! – n.d.r.) mostrerà chiaramente alle nazioni l’effetto dell’Ateismo Assoluto, origine delle selvagge crudeltà del mega conflitto.”

Se Pike non scrisse ciò, allora il falsario che per lui si spacciò era un vero profeta!
L’agenda degli Illuminati è stata a lungo destinata a creare guerre, conflitti e sconvolgimenti di ogni tipo al fine di far accettare alla popolazione mondiale un governo unico centralizzato che “risolvesse” i problemi (atrocità, come quelle commesse dai militari del Konzentrazion Lager Israel – n.d.r.) che gli stessi “salvatori” hanno sempre in precedenza discretamente fomentato.
È la tecnica che viene chiamata Problema-Reazione-Soluzione. Crei occultamente un problema e poi offri la soluzione… cioè il cambiamento che vuoi imporre al mondo!

Il piano è stato sempre quello di usare Israele come la scintilla per far esplodere il Medio Oriente in un conflitto (e NON la “Grande Israele”, questo è fumo negli occhi sia per gli Ebrei rinchiusi nel K. L. Israel che per gli altri – n.d.r.), conflitto che attirerebbe sempre più contendenti sino a coinvolgere la Cina. La Corea del Nord fa parte del gioco, ovvio (ma è chiaro! Sono proprio gli “USA” a fornire le centrali nucleari – della Asea Brown Boweri sita in Svizzera cioè un paese controllato dai Cavalieri di Malta, cioè dai Gesuiti per conto degli Illuminati – alla Corea Comunista, solo coloro che sono ancora rimasti accecati dall’ideologia vedono soltanto un “imperialismo USA” che “provoca” la Corea del Nord!!! – n.d.r.).

Una delle ragioni per cui il resto del Mondo Arabo si è trattenuto in merito agli eventi nel Libano è che esso conosce bene la posta in gioco (e la verità di Pike), e sa la fine che farà, per primo; è il terrore delle conseguenze a fermarli.

Sembra che il Terrorista di turno, il Primo Ministro-Terrorista, Ariel Sharon, stesse perseguendo politiche che non avrebbero seguito l’agenda degli Illuminati. Così fece le valige dopo il colpo apoplettico che si prese (e che gli mandarono) per essere rimpiazzato in seguito dal suo “amico” Ehud Olmert e dall’orribile Shimon Peres i quali adesso fronteggiano la devastazione e lo sterminio di civili Arabi in Libano e Gaza.

Da quel momento in poi – due popoli una terra, grazie all’ingerenza dell’Impero Britannico – gli scontri, il terrorismo e gli attentati (da entrambe le parti) sono purtroppo diventati un dato di fatto.
Ma tornando al convegno dei revisionisti, fa specie sapere, nel Terzo Millennio, che non si può toccare l’argomento dell’Olocausto senza venire tacciati di ‘antisemitismo’, di ‘apologia del nazismo’ o quant’altro, ma la cosa peggiore è che non è possibile criticare i crimini commessi dall’esercito israeliano (in Palestina, in Libano, ecc.), proprio in virtù della catastrofe umanitaria patita dal popolo ebraico (come se fossero stati soltanto di religione ebraica i morti nei campi di concentramento), e invece nessuno ricorda gli altri tremendi olocausti che hanno soppresso la vita a decine di milioni di persone: nativi americani, africani, ecc.

Quanti per esempio hanno mai sentito parlare dell’Olocausto canadese?
Il Rapporto pubblicato da The Truth Commission into Genocide in Canada ha documentato come oltre 50mila bambini nativi (indiani d’America) sono stati assassinati, con la complicità della chiesa locale. I bambini furono esposti intenzionalmente al contagio di malattie trasmissibili come la tubercolosi, senza poi ovviamente cercare di curarli! Scopo era l’eliminazione delle popolazioni indigene.

L’elenco potrebbe andare avanti con lo sterminio dei nativi americani, le deportazioni di milioni di schiavi, le truci guerre che hanno sconvolto il continente africano, e massacrato milioni di ‘indigeni, tutte foraggiate e finanziate sempre e solo dall’Occidente per puri interessi territoriali e subterritoriali (acqua, oro, diamanti, rame, manganese, petrolio, coltan, uranio, vanadio, ecc.).

Come mai non se ne parla? Forse perché questi sono dei semplici ‘incivili’ e non appartengono all’occidente o alla cosiddetta ‘razza eletta’? O perché i soldi per smembrare tali popolazioni (smentendo il famoso “pecunia non olet”) puzzano eccome di Occidente?
Perché ci si ricorda solo della Shoà e non si ricordano tutti i crimini commessi in nome di un dio, in nome del denaro o del petrolio?
Crimini che stanno continuando tutt’ora(vedi Iraq-Georgia)?

Oggi i media e tutte le istituzioni occidentali filo-sionisti sono impegnati a criticare aspramente l’Iran, non solo per aver organizzato il convegno dei revisionisti, ma soprattutto per via dell’arricchimento di uranio, ma si dimenticano di amplificare le dichiarazioni del premier Ehud Olmert durante un’intervista alla televisione tedesca.
“L’Iran – ha detto il Premier sionista – minaccia apertamente, esplicitamente e pubblicamente di voler cancellare Israele dalle carte geografiche. Quali pensate che siano le sue intenzioni, quando aspira ad avere armi nucleari come l’America, la Francia , Israele e la Russia ?”.

So bene che non si tratta di una notizia visto che lo sanno perfino i bambini, che Tsahal, l’esercito d’Israele, ha in dotazione un arsenale stimato dalle 150 alle 200 testate nucleari!
Per la precisione lo sappiamo dal 1986, e cioè da quando l’ingegnere israeliano Mordechai Vanunu – che ha lavorato proprio al programma atomico – lo ha rivelato al mondo attraverso il Sunday Times. Dichiarazione questa, che gli è costata molto cara.
Rapito (o sequestrato?) in segreto a Roma dal braccio armato dell’intelligence sionista, il Mossad, espatriato a casa e processato in gran segreto a porte chiuse. Risultato: diciotto anni di carcere per aver detto quello che oggi è stato confermato dal Premier israeliano! Alla faccia della democrazia e della libertà di parola.

Dov’erano nel 1986 i grandi giornalisti che si sono tanto scandalizzati del convegno iraniano?
Perché i media, tanto bravi a scrivere articoli senza firma per protestare contro i padri-padroni editori, non hanno difeso un cittadino incarcerato ingiustamente (addirittura in suolo italiano) semplicemente per aver detto quello che sapeva?
Forse perché lo Stato in questione è Israele?

E se invece di un ingegnere israeliano fosse stato un ingegnere irakeno o iraniano? Cambiava qualcosa se la denuncia riguardava Mahmud Ahmadinejad, invece dell’allora Premier Simon Peres?
Detto per inciso, Peres è l’uomo che ha portato tutte le atomiche in Israele, e che – sempre secondo Vanunu – lo ha fatto rapire! Insomma un personaggio da Premio Nobel per la Pace …e infatti, purtroppo, nel 1994 è stato proprio insignito con l’onorificenza svedese!

Certamente a livello mediatico, e quindi a livello d’opinione pubblica, sarebbe cambiata!

Tutto il mondo occidentale si sarebbe scagliato contro il governo iraniano, come sta facendo ora.
A proposito,avete notato come i giornali e le televisioni filo-scioniste occidentali stanno mistificando quello che accade in Ossezia? A dir poco scandalosa la mole di bugie dei media.
Ormai però parte del popolo si è svegliata,e le bugie dei media schiavi di Sion fanno fatica ad avere presa sulla gente.

Visto però che in quel caso si trattava (e si tratta) di Israele, nessuno ha avuto il coraggio di parlare, di alzare la testa e porre alcuni interrogativi.

Come per esempio domandare come mai Israele , che possiede le testate atomiche, non ha firmato il TNP, Trattato di Non Proliferazione Nucleare!!!
E neppure il TICE(Trattato di proibizione totale delle sperimentazioni nucleari)
Bella domanda, vero?

Il Trattato fu sottoscritto da USA, Gran Bretagna, Unione Sovietica il primo luglio 1968. Successivamente e dopo molto tempo aderirono Francia e Cina. Poi toccò alla Corea del Nord nel 1985. Stando alle pubblicazione dell’USPID, l’Unione Scienziati Per Il Disarmo, tra gli Stati che non hanno ancora aderito al TNP si segnalano: Brasile, India, Pakistan e Israele.
La cosa interessante, che pochi faticano a ricordare, è che lo ‘stato canaglia’ per antonomasia, l’Iran, ha firmato il TNP il 2 febbraio 1970!

Quindi, i media si scandalizzano se a Teheran si invitano settanta storici revisionisti, ma non dicono nulla delle migliaia di persone arrestate (in piena ‘democrazia’) nel mondo ogni anno semplicemente per aver messo in discussione alcuni fatti storici; si accaniscono contro l’arricchimento di uranio della teocrazia iraniana (che però ha firmato il TNP) ma non dicono nulla delle 200 testate atomiche di Sion (che non ha mai firmato il TNP).

Non solo, tengono nascosto perfino le immagini, censurate del Canale 10 TV, dove si vede il premier sionista Olmert istruire il Capo del Governo Romano Prodi su cosa dire durante la conferenza stampa in merito ad Hamas. Secondo voi, il supino Prodi, ex uomo della banca ebraica più potente del mondo, Goldman Sachs, cosa avrà mai risposto?

Ve lo dico io. In pratica Ehud Olmert (il cui intervento, censurato dai canali nazionali, si può vedere e/o ascoltare nel video in esclusiva http://www.infolive.tv/web_player.php?id=1882&content=7) ha chiesto (ovviamente imposto) a Romano Prodi di dire le seguenti affermazioni durante la conferenza stampa:
Romano Prodi: “Italia a Israele sono impegnati fortemente per la pace, e lo fanno in conformità ad alcuni principi essenziali, che sono i principi della Road Map. Io debbo aggiungere (Prodi a questo punto deglutisce in maniera assai vistosa! Forse il rospo è più grosso del previsto? E infatti lo è) anche il riconoscimento dello Stato d’Israele come Stato Ebraico”

Cosa c’entra affermare che l’Italia, rappresentata dal premier Romano Prodi(Io non mi sento rappresentato proprio da nessuno di questi pagliacci asserviti al potere tecnocratico-sionista), riconosce lo Stato d’Israele come Stato Ebraico?
E’ così importante per i sionisti che Israele non è uno Stato, ma è “Lo Stato Ebraico” per antonomasia? Ebbene sì, per i sionisti, e cioè per coloro che si basano sul “Der Juden Staat” (“Lo Stato degli Ebrei”), il libello o manifesto scritto nel 1896 da Theodor Herzl (padre spirituale del Sionismo), è assai importante!!!

Romano Prodi e il suo mentore Ehud Olmert
Tutto questo per far capire, una volta per tutte, come i mass media e i governi sono tutti sottomessi, non al padre-padrone editore, ma ai Poteri Forti che stanno dietro.
Poteri che sono in grado:

– a livello mediatico di decidere quello che va detto e quello che va filtrato;
– a livello politico di influenzare i governanti;
– a livello storico di mitizzare accadimenti per renderli tabù da utilizzare all’occorrenza;
– a livello sociale di affibbiare etichette infamanti a chi non segue i dogmi imposti;
– a livello economico di movimentare enormi quantità di soldi per finanziare operazioni utili alla causa.

Paasiamo ora ad analzzare l’olocausto,quello che ci hanno sempre detto,corrisponde al vero oppure è stato tutto amplificato per qualche fine?

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità. (Goebbels)
Quando noi sentiamo i giornali e le televisioni parlare di 6.000.000 di
Ebrei uccisi nei campi di sterminio non ci viene mai indicata la fonte di
questa cifra. Ebbene la fonte é solo una ed é l’Enciclopedia Ebraica dove il
totale e di 5.820.960.
Queste cifre ci vengono fornite
da una delle due parti coinvolte,una sola fonte,credo sia pochino se si vuole fare un’analisi scientifica degli avvenimenti.
La cifra di 6 000 000 dopo essere stata ripetuta per Milioni
di volte nei giornali, televisioni e film di Hollywood é diventata
ufficiale. Questo nonostante, gia alla fine della guerra, si fosse in
possesso di statistiche accurate sul numero degli Ebrei prima e dopo la
guerra, e dei loro movimenti migratori fuori dall’Europa, verso l’America la
Palestina e la Russia.

Secondo l’Appendice N°VII, “Statistiche sull’Affiliazione Religiosa”, del
libro del Senato Americano “A Report of the Committee on the Judiciary of
the United States Senate” del 1950, il numero di Ebrei nel mondo in
quell’anno era di 15,713,638 . La stessa fonte nel 1940
riporta il numero di Ebrei nel mondo a 15,319,359. Se lo studio statistico
del governo Americano é corretto la popolazione Ebraica non diminuì durante
la guerra, ma subì un piccolo incremento.

Innanzitutto, il numero di 6 milioni non può reggere se si considera
la popolazione ebraica europea.

Secondo la Chambers Enzyclopaedia, gli ebrei che vivevano in Europa
prima della guerra erano 6.500.000. Questo significa che sarebbero stati
tutti uccisi.

Ma, secondo il giornale svizzero Baseler Nachrichten, che utilizza
materiale statistico di fonte ebraica, stabilisce chiaramente che tra il
1933 e il 1945, 1.500.000 ebrei erano emigrati in Inghilterra,
Portogallo, Australia, Svezia, Palestina e USA.

Oltre agli ebrei tedeschi, più di 400.000, secondo i dati del Congresso
Ebraico Mondiale, anche gli ebrei dell’Austria emigrarono (siamo
sull’ordine di 220.000).

Come conferma l’Istituto per l’Emigrazione Ebraica di Praga, più di

260.000 ebrei partirono dalla Cecoslovacchia a partire dal marzo 1939.
Dalla Polonia ne erano emigrati, fino a prima della guerra, circa
500.000. Facendo i conti, gli ebrei partiti da altri paesi europei
ammontavano a circa 120.000. L’esodo ebraico ridusse la popolazione
ebraica europea a circa 5.000.000 di unità.
Si tenga poi conto degli ebrei fuggiti in URSS e che quindi erano fuori
portata dell’esercito tedesco. Si può affermare che, complessivamente,
abbiamo 1.550.000 ebrei in Unione Sovietica.

Con questo, la popolazione ebraica europea si riduce a circa
3.500.000, a cui vanno sottratti gli ebrei dei paesi neutrali o alleati.

Secondo il World Almanac del 1942, il numero degli ebrei in Svezia,
Portogallo, Turchia, Svizzera, Irlanda, Inghilterra, Gibilterra e Svizzera
era di 413.128.

Si afferma che il grosso degli ebrei sterminati era di nazionalità
polacca (circa tre dei supposti sei milioni).

Si tratta di un errore grave. Nello stabilire l’effettivo numero di ebrei
polacchi sotto il controllo del Reich, ci può essere d’aiuto lo scrittore
Reitlinger, col suo testo “La soluzione finale”.

Infatti ci informa, a pagina 52, che, secondo il censimento del 1931,
in Polonia vivevano 2.732.600 ebrei.

Ma lui stesso ammette che più di 1.170.000 di essi si trovava nella
zona orientale occupata poi dai russi nel 1939 e di questi ne fu evacuato
circa un milione negli Urali e in Siberia dopo l’attacco tedesco alla Russia.

Ricordando i 500.000 emigrati di prima, togliendo anche i 250.000
ebrei fuggiti dalla Polonia occupata dai tedeschi (secondo il giornalista
Raymond Arthur Davies), e tenendo anche conto dell’incremento
demografico, otteniamo circa 1.100.000 ebrei polacchi sotto la
dominazione tedesca.

A questi si aggiungano i 360.000 ebrei rimasti in Germania,
Austria, Boemia-Moravia e Slovacchia. Dei 320.000 ebrei francesi, il
pubblico accusatore di parte francese al processo di Norimberga dichiarò
che 120.000 di essi erano stati evacuati.

Aggiungendo gli ebrei olandesi, 140.000, belgi, 40.000, italiani,
50.000, jugoslavi, 55.000, ungheresi, 386.000 e rumeni, 725.000,
otteniamo in complesso una cifra che non si discosta dai 3.000.000 di
ebrei che si trovavano in paesi sotto controllo del Reich.

Per quello che riguarda gli ebrei russi, il giornalista ebreo David
Bergelson afferma sul giornale ebraico Ainikeit di Mosca, 5 dicembre
1942, che l’80 % degli ebrei russi era stato evacuato in Oriente prima
dell’arrivo dei tedeschi.

Ciò significa che, sotto il controllo tedesco, non vivevano neppure la
metà dei pretesi sei milioni.

Tenendo conto dei dati del Jewish Joint Distribution Committee, il
numero di ebrei viventi dopo il cosiddetto Olocausto era di 1.559.600, il
che significa che il numero di ebrei deceduti durante la guerra non
potrebbe essere più di un milione e mezzo.

Questo solo se riteniamo esatto il numero di ebrei dato dal Jewish
Joint Distribution Committee, ma le richieste di risarcimento avanzate
da ebrei sopravvissuti ammontano a più del doppio.

Secondo le statistiche del Welt Almanach del 1938, sarebbero vissuti
nel mondo 16.588.256 ebrei.

Dopo la guerra, il New York Times del 25 febbraio 1948 scriveva che
il numero di ebrei nel mondo è da valutare secondo una cifra oscillante
tra 15.600.000 e 18.700.000.

Questi dati dimostrano che gli ebrei morti durante la guerra non
possono essere stati più di qualche migliaio: 15.500.000 meno i supposti
6.000.000 fanno 9.000.000.

Significherebbe, secondo il New York Times, che gli ebrei in tutto il
mondo avrebbero avuto 7.000.000 di nascite in 10 anni, ivi compresi gli
anni di guerra in cui le famiglie ebree furono disperse, separate e
dovettero vivere in condizioni poco favorevoli alla procreazione.

7.000.000 di nascite che avrebbero quasi raddoppiato il loro numero, il
che è impossibile e ridicolo.

Nel suo libro The Dissolution of Eastern European Jewry (IHR, Costa Mesa, 1983), l’americano Walter Sanning
afferma, citando materiale di fonte ebraica, che nel “Governatorato Generale” non risiedevano più di 800.000 ebrei.

D’altronde, dopo il 1945 giunsero illegalmente in Palestina,
provenienti dall’Europa, bastimenti carichi di ebrei, provocando notevoli
difficoltà al governo britannico.

Come si può vedere, non si può certo parlare di milioni di ebrei uccisi.
Ma di milioni, anzi di miliardi si può parlare solo facendo riferimento ai
marchi che annualmente la Germania versa nelle tasche degli Israeliti
miracolosamente redivivi, i quali, avidi e corrucciati, rispuntano da
tutte le parti.

Se in 3/4 anni i tedeschi avessero fatto sparire 6 milioni di ebrei, si
potrebbe concludere che c’è stato un olocausto,ma esiste un problema,dove sono i morti?

Sapete da dove viene la cifra di 6.000.000 di morti?

Questa cifra,che ci viene presentata come derivante da studi
scientifici,in realtà è stata introdotta per la prima volta al Tribunale di
Norimberga, da Höttl, che non aveva veste di testimone, presentata in una
sua deposizione scritta, ma non davanti ai giudici. Höttl racconta che
Eichmann avrebbe detto d’essere saltato di gioia apprendendo che 6 milioni
di ebrei erano stati liquidati.

La testimonianza di Höttl fu accettata dalla corte senza che la difesa
potesse esaminare il teste.Höttl come vi dirò poi fu barbaramente torturato e costretto a firmare un documento senza sapere cosa vi fosse scritto.
Höttl nonstante fosse stato un membro delle SS
che si macchio di crimini dopo la sua confessione fu rilasciato e comincio a
lavorare come agente per la CIA. Nel 2001 la CIA rese pubblica la cartella
su Höttl (scritto anche Hoettl) intitolata, “Analysis of the Name File of
Wilhelm Hoettl” di circa 600 pagine. Nel documento Höttl viene descritto
come una fonte poco attendibile che regolarmente fabbricava informazioni per
chiunque lo avrebbero pagato. Nelle parole di uno dei ricercatori della CIA:
«Hoettl’s name file is approximately 600 pages, one of the largest of those
released to the public so far. The size of the file owes to Hoettl’s postwar
career as a peddler of intelligence, good and bad, to anyone who would pay
him. Reports link Hoettl to twelve different intelligence services,
including the U.S., Yugoslav, Austrian, Israeli, Romanian, Vatican, Swiss,
French, West German, Russian, Hungarian and British.»
Dalla cartella della CIA emerge anche l`interessante fatto che Höttl poco
dopo il suo arresto nel maggio 1945 cominciò subito a lavorare per il U.S.
Office of Strategic Services (OSS) predecessore della CIA e che fu allora,
quando lavorava per l`OSS, che “confessò” la cifra di sei milioni. Nel
profilo della CIA su Höttl dopo il suo arresto egli viene descritto:
«Upon his arrest, Hoettl played to the interests of his captors …»

Ma perchè 6.000.000?

La prima apparizione della cifra di “sei milioni di morti” avviene
nel`Ottobre del 1919 sulla rivista Ebraica di New York, The American Hebrew.

Come se non bastasse la cifra dei Sei Milioni appare incredibilmente gia 25
anni prima!

Nel 1919 un ex governatore dello stato di New York, Martin
Glynn, pubblico un`articolo intitolato, “The Crucifixion of Jews Must
Stop!,” sul quotidiano ebraico americano, American Hebrew di New York, dove
egli ripetutamente parla “dell`imminete morte di sei milioni di ebrei in
europa” in quello che egli chiama un`”olocausto”.Questo nel 1919!!!!!

Nel 1983 un ricercatore, che si firma Walter Sanning, ha prodotto uno studio
statistico – “The dissolution of Eastern European Jewry” (La dissoluzione
dell’ebraismo est europeo) – sui trasferimenti delle popolazioni ebraiche
dell’Europa Orientale, ove precisa che una parte cospicua è emigrata,
durante la guerra e dopo, in Palestina, altri negli USA, in Cina, in Sud
America. Ad altri ebrei, fra quelli trasferiti all’est dai tedeschi, i
sovietici non consentirono di ritornare all’ovest. In conclusione, afferma
Sanning, gli ebrei che avrebbero potuto essere sterminati dai
nazionalsocialisti erano 3/400.000. Tutti gli altri ebrei si sa che non sono
morti, ma sopravvissuti alla guerra.
Di fronte alla serietà dello studio di Sanning, gli storici ebrei sono
costretti ad ammettere che non c’è stato sterminio, ma che vi sono comunque
stati massacri qua e là. Gli storici ebrei sanno che 6 milioni di morti è
una cifra, in quel contesto, impossibile (ciò è quanto sono costretti ad
ammettere nelle loro pubblicazioni che hanno diffusione ristretta, mentre al
grande pubblico le lobbies giornalistiche e televisive seguitano a propinare
la leggenda dei 6 milioni).Capite,per il grande pubblico la versione è FALSA!
D’altronde in Das jüdische Paradox (Europaische Verlagsantstalt, 1976, p.
263), Nahum Goldmann, che fu per parecchi anni presidente del Congresso
mondiale ebraico, scrive questo:
«Ma nel 1945 c’erano circa 600.000 ebrei sopravvissuti nei campi di
concentramento che nessun paese voleva accogliere».
Se i nazisti avessero voluto sterminare gli ebrei, come mai 600.000 di essi
hanno potuto sopravvivere ai campi tedeschi? Fra la conferenza di Wannsee,
nella quale si dice sia stato deciso lo sterminio, e la fine della guerra,
i tedeschi avevano avuto tre anni e tre mesi per compiere la loro opera.

Vogliamo ricordare che il numero di sei milioni non può essere messo
in dubbio senza rischio: in Francia il 14 luglio 1990 è stata approvata
una legge (legge Fabius-Gayssot), che infligge una pesante pena a
chiunque metta in dubbio il numero di sei milioni.

La legge corrispettiva, qui in Italia, è la legge Mancino.

LE CAMERE A GAS

Per quello che concerne le camere a gas, cominceremo il nostro
discorso esaminando il tipo di gas. Si tratta dello Zyklon-B, a base di acido
cianidrico.

L’acido cianidrico è stato utilizzato già da prima della Prima Guerra
Mondiale per combattere topi e insetti dannosi.

È quindi utilizzato abitualmente per impedire la diffusione di
epidemie di tifo e peste su battelli ed edifici. È classificato, secondo le
normative CEE, come sostanza tossica e infiammabile. L’inalazione di
forti quantità è letale in brevissimo tempo. Se viene inalato in piccole
quantità causa mal di testa, vertigini, nausea e vomito.

Può essere assimilato anche per contatto con la pelle. Per
riscaldamento o per azione di catalizzatori può esplodere, ed è quindi
conservato in presenza di stabilizzanti.

Risulta instabile al contatto con l’acqua e, mescolato con aria diventa
una potente miscela esplosiva.

Il suo odore è caratteristico, di mandorle amare, non spiacevole.
Riesce ad uccidere tutti gli animali superiori e gli insetti, ma non i
batteri: questo significa che non è un disinfettante.

Spesso è prodotto quando viene bruciata la cellulosa, costituendo un
possibile pericolo in caso di incendio.

Gli effetti tossici sono: nausea, malessere diffuso, respirazione
accelerata, svenimenti, coma, morte per arresto dell’ossidazione del
metabolismo. La persona che lo maneggia deve indossare una tuta
antichimica che copra tutto il corpo: di solito le maschere antigas non
sono molto efficaci, ma per lo più può essere utilizzata, per brevi periodi di
esposizione, una maschera con filtro di tipo “J”, considerata la più “severa”
di tutte. La ditta tedesca che sovrintese alla fabbricazione e alla
distribuzione dello Zyklon-B fu la DEGESCH di Francoforte.

Veniva quindi distribuito assorbito su un supporto poroso come polpa
di legno o terra di diatomee, confezionato in pasticche e sigillato
ermeticamente in scatole di latta.

Le pasticche vengono sparse sul pavimento dell’area da fumigare.
Questa è l’unica maniera per spargere efficacemente il gas: è quindi un
falso il racconto secondo il quale il gas fosse immesso dai fori dei pomi delle
docce, tecnica di gasazione assurda inventata dai testimoni (cosiddetti
oculari) più sprovveduti che non avevano la minima idea di cosa fosse lo
Zyklon-B. Il procedimento di diffusione richiede da 24 a 48 ore.

Dopo la fumigazione, la ventilazione avviene in un minimo di 10 ore.
Se l’ambiente non ha finestre, il tempo necessario si allunga
notevolmente. Nel caso di un edificio, dovrebbe essere in mattoni ed
essere ricoperto all’interno e all’esterno di catrame o asfalto.

Le porte e le finestre devono essere sigillate con tela gommata ed
impermeabilizzate con un buon sigillante, come il catrame o il neoprene
al fine di prevenire filtrazioni e rendere le superfici porose impermeabili
all’impregnazione da parte del gas.

Il controllo dell’aria dopo la ventilazione è effettuato mediante un test
chimico costituito da un foglio di carta rivelatore imbevuto di una
miscela di acetato di rame e benzene e che diventa azzurro in presenza di
acido cianidrico.

Per quel che riguarda l’uso in camere a gas per esecuzioni, è poco
raccomandabile.

Infatti la progettazione di una camera a gas per esecuzioni implica
l’attento esame di molti problemi che, se trascurati, potrebbero causare la
morte o lesioni a testimoni e operatori.

Lo Zyklon-B è poco pratico per il tempo che comporta la rimozione del
gas dal supporto inerte.

Inoltre, c’è sempre il rischio di esplosione: è necessario, infatti,
l’impiego di aria riscaldata per evitare che il gas condensi, e la presenza di
un riscaldatore può causare una detonazione.

Tutti i contatti elettrici e gli interruttori devono essere ridotti al
minimo indispensabile, devono essere a prova d’esplosione e ubicati fuori
dalla camera.

Per questo, infatti, nelle camere a gas usate negli Stati Uniti, si
preferisce utilizzare il metodo di produrre il gas nella stessa camera al
momento della esecuzione: viene infatti riempito un recipiente in
ceramica di acido solforico mediante una leva.

Quindi vengono immessi nel recipiente 25 grammi di cianuro di
sodio, sufficienti per produrre una concentrazione di 3000-3200 ppm,
rapidamente mortale.

Dato che il gas è più leggero dell’aria, viene utilizzato un dispositivo
di espulsione nella parte superiore della camera.

Una tubatura di almeno 13 metri provvede a disperdere il gas
all’esterno senza causare danni.

È sempre necessario un sistema elettrico di chiusura che impedisca
l’apertura della porta prima che la camera sia in condizioni di sicurezza.

Inoltre, fuori dalla camera, dove si trovano i testimoni e il personale,
si trovano allarmi sonori e un sistema di immissione ed estrazione
dell’aria. È sempre installato anche un dispositivo per bloccare
l’esecuzione al fine di proteggere i testimoni e permettere di evacuare la
camera in caso di pericolo.

Deve essere sempre presente personale medico qualificato con a
portata di mano apparati di respirazione d’emergenza e attrezzature
mediche contro avvelenamenti da acido cianidrico.

La camera a gas deve essere infine lavata con ammoniaca, così come
il cadavere.

Una possibile soluzione agli inconvenienti dell’uso dello Zyklon-B
avrebbe potuto essere quella di riscaldare il gas all’esterno della camera e
far circolare la miscela di gas e aria attraverso una tubatura per poi
introdurre tale miscela nella camera, come fu fatto per gli apparecchi di
disinfestazione della DEGESCH, ma ciò potrebbe causare un rischio
maggiore e situazioni poco prevedibili per gli operatori.

D’altronde l’apparato di disinfestazione della DEGESCH fu progettato
per l’utilizzo all’aria aperta, in un’area ben ventilata e alla presenza di
personale qualificato.

Molti stati americani hanno usato e usano tuttora il gas come mezzo
di esecuzione, ma, a causa dei pericoli inerenti all’uso del gas e del costoso
mantenimento dell’attrezzatura, oltre che della produzione dello stesso
gas, è in atto la tendenza a sostituire la camera a gas con l’iniezione letale.

AUSCHWITZ

Iniziamo con Auschwitz: era logico che i creatori del mito delle
camere a gas facessero di Auschwitz il centro della loro propaganda.

Era infatti il campo più importante, aveva registrato, per epidemie
di tifo, elevati tassi di mortalità, e aveva inoltre in dotazione dei
crematori.

Inoltre, Birkenau faceva da campo di transito per gli ebrei trasferiti
all’Est.
Quindi, non si potevano avere di certo condizioni più favorevoli per
la nascita di un mito.
Auschwitz fu occupata dai sovietici il 27 gennaio 1945. Dopo
l’occupazione, il campo venne chiuso.
Successivamente, solo alcuni osservatori occidentali (scelti con cura)
vi furono ammessi, fino a che non fu aperto il museo di Auschwitz.

Finita la guerra, gli inglesi diedero la caccia a Rudolf Höss , che
doveva diventare il testimone chiave del più grande crimine di tutti i
tempi. Höss si era nascosto e viveva sotto il nome di Franz Lang in una
fattoria nello Schleswig-Holstein. Truppe britanniche lo scoprirono l’11
marzo 1946.

Il resoconto dell’arresto e dell’interrogatorio di Höss si può trovare in
un libro di Rupert Butler “Legions of Death” (Hamlyn Paperbacks, 1983).
Tale libro è di ispirazione ferocemente antinazista. L’autore afferma di
aver fatto ricerche presso l’ “Imperial War Museum” di Londra, la “Wiener
Library” e altri istituti altrettanto prestigiosi. All’inizio di tale testo,
l’autore esprime la propria gratitudine a Bernard Clarke “che catturò
Rudolf Höss, il comandante di Auschwitz”.

Ora, in questo libro viene apertamente e tranquillamente dichiarato
che il prigioniero Rudolf Höss venne torturato in maniera veramente
selvaggia.

Né Bernard Clarke né Butler provano alcun rimorso per il fatto di
aver estorto “confessioni” tramite tortura. Cosa ancor più interessante,
non si rendono conto dell’importanza di tale rivelazione.

Affermano che Höss è stato catturato l’11 marzo 1946 e che ci sono
voluti tre giorni di tortura per ottenere “una dichiarazione coerente”, non
capendo che la cosiddetta “dichiarazione coerente” non fu altro che la
confessione, veramente folle, firmata dalla loro vittima ansante il 14 o il
15 marzo 1946 alle due e mezza del mattino.

L’11 marzo 1946 il sergente ebreo-britannico Clarke e altri cinque
specialisti del servizio segreto di informazioni, in uniforme britannica,
per la maggior parte di alta statura, entrarono in casa della signora Höss
e dei suoi figli. I sei uomini, sono tutti “esperti nelle tecniche più sofisticate
di interrogatori prolungati e spietati” (pag. 235).

Clarke si mise a urlare: “Se non ci dice dov’è suo marito, noi la
consegneremo ai Russi che la metteranno davanti al plotone di esecuzione
e suo figlio andrà in Siberia”.

La signora Höss crolla e rivela l’ubicazione della fattoria dove si
nasconde suo marito e il nome falso: Franz Lang.

Bernard Clarke rivela: “Una intimidazione appropriata esercitata sul
figlio e sulla figlia produsse informazioni identiche”.

Il sergente ebreo e gli altri cinque partono alla caccia e sorprendono
Höss in piena notte.

“Höss lanciò un grido alla semplice vista della uniformi britanniche.
Clarke urlò: “Il tuo nome?”

Ogni volta che la risposta era ‘Franz Lang’, Clarke colpiva con un
pugno la faccia del prigioniero. Al quarto colpo Höss crollò e ammise chi
fosse.[…].

Il prigioniero fu tirato via dalla sua cuccetta e gli fu strappato il
pigiama. Poi fu trascinato nudo verso uno dei tavoli di macellazione e
là Clarke credette che colpi e urla non avrebbero avuto fine.

Alla fine, l’ufficiale di sanità intervenne con insistenza presso il
capitano: ‘Dica loro di smettere, altrimenti riporterà un cadavere’.

Si gettò su Höss una coperta ed egli fu trascinato verso l’automobile di
Clarke, dove quest’ultimo gli versò in gola un bicchierone di whisky.
Poiché Höss allora tentava di dormire, Clarke gli cacciò il suo bastone di
comando sotto le palpebre e gli ordinò in tedesco: ‘Tieni aperti i tuoi occhi
di maiale, specie di porco!’.[…]

La squadra fu di ritorno a Heide verso le tre del mattino, la neve
continuava a turbinare ma a Höss fu strappata la coperta ed egli
dovette attraversare completamente nudo il cortile della prigione fino
alla sua cella.

Ci si trovava, infatti, in un locale che serviva da mattatoio della fattoria.
È così che Clarke rivela “Ci sono voluti tre giorni per ottenere (da
Höss) una dichiarazione coerente”. Tale dichiarazione fu ottenuta con i
metodi che sappiamo ed è quella che diventerà la prima confessione di
Höss, la confessione fondamentale registrata col numero di classificazione
NO-1210. Lo storico Martin Broszat, nel suo libro “Kommandant in
Auschwitz” (Herausgegeben von Martin Broszat, München 1981) riporta
il resoconto fatto a Höss del primo interrogatorio da parte degli inquirenti
inglesi. “Il primo interrogatorio si concluse con una confessione, dati gli
argomenti più che persuasivi usati contro di me. Non so cosa contenga la
deposizione, sebbene l’abbia firmata. Ma l’alcool e la frusta furono troppo,
anche per me.” (pag. 158-159).

Ciò significa che la prima deposizione di Höss è stata redatta dagli
inquirenti inglesi che lo interrogarono: egli l’ha solo firmata, sotto l’effetto
della frusta e dell’alcool, senza neanche leggerla !

Ora, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi: infatti, gli accusatori
hanno fatto più di una sessantina tra evidenti falsi e contraddizioni.

Basta infatti confrontare tra loro i documenti NO-1210
(deposizione di Höss del 14 marzo 1946), PS-3868 (dichiarazione giurata
di Höss del 5 aprile 1946) e ciò che si trova nel libro “Comandante ad
Auschwitz” (Torino 1985). Si può citare qualcuno di questi sbagli (tra i
più eclatanti); egli infatti:

-Afferma (PS-3868) che i campi di sterminio di Belzec e Treblinka
esistevano già nel giugno 1941, mentre questi campi entrarono in
funzione rispettivamente il 17 marzo e il 23 luglio 1942.
-Afferma (NO-1210) dell’esistenza di un campo di Wolzec presso
Lublino, campo che non è mai esistito.
-Afferma (PS-3868) di aver fatto un sopralluogo a Treblinka per
studiarvi le tecniche di sterminio mediante Zyklon-B, al fine di applicarle
anche ad Auschwitz. Ciò significa che tale visita sarebbe avvenuta
anteriormente al 3 settembre 1941, data della prima (presunta)
gassazione sperimentale effettuata ad Auschwitz. Peccato che, come si è
detto, Treblinka entrò in funzione solo il 23 luglio 1942.
-Afferma (NO-1210) che tutti i crematori di Birkenau furono
terminati nel 1942, mentre in realtà sono stati terminati, nell’ordine:
1) Crematorio IV: 22 marzo 1943
2) Crematorio II: 31 marzo 1943
3) Crematorio V: 4 aprile 1943
4) Crematorio III: 25 giugno 1943.

Tra l’altro è egli stesso che afferma, in Comandante ad Auschwitz, che
“i grandi crematori I e II [secondo la numerazione di Höss, in realtà II e III,
in quanto il crematorio I si trova in Auschwitz I, e non a Birkenau] furono
costruiti nell’inverno 1942-43, ed entrarono in funzione nella primavera
del 1943″. Ne consegue una palese contraddizione.

Fermarci qui, rimandando, per una trattazione completa
di questo argomento, all’ottimo libro di Carlo Mattogno” Auschwitz: le
Confessioni di Höss “(edizioni La Sfinge).

È interessante notare che le autorità filosovietiche del Museo di
Auschwitz hanno preteso, fino al 1990, che 4 milioni di persone fossero
state assassinate in questo campo.

Di colpo, senza fornire spiegazioni, si sono recentemente ridotte
queste cifre a “poco più di un milione”, riconoscendo così, implicitamente,
che ci si era ingannati per mezzo secolo. Ma la nuova cifra non è provata
più di quanto fosse la vecchia.

Secondo il ricercatore Carlo Mattogno, la cifra dei decessi di questo
campo sarebbe intorno a 170.000 unità, il 50% ebrei.

Ora, come detto, è stato affermato, da parte sovietica, che solo in
questo lager sarebbero stati uccisi ben quattro dei sei milioni di ebrei;
tutto questo nello stesso momento in cui si cercava di far ricadere sui
Tedeschi la responsabilità dell’eccidio di Katyn…

È ammesso che gran parte di queste informazioni provengono
dall’Europa Orientale .

I presunti eccidi di massa in grande stile avrebbero avuto luogo ad
Auschwitz tra il marzo 1942 e l’ottobre 1944. Per uccidere in 32 mesi solo
la metà dei supposti sei milioni, cioè tre milioni di ebrei, i Tedeschi
avrebbero dovuto eliminare 94.000 persone al mese, cioè 3.350 al giorno
24 ore su 24 e sbarazzarsi dei cadaveri (analizzeremo questi dati più
avanti).

Queste cifre sono state superate da Reitlinger, che sostiene che
Auschwitz era attrezzato per poter annientare quotidianamente non
meno di 6.000 persone.
Ciò significherebbe, calcolando tutti i giorni fino all’ottobre 1944,
una cifra complessiva di più di 5.000.000.

Ma simili valutazioni impallidiscono se confrontate con le
fantasticherie di una Olga Lengyel (“Five Chimmeys”, Londra 1959).
L’autrice sostiene di essere una ex internata di Auschwitz e assicura che
questo lager poteva cremare non meno di “720 uomini all’ora”; cioè
“17.280 al giorno”. Aggiunge che ogni giorno 8.000 persone venivano
bruciate in “fosse della morte”, e che, pertanto “dovevano essere rimossi,
quotidianamente, più di 24.000 cadaveri, in cifra tonda” (pag. 80-81).
Tutto ciò significherebbe più di 8.500.000 vittime all’anno. Ad
Auschwitz sarebbero stati liquidati, dal marzo 1942 all’ottobre 1944, più
di 21.000.000 di persone. Sei milioni in più di tutta la popolazione
ebraica mondiale.
Rendiamoci conto del valore di queste affermazioni!!!!

È infine istruttivo osservare i dati ufficiali, secondo diverse
fonti, sui decessi di Auschwitz:

DATA. FONTI DECESSI 31/12/1945 Centro d’indagine francese
sui crimini di guerra
Le Monde (Parigi)
8.000.000
5.000.000
20.04. 1978
23.01.1995 Die Welt 5.000.000
01.10.1946 IMT Tribunale di 4.000.000
Norimberga, Documento
008-URSS
24.11.1989
26.07.1990
08.10.1993
Procuratore Majorowsly,
Wuppertal
Allgemeine Jüdische
Wochenzeitung
ZDF
4.000.000
4.000.000
4.000.000
25.01.1995
01.10.1946
Wetzlater Neue Zeitung
IMT Tribunale di
4.000.000
3.000.000
Norimberga, Documento
3868-PS
01.01.1995
25.07.1990
11.06.1992
23.01.1995
Damals (rivista storica
tedesca)
Hamburger Abendblatt
Allgemeine Jüdische
Wochenzeitung
Die Welt.
3.000.000
2.000.000
1.500.000
1.500.000
01.09.1989
02.02.1995
22.01.1995
21.12.1994
31.12.1989
Le Monde (Parigi)
Bunte (periodico illustrato
tedesco)
Welt am Sonntag
IfZ (Istituto di Storia
Contemporanea, Monaco)
Pressac, “Auschwitz:
1.433.000
1.400.000
1.200.000
1.000.000
928.000
27.09.1993
technique and operation of
the gas chambers”
Focus 700.000
31.12.1994 Pressac, “Le macchine 470.000
dello sterminio”
06.01.1990 Frankfurter Rundschau 74.000

Ma questa specie di gioco con milioni di morti sembra che non
preoccupi gli scribacchini del regime, che ogni giorno pontificano sullo
sterminio degli ebrei.

AUSCHWITZ: LE CAMERE A GAS

Per quello che riguarda le camere a gas naziste in Auschwitz, si sa
che i lavori iniziarono in un periodo imprecisato verso la fine del 1941 e
sarebbero state utilizzate fino alla loro presa da parte degli alleati,
avvenuta nel 1944. I nazisti avrebbero cominciato con una prima
gasazione in un edificio di Auschwitz I, a cui seguirono due casolari di
contadini appositamente modificati a Birkenau, conosciuti come Bunker I
e II o Casa Rossa e Casa Bianca, e infine i Krema II, III, IV e V a Birkenau.

Tali installazioni per esecuzioni furono ubicate in campi di
concentramento costruiti in aree industrializzate, dove gli internati
costituivano la manodopera nelle fabbriche che producevano materiale
bellico.

Le presunte installazioni per esecuzioni in Auschwitz I sussistono in
un aspetto che si sostiene essere originario.

In Birkenau i Crematori II, III, IV, V sono crollati e demoliti. Il Bunker
I non esiste più ed il II è adibito a casa privata.

L’ispezione dell’ingegner Leuchter nei crematori I, II, III, IV e V ha
chiarito che tali edifici erano degli obitori e, al tempo stesso, dei
crematori.

Se dovevano servire come camere a gas per esecuzioni, si sarebbe
trattato, infatti, di progetti di estrema rozzezza e pericolosità.
Non potevano essere camere a gas

Non ci sono predisposizioni per le guarnizioni delle porte, delle
finestre e degli sfiatatoi; la struttura non è coperta con catrame o altro
sigillante che servirebbe a impedire la filtrazione e l’assorbimento del gas.

I crematori adiacenti costituiscono un potenziale pericolo di
esplosione. I mattoni esposti e porosi, oltre agli intonaci, tratterrebbero il
gas e renderebbero gli edifici pericolosi per anni. Il crematorio I è
addirittura ubicato accanto all’ospedale delle SS in Auschwitz ed ha nei
pavimenti drenaggi collegati con il principale canale di scolo e, da questo,
alle fognature, il che avrebbe consentito l’accesso del gas a tutti gli edifici
del complesso .

Non c’erano sistemi di estrazione per ventilare il gas dopo l’uso e non
c’erano riscaldatori o altri meccanismi per diffondere il gas, né per la sua
introduzione, né per la sua evaporazione.

Si potrebbe supporre che lo Zyklon-B fosse introdotto dagli sfiatatoi
del tetto o delle finestre, ma ciò non avrebbe permesso la distribuzione
uniforme delle pasticche.

Le installazioni sono umide e non riscaldate: questo fatto è di notevole
importanza, in quanto l’umidità e lo Zyklon-B sono incompatibili tra loro.

Le camere sono troppo anguste perché possano fisicamente aver
contenuto tutte le persone che si è preteso contenessero; tutte le porte si
aprono verso l’interno, ciò che avrebbe impedito, successivamente, la
rimozione dei corpi.

Con le camere riempite di gente fino al massimo della capienza, non
ci sarebbe stata circolazione di gas all’interno del locale.

Se il gas avesse riempito la camera per un tempo prolungato, le
persone che avessero gettato lo Zyklon-B dagli sfiatatoi sul tetto e
verificato la morte, sarebbero morte anch’esse per l’esposizione al gas.

Il sistema di illuminazione è tutt’altro che a prova di esplosioni. Ora,
supponendo un’area di 0,83 m per persona, al fine di permettere la
circolazione del gas (il che sarebbe uno spazio già troppo ridotto) un
massimo di 94 persone avrebbe potuto trovarsi ogni volta nel locale.

È stato dichiarato, tuttavia, che quel locale poteva contenere più di
600 persone. In questo edificio non esiste la minima prova che esistesse
un sistema di ventilazione o di sfogo dei gas. L’unico sistema di
ventilazione consisteva in quattro aperture quadrate nel tetto, che
evacuavano i gas a meno di un metro da esso. In tal modo era inevitabile
che il gas giungesse in vicinanza dell’ospedale delle SS sito al lato opposto
della strada.

L’edificio non era sigillato per evitare perdite, e nessuna porta
possedeva guarnizioni per evitare che il gas raggiungesse il crematorio.

Non esisteva, dunque, nessuna maniera di introdurre efficacemente
lo Zyklon-B. Non esisteva nessun sistema di distribuzione del gas.

In conclusione, usare tale locale per effettuare gasazioni sarebbe stato
letteralmente un suicidio, in quanto le conseguenze di tale uso sarebbero
potute essere solo due: una esplosione, se il gas avesse raggiunto il vicino
forno crematorio, od una “semplice” fuga di gas che avrebbero, in
entrambi i casi, provocato una strage.

In presenza di un ventilatore, ci sarebbero volute più di 20 ore. È da
dubitare che, senza un ventilatore, il gas avrebbe potuto dissiparsi in una
settimana, e questo contraddice il preteso uso della camera a gas per
varie gasazioni al giorno.

Anche i crematori II e III non rispondono ai requisiti: non c’è un
sistema di circolazione del gas, né alcun sistema di riscaldamento, né
sigillante dentro e fuori.

Nessuna porta negli obitori del crematorio II. Tutte le colonne sono
massicce e piene, e non esiste quindi, nessuna possibilità di introduzione
di Zyklon-B attraverso colonne forate, come affermano certe relazioni.

Non esiste nessuna possibilità di spargere efficacemente lo Zyklon-B;
a meno di credere che le SS avrebbero pregato gentilmente le vittime di
portare i barattoli nella camera e di aprirli dopo la chiusura della porta…

Le aperture del tetto non hanno guarnizioni. La costruzione è in
mattoni, malta cementizia e calcestruzzo.

Anche in questo caso, l’uso di tali installazioni come camere a gas
provocherebbe la morte di chi le facesse funzionare e una esplosione
qualora il gas raggiungesse il crematorio.

Le camere dei crematori II e III hanno un’area complessiva di 232 m.
Utilizzando l’approssimazione di 0,83 m per persona, otteniamo 278
persone (a settimana, ovviamente).

I crematori IV e V sono stati demoliti e poi ricostruiti, ma non è stato
rinvenuto alcun sigillante nelle fondamenta.

Secondo i racconti, lo Zyklon-B sarebbe stato gettato all’interno da
aperture alle pareti.

In base a tale grottesca ricostruzione dei fatti, ci sarebbe stata una SS
equilibrista che, con la maschera sul viso, sarebbe salita su di una scala e
avrebbe aperto con una mano la finestra, mentre con l’altra avrebbe
gettato lo Zyklon-B.

Inoltre avrebbe dovuto gentilmente pregare che le vittime non lo
spingessero indietro o che non lo afferrassero e lo tirassero dentro, cosa
possibilissima in quanto la finestra era a 1,70 m dal pavimento della
supposta camera a gas.

La costruzione era in mattoni e intonaco con pavimento in
calcestruzzo. La presunta camera a gas del crematorio IV era di 127,73 m
e, secondo i criteri già esposti, avrebbe potuto gasare, se fosse stata
funzionante, 209 persone alla settimana.

Per quel che riguarda la camera a gas del crematorio V, era di 476
m, e avrebbe potuto accogliere tutt’al più 570 persone, con le stesse
modalità esposte per le altre camere.

Stando al documento L-022 del Tribunale Militare Internazionale,

1.765.000 persone sarebbero state gassate a Birkenau tra l’aprile 1942 e
l’aprile 1944.
Facendo i conti secondo ciò che è stato fin qui esposto, avrebbero
potuto essere gassate, se le camere a gas avessero funzionato al di fuori di
ogni logica, approssimativamente 106.000 persone.

Qualcos’altro c’è da dire sui Bunker I e II, detti anche “Casa rossa” e
“Casa bianca”.

Queste erano delle case coloniche polacche, e si sa molto poco circa di
esse: di queste non rimane altro che la traccia delle fondamenta incluse
nel perimetro del campo vicino al confine nord-ovest di Birkenwald.

Addirittura negli anni Settanta le autorità del museo di Auschwitz
avevano smesso di parlarne ed il sito non era né segnalato né visitato.
Anche gli storici di regime non ne hanno parlato né ne parlano tuttora.

Al loro proposito, non si hanno che testimonianze vaghe e
contraddittorie. Solo lo sterminazionista Pressac ne vuole parlare, non
riuscendo a dimostrare nulla di concreto.

Lui stesso afferma, infatti, che il Bunker I era privo di apparecchi di
ventilazione, il che la dice lunga sulla possibilità che fosse una camera a
gas. Per quel che riguarda il Bunker II, i dati forniti da Pressac, sulla base
delle carte conservate a Mosca, concernono l’uso della camera come
dispositivo per lo spidocchiamento: non esiste nulla di criminale nei piani
di costruzione, e vi partecipavano anche imprese civili.

Infine sono state effettuate dall’ingegner Leuchter delle analisi su
campioni prelevati sulla muratura delle pretese camere a gas.

Scopo di tali analisi è la verifica della presenza di cianuri. I campioni
furono prelevati nelle stesse condizioni di freddo, oscurità ed umidità.

Solo i crematori IV e V differiscono nel fatto che ricevevano luce
solare, e questa luce può accelerare la distruzione del cianuro non
ricombinato.

Il cianuro, infatti, si combina con il ferro contenuto nella malta
cementizia e nei mattoni sotto forma di ossido.

A tale riguardo va detto che l’ossido di ferro viene comunemente
aggiunto all’impasto dei mattoni per abbassare il punto di fusione e
abbattere così i costi di fabbricazione.

Tra l’altro l’ossido di ferro è anche responsabile del tipico color
ruggine dei mattoni.

Il ferro, quindi, reagisce col cianuro anche in quantità esigue dando
luogo al ferrocianuro ferrico, o pigmento blu di Prussia, sostanza di un bel
colore azzurro molto intenso.

Questo è un composto molto stabile, ed il test che sfrutta tale reazione
è molto conosciuto dai chimici per la sua sensibilità.

Ora, l’analisi chimica ha fatto registrare un contenuto di 1.050
mg/kg di cianuri per il campione di riferimento (prelevato
nell’installazione di disinfestazione di Birkenau) e un contenuto massimo
di 7,9 mg/kg per le presunte camere a gas omicide.

Le piccolissime quantità rilevate indicano che in qualche momento
quelle installazioni furono disinfestate con Zyklon-B, così come lo erano
tutti gli edifici e le costruzioni in quelle installazioni.

Ci si sarebbe dovuto aspettare il rinvenimento di una quantità più
elevata di cianuro nei campioni presi nelle presunte camere a gas (ciò per
la maggior quantità di gas ivi presumibilmente usata) o tutt’al più
paragonabile.

Dato che siamo in presenza di dati contrari, non resta che aggiungere
anche questa alle altre prove riguardo alla infondatezza dell’esistenza
delle camere a gas.

L’unica obiezione fatta a questo riguardo è quella dello
sterminazionista George Wellers: egli infatti afferma che le vittime
avrebbero assorbito nei loro polmoni la maggior parte del gas tossico.

Affermazione peregrina e facilmente smontabile con qualche
semplice calcolo: infatti un uomo adulto di 70 kg in buona salute può
introdurre nei polmoni circa 500 centimetri cubici di aria.

Con una inspirazione forzata può arrivare a 2.500 centimetri cubici,
secondo l’Enciclopedia Rizzoli Larousse, volume XII pagina 625, voce
Respirazione.

Con una semplice equazione si può calcolare la massa di questa
quantità d’aria; essa oscilla sui 3 grammi, a una temperatura variabile
tra 0 e 25 gradi; si può vedere a pagina 655 del volume I dell’Enciclopedia
Rizzoli Larousse, voce Aria.

Stando a ciò che è scritto nel manuale “Noxioures gases” di Henderson
e Hoggard, edizioni Reinhold, è sufficiente una concentrazione di Zyklon-B
pari a 3.000 parti per milione per determinare una morte pressoché
istantanea.

Si ottiene che, nei 3 grammi di aria ispirati, si trovino all’incirca
0,009 grammi di acido cianidrico: basta prendere le 3000 parti per
milione, moltiplicarle per 1.000.000 e moltiplicare il risultato per i tre
grammi.

Quindi è sufficiente, per uccidere un uomo robusto e in piena salute,
l’inalazione di circa 9 milligrammi di composto; ovvero 0,009 grammi.

Ora, ad esempio, lo storico sterminazionista Pressac parla di una
presunta gasazione di 2000 persone nei crematori II e III avvenuta
utilizzando 6 kg di Zyklon-B.

2000 persone possono quindi aver consumato 18 g di acido
cianidrico, ossia lo 0,003 %. Rimane a disposizione il 99,997 %: un
quantitativo più che sufficiente.

Tutti i testimoni cosiddetti oculari affermano, infine, che i cadaveri
avevano uno strano colore. Prendiamo, per brevità, le testimonianze dei
testimoni oculari della presunta prima gasazione: i testimoni Banach,
Kurant e Weber parlano di cadaveri bluastri.

Il testimone Halgas di cadaveri verdi, il testimone Wolny di cadaveri
blu, il testimone Kula di cadaveri di colore verdognolo, il testimone Kielar
di cadaveri blu, quasi viola-nero.

Secondo le testimonianze (cosiddette) oculari avremmo di fronte dei
cadaveri di individui morti per intossicazione da acido cianidrico di un
colore che varia dal blu al nero.

Peccato che sull’Enciclopedia della Chimica, Edizioni Scientifiche
Uses voce Cianidrico, Acido; volume III, pagina 386 sia scritto
testualmente :

“Comunque venga assorbito, l’HCN agisce bloccando l’enzima cellulare
citocromossidasi, indispensabile alla cellula per utilizzare l’ossigeno.
Impedendo a detto enzima il suo ruolo nell’ossidazione della catena dei
citocromi, l’HCN si comporta come un reale veleno protoplasmatico. Pertanto
il sangue del paziente resta con un carico di ossigeno inutilizzato e il colore
della cute diventa rosso per eccesso di ossigeno nel sangue circolante”.

Adesso ci verranno a dire che nei campi di concentramento nazisti si
diventava anche daltonici!

AUSCHWITZ: I FORNI CREMATORI

Esamineremo ora la maniera di sbarazzarsi dei cadaveri: i forni
crematori.

Precisamente, quelli che avrebbero compiuto la maggior parte del
cosiddetto “piano di sterminio”: i forni di Auschwitz-Birkenau.

Da ciò che sappiamo in base ai testi sterminazionisti, il crematorio I
di Auschwitz aveva in dotazione 3 forni a 2 muffole ; i crematori II e III
di Birkenau disponevano di 5 forni a 3 muffole; quelli IV e V di Birkenau
di 2 forni ciascuno per un totale di 16 muffole.

Iniziamo con l’analizzare il consumo dei forni: l’esperimento più
rilevante per quel che riguarda la conoscenza della quantità di coke in un
forno a gasogeno è senz’altro quello dell’ing. Richard Kessler il 5 gennaio
1927 nel forno del crematorio di Dessau.

I risultati evidenziarono un consumo medio di 29,5 kg di coke, più la
bara, per ciascuno degli 8 cadaveri cremati uno dopo l’altro. Con il forno
già caldo il consumo di coke scese a 23 kg più bara.

Una bara media di 40 kg produce una quantità di calore pari a
quella di circa 15 kg di coke, cosicché una cremazione senza bara richiede
praticamente l’uso di 38 kg di coke. Il forno a 2 muffole di Gusen, nel
1941, richiese 30,5 kg di coke per cadavere (attestato da documenti
dell’archivio del museo di Mauthausen), e, secondo l’ing. Heepke, il
consumo teorico di un forno a 2 muffole per un cadavere di un adulto
normale è di 22,7 kg, da portare a 27,8 per un cadavere emaciato di un
adulto (ciò perché la carne, bruciando, aumenta la “materia
comburente”).

Quindi, secondo i dati sperimentali, per un forno a 2 muffole,
dovremmo essere sui 30,5 kg per cadavere emaciato e 25 per un cadavere
normale.

Per un forno a 3 muffole si procede con una riduzione di 1/3 della
quantità di coke necessaria per un forno a 2 muffole (in quanto viene
sfruttata l’aria preriscaldata delle muffole laterali): si ottiene 20,3 kg per
cadavere emaciato e 16,7 per cadavere normale.

Per il forno a 8 muffole si attua un riduzione pari a 1/2: quindi 15,25
kg per un cadavere emaciato e 12,5 per un cadavere normale.

Per fare ora un paio di esempi, si sappia che, secondo i documenti
dell’Archivio nazionale del museo di Auschwitz, dall’1 marzo al 25 ottobre
1943 ai crematori di Auschwitz-Birkenau sono state fornite 641,5 t di
coke.

In questo periodo il numero di detenuti morti per morte naturale fu
di 27.300, mentre quello dei gasati (presunti) fu di 118.300. In tutto
145.600;

ora, per i detenuti morti di morte naturale risulta una disponibilità
media di 23,5 kg di coke, valore accettabile entro la norma.
Se invece si contano i presunti gassati più i detenuti morti di morte
naturale, risulta una disponibilità di 4,4 kg.

Se noi ammettiamo, per i 27.300 detenuti morti di morte naturale,
il consumo minimo teorico, otteniamo un valore di 537 t. Rimangono così
104,5 t per i 118.300 gasati: 0,9 kg di coke per cadavere(!).

Secondo Pressac (Tecnique and operation of the gas chambers, p.
227), dall’aprile all’ottobre 1943 i crematori di Birkenau bruciarono
165.000-215.000 cadaveri con 497 t di coke (circa 2,6 kg di coke per
cadavere).

Non basta: nei memoriali di Höss (Comandante ad Auschwitz, ed.
Einaudi, p. 180) è affermato che i crematori IV e V potevano incenerire
1500 cadaveri al giorno (consumo di 1,8 Kg di coke per cadavere). Con
questo, si può ben capire con quanta obbiettività gli storici di regime
edificano le loro “verità”.

Il forno di Gusen riuscì a resistere a 3.200 cremazioni, dopo di che si
fu costretti a smantellarlo e sostituire la muratura refrattaria.

La durata media di una muffola si aggira, quindi, sulle 1.600
cremazioni. Ammettiamo che le muffole di Auschwitz fossero più
resistenti del normale e che siano state spinte sino al limite estremo di
3.000 cremazioni.
Secondo Pressac, i crematori II e III di Auschwitz-Birkenau avrebbero
incenerito complessivamente 750.000 cadaveri (400.000 nel crematorio
II e 350.000 nel crematorio III: sarebbero quindi i più potenti tra i cinque
forni di Auschwitz-Birkenau).

Utilizzandoli, come si è detto, fino all’inverosimile limite di 3.000
cremazioni, si giunge a circa 156.000 cadaveri.

La cremazione dei cadaveri di cui sopra, quindi, avrebbe richiesto la
sostituzione completa delle murature refrattarie di tutte le muffole
almeno quattro-cinque volte. Questo significa dalle 250 alle 300 (se non
più) tonnellate di materiale refrattario solo per i crematori II e III.

Tuttavia, negli archivi dell’amministrazione del campo, lasciati
intatti dalle SS di Auschwitz e che Pressac ha esaminato integralmente,
non esiste traccia di questi enormi lavori.

Un’altra leggenda quella dei forni funzionanti 24 ore su 24 è una
evidente assurdità.

Infatti i forni a gasogeno riscaldati con coke richiedono una sosta
quotidiana per la pulizia delle griglie dei focolari, in quanto le scorie del
coke (che, fondendosi, si incollano) impediscono il passaggio dell’aria
primaria di combustione attraverso le fessure della griglia, causando un
cattivo funzionamento del forno.

Da una lettera della ditta Kori all’SS-Sturmbannführer Lenzer si
desume che la durata di impiego dei forni crematori per i campi di
concentramento era di 20, al massimo 21 ore.

Quindi, assumendo una produzione di 30-36 cadaveri ogni 10 ore
, la produzione di un forno a due muffole, in 21 ore di attività, sarebbe
di (30*21/10=) 63 cadaveri, fino a un massimo di (36*21/10=) 76
cadaveri.

Per 3 forni, quindi, si ottiene (63*3=)189 e (76*3=)228 cadaveri al
giorno (in condizioni, si badi bene, estreme) e non certo di 250 cadaveri al
giorno, come afferma Pressac per il crematorio I(p. 49 e 80).

Se a ciò si aggiunge il dato che in pratica i forni funzionano alla
temperatura di 800-850 ºC, e che, tra due cremazioni, prima di aprire la
porta della muffola e introdurre un nuovo corpo occorre chiudere le
valvole di immissione dell’aria per poter progressivamente ridurre la
temperatura fino a un livello che permetta di realizzare le necessarie
operazioni, vedremo che bisogna già ridurre notevolmente il numero di
cremati.

Aggiungiamo ancora il fatto che gli ostacoli tecnici impediscono di
procedere ininterrottamente a cremazioni senza provocare gravi
deterioramenti e che, di tanto in tanto, bisogna fermarsi e lasciare che
l’installazione si raffreddi: otterremo che la stessa muffola potrà
provvedere a 6 o 8 incinerazioni al massimo.

Fermiamo la nostra attenzione ancora sui crematori II e III di
Birkenau: Pressac afferma che i forni Topf a 3 muffole modello
Buchenwald riscaldati con coke istallati in tali crematori avevano un
rendimento superiore di un terzo rispetto ai forni a 2 muffole.

Prendiamo per buono tale risultato: otteniamo (36*21/10=)75,6;
moltiplicando per 3/2 abbiamo 113,4 cadaveri al giorno.

Così la produzione di 5 forni sarebbe di (113,4*5=) 567;
567+1/3*567=756 cadaveri al giorno.

Potrebbe ora essere interessante sapere come dei forni predisposti a
incenerire 756 cadaveri al giorno (siamo già su valori molto fuori dalla
realtà…) riuscissero a smaltire le presunte 1.800-3.000 vittime al giorno
della presunta camera a gas annessa.

Per incenerire una tale quantità di cadaveri in una giornata
sarebbero occorse la bellezza di 75 muffole invece delle 15 esistenti.

Queste, d’altro canto avrebbero impiegato cinque giorni per smaltire
il lavoro, creando un gravissimo ostacolo al “processo di sterminio”.

Ciò significa che tali installazioni non erano costruite per fini
criminali.

Passando ai crematori IV e V, Pressac dice che avevano in dotazione
camere a gas in grado di produrre 2.400 cadaveri al giorno.

Basandoci sui dati del forno di Gusen (che riuscì a incenerire, in
condizioni estreme, 26 cadaveri per ogni muffola in un giorno),
otteniamo per 8 muffole a disposizione di ciascuno dei crematori IV e V,
una cifra che si aggira sui 200 cremati al giorno (Pressac ne conterebbe,
secondo chissà quale calcolo, 768).

Ne risulta che, per cremare 2.400 corpi, i crematori IV e V
avrebbero dovuto operare per (2.400/(200*2)=)6 giorni.

In realtà, tenendo conto del tipo di forni, i 2.400 corpi avrebbero
dovuto attendere certamente più di 12 giorni per essere cremati.

A Majdanek, invece, un Krematorium sparì del tutto, mentre un
secondo Krematorium fu ricostruito, ad eccezione dei forni.

Basti sapere questo: l’ispezione oculare del mucchio di ceneri
conservate per ricordo a Majdanek permette di scoprire una cenere di uno
strano colore beige. Gli autentici resti umani lasciano una cenere di
colore grigio perla. Si può quindi intuire facilmente che quel che c’è nel
monumento commemorativo di Majdanek è… sabbia.

Si pu obiettare che i cadaveri venissero inceneriti a gruppi di tre,
come afferma il sedicente testimone Tauber: niente di più assurdo.

Il regime di griglia (overossia la quantit di coke bruciata in un’ora
sulla griglia del focolare) progettato per la cremazione di un cadavere per
volta in ogni muffola, sarebbe stato insufficiente a mantenere una
temperatura di 600 C (inferiore a quella di combustione degli idrocarburi
pesanti che si sviluppano durante la gassificazione di un cadavere:
almeno 700 C) persino nell’ipotesi di una cremazione di due cadaveri in
una muffola.

Per far comprendere appieno che tipo di testimone sia Tauber, basti
sapere che per incenerire un corpo in un moderno forno a gas a
conduzione elettronica sono necessari almeno 60 minuti (40 se si utilizza
il tiraggio forzato): Tauber affermò di aver assistito a cremazioni di 5-7
minuti.

Non il solo: il cosiddetto testimone oculare Rudolf Vrba, personaggio
apparso persino nel film Shoah, ha fornito una descrizione dei crematori I
e III di Birkenau completamente inventata. Ha parlato infatti di 9 forni a
4 muffole disposti intorno al camino, mentre, come si è già detto, i forni
erano 5, a 3 muffole e disposti l’uno accanto all’altro.

Sempre il nostro Pressac ha affermato l’esistenza di fosse e pozzi di
cremazione. Per quel riguarda le fosse, il procedimento indicato dai
testimoni oculari portati da Pressac è impossibile per mancanza di ossigeno
nella parte inferiore della fossa: l’intero strato inferiore sarebbe rimasto
perfettamente integro.

Poi tanto le fosse quanto i pozzi sarebbero difficilmente utilizzabili: i
terreni su cui sorge Auschwitz-Birkenau sono paludosi e intrisi d’acqua.

Non solo, ma il testimone oculare Miklos Nyiszli afferma, nel libro
Medico ad Auschwitz, conosciuto in Italia anche col titolo Sopravvissuto a
Mengele, che sul ciglio delle fosse, ogni 5 metri, cera un soldato SS che
sparava alla nuca le vittime ebree che poi venivano gettate nella fossa di
cremazione.

Ora, lo strato superficiale delle svariate tonnellate di legna
necessarie per l’operazione avrebbe prodotto una temperatura tale da
carbonizzare in poco tempo chiunque si fosse trovato sul ciglio della fossa.

Rimane da menzionare la storia dei testimoni oculari (riportata da
Pressac a pag. 91) che vedono fiamme uscire dai camini II e III di
Birkenau. Anche la nostra Giuliana Tedeschi afferma nel suo libro C’è un
punto della terra… Una donna nel lager di Birkenau che sul camino del
crematorio II c’era un’alta fiamma che non cessava di ardere, giorno e
notte (pag 69).

Sono menzogne: infatti eventuali gas usciti dalle muffole
incombusti, o sarebbero bruciati nei condotti del fumo (se vi era la
temperatura di accensione sufficiente e l’aria di combustione necessaria),
e sarebbero quindi usciti combusti (soprattutto come azoto e anidride
carbonica) oppure sarebbero usciti appunto incombusti, sotto forma di
fumo.

TREBLINKA

Il secondo campo di sterminio per numero di vittime, secondo gli
sterminazionisti, fu Treblinka, situato a 80 km ad est di Varsavia.

Anche laggiù non è rimasta traccia delle vittime (800.000 allo stato
attuale delle ricerche storiche ufficiali, mentre nel 1946 si parlava di tre
milioni).Manca sempre il corpo del reato!

Dopo la repressione del ghetto di Varsavia nella primavera del 1943,
una gran parte degli ebrei catturati fu inviata, tramite Treblinka, in
altri ghetti o in campi di lavoro. Quindi la sua funzione era di campo di
transito, come Sobibor e Belzec.

Stando al libro di Adalbert Rückerl sui campi di sterminio, c’erano in
tutto a Treblinka da 35 a 40 SS. Verrebbe da chiedersi come facevano
una quarantina di uomini a sorvegliare parecchie migliaia di ebrei.

Infatti erano aiutati da 500 a 1.000 lavoratori ebrei, muniti di
fruste e consapevoli che, prima o poi, sarebbero stati gassati.
(HAHAHA,ridicolo)

Quindi, invece di usare le loro fruste su di una sparuta quarantina
di SS, preferivano aiutare le suddette SS a massacrare ogni giorno fino a
10.000 loro correligionari!(Vogliono farci bere queste storie).

Non solo, ma l’accusato Suchomel ha affermato, nel corso del
processo di Treblinka a Düsseldorf, che anche le vittime erano ben
disposte a farsi gassare, infatti: Entravano nelle camere a gas nudi e in
buon ordine (Frankfurter Allgemeine Zeitung, 2 aprile 1965).

A questo punto risulta istruttivo esaminare la voluminosa
documentazione su Treblinka, documentazione riunita nell’agosto 1992
dalla Polish Historical Society; da questa risulta che:

-La propaganda degli alleati affermante lo sterminio cominciò dopo
la costruzione del campo di Treblinka II nel luglio 1942 (il campo di
lavoro di Treblinka I era stato aperto fin dal 1941 a 3 km da questo). I
metodi di uccisione più vari e fantasiosi apparvero nella propaganda
durante la guerra e anche dopo: accanto ai massacri col gas di
scappamento dei motori diesel; si parlava di gassazione con Zyklon-B,
trattamento con vapori ustionanti, asfissia nella camera di
decompressione, elettroesecuzione, fucilazione, mitragliamento.
-I presunti massacri col gas di scappamento erano materialmente
impossibili: la Society riporta, per esempio, che nel 1988, a Washington,
un treno funzionante con motore diesel rimase bloccato in un tunnel che
si riempì subito di fumi. Trascorsero più di 40 minuti prima che i soccorsi
potessero liberare i 420 passeggeri. Nessuno subì danni di sorta.
-Treblinka II si trovava a 240 m da un’importante linea ferroviaria,
a 270 m da una grande strada e a 800 m dal villaggio più vicino. Non si
sarebbe potuto nascondere il massacro per più di una settimana. Ora, il
governo polacco in esilio, nellaprile 1944, situava il campo di sterminio
ben 40 km più a nord, nel cuore di una zona boscosa, in un luogo
chiamato Treblinka III, ma, in un secondo tempo, preferì rinunciare a
questa versione.
-Ex detenuti di Treblinka hanno disegnato del campo una
quarantina di piante che si contraddicono tra di loro; fra l’altro, in
maniera anche molto grossolana: le camere a gas ogni volta sono situate
in un posto diverso.
-I cadaveri sarebbero stati sepolti in fosse comuni. Ora, il campo di
Treblinka (come anche Auschwitz) è stato fotografato più volte dagli aerei
di ricognizione alleati. Le foto mostrano solo uno scavo di 66 metri per 5 (e
di 3 metri di profondità, come risulta dalle fotografie realizzate nel 1944
da una commissione ebreo-polacca), che avrebbe potuto contenere al
massimo 4.000 cadaveri. Tenendo conto che le condizioni del campo
erano spesso drammatiche (grazie ai bombardamenti terroristici degli
alleati), la cifra di 4.000 morti rientra nel dominio del possibile.
In ogni caso, di tutti questi morti non ne è stata trovata traccia nella
suddetta fossa.

Per comprendere appieno le testimonianze su cui ci si basa per ciò che
riguarda il campo di sterminio di Treblinka, importante ricordare le
memorie di Franz Stangl, ex comandante di Treblinka, condannato
allergastolo nel dicembre del 1970. Tali memorie sono state pubblicate
dal Daily Telegraph Magazine di Londra, l’8 ottobre 1971, e dovrebbero
avere origine in una serie di interviste rilasciate in prigione da Stangl.
Alcuni giorni dopo lintervista, manco a dirlo, Stangl morì.

Queste presunte memorie sono forse la cosa più strana e bizzarra che
mai sia stata pubblicata.
Per chiarire le idee, interessante la descrizione della prima visita di
Stangl a Treblinka.
Al suo arrivo alla stazione ferroviaria avrebbe visto
migliaia di cadaveri buttati sui binari, centinaia, anzi, migliaia di
cadaveri dappertutto, ormai in stato di decomposizione. E in stazione c’era
un treno pieno di Ebrei, alcuni morti, altri ancora in vita… Sembrava
che fosse lì già da alcuni giorni. Il resoconto raggiunge il colmo
dell’assurdità, quando Stangl, scendendo dalla carrozza, affonda fino al
ginocchio in un mare di denaro: non sapevo dove dirigermi, dove andare.
Affondavo in un mare di banconote, monete, pietre preziose, gioielli e
vestiti. Erano tutti sparsi per terra.

Il quadro riceve il magistrale tocco finale da prostitute di Varsavia,
che, completamente ubriache, ballavano, cantavano, facevano musica
dall’altra parte del filo spinato.

Per una mente sana tutto questo, l’affondare fino al ginocchio in
banconote e gioielli, tra migliaia di cadaveri putrefatti e prostitute
scatenate, richiederebbe il più alto grado di sconsideratezza, e sarebbe, in
un contesto meno fantasioso di quello dei sei milioni, da considerarsi come
un folle delirio.

Risulta istruttivo finire di parlare su Treblinka riportando ciò che
stato scritto nel libro Shoah (edizioni Fayard, 1985). Va detto che proprio
da questo libro che stato tratto il film di Claude Lanzmann Shoah (ben 9
ore e mezzo di proiezione ipercommovente), considerato dallo
sterminazionista Pierre Vidal-Naquet un grandioso film storico e una
grande opera storica.

Si può ammirare il dialogo, a pagina 143, tenuto tra Lanzmann e il
parrucchiere di Treblinka Abraham Bomba.

-Lanzmann: E la camera a gas?
-Bomba: Non era grande, era 4 metri per 4 circa […] all’improvviso
giunge un Kapo: Parrucchiere, dovete fare in modo che tutte le donne che
entrano qui credano di andare semplicemente a tagliarsi i capelli, fare
una doccia e che in seguito usciranno. Ma noi sappiamo già che non si esce
da questo luogo.
-Lanzmann: E subito esse arrivavano?
-Bomba: Sì, esse entravano.
-Lanzmann: Come erano?
-Bomba: Erano svestite, tutte nude, senza abiti, senza niente […].
-Lanzmann: Cerano degli specchi?
-Bomba: No, niente specchi, dei banchi, niente sedie, solamente dei
banchi e sedici o diciassette parrucchieri… […]
-Lanzmann: Quante donne trattavate in una infornata?
-Bomba: In una infornata… circa… da sessanta a settanta donne.
-Lanzmann: E in seguito si chiudevano le porte?
-Bomba: No, quando si era finito con il primo gruppo entrava il
seguente […].
Dunque noi abbiamo, in una camera di 4 metri per 4, la bellezza di
16 o 17 parrucchieri, 60 o 70 donne nude e dei banchi!
Certo, da una grande opera storica di tale portata, ci saremmo
aspettati qualcosa che, almeno, non offendesse la nostra intelligenza.
Ma forse questo significava chiedere troppo.

BELZEC

Secondo la storiografia sterminazionista, il campo di Belzec si colloca
al terzo posto per importanza tra i campi di sterminio. Secondo gli storici
di regime, in esso furono gasati 600.000 ebrei.

Belzec fu aperto nel marzo 1942 e serviva da campo di transito per
gli ebrei diretti in Russia.

Subito dopo l’apertura del campo corsero voci sui massacri che ivi
sarebbero stati compiuti.

Ciò che ci viene raccontato dalla propaganda sterminazionista è un
insieme quanto mai variegato di versioni dei fatti. Tali versioni dei fatti
hanno ben otto varianti, spesso in stridente contraddizione fra loro.

Prima variante: gli ebrei erano spinti in una baracca dove si
dovevano tenere in piedi su di una placca metallica attraverso la quale si
faceva passare corrente elettrica mortale (cos riferisce il giornale del
governo polacco in esilio Polish Fortnightly Review nel dicembre 1942).

Seconda variante: gli ebrei venivano fucilati, e quelli che non lo
erano venivano gassati o sterminati mediante l’uso della corrente
elettrica (dichiarazione fatta dal comitato d’informazione interalleato il
19 dicembre 1942).

Terza variante: gli ebrei erano uccisi dal calore dentro un forno
elettrico, secondo la testimonianza di Abraham Silberschein (Die
Judenausrottung in Polen. Ginevra, agosto 1944).

Quarta variante: descritta da Stefan Szende, dottore in filosofia, nel
libro Der letzte Jude aus Polen (Europa-Verlag Zurich/New York, 1945).
Vi si afferma che gli ebrei venivano spogliati di ogni avere e condotti
a migliaia alla volta in sale metalliche che venivano riempite in parte di
acqua. Dopodichè veniva fatta passare corrente elettrica ad alta tensione.

Quindi il pavimento di metallo si alzava dall’acqua sollevando i
cadaveri, si metteva in funzione una linea elettrica che trasformava la
placca in bara crematoria finché tutti i cadaveri non erano ridotti in
cenere.

Quinta variante: gli ebrei venivano fulminati nelle docce elettriche
e poi trasformati in sapone. Questa versione viene fornita da Simon
Wiesenthal (Der neue Weg, Vienna, n 19-20, 1946): le persone, in gruppi
di 500, entravano in bagni con il pavimento di metallo su cui veniva
fatta passare una corrente a 5.000 volt, mentre le docce spruzzavano
acqua.

Le vittime non venivano cremate mediante resistenze scaldate al
calor bianco, come afferma Stefan Szende; i carnefici ne facevano sapone
con la marca RIF Rein Jüdisches Fett, puro grasso ebreo (in realtà la sigla
RIF significa Reichsstelle für industrielle Fettversorgung, ovvero Servizio di
approvvigionamento industriale di materie grasse del Reich).

Sesta variante: gli ebrei venivano assassinati mediante la calce
viva. Questa variante descritta dal polacco, non ebreo, Jan Karski,
autore del libro Story of a secret State (1944, Houghton Mifflin, Boston,
The Riverside Press, Cambridge, pubblicato poi in francese nel 1948 col
titolo Mon témoignage devant le monde, edizioni S.E.L.F., Parigi).

Settima variante: gli ebrei venivano sterminati per mezzo dello
Zyklon B che era introdotto nei locali delle docce grazie ad un sistema di
tubi. Fu per questa versione che decise di propendere un tribunale tedesco
nel 1965, ai tempi del processo di Belzec, versione seguita anche da
Adalbert Rückerl, ex-direttore dell’Ufficio Centrale di Ludwigsburg
incaricato dell’informazione sui criminali nazisti, nel suo libro
Nationalsozialistische Vernichtungslager im Spiegel Deutscher Strafprozesse
(Deutscher Taschenbuchverlag, 1977).

Il tribunale e il signor Rückerl precisano che in capo a qualche
settimana si è poi passato ai gas di scappamento.

Ci significa che… è stata necessaria qualche settimana perché le SS
si accorgessero che le pasticche di Zyklon-B non passavano per i tubi!

Ottava variante: gli ebrei venivano uccisi dai gas di scappamento
dei motori Diesel. Questa variante si trova nel Rapporto Gerstein,
rapporto che passa, con la confessione di Höss, come la prova più
importante dell’Olocausto.

L’ufficiale delle SS del Servizio di Sanità Kurt Gerstein si arrese alle
truppe della Prima Armata Francese che occupavano il Württemberg
nell’aprile 1945 e, prima del suo suicidio in prigione, avvenuto, (manco a
dirlo…) nel luglio dello stesso anno, avrebbe reso la sua confessione. O,
meglio, le sue sei confessioni, come il francese Henri Roques ha
ampiamente dimostrato; sei confessioni che, tra laltro, divergono
considerevolmente tra loro. Secondo quanto affermato nelle sei
deposizioni, Gerstein visitò Belzec e Treblinka nell’agosto 1942.

A suo dire, circa 25.000.000 di persone furono gassate [!!!]. Stando a
ciò che dice, da 700 a 800 persone si ammucchiavano in una camera a gas
di 25 metri quadrati (da 28 a 32 persone a metro quadro, quindi). Per
ragioni non ancora chiare, gli storici di regime preferiscono il Rapporto
Gerstein alle altre varianti. (Fra l’altro i gas di scappamento dei motori
Diesel contengono una percentuale modesta di ossido di carbonio: un
motore a benzina sarebbe stato uno strumento di produzione di ossido di
carbonio molto più efficiente di un motore Diesel).

Se avessero voluto gassare migliaia (o milioni) di persone sul serio, i
tedeschi non avrebbero usato un motore, ma avrebbero utilizzato uno dei
loro gas tossici di produzione industriale.

Siamo quindi di fronte a una contraddizione evidente: il genio
tecnico che si attribuisce ai tedeschi e che doveva loro permettere di
sterminare milioni di persone senza lasciare la minima traccia è
incompatibile con la stupidità di cui avrebbero dato prova, scegliendo, tra
le tante armi di sterminio, la meno efficace.

Quali altre prove abbiamo dell’assassinio di 600.000 persone a
Belzec?
Un’ispezione sul sito del vecchio campo di Belzec non è di alcun aiuto
perché non vi si trova che un prato, e niente altro.

Non troviamo un solo documento al riguardo: gli sterminazionisti
rispondono che i nazisti avrebbero trasmesso oralmente gli ordini per gli
sterminii.
Non si sono trovate fosse comuni: gli sterminazionisti rispondono che
i nazisti avrebbero bruciato i cadaveri.

Anche i resti delle 600.000 vittime sono però spariti. Gli
sterminazionisti rispondono che i nazisti avrebbero disperso le ceneri. Non
dicono niente circa le ossa: pochi sanno infatti che le ossa ed i denti non
bruciano che parzialmente nei forni crematori, e quindi, per essere fatti
sparire dovevano essere macinati.

I morti di Belzec non sono stati registrati da nessuna parte.

Non ci sono più testimoni oculari sopravvissuti. Uno solo dei 600.000
ebrei deportati a Belzec, un certo Rudolf Reder, è sopravvissuto nel
campo, ma è deceduto negli anni Sessanta.

Ciò significa che non abbiamo nessuna prova dei 600.000 assassinati
a Belzec.

MAJDANEK

Anche Majdanek ebbe le sue camere a gas, e anch’esse erano
inadatte.

Esiste lì un crematorio ricostruito, con annessa presunta camera a
gas. Le uniche parti dell’edificio che esistevano prima della ricostruzione
erano i forni.

Si pretende che l’edificio sia stato ricostruito secondo progetti che
sono, però, irreperibili. L’edificio è troppo umido per avervi potuto
utilizzare efficacemente Zyklon-B. Inoltre, la costruzione in calcestruzzo è
radicalmente differente dagli altri edifici del complesso. L’installazione del
secondo edificio di Majdanek è differente; la parte anteriore possiede una
camera a gas.

Tale camera possiede due sfiatatoi sul tetto che avevano la funzione
di ventilarla dopo l’operazione di disinfestazione.

Ha infatti il dispositivo per la circolazione dell’aria, ma manca di
ciminiera per ventilare il gas estratto. È pertanto impossibile utilizzare il
locale come camera a gas per esecuzioni.

Nella parte posteriore dell’edificio si trovano le presunte camere a gas
sperimentali, tre (ma una di esse è chiusa e sigillata).

Questi locali possiedono tubazioni per il preteso uso di monossido di
carbonio, ma sarebbero state utilizzate anche per gasazioni con Zyklon-B.

Una delle due camere dovrebbe avere una ventilazione attraverso il
tetto, ma, a quanto appare, nessuna apertura lo ha mai attraversato.

Le porte non hanno guarnizioni e non sono progettate per essere
chiuse ermeticamente. La superficie è di 74,87 m e avrebbe potuto
contenere al massimo 90 persone.

Ancora una volta, il tempo di ventilazione sarebbe stato di una
settimana.

L’altra camera ha un sistema di circolazione per introdurre aria
calda nella camera: tale sistema di circolazione è progettato e costruito in
maniera approssimativa, in quanto l’immissione e l’estrazione del gas
sono troppo vicine per potersi effettuare correttamente.

Nulla è previsto per la ventilazione e non esiste nemmeno un
condotto di camino.

Delle due camere, una non fu quindi mai terminata e non poté
dunque mai essere utilizzata.

Non esiste traccia di sigillante su mattoni, stucco e intonaco.

In ogni caso, la prima camera ha una superficie di 44,9 m, mentre la
seconda di 19,4 m.

Tutte e due avrebbero potuto contenere al massimo 78 persone.

È da notare che queste camere sono circondate su tre lati da corridoi
in calcestruzzo, incassati a un livello più basso.

Quindi le filtrazioni del gas si sarebbero potute accumulare nelle fosse
ed il gas riparato dal vento, non avrebbe potuto dissiparsi.

Questo fa sì che tali installazioni siano inadatte all’uso di acido
cianidrico, come si pretenderebbe, e l’uso potrebbe rendere l’edificio
pericoloso per chiunque.

Il monossido di carbonio, d’altro canto, è poco consigliabile per
esecuzioni, dato che il tempo necessario per la morte è troppo lungo, a
volte anche 30 minuti.

Anche l’uso del biossido di carbonio è poco redditizio, in quanto è
ancora meno efficace del monossido.

I gas sarebbero stati prodotti con un motore Diesel.

In ogni caso, in una camera occupata al massimo della sua capienza,
nello spazio di 0,83 m o meno per persona (l’area minima per permettere
la circolazione del gas intorno ad esse), gli occupanti dovrebbero morire
soffocati dalla loro stessa respirazione.

Quindi molto tempo prima di quando il gas possa avere effetto.

Perciò il solo fatto di rinchiudere persone da giustiziare in uno spazio
così ristretto, renderebbe superfluo l’uso di monossido e biossido di
carbonio.

È interessante notare che la stessa propaganda sterminazionista non
è stata in grado di definire il numero di camere a gas a Majdanek: infatti
secondo una celebre lettera dell’ebreo Martin Broszat, pubblicata il 19
agosto 1960 dal Die Zeit, a Majdanek non ci sarebbe stata alcuna camera
a gas.

Secondo la Deutsche Volkzeitung del 22 luglio 1976, invece, ce ne
sarebbero state ben sette, mentre, secondo la sentenza del processo di
Majdanek a Düsseldorf, ce ne sarebbero state “almeno tre”.

Secondo il rapporto della commissione sovieto-polacca del 1944,
18.000 persone furono gassate a Majdanek il 3 novembre 1943 al suono
di un valzer di Strauss.
Quando l’impossibilità tecnica di questa asserzione è divenuta troppo
evidente, si è mutato il massacro col gas in massacro mediante
fucilazione.

LA RISIERA DI SAN SABBA

Anche l’Italia avrebbe i suoi campi di concentramento e di sterminio:
piccoli, certo, ma, secondo la storiografia sterminazionista, funzionanti.

Il testo sterminazionista più conosciuto su questo argomento è quello
di Ferruccio Fölkel La Risiera di San Sabba.

Vediamo, con l’aiuto dell’ottimo testo La risiera di San Sabba: “un falso
grossolano” di Carlo Mattogno che cosa fu il campo di sterminio nostrano,
con annessi e connessi, vale a dire cameretta a gas e forno.

Basta poco per smontare questa ennesima menzogna.

Infatti nessuno dei testimoni cosiddetti oculari ha affermato di aver
visto la camera a gas, tranne Paolo Sereni, che vi accenna poco e per
sentito dire.

Ma il testimone Schiffner dice che nella stanza in cui venivano uccisi
gli ebrei, stanza denominata “Garage”, non c’erano impianti a gas e che,
probabilmente, si procedeva mediante impiccagione.

Quindi venivano effettuate gasazioni in stanze dove non c’erano
impianti per il gas e dove, secondo la testimonianza di Wachsberger, la
porta rimaneva aperta per l’intero pomeriggio nei giorni in cui si
procedeva agli stermini.

L’assurdità di una camera a gas operante a porta aperta si commenta
da sola!

Per quel che riguarda il forno crematorio, la confusione di Fölkel è
inenarrabile: infatti afferma che il forno era interrato e che, secondo
l’architetto Boico, era lungo 20 metri x 15. Sarebbero quindi 300 m.

Ma dalla piantina in scala della risiera presentata fuori testo dal
Fölkel, risulta che il forno crematorio misurava 10,5 x 9,5 metri; ovvero
99,75 m. Risulta poi evidente a chiunque l’utilità di piazzare un
crematorio sotto terra…

I soli dati pseudoscientifici forniti da Fölkel si fermano qui: il resto
sono solo raccontini e pettegolezzi.

Questo è tutto ciò che hanno in pugno gli sterminazionisti nostrani:
decisamente troppo poco per rappresentare una prova italiana
dell’Olocausto, e troppo poco per poter dimenticare le foibe istriane in cui
furono sterminati, e sul serio, migliaia di Italiani dalle truppe
Jugoslave.

I CAMPI DELL’OVEST

Nei primi anni del dopoguerra si dava per scontato che pressoché
tutti i campi di concentramento fossero dotati di una o più camere a gas.
Ora, neanche gli stessi storici sterminazionisti dubitano più del fatto
che nei territori occidentali non vi siano state camere a gas.
Ciò è dovuto alla estrema strampalatezza e alla troppo evidente non
veridicità delle fonti: per capire ciò su cui ci si dovrebbe basare per
provare l’esistenza delle camere a gas occidentali, basta dare un’occhiata
alla inverosimile rivelazione di Franz Ziereis, comandante di
Mauthausen.

Costui, infatti, “confessò” sul letto di morte (come sempre…) la
cosa assurda che era avvenuta al castello di Hartheim, non lontano da
Linz: tra uno e un milione e mezzo di persone erano state gassate nel
castello!

“Un impianto di gassazione camuffato da sala da doccia fu costruito al
campo di Mauthausen per ordine del Dottor Kresbach, Hauptsturmführer SS
[…]. Il Gruppenführer Glücks ha dato l’ordine di far passare i miseri
prigionieri per pazzi e farli assassinare in una grande installazione a gas. Da
uno a un milione e mezzo di persone circa sono state assassinate. Questo luogo
si chiama Hartheim e si trova a 10 chilometri da Linz in direzione di Passau”
(Simon Wiesenthal, KZ Mauthausen, Ibis-Verlag, 1949, pag. 7-8).

Qual è, allora, la verità sulle cosiddette camere a gas occidentali?
Stephen F. Pinter, che lavorò per sei anni, dopo la guerra, come
consulente legale per il ministero della guerra degli Stati Uniti per le
truppe di occupazione in Austria e Germania, fece la seguente
dichiarazione nel diffuso giornale cattolico Our Sunday Visitor
(L’osservatore della Domenica) del 14/6/59:

“Sono stato per 17 mesi, dopo la guerra, come avvocato del ‘Ministero
della Guerra’ degli Stati Uniti, e posso confermare che a Dachau non esisteva
alcuna camera a gas. Quello che veniva mostrato e indicato come camera a gas
ai visitatori era un forno crematorio (e lo sbaglio non era certo involontario).
Anche negli altri campi di concentramento in Germania non c’erano camere a
gas.”

A noi venne raccontato che ad Auschwitz esisteva una camera a gas, ma
poiché si trovava nella zona di occupazione sovietica, non ci fu permesso di
svolgere alcuna inchiesta.”

Il totale del numero degli internati morti a Dachau è un esempio
tipico di esagerazioni che vennero poi gradualmente corrette. Nel 1946, il
segretario di stato del Governo Bavarese, Philip Auerbach, quello stesso
Auerbach che venne in seguito riconosciuto colpevole di essersi
appropriato di somme di denaro che egli aveva reclamate a titolo di
indennizzo in nome di ebrei mai esistiti, scoprì a Dachau, nel 1946, una
lapide, su cui era scritto: ” Questo territorio deve essere ricordato come il
luogo dove furono cremate 238.000 persone”.

Da allora questa cifra è stata costantemente ridotta e attualmente si
è giunti a una cifra oscillante tra 20.000 e 25.000 decessi, dovuti
principalmente al tifo e alla fame.

Il fatto che alcune migliaia di prigionieri morirono negli ultimi,
caotici, mesi della guerra ci porta a chiederci come essi vissero durante la
guerra. Le condizioni di vita dei prigionieri sono state descritte in modo
distorto e falso nei rapporti e nei diari forniti dai prigionieri stessi.
Il rapporto della Croce Rossa, che sarà esaminato più avanti,
dimostra, però, che durante tutta la guerra, i campi erano bene
amministrati. Gli internati che vi erano detenuti ricevevano, in qualità
di forza lavoro, negli anni tra il 1943 e il 1944, non meno di 2.750
calorie: il doppio di quanto riceveva il cittadino medio tedesco dopo la
guerra nella Germania occupata dagli alleati. Gli internati erano sotto
costante controllo medico e quelli gravemente ammalati venivano
portati all’ospedale del campo.

Tutti gli internati, a differenza di quanto accadeva nei campi di
concentramento sovietici, potevano ricevere pacchi contenenti alimenti,
indumenti e medicinali da parte dell’Ufficio Assistenza della Croce Rossa.

L’ufficio del procuratore di Stato conduceva accurate indagini nei
casi di prigionieri arrestati per attività criminali. Gli innocenti venivano
rilasciati; coloro che venivano considerati colpevoli, così come i deportati
accusati di crimini più gravi all’interno del campo, venivano processati
da una corte militare e giustiziati.

Nell’archivio di Coblenza si trova una direttiva di Himmler del
gennaio 1943, che riguarda appunto queste esecuzioni: in essa si ricorda
che “non sono permesse brutalità”. Occasionalmente ci furono episodi di
brutalità, ma essi furono subito stroncati dal giudice delle SS Konrad
Morgen dell’Ufficio di Polizia Criminale del Reich, il cui compito era quello
di indagare sulle irregolarità nei campi di concentramento.

L’ordine che regnava nei campi di concentramento tedeschi si
deteriorò rapidamente durante gli ultimi, terribili mesi di guerra, nel
1945.

Il rapporto della Croce Rossa dichiara che i massicci bombardamenti
a tappeto degli Alleati distrussero il sistema di informazioni e di
comunicazioni del Reich. I rifornimenti di viveri non poterono più
raggiungere i campi di concentramento, e la fame provocò vittime in
numero sempre maggiore, così tra gli internati dei campi, come tra la
popolazione civile.

Questa terribile situazione fu peggiorata dal sovraffollamento dei
campi e dalle epidemie di tifo. Il sovraffollamento era causato dallo
sgombero dei campi dell’Est, come Auschwitz, quando i prigionieri furono
trasportati verso Occidente a causa dell’avanzata sovietica. Colonne di
uomini arrivarono così in altri campi tedeschi, come Bergen-Belsen, che
già versavano in notevoli difficoltà.

Senza dubbio simili condizioni provocarono migliaia di decessi, così si
spiegano le fotografie di esseri umani ischeletriti e di mucchi di cadaveri
che i propagandisti pubblicano e ripubblicano sotto il titolo di “vittime
della feroce persecuzione nazista”.

È interessante la lettura della testimonianza del dr. Russel Barton,
caposezione e consulente psichiatrico del Severalls Hospital -Essex,
pubblicata nella Purnell’s History of the Second World War (vol. 7, n. 15),
il quale, dopo la guerra, trascorse un periodo di tempo nel campo di
Bergen Belsen, come studente di medicina.

“Ufficiali medici tedeschi mi raccontarono che il trasporto di viveri era
diventato sempre più difficile. Sulle strade ogni mezzo di trasporto veniva
mitragliato e bombardato…”
“Le cause principali [della mortalità] a Bergen-Belsen alla fine della
guerra furono: malattie, sovraffollamento causato dall’arrivo di internati dei
“Lager” dell’Est, mancanza di disciplina e poco rispetto dei regolamenti
all’interno delle baracche, scarso rifornimenti di viveri, acqua e medicinali.”

La mancanza di disciplina provocò delle vere e proprie sommosse
durante la distribuzione dei viveri: gli Inglesi dovettero usare le
mitragliatrici e i carri armati per riportare l’ordine nel campo.

Non soltanto situazioni del genere furono sfruttate a scopi
vergognosamente propagandistici, ma è stato fatto uso anche di vere e
proprie falsificazioni.

Un caso interessante è stato scoperto dal giornale inglese Catholic
Herald, il 29 ottobre 1948. A Kassel, dove ogni tedesco adulto fu costretto
ad assistere a un film sugli “orrori” di Buchenwald, un medico di Gottinga
riconobbe se stesso sullo schermo, mentre osservava le vittime. Dopo un
momento di sbalordimento, si rese conto di avere visto un documentario,
girato dai Tedeschi a Dresda, dopo il terribile attacco del 13 febbraio
1945: in quell’occasione il medico aveva prestato il suo aiuto.

Dopo l’attacco aereo su Dresda, che provocò parecchie centinaia di
migliaia di vittime, vennero raccolti i corpi in mucchi di 400-500
cadaveri, la cui cremazione durò alcune settimane. Queste erano le
immagini che egli aveva riconosciuto e che gli erano state presentate
come testimonianze degli orrori di Buchenwald.

Da tutto ciò che è stato finora esposto, risulta chiarissimo che,
nonostante la convinzione dell’esistenza di camere a gas nei campi
dell’Ovest sia ancora largamente diffusa nel pubblico, non vi è più
nessuno storico serio che creda a gassazioni nel castello di Hartheim o nei
campi di Ravensbrück, Buchenwald o Dachau, e ciò da decenni. Inoltre, si
può anche comprendere il vero motivo dei decessi.

Vale la pena esaminare, a questo punto, la lettera indirizzata a Die
Zeit il 19 agosto 1960 dallo sterminazionista Martin Broszat, allora
collaboratore dell’Istituto di Storia Contemporanea di Monaco e destinato
a diventarne direttore. Questa lettera ha suonato a morto per tutte le
camere a gas occidentali: “Né a Dachau, né a Bergen-Belsen, né a
Buchenwald ebrei o altri detenuti sono stati gassati. […] L’annientamento
massiccio degli ebrei con il gas cominciò nel 1941/42 ed ebbe luogo
unicamente in rari punti scelti per questo scopo e provvisti di
installazioni tecniche adeguate, soprattutto in territorio polacco occupato
(ma da nessuna parte nell’ex Reich); ad Auschwitz-Birkenau, a Sobibor, a
Treblinka, Chelmno e Belzec.” [Si noti la mancanza di Majdanek].

Detto in poche e scarne parole, Broszat ammetteva che tutto quanto
era stato detto dal 1945 sulle camere a gas del Reich Germanico era
menzogna (per “Reich Germanico” s’intende il territorio della Germania
nelle sue frontiere del 1937).

D’altronde, né in questa lettera, né in altre opere, Broszat ha prodotto
la minima prova del perché, ad esempio, le dichiarazioni dei testimoni
relative alle presunte gassazioni di Auschwitz e degli altri campi orientali
dovessero essere più degne di fede di quelle che si riferivano alle gassazioni
negate di Dachau e Buchenwald.

Fin dal 1948 una commissione di inchiesta americana diretta dai
giudici Simpson e Van Roden aveva constatato che le confessioni sulle
camere a gas del Reich Germanico erano state ottenute con la tortura:
percosse, testicoli lesionati, denti rotti, ecc. Moltissimi fra gli accusati
sono stati assassinati, “suicidati” o “giustiziati” subito dopo queste
confessioni estorte (The Progressive, febbraio 1949, pag. 21-22).

LE TESTIMONIANZE

Al fine di inquadrare definitivamente l’obiettività dei presunti
testimoni oculari, sono state qui esaminate alcune tra le più famose
testimonianze (testimonianze che non riguardano direttamente i dati
tecnici su camere a gas o forni crematori, su cui, ormai, sappiamo quanto
basta).

È impossibile qui effettuare una trattazione completa di tutte le
asserzioni discutibili, ma non si può fare a meno di mettere in luce alcune
tra le più eclatanti assurdità.

Tutti conoscono, almeno per sentito dire, “Se questo è un uomo” di
Primo Levi.

L’esame dei fatti vissuti dal Levi, così come lui li descrive, ci consente
di mettere in dubbio parecchie delle affermazioni fatte circa la volontà
sterminatrice dei tedeschi.

Come mai il Levi, partigiano ebreo, debole e maldestro, è riuscito a
sfuggire alle famigerate selezioni e ad essere inviato in infermeria per due
volte, la seconda volta quando i russi stavano ormai avanzando verso
Cracovia?

Che sia debole e maldestro è detto da lui stesso quando afferma di
essere uno di quegli ebrei italiani, tutti dottori, “che non sanno lavorare e
si lasciano rubare il pane e prendono schiaffi dalla mattina alla sera…
perfino gli ebrei polacchi li disprezzano perché non sanno parlare
yiddish”.

Ma parliamo dei liberatori: infatti il 18 gennaio 1945, sotto
l’incalzare dell’armata russa, che aveva già occupato Cracovia, a 50 km
ad est di Auschwitz, le SS avevano abbandonato il campo, in fretta ma
ordinatamente, dopo aver fatto distribuire l’ultimo rancio quotidiano.
All’alba del 21 la fuga dei tedeschi dai pressi del campo era ormai
terminata e anche i civili polacchi erano scomparsi. Era logico che le
sofferenze fossero finite. Invece no!

I prigionieri, che sotto la direzione delle SS avevano il rancio
assicurato, il medico e la possibilità di farsi ricoverare in infermeria,
vedevano passare l’amministrazione del campo ai comitati clandestini
diretti dai famigerati triangoli verdi, ovvero i criminali comuni, e dai
triangoli rossi, ossia i prigionieri politici (erano così chiamati dal
triangolo di stoffa cucito sulle loro giacche), i quali non effettuarono
alcuna distribuzione del rancio, facendo così morire deliberatamente di
fame, di freddo e di stenti parecchie centinaia di prigionieri.

I liberatori invece si facevano attendere: malgrado già dal 22
avessero occupato la vicina cittadina di Auschwitz, e fossero ben sicuri
della fuga dei soldati tedeschi, non fecero nulla per alleviare le sofferenze
dei prigionieri; sofferenze delle quali sicuramente i partigiani polacchi li
avevano informati.

La riprova di ciò è nelle parole del Levi, quando ci vuol descrivere un
orrore, a suo dire, compiuto dai tedeschi. Infatti afferma che alcune SS,
disperse, ma armate, erano penetrate nel campo ed avevano ucciso,
stando a quel che è scritto, “metodicamente, con un colpo alla nuca”, tutti
i 18 francesi che si erano stabiliti nel refettorio delle SS, “allineando poi i
corpi contorti sulla neve della strada”.

Ora, in una zona ormai occupata dalle truppe nemiche, se tedeschi
sbandati ed armati avessero incontrato i francesi, li avrebbero al
massimo posti in fuga, probabilmente senza sparare, per evitare di
richiamare l’attenzione di pattuglie nemiche. Non avendo quindi nessun
motivo per ucciderli sistematicamente, ed ancor meno di sistemarli sulla
strada, pronti per le fotografie dei liberatori, perdendo del tempo prezioso
per la propria salvezza.

Inoltre, se i corpi erano, come racconta, contorti, evidentemente
erano stati trasportati ed allineati solo dopo che era sopravvenuta la
rigidità cadaverica, ovvero il “rigor mortis”, perché se fossero stati
trascinati subito dopo l’uccisione sarebbero stati distesi, e non contorti.

L’unica spiegazione è che i francesi siano incappati in una pattuglia
di militari russi o, più probabilmente, di partigiani polacchi.

Incongruenze analoghe se ne possono trovare fra gli scritti di
Giuliana Tedeschi.

Nel già citato libro C’è un punto della terra… Una donna nel lager di
Birkenau l’autrice racconta, a pagina 56, che le detenute ebree greche con
le quali ha lavorato dal maggio all’ottobre 1944 e provenienti da
Salonicco erano state deportate tre anni prima. In realtà il primo
convoglio di ebrei deportati da Salonicco giunse ad Auschwitz un anno
prima, esattamente il 20 marzo 1943.

E che dire, infine, dello splendido artificio letterario di pagina 133?
Qui si racconta, di un albero di abete, in questi termini: “la natura ne
ebbe compassione e il giorno dopo, il giorno dell’epifania, lo rivestì di
neve.” L’episodio si riferisce al 6 gennaio 1945, ed è senz’altro molto
commovente: peccato che il campo di Birkenau fosse coperto di neve già
dal 21 dicembre 1944, come risulta da due fotografie aeree americane.

Vale la pena esaminare un ultimo e illuminante caso: riguarda una
testimonianza fatta al processo contro Ernst Zündel, colpevole di aver
pubblicato alcuni testi revisionisti.

L’esperto dell’accusa fu Raul Hilberg, un professore americano di
origine ebraica.

Dal contro-interrogatorio venne fuori che l’esimio professore era stato
ad Auschwitz un solo giorno, in occasione di una cerimonia; in tutta la
sua vita non aveva mai visto una camera a gas, né nella sua condizione
originaria, né ridotta in rovine.
Dovette ammettere che gli Alleati, dopo il 1945, non avevano
proceduto a nessuna sperimentazione dell’arma del crimine che
concludesse l’esistenza di una camera a gas omicida. Nessun rapporto
d’autopsia aveva evidenziato l’assassinio di un detenuto per
avvelenamento da gas. Dovette infine ammettere che non esisteva
nessuna traccia del cosiddetto “ordine di sterminio” dato dalla cancelleria
tedesca.

Pregato dalla difesa di spiegare come i tedeschi, sprovvisti di ogni
piano, avessero potuto condurre a termine una gigantesca impresa come
quella dello sterminio di milioni di ebrei, egli rispose che c’era stato, nelle
varie istanze naziste, “un’incredibile armonia di spiriti, un consenso nella
divinazione telepatica in seno a una vasta burocrazia”(!!!).

Ogni commento appare superfluo.

I DOCUMENTI DELLA CROCE ROSSA

A questo punto, è anche ragionevole iniziare a farsi una domanda: è
mai possibile che i tedeschi, in un momento particolarmente critico della
guerra, impegnassero immense risorse per trasportare milioni di ebrei da
una parte all’altra dell’Europa?

È verosimile che, quando la Germania combatteva una guerra
disperata su due fronti, lottando per la sopravvivenza, siano stati
trasportati per chilometri e chilometri milioni di ebrei, per condurli in
presunti e dispendiosi macelli?

Diciamoci la verità; trasportare i celeberrimi 6 milioni (più
innumerevoli altri prigionieri di varie nazionalità) nei campi di
concentramento avrebbe significato la paralisi pressoché totale delle
forniture militari (uomini, armi, munizioni, carburante, viveri) in un
momento, come abbiamo già detto, in cui l’esercito tedesco conduceva
una lotta a morte contro nemici potenti e pericolosi.

Bisogna, a questo punto, anche porsi altre domande: è possibile che i
tedeschi abbiano ucciso e cremato milioni di persone, se lamentavano la
scarsità di mano d’opera e impiegavano tutti i prigionieri nell’industria
bellica? Si sarebbe potuto mantenere segreta una operazione di trasporto
e sterminio di tali proporzioni?

Queste sono le domande che dovrebbe porsi una intelligenza critica,
la quale scoprirebbe che non solo la documentazione statistica, che
abbiamo fornito, ma anche i problemi di trasporto e approvvigionamento
rendono impossibile continuare a sostenere la menzogna dei 6 milioni.

Ma atteniamoci ad alcuni fatti: nel 1945 la propaganda alleata
sosteneva che tutti i campi di concentramento esistenti in Germania
erano “campi di sterminio”. Ma osservatori coscienziosi tra le truppe di
occupazione inglesi ammisero che molti internati erano morti, durante
gli ultimi mesi di guerra, per malattie o per fame, ma che non erano state
trovate tracce di “camere a gas”.
Per questo motivo i campi di
concentramento orientali, nella zona di occupazione sovietica, come
Auschwitz, vennero in primo piano e furono considerati il centro dello
sterminio (sebbene a nessuno, all’epoca, fosse permesso di visitarli).

Per quel che riguarda la questione ebraica e le condizioni di vita nei
campi di concentramento tedeschi, esiste un Rapporto del comitato
internazionale della Croce Rossa sulla sua attività nella Seconda Guerra
Mondiale (in 3 volumi, Ginevra 1948).

Gli autori, sotto la direzione di Frederic Siordet, dichiarano
nell’introduzione che il rapporto si propone, nelle tradizioni della Croce
Rossa, di mantenere la più stretta neutralità politica.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa, richiamandosi alla
Convenzione di Ginevra del 1929, ottenne di poter visitare i prigionieri
civili, internati dalle autorità tedesche in Europa Occidentale.

Il suddetto Rapporto, d’altronde, riferisce che in un primo tempo i
Tedeschi si rifiutarono di affidare alla Croce Rossa la sorveglianza di
persone detenute per motivi di sicurezza, ma che, a partire dall’agosto
1942, fu permessa al Comitato di distribuire nei campi di
concentramento della Germania pacchi di viveri, e dal febbraio 1943
l’autorizzazione fu estesa a tutti i campi e a tutte le prigioni (vol. III, pag.
78). Il comitato allacciò presto rapporti con tutti i comandanti dei campi
e condusse un programma di aiuti che funzionò egregiamente fino al
1945, così come viene dimostrato dalle migliaia di lettere di
ringraziamento inviate da parte di internati ebrei.

Il Rapporto accerta che “quotidianamente venivano preparati fino a
9000 pacchi. Dall’autunno 1943 al maggio 1945 furono spediti
complessivamente ai vari campi di concentramento 1.112.000 pacchi,
per un peso di 4500 tonnellate” (vol. III, pag. 80). Oltre ai viveri, gli
internati ricevevano indumenti e medicinali. “Pacchi venivano spediti a
Dachau, a Buchenwald, Sargenhausen, Sachsenhausen, Oranienburg,
Flossenburg, Landsberg am Lech, Flöha, Ravensbrück, Hamburg-
Neuengamme, Mauthausen, Theresienstadt, Auschwitz, Bergen-Belsen,
ai campi di concentramento vicino a Vienna, in Germania centrale e
meridionale. I destinatari principali erano Belgi, Olandesi, Francesi,
Greci, Italiani, Norvegesi, Polacchi, Ebrei apolidi.” (vol. III, pag. 83).

Nel corso della guerra “il Comitato fu in condizione di spedire e
distribuire aiuti per un valore di 20 milioni di franchi svizzeri, raccolti in
tutto il mondo da organizzazioni assistenziali ebraiche, soprattutto dalla
Amerikan Joint Distribution Committee di New York” (vol.I, pag 644).

La Croce Rossa ebbe a lamentarsi per le difficoltà che incontrava
nella sua azione, non per colpa dei Tedeschi, ma del blocco dell’Europa
voluto dagli alleati.

Il Comitato ebbe anche parole di lode per il regime di Jon Antonescu,
il capo fascista della Romania, dove gli fu possibile estendere il proprio
aiuto a 183.000 ebrei rumeni, fino al tempo dell’occupazione sovietica.
Allora l’aiuto cessò, e la Croce Rossa si lamentò amaramente di non essere
mai riuscita “a mandare qualcosa in Russia” (vol. II, pag. 62). Lo stesso
destino toccò a molti campi di concentramento in Germania, dopo la
“liberazione” da parte dei russi.

Gli sforzi effettuati dalla Croce Rossa per spedire degli aiuti agli
internati rimasti ad Auschwitz sotto i sovietici non ebbero successo.

Uno degli aspetti più interessanti del “Rapporto della Croce Rossa”, è
che esso mette in chiaro le diverse cause dei decessi avvenuti nei campi di
concentramento verso la fine della guerra. Il rapporto dice: “La situazione
caotica in Germania, durante gli ultimi mesi di guerra, quando i campi
di concentramento non ricevevano più rifornimento di viveri, provocò
un numero sempre crescente di vittime.

Il governo tedesco, allarmato da questa situazione, informò infine la
Croce Rossa, il 1 febbraio 1945… Nel marzo dello stesso anno, colloqui tra
il presidente del “Comitato Internazionale della Croce Rossa” ed il Generale
delle SS Kaltenbrunner diedero risultati concreti. Operazioni di soccorso
poterono essere avviate immediatamente dal Comitato stesso, e fu
permesso che in ogni campo di concentramento rimanesse un delegato
della Croce Rossa.” (vol. III, pag. 83).

Sicuramente le autorità tedesche facevano ogni sforzo possibile per
migliorare la situazione. La Croce Rossa rivela anche che i rifornimenti di
viveri dovettero essere interrotti a causa degli attacchi aerei degli alleati
contro la rete dei trasporti tedeschi, e che, nell’interesse degli ebrei
internati, protestò contro “la barbara guerra aerea degli alleati”. Il 2
ottobre 1944 il Comitato della Croce Rossa Internazionale mise in guardia
il Ministero degli Esteri tedesco contro l’imminente crollo del sistema dei
trasporti tedesco e dichiarò che una carestia si sarebbe resa inevitabile
per tutta la popolazione della Germania.

Se si esamina questo ampio rapporto, in 3 volumi, si constata che
manca completamente qualsiasi prova che esistesse, nei campi
concentramento dell’Europa occupata dalle Potenze dell’Asse, una politica
di sterminio.

In nessuna delle 1600 pagine del rapporto si trova un accenno alle
camere a gas. Si ammette che ebrei, come anche prigionieri di altre
nazionalità, soffrirono privazioni e furono trattati con rigore, ma il
completo silenzio sull’argomento di un genocidio programmato è una
confutazione della menzogna dei “sei milioni”.

Alla Croce Rossa, come pure ai rappresentanti del Vaticano, con i
quali essa collaborò, non fu possibile unirsi al coro di accuse al genocidio
come è oggi di moda.

Non basta: si sente dire da più parti che le esecuzioni di massa
avevano luogo in camere a gas camuffate da docce. Il rapporto fa ampia
giustizia di queste accuse: “Vennero ispezionate dai delegati non solo i
lavatoi, ma anche i bagni e le docce. Spesso si interveniva per migliorare
le installazioni, ripararle o ingrandirle”(vol. III, pag. 594).

Il terzo volume del Rapporto (terzo capitolo) tratta “degli aiuti che
vennero dati alla parte ebraica dalla popolazione civile”.

Ciò significa chiaramente che una notevole parte della popolazione
ebraica europea continuò, seppur con limitazioni, a far parte della
popolazione civile.

Un esempio è dato dalla Slovacchia, dove era responsabile l’assistente
di Eichmann, Dieter Wisliceny, dove gran parte della minoranza ebraica
aveva il permesso di rimanere nel paese. Gli ebrei in Slovacchia vissero
tranquillamente fino all’agosto del 1944, quando scoppiò la rivolta contro
le truppe tedesche.

Bisogna ammettere anche che la legge del 15 maggio 1942 aveva
determinato l’internamento di migliaia di ebrei, ma furono tenuti in
campi di concentramento dove le condizioni di vita erano abbastanza
buone e dove era loro permesso di lavorare dietro compenso.

Dal Rapporto si evince infine che non solo gran parte dei tre milioni
di ebrei viventi in Europa ha potuto evitare l’internamento, ma anche
che l’emigrazione ebraica continuò per tutta la durata della guerra
attraverso la Romania, l’Ungheria e la Turchia.

Infatti viene riferito: “Fino al marzo del 1945 gli ebrei potevano
lasciare l’Ungheria, se erano in possesso di un visto per la Palestina” (vol.
I, pag. 648).

LA “SOLUZIONE FINALE”

Non esiste un solo documento che permetta di provare in maniera
inconfutabile che i Tedeschi progettassero o pensassero di attuare il
presunto sterminio degli ebrei. Lo sterminazionista Leon Poliakov è
costretto a scrivere che “le tre o quattro persone, che erano
principalmente coinvolte nel piano della eliminazione totale, sono morte,
e che non si è conservato alcun documento in proposito” .

Questa situazione offre notevoli vantaggi; naturalmente sia il
progetto sia le “tre o quattro persone” sono affermazioni nebulose, che non
è possibile provare.

I documenti di cui disponiamo non fanno mai riferimento a
eliminazioni, e pertanto autori come Reitlinger e Poliakov ricorrono
sempre alla comoda giustificazione che tali ordini venivano impartiti “a
voce”.

Mancando prove documentate, si congettura che il progetto di
sterminare gli ebrei sia nato nel 1941, contemporaneamente all’attacco
alla Russia: la prima fase sarebbe stata l’eliminazione degli ebrei sovietici.

Il resto del piano, così viene supposto, dovrebbe aver avuto inizio nel
marzo del 1942, con la deportazione degli ebrei orientali nei lager del
Governatorato Generale di Polonia, quali i giganteschi insediamenti
industriali di Auschwitz.

Poliakov e Reitlinger almanaccano di “ordini orali” impartiti in
incontri segreti tra Hitler e Himmler, aggiungendo che nessuno doveva
essere presente a questi colloqui e che non fu redatto alcuno scritto.

È superfluo ricordare ancora una volta che non esiste neanche il più
piccolo indizio che simili insoliti incontri siano avvenuti.

William Shirer, nel suo libro “Ascesa e caduta del Terzo Reich”,
(opera nell’insieme stravagante e poco seria), di eventuali prove
documentate non fa parola. Dichiara soltanto (e forse senza neanche
tanta convinzione), che il supposto ordine di eliminare gli ebrei “non fu
mai posto per iscritto da Hitler, in quanto non ne venne trovata copia
alcuna. Esso fu verosimilmente trasmesso a voce a Göring, Himmler e
Heydrich, che a loro volta provvidero a inoltrarlo…” (pag. 1148).

I particolari tecnici dell’eliminazione degli ebrei sarebbero stati fissati
in una conferenza al Gross-Wannsee (Berlino), il 20 gennaio 1942. A tale
conferenza, presieduta da Heydrich, sarebbero stati presenti funzionari di
tutti i ministeri tedeschi.

Reitlinger e Poliakov considerarono il processo verbale di questa
conferenza come la loro carta vincente, in quanto esso dimostrerebbe
l’esistenza di un piano di sterminio. Ma la verità è che un tale piano di
sterminio non viene menzionato in nessun punto del processo verbale.
Heydrich disse solo di aver ricevuto da Göring l’incarico di regolare la
soluzione della questione ebraica.

Dopo aver constatato che gli sviluppi bellici avevano reso
irrealizzabile la progettata emigrazione ebraica in Madagascar ,
proseguì: “Il programma che prevedeva l’emigrazione è stato ora
sostituito da un’altra possibile soluzione: l’evacuazione degli ebrei nei
territori dell’Est in conformità con l’autorizzazione precedente del
Führer”.

Qui, aggiunse, deve essere impiegata la loro mano d’opera.

Ora si pretende di dare a questa dichiarazione un senso oscuro e
sinistro, e far nascere il sospetto che gli ebrei dovessero essere portati in
Oriente per esservi sterminati.

Il professor Paul Rassinier, un francese deportato a Buchenwald,
afferma che “il processo verbale vuol dire solo ciò che in esso è scritto, ossia
il concentramento degli ebrei per utilizzare questa mano d’opera nei
ghetti orientali del Governatorato Generale di Polonia. Lì avrebbero
dovuto aspettare la fine della guerra e la ripresa dei colloqui
internazionali che avrebbero deciso del loro futuro.”

Ciò nonostante, molti autori continuano a insistere che Heydrich
avrebbe usato l’espressione “impiego della mano d’opera nei territori
dell’Est” per indicare un riferimento all’eliminazione fisica, ma non ci
spiegano perché non dovremmo credere che “impiego di mano d’opera”
significhi realmente “impiego di mano d’opera”.

La completa mancanza di prove documentate che comprovino
l’esistenza di un piano di sterminio ha favorito l’abitudine di stravolgere il
significato di documenti che ci sono giunti. Per esempio, un documento
che parla di “evacuazione” non riguarda l'”evacuazione”, ma, sarebbe un
modo artificioso per intendere lo sterminio.

In questo modo, come abbiamo potuto vedere, le parole non vengono
più intese per quello che significano.

I Tedeschi, quando si trattava di stendere un rapporto erano
meticolosissimi al punto che tenevano conto fin dei più piccoli particolari;
ma tra tutte le migliaia di carte e documenti delle SS, della Gestapo, gli
atti del “Reichssicherheitsshauptamt”, gli atti del Quartier Generale di
Himmler e gli ordini personali di Hitler, non si è trovato un solo ordine
riguardante lo sterminio degli ebrei o di chi per essi.

Del pari infruttuosi sono stati i tentativi di trovare “velate allusioni”
al genocidio in discorso come quello che Himmler tenne a Posen nel 1943
ai suoi SS-Obergruppenführer (Generali delle SS).

Anzi, il 20 gennaio 1943 l’SS-Brigadeführer Glücks provvide a
trasmettere ai comandanti dei campi di concentramento un ordine dello
stesso Himmler del 28 dicembre 1942, concernente l’abbassamento con
ogni mezzo della mortalità dei campi, ritenendoli “personalmente
responsabili dell’esaurimento di ogni possibilità di conservare la forza
fisica dei detenuti”.

Conclusione: non esiste nessuna prova… ma, come sempre, solo
illazioni.

I PROCESSI

Non essendoci prove dell’Olocausto (niente cadaveri, niente
documenti, niente armi del crimine), i tribunali che dopo la guerra
furono incaricati dai vincitori (e successivamente dai governi tedeschi) di
scovare le prove del genocidio, si trovarono di fronte alla contraddizione
di dover giudicare di un presunto crimine perpetrato su milioni di
persone senza che del delitto ci fosse la benché minima traccia.

Questo è stato lo scopo di Norimberga: quello di configurare una
strage che sarebbe stata di dimensioni uniche nella storia e di attribuirla
in qualsiasi modo ai tedeschi.

Certo, gli alleati non hanno di certo indietreggiato, nell’occasione,
dinanzi alle torture fisiche (il caso Höss parla chiaro, e i casi simili non si
contano), ma in genere hanno usato una tattica più sottile.

Il ragionamento era pressapoco questo: dato che l’Olocausto era un
fatto stabilito, allora gli accusatori possono dare prova di una grande
disinvoltura quanto alla colpevolezza individuale di tale o talaltro
accusato.

È stato così possibile, per molti nazisti di secondo piano, riversare
qualsiasi colpa su superiori morti o scomparsi.

L’articolo 19 dello statuto del tribunale militare internazionale, sorto
dall’accordo di Londra (firmato l’8 agosto 1945), e base del processo di
Norimberga, prevedeva che: “Il tribunale non sarà tenuto alle regole
tecniche relative all’amministrazione delle prove […]”. Ciò significa, in
maniera molto chiara, che tale tribunale poteva ammettere qualsiasi
“documento” giudicasse aver valore di prova, senza assicurarsi
dell’autenticità dello stesso; forgiare a volontà corpi di reato e rigettare le
prove a discarico, tutto ciò senza alcuna motivazione.(Un vero esempio di giustizia e democrazia!)

Inoltre l’articolo 21 dello statuto stabiliva che “Il tribunale non
esigerà che sia presentata prova di fatti di pubblica notorietà, ma li darà
per acquisiti […]”. Dato che era lo stesso tribunale a decidere cosa fosse
“un fatto di pubblica notorietà”, ne risulta che la colpevolezza degli
accusati era stabilita per principio, in quanto l’Olocausto, secondo il
suddetto tribunale era “un fatto di pubblica notorietà”.

Solo chi ha potuto leggere i documenti di Norimberga può rendersi
conto del carattere strampalato delle accuse fatte: basterà qui darne un
esempio per tutte. Secondo le accuse sovietiche, i tedeschi hanno
sterminato nel campo di concentramento di Sachsenhausen non meno di

840.000 prigionieri di guerra russi procedendo in questa maniera:

“Nel piccolo locale c’era un’apertura di circa 50 cm. I prigionieri di
guerra si dovevano mettere con la testa all’altezza del buco ed un tiratore
che si trovava dietro gli sparava. Ma questo dispositivo era in pratica
insufficiente, poiché, spesso, il tiratore non colpiva il prigioniero. In capo
a otto giorni si creò un nuovo dispositivo. Il prigioniero era piazzato, come
prima, presso la parete; poi si faceva scendere lentamente una piastra di
ferro sulla sua testa. Il prigioniero di guerra aveva l’impressione che si
volesse misurare la sua altezza. C’era nella piastra di ferro un chiodo e
affondava nella nuca del prigioniero. Questi crollava morto sul
pavimento. La piastra di ferro era azionata per mezzo di una leva a pedale
che si trovava in un angolo di questo locale.” (Processo dei grandi criminali
di guerra davanti al tribunale militare internazionale. Norimberga, 14
novembre 1945-1 ottobre 1946, volume VII, pagine 416-417).

Secondo l’accusa, i cadaveri di questi 840.000 prigionieri di guerra
sarebbero poi stati carbonizzati in quattro crematori mobili montati sul
rimorchio di un camion.

Ora, né l’ammazzatoio a pedale, né i crematori mobili in grado di
incenerire 210.000 cadaveri in tempo record, né gli innumerevoli altri
prodigi tecnici descritti a Norimberga sono stati presentati al tribunale
come corpo del reato. L’assenza del cosiddetto “corpus delicti” è stata
controbilanciata dalle dichiarazioni scritte di testimoni che deponevano
sotto giuramento.

Purtroppo Norimberga non è stata l’unico caso: ancora oggi si
indicono processi (condotti in maniera estremamente vergognosa) da
parte della stessa Repubblica Federale Tedesca (e non solo).

Il semplice fatto che una perizia sull’arma del crimine, cioè sulle
camere a gas, non sia stata reclamata in alcuno di questi processi, mostra
che essi non sono stati condotti secondo i principi di uno Stato di diritto.
Una tale perizia avrebbe rivelato l’impossibilità tecnica della gassazione
di massa e la leggenda dell’Olocausto sarebbe crollata,prima ancora di cominciare!

Le sole prove a carico erano e sono le testimonianze: gli ex deportati
che incriminavano gli accusati per odio o per oro non avevano niente da
temere. Nessun testimone è mai stato perseguito per falsa testimonianza
in un processo a “criminali di guerra” tedeschi.

La discussione sui “crimini” verteva unicamente sulla colpa
individuale dell’accusato. Se questi osava contestare l’esistenza delle
camere a gas e lo sterminio degli ebrei, si metteva in una situazione
totalmente disperata e la sua “insistenza” lo esponeva a una pena
particolarmente severa.

Gli accusati sceglievano quasi sempre, d’accordo con gli avvocati, la
tattica di non contestare l’esistenza delle camere a gas. Essi negavano solo
la loro personale partecipazione alle gassazioni, oppure, quando le
testimonianze erano particolarmente pervicaci, sostenevano di aver agito
dietro ordini superiori.

Coloro che accettavano di cooperare potevano sperare in pene
particolarmente lievi: questo rende conto del fatto che non si voleva
giudicare un crimine (ripetiamo, presunto), ma si volevano indire una
serie di processi a scopo politico.

Al processo di Belzec, nel 1965, l’unico accusato, Josef Oberhauser, è
stato ritenuto responsabile di aver partecipato all’eliminazione di
300.000 persone, ma se ne è uscito con una pena di 4 anni e 6 mesi di
reclusione.
Motivo di questa clemenza: al momento del dibattito Oberhauser ha
rifiutato qualsiasi dichiarazione. Il significato di ciò è chiaro: l’imputato
non contestava l’accusa, quindi la giustizia della Repubblica Federale
Tedesca poteva affermare ancora una volta che i colpevoli non avevano
mai negato i massacri.

Al processo per Auschwitz, a Francoforte, l’accusato Robert Mulka,
giudicato colpevole di gravi crudeltà, è stato condannato a 14 anni di
prigione, pena criticata perché giudicata troppo moderata.

Quattro mesi più tardi veniva liberato per “ragioni di salute”: aveva
ammesso l’esistenza delle camere a gas.

Coloro che hanno agito diversamente non hanno avuto scampo. Kurt
Franz, imputato al processo di Treblinka, è stato in prigione dal 1959 al
1993 perché non ha cessato di contestare l’immagine di Treblinka come
campo di sterminio. Il suo co-accusato, Suchomel, secondo il quale gli
ebrei entravano nelle camere a gas nudi e in buon ordine, non ha
scontato che quattro anni.

Un giudice che mettesse in dubbio l’Olocausto o le camere a gas si
esporrebbe alla rovina irrimediabile della propria carriera. Anche gli
avvocati difensori non hanno mai messo in dubbio l’esistenza delle camere
a gas, ma solamente la partecipazione al crimine dei loro clienti.

È in questo modo che hanno fatto e fanno tutt’ora giustizia in
Germania e negli altri paesi satelliti degli Stati Uniti.

Cui prodest?

Dopo aver trattato questi argomenti, ci sentiamo in obbligo di
rispondere ad un’ultima domanda che potrebbe sorgere in coloro che
leggono: tutto ciò giova solo agli Alleati?

Certamente no:

1) Giova ai dirigenti tedeschi: nessun uomo di potere in Germania,
partendo dai cancellieri che si sono avvicendati nel tempo, fino all’ultimo
borgomastro, ha mai potuto o voluto mettere in dubbio la “verità
suprema” dell’Olocausto.La Merkel poi è particolarmente brava in questo!

Se i dirigenti tedeschi avessero messo in dubbio l’Olocausto o
rinunciato ad istituire “processi ai criminali di guerra”, la stampa
americana e mondiale, quasi tutta sotto controllo sionista, avrebbe
reagito con un fuoco continuo di attacchi antitedeschi (basti ricordare le
traversie a cui fu soggetto Kurt Waldheim, calunniato per anni dai
sionisti per crimini di guerra puramente inventati).

L’intenzione della Repubblica Federale Tedesca è chiara: grazie a
questi processi si ottengono due vantaggi tangibili.

Il primo è quello di dare ampia prova di ortodossia democratica al
mondo e di apparire un alleato modello agli occhi degli Stati Uniti
d’Israele. Il secondo, non meno importante del primo, di giustificare le
storture del sistema liberal democratico, introdotto dai carri armati USA
Facendo apparire il regime nazista come una criminale combriccola di
bruti.
Sostanzialmente il governo coloniale tedesco vuole inviare una sorta
di messaggio subliminale alle sue masse subalterne che suono più o meno
così: “non lamentatevi della democrazia “made in USA” per lo spaccio in
ogni angolo di strada, per la corruzione dilagante, per la depravazione dei
costumi sessuali (che hanno ridotto le nascite al lumicino), per
l’individualismo più sfrenato e per la perdita di ogni identità culturale…
Quando in Germania comandavano i tedeschi, le cose andavano ben
peggio…”.

Tutta la campagna antinazista è stata orchestrata in maniera
perfetta, al fine di “educare” in particolar modo le giovani generazioni. A
questo fine si fanno assistere ai processi masse di scolaretti, in maniera
tale da cancellare in essi ogni traccia di spirito nazionale, di amor proprio
e di devozione nei confronti del proprio popolo.

2) Giova per occultare gli orrendi crimini e le brigantesche imprese
di Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, ed Unione Sovietica; crimini
commessi sulla pelle dei tedeschi, degli italiani, e dei giapponesi.
(Ad esempio il popolo tedesco avrebbe potuto chiedere per quale motivo
Dresda, città che si sapeva essere priva di obbiettivi militari e piena solo
di profughi, fu ridotta a un braciere, con 300.000 morti carbonizzati;
perché più di un milione di tedeschi morirono nei campi di
concentramento anglo-americani; perché milioni, milioni autentici, di
tedeschi della Prussia, della Slesia, dei paesi baltici, sono scomparsi senza
lasciare traccia).

3) Giova alla Polonia, che può consolidare definitivamente i suoi
confini occidentali, la famosa linea Oder-Neiss, e perché può lucrare su
Auschwitz e sugli altri campi, trasformati in varie Gardaland dell’orrore
a uso e consumo di curiosi turisti in vena di emozioni forti.

4) In ultimo, ma non per ultimo, giova allo stato-pirata di israele,
che può così occupare una terra sulla quale non può vantare nessun
diritto, e nella quale può perpetrare qualsiasi crimine; in quanto le
vittime delle vittime… sono sempre un po’ meno vittime… terra
strappata ai legittimi abitanti con la forza delle armi pagate con le decine
di miliardi di marchi ottenuti a titolo di riparazione dalla Germania .

Il Grande Olocausto rappresenta una delle più importanti colonne su
cui poggia la potenza di quell’immenso impero ebraico-statunitense
chiamato Occidente.

È stato qui dimostrato che tale colonna, dall’apparenza così
gagliarda, è in realtà estremamente fragile ed inconsistente.

Basterà farla crollare e si può esser sicuri che l’impero degli Stati
Uniti d’israele entrerà in crisi, quantomeno in crisi di legittimità.

Siamo consci del fatto che l’impresa è tutt’altro che facile.
revisionisti non possiedono certo i mezzi di cui dispone la propaganda: non
hanno studi cinematografici, non hanno televisioni, non hanno
radio…

Ma siamo sicuri che l’ingranaggio della menzogna non può
continuare a girare all’infinito e che anche un granellino di sabbia, per
quanto piccolo, può bloccare il meccanismo più gigantesco.

Ora alcune domande e risposte per invitarvi ad una riflessione e ad indagare:

1. E’ provato che i tedeschi abbiano ucciso sei milioni di ebrei ?

Nessuno contesta che tantissimi ebrei siano morti durante la seconda guerra mondiale a causa della loro deportazione nell’Europa dell’Est e delle condizioni inumane che in certi periodi si verificarono nei campi di concentramento. Niente dimostra, tuttavia, che. sia esistito (e sia stato eseguito) un piano per l’uccisione di chicchessia in ragione della sua razza. Né gli ebrei, né gli zingari sono stati sterminati in modo sistematico. Tutti coloro che morirono nei campi di concentramento, dai criminali di diritto comune ai resistenti e partigiani di varie nazionalità, ecc., conobbero lo stesso tragico destino.

2. E’ provato che Hitler fosse al corrente dell’Olocausto e che lui o Himmler abbiano dato un ordin!, in proposito?

Non esiste alcun ordine scritto esplicito. Tuttavia le autorità naziste si rendevano sicuramente conto che la deportazione degli ebrei all’Est era realizzata in coridizioni tanto dure che gran parte degli ebrei dovevano lasciarvi la pelle.

3. Esistono ordini scritti per lo sterminio degli ebrei?

Neanche uno. E’ inimmaginabile che, nella Germania di quest’epoca, rigorosamente burocratica e gerarchizzata, un’azione di tali proporzioni sia stata compiuta senza una catena di ordini espliciti, scritti, chiari e dettagliati. Si pretende che parole come Sonderbehandlung, Umsiedlung, Arbeirseinsatz ed Endlösung equivalessero in codice a “sterminio”. A nostro avviso, questa è una speculazione senza fondamento.

4. Un’operazione di tale ampiezza poteva restare segreta?

Impossibile. D’altronde, è chiaro che le pretese camere a gas da esecuzione avrebbero potuto essere notate da qualcuno. Si vedano Air Photo Evidence di John C. Ball e l’Album di Auschwitz di Serge Klarsfeld.

5. Perché gli ebrei non opposero resistenza o quasi?

Perché, apparentemente, nessuno aveva l’intenzione di sterminarli. Per vari motivi (essenzialmente di sicurezza), essi venivano raggruppati e poi deportati verso ghetti o campi dove erano costretti a lavorare in condizioni il più delle volte terribili.

6. E’ dimostrato che non sono stati uccisi sei milioni di ebrei?

E’ difficile dimostrare che una cosa non si è verificata. Ma i revisionisti hanno presentato, nel corso degli anni, innumerevoli argomenti di natura criminologica, demografica, analitica, logistica, tecnica e comparativa, dai quali scaturisce un’immagine ben diversa della sorte degli ebrei.

7. Che cosa risulta alla Croce rossa internazionale sul preteso genocidio?

Una delegazione della CRI, che visitò Auschwitz nel settembre del 1944, segnalò specificamente nel proprio rapporto che i detenuti potevano ricevere pacchi di generi alimentari e che, dopo aver cercato di verificare le voci sulle pretese camere a gas, non era in grado di confermarle. Inoltre la CRI dispone di un Servizio internazionale di ricerche ad Arolsen, che centralizza tutti i dati a carattere individuale sui detenuti dei campi e che, su richiesta delle famiglie, rilascia informazioni o certificati di morte. Alla data del 31 dicembre 1983 la Croce rossa aveva compilato complessivamente 373.486 certificati relativi a tutti i decessi, di ebrei e non ebrei, nei campi tedeschi. Il numero degli ebrei morti in questi campi e fuori di essi non è ancora stato stabilito.

8. Simon Wiesenthal ha dichiarato che “non ci sono stati campi di sterminio sul territorio tedesco” e che gli ebrei assassinati non sono sei, ma undici milioni?

Sì, nel numero di aprile del 1975 di “Books and Bookmen”, ha confermato che le gassazioni ebbero luogo solo in Polonia e, sul settimanale belga-olandese “De Post” del 9 maggio 1982, ha parlato di undici milioni di morti ebrei.

9. Ciò nondimeno, Dachau si trova in Germania e dei veterani americani sostengono che vi era una camera a gas. Ci sono anche delle fotografie di delegati del Congresso americano che visitano questa camera a gas.

Si tratta di propaganda di guerra respinta oggi da tutti gli storici, compresi quelli antirevisionisti.

10. E’ provato che ad Auschwitz vi siano state camere a gas da esecuzione?

No. Nel 1976 il professor Faurisson ha scoperto che la pretesa camera a gas del campo principale di Auschwitz, visitata ogni anno da decine di migliaia di turisti, non è che un imbroglio. Nel
1995, lo storico antirevisionista Erie Conan lo ha ammesso: “E’ tutto falso” (“L’Express”, 19 gennaio, p. 68).

11. Se Auschwitz non era un campo di sterminio, che cosa era?

Questo campo faceva parte di un grande complesso industriale dove si producevano particolarmente caucciù sintetico e benzina a partire dal carbone. Il campo dei detenuti serviva come riserva di manodopera, ma anche come Durchgangslager (campo di transito), dal quale gruppi di lavoro (Kommandos) erano inviati presso altri campi. Sarebbe anche servito da base per il trasferimento degli ebrei in Bielorussia (si veda Die 2. babylonische Gefangenschaft di Steffen Werner, Pfullingen, 1990).

Gli aerei da ricognizione americani fotografarono d’altronde questo importante complesso chimico a partire dal 1943. Sulla base dei loro clichés, John C. Ball, esperto canadese in foto aeree, ha scritto Air Photo Evidence, dal quale le tesi dei revisionisti ricevono una convincente conferma. Auschwitz tutto era fuorché il luogo ideale per commettere un genocidio al riparo da sguardi indiscreti.

12. Perché allora Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, ha confessato che nel campo sarebbero stati gassati due milioni e mezzo di ebrei?

Grazie al revisionista francese Robert Faurisson sappiamo oggi che Höss fece le sue ammissioni sotto tortura. Gli inquirenti britannici riferirono come avevano catturato Höss e lo avevano picchiato per giorni; all’apparenza, essi ne erano fieri. In seguito Höss fu consegnato ai polacchi, che lo impiccarono nel 1947. “Confessioni” ottenute in questo modo erano moneta corrente in Germania all’indomani della guerra.

13. C’è una differenza tra i campi di concentramento tedeschi e i campi di concentramento americani nei quali furono internati, durante la guerra, i cittadini americani di origine giapponese?

In principio, no. Anche i giapponesi furono considerati pericolosi per la sicurezza, come appartenenti ad un popolo contro il quale gli Stati Uniti erano in guerra. Tuttavia gli Stati Uniti erano

lontani dal teatro del conflitto e non si trovavano in una situazione disperata come quella della Germania.

14. Quanti ebrei vivevano nei territori controllati dalla Germania?

Meno di quattro milioni.

15. Numerose fotografie mostrano montagne di scheletri. Anche in questo caso si tratta di una falsificazione?

In sé, i cumuli di cadaveri non dicono niente a proposito della causa delle morti. E’ significativo, invece, che la maggior parte di questi cadaveri fossero scarnificati, ciò che suggerisce come causa del decesso il tifo. Le persone colpite da tifo diventano infatti scheletri viventi (si vedano le immagini che giungono dall’Africa). Dei corpi così scarnificati non potevano certamente appartenere a deportati appena arrivati, cioè in condizioni di salute ancora relativamente buone.

Ma è curioso che siano sempre le montagne di cadaveri filmate nel campo di Bergen-Belsen (Germania del Nord), dove nessuno ha mai preteso che esistessero camere a gas, che servano a illustrare le gassazioni… di Auschwitz! Tutti sanno che a Bergen-Belsen vi furono migliaia di morti (tra i quali Anna e Margot Frank) a seguito, agli inizi del 1945, di un’epidemia terribile di tifo che non fu possibile debellare. Dopo la liberazione del campo da parle dei britannici, il 15 aprile 1945, vi morirono ancora numerosissimi deportati, poiché i britannici commisero l’errore di mettere il campo sotto quarantena, cosicché i detenuti indeboliti e affamati ma non ancora colpiti dal morbo si ammalarono anch’essi e morirono nelle settimane successive.

Al momento dell’epidemia di tifo del 1942, Höss, comandante del campo di Auschwitz, aveva commesso lo stesso errore, con le stesse conseguenze.

Un’altra falsificazione ben nota è quella delle fotografie di GI’s americani tra centinaia di cadaveri di detenuti disposti su lunghe file di fronte ad una fabbrica di Nordhausen. Questi detenuti non morirono per colpa dei tedeschi, ma sotto un bombardamento americano il 4 aprile del 1945. Un’azione del tutto superflua, per di più, poiché la sconfitta tedesca era sicura.

Anche il celebre film proiettato al processo di Norimberga è un cocktail di immagini e di messe in scena realizzato dall’esperto Alfred Hitchcock.

Non per nulla ancora oggi ci si deve rivolgere a uno Spielberg, maestro nella fantascienza, quando si vuole spacciare la fiction per realtà (si vedano i punti 27 e 28).

16. Quale era le cause principali di decesso?

Seprattutto le epidemie di tifo, rita anche le condizioni di vita terribili e il trattamento spesso barbaro infitto ai detenuti dai Kapo (criminali di diritto comune, comunisti, ebrei).

17. Che cos’è il tifo?

Questa malattia si diffonde soprattutto quando molte persone sone costrette a vivere insieme in condizioni di scarsa igiene. Un esempio: il Ruanda nell’agosto del 1994. La malattia si trasmette attraverso le pulci.

18. Quale metodo di disinfestazione impiegavano i tedeschi?

Lo Zyklon B, marchio commerciale dell’acido cianidrico, era ed è ancora utilizzato per ogni intervento contro i pidocchi. La Germania ne era sprovvista, così come mancava di tante altre materie prime. Paradossalmente, si può affermare che, se i tedeschi avessero avuto a disposizione una quanItà maggiore di Zyklon B, sarebbe sopravvissuto un numero maggiore di detenuti. Inoltre, negli ultimi catastrofici mesi (avvicinamento dei fronti militari, bombardamenti continui, evacuazioni improvvise, milioni di rifugiati dall’Est, carestia), non potevano essere applicati i metodi nonnali di disinfestazione, così che in numerosi campi scoppiarono epidemie di tifo le cui immagini atroci sono note al mondo intero.

19. Lo Zyklon B poteva anche servire alla gassazione in massa di esseri umani?

No. 1 tedeschi avevano inoltre, vicino ad Auschwitz, nel complesso industriale chimico di Monowitz, riserve quasi inesauribili

di prodotti più efficaci e meno cari. Negli Stati Uniti le camere a gas da esecuzione sono cabine capaci di contenere una o al massimo due persone; la preparazione, l’introduzione e l’estrazione del gas vi si svolgono in modo completamente diverso da quello delle pretese gassazioni di massa di Auschwitz. Il revisionista oggi più conosciuto, Robert Faurisson, è stato il solo e il primo a interrogarsi sulla possibilità materiale e chimica delle gassazioni. Nei suoi studi, egli è spesso tornato sull’argomento e ha specificamente dedicato al “problema delle camere a gas” una videocassetta nella quale espone il suo punto di vista in modo pacato e convincente. L’esperto americano di camere a gas Fred Leuchter (1988), il chimico tedesco Germar Rudolf (1991), che ha lavorato alla Max Planck Gesellschaft di Stuttgart, organismo di fama internazionale, e l’ingegnere austriaco Walter Lüftl (1992) hanno approfondito questo aspetto.

20. Et vero che lo Zyklon B lascia delle tracce? E’ stata mai effettuata una perizia chimica?

Sì, vi sono già state varie perizie chimiche e, tutte, hannò dato direttamente o indirettamente ragione ai revisionisti. Anche la perizia del Museo nazionale di Auschwitz conferma le constatazioni di Fred Leuchter sull’assenza di ferriferrocianuro.

Per anni, il professore francese Robert Faurisson ha svolto ricerche in questo settore. Egli è stato il primo a esaminare in loco come funzioni per esempio una camera a gas americana ed è stato lui a scoprire i progerti dei crematori nel Museo di Auschwitz. Quando il revisionista tedesco-canadese Emst Zündel è stato processato, ha nominato Robert Faurisson come esperto della difesa. Insieme, essi hanno dato mandato allo specialista americano di camere a gas Fred Leuchter Jr. di esaminare i locali reputati camere a gas di Auschwitz, Birkenau e Majdanek e di depositare una perizia. Il 25 febbraio 1988 si è mossa un’équipe che ha effettuato in loco delle constatazioni e delle misure e ha riportato 32 campioni (mattoni, malta, ecc.) per controllarvi la presenza di cianuro.

Il dottor James Roth, direttore degli Alha Analytical Laboratories di Ashland (Massachusetts) ha testimoniato al processo che si sono riscontrati 1050 mg/kg di cianuro nel campione n. 32 (proveniente da una camera a gas per la disinfestazione degli oggetti),

ma niente, o tracce insignificanti, negli altri 31 campioni. Ne deriva che gli impianti nei quali, stando a ciò che si è preteso finora, milioni di esseri umani sarebbero stati gassati con l’acido cianidrico, non sono mai stati di fatto in contatto con questo gas! E’ stata la fine del mito delle camere a gas.

Nel 1990, dalle lapidi commemorative del Museo di Auschwitz è stato eliminato un testo che affermava che 4 milioni di esseri umani erano morti assassinati in questo campo.

Adesso gli storici tradizionali stanno riducendo questa cifra tutti gli anni; si è già passati da un milione e mezzo a 600.000-800.000 (J.-C. Pressac).

21. Numerosi sopravvissuti affermano che i corpi venivano ammucchiati e bruciati in fossati.

La procedura descritta da questi “testimoni” è tecnicamente impossibile (si veda il punto 25).

22. Perché c’erano forni crematori ad Aurchwitz?

E’ sicuro che i crematori II e III servirono principalmente per incenerire dei cadaveri. Furono d’altronde concepiti e costruiti nell’inverno 1942-43 dopo le terribili epidemie dell’estate 1942. La regione era paludosa, con una falda acquifera molto superficiale, cosa che rendeva impossibile la sepoltura di tutti quei corpi.

23. Alcuni testimoni oculari affermano che questi crematori potevano incenerire un corpo in 10 minuti e che, a volte, molti corpi venivano inceneriti nella stessa muffola.

E’ tecnicamente impossibile. I crematori sono installazioni tecniche con limiti molto precisi. Sui crematori di Auschwitz e di Birkenau, si dispone di una documentazione praticamente completa, poiché gli archivi della Bauleitung furono sequestrati dai sovietici.

Il revisionista italiano Carlo Mattogno ha studiato questo problema per anni con l’aiuto di due ingegneri e le sue conclusioni sono chiarissime. La capacità massima teorica per l’insieme dei crematori era di 1.248 corpi al giorno. 1 crematori II e III furono

operativi per 971 giorni e i crematori IV e V per 359 giorni. Al massimo avrebbero potuto bruciare 300.000 corpi. Se si tiene conto dei tempi per la sostituzione dei materiali refrattari nei forni, i crematori poterono incenerire al massimo 162.000 corpi e, inoltre, le quantità di coke fornite non permettevano di incenerire se non i detenuti deceduti normalmente registrati (che vengono valutati all’incirca in 150 o 170.000). 1 calcoli sono anche confermati dal tempo necessario per incenerire un corpo, che prende da 60 a 80 minuti.

Nei crematori di oggi, si bruciano in media 3 o 5 corpi al giorno.

Infine, le cifre concordano con i 51 Totenbiicher (registri mortuari tenuti dall’amministrazione del campo), che coprono il periodo dall’agosto del 1941 al 1943 e contengono i dati relativi a 66.000 deceduti.

24. Come si spiega che vi siano state montagne di cadaveri proprio là dove esistevano dei crematori?

Nelle ultime settimane di guerra, questi crematori furono smantellati o non furono utilizzati a causa dell’assenza di parti di ricambio. Non si possono nenimeno escludere atti di sabotaggio. La propaganda di guerra ha approfittato largamente di questa situazione e di queste immagini.

25. Aerei da ricognizione alleati hanno scattato delle fotografie nel periodo in cui questi crematori avrebbero funzionato a pieno ritmo al pari delle camere a gas. Che cosa mostrano queste fotografie?

Non mostrano né pretese aperture attraverso le quali lo Zyklon B sarebbe stato introdotto, né feritoie per la ventilazione del gas letale, né riserve di carbone, né sistemi efficaci per il trasporto del carbone, né fosse nelle quali bruciare i cadaveri, né cumuli di cadaveri, né camini fumanti, né protezioni contro gli sguardi indiscreti, né file di detenuti in movimento verso i crematori o in attesa del loro turno; in realtà, queste fotografie non rivelano niente realtivamente a ciò che i “testimoni oculari” pretendono di aver visto! Di più, da esse scaturisce che non sono mai esistite le fosse gigantesche e profonde nelle quali, secondo numerosi testimoni, i cadaveri venivano bruciati quando i crematori erano fuori uso.

Queste fosse a combustione sono un’invenzione per i seguenti motivi:

— ad Auschwitz-Birkenau, regione paludosa, la falda acquifera è molto in superficie; ciò rendeva impossibile la combustione in fosse, che si sarebbero immediatamente riempite d’acqua;

— la cremazione in fosse è tecnicamente impossibile a causa della mancanza di ossigeno, che impedisce di raggiungere la temperatura necessaria, collocata tra 500* e 800*; per contro, sarebbe stata possibile la cremazione su pire, a condizione di disporre di sufficiente combustibile; quasi tutti i testimoni parlano di fosse; non esiste documentazione relativa alla fornitura di combustibile sufficiente;

— nelle fotografie aeree scattate nel periodo in questione non si vedono né fosse, né cremazioni di corpi (trasporti di combustibile e fumo);

— l’esame al suolo e la fotografia aerea non rivelano in nessun luogo traccia di tali fosse (modifiche della struttura del suolo). Si vedano Air Photo Evidence e The Ball Report dell’esperto canadese John C. Ball.

26. I revisionisti sono in grado di dare una risposta ragionevole alla domanda: che fine hanno fatto dunque le comunità ebraiche scomparse (costituite o meno che fossero da sei milioni di persone)?

L’autore revisionista americano [in fatto tedesco] Walter Sanning ha svolto uno studio demografico (The Dissolution of Eastern European Jewry, Institute of Historical Review, Newport Beach, 1983; disponibile anche in tedesco presso le edizioni Grabert) affrontando il problema dettagliatamente. In primo luogo, bisogna dire che la cifra di sei milioni è fittizia e simbolica. In secondo luogo, non tutti gli ebrei furono deportati e molti tra loro riuscirono a nascondersi.

Proporzionalmente, furono deportati moltissimi ebrei olandesi, ma pochi ebrei francesi. Inoltre, in Belgio, in Francia e in Italia esitono ancora consistenti comunità ebraiche. Dopo la guerra, molti ebrei lasciarono l’Europa e scelsero Israele e gli Stati Uniti come luogo di destinazione. Gran parte degli ebrei polacchi e russi potè fuggire o fu deportata nella Russia centrale e asiatica.

Il Servizio internazionale di ricerche della Croce rossa ad Arolsen possiede milioni di documenti sui cLeportati, dai quali po-

trebbe scaturire una notevole chiarificazione su questo aspetto. Sfortunatamente, i suoi archivi sono inaccessibili agli studiosi. Perché? Si teme forse di far apparire un’altra realtà, che faccia crollare la teoria dei sei milioni? I Totenbücher di Auschwitz (si veda il punto 23), nascosti per quarant’anni a Mosca, sono ora depositati anch’essi ad Arolsen nelle casseforti dei Servizio di ricerche della Croce rossa. Così sono stati di nuovo sottratti al pubblico. Nessuno storico riceve il permesso di consultarli.

27. Il film Schindler’s List è una storia vera?

Questo film è tratto da un libro con lo stesso titolo di Thomas Keneally. A pagina 3 dell’edizione originale inglese si legge: “Novel. This book is a work of fiction. Names, characters, places and incidents are either products of the author’s imagination or are used fictiously. Any resemblance to actual events or locals or persons, living or dead, is entirely coincidential”. Sul dorso del libro si legge anche: “Fiction/Judaic”.

28. Amon Göth, che nel film di Spielberg comanda il campo di Plaszow, è esistito veramente?

Sì, ma era in realtà molto più vecchio. Spielberg ci presenta un nazista giovane e duro in stile hollywoodiano. Lo mostra al balcone della sua villa, in cima a una collina, mentre spara sui detenuti.

Di fatto, tutta la messa in scena di Spielberg è un imbrogilio, poiché l’abitazione di Göth si trovava ai piedi di una collina e dietro il campo e perciò non disponeva di nessuna vista su quest’ultimo. Su Plaszow la Vrij Historisch Onderzoek ha pubblicato un opuscolo contenente una trentina di fotografie autentiche, che ne danno un’inimagine molto diversa e più realistica.

La moglie di SchindIer vive ancora in Argentina e, intervistata, ha fornito un ritratto di quest’uomo opposto a quello del film A suo avviso, si trattava di un “folle” che non si curava minimamente dei detenuti (se non per il loro denaro) ed è a lei che questi devono tutto, in quanto era lei ad occuparsi dell’approvvigionamento di generi alimentari, mentre SchindIer era sempre assente. A seguito dell’intervista ci si chiede perfino se gli SchindIer erano veramente tedeschi. Al momento dell’occupazione tedesca della

Cecoslovacchia, essi fuggirono in Polonia. Perché? E quando i tedeschi occuparono la Polonia, SchindIer — secondo il film di Spielberg — ricevette una medaglia d’oro dal partito nazista.

29. Si dice che i revisionisti sono antisemiti o neonazisti.

E’ solo per diffamarli e intirmidirli. Li si vuole anche stigmatizzare, visto che non è possibile confutarli. In ogni modo, 1 + 1 = 2, anche se a dirlo è un nazista. Il revisionismo non vuole negare o minimizzare i veri misfatti del nazionalsocialismo. Il revisionismo vuole separare la verità storica dalla propaganda di guerra.

30. Perché i punti di vista dei revisionisti non traspaiono mai dai media?

Chiedetelo a loro. Il motivo è senza dubbio che con il revisionismo essi perdono del tutto la faccia. Per decenni, senza la minima critica e senza un briciolo di buon senso, i media hanno disinformato l’opinione pubblica ricorrendo alle atrocità della propaganda di guerra. Inoltre, questo argomento è divenuto un dogma e un tabù che si può infrangere solo con uno straordinario coraggio. Nei prossimi decenni, ci si remperà la testa a forza di chiedersi come un numero così vasto di persone abbia potuto unire tanta stupidità a tanta vigliaccheria.

31. Che cosa succede a coloro che negano l’Olocausto?

Sono posti al bando dalla società.

32. Questa discussione è ancora attuale?

Combattere le menzogne è un dovere morale e civico. Un’informazione scorretta (anche in campo storico) porta a decisioni scorrette.

La versione classica dell’Olocausto è ancora utilizzata quotidianamente nel dibattito politico per togliere di mezzo gli avversari o per conservare dei diritti acquisiti. E’ chiaro che colpiti sono soprattutto il popolo palestinese e il popolo tedesco. Ma, più in generale, lo sono tutti coloro che, di orientamento nazionale, respin-

gono la società multiculturale come un’utopia perturbatrice dell’ambien:e naturale e del biotopo, e che vengono bollati correntemente come affetti da sindrome dell’Olocausto. E’ sorprendente che i fautori della società multiculturale tirino fuori costantemente immagini e avvenimenti della seconda guerra mondiale, ma tacciano pudicamente su un fatto attuale come l’espulsione dei palestinesi dalla loro terra.

33. Quali sono gli autori revisionisti più importanti?

Paul Rassinier, Robert Faurisson, Arthur Butz, Thies Christophersen, Wilhelm Stäglich, Carlo Mattogno, Henri Roques, Udo Walendy, Jürgen Graf, Germar Rudolf, Walter Sanning, Mark Weber, John C. Ball, Emst Zündel, David Irving, Ingrid Weckert, Enrique Aynat, Serge Thion, Carlos Porter.

Come avrete potuto vedere la ricerca revisionista è molto più scientifica della ricerca ortodossa;che le cose non siano chiare risulta palese,ovunque sia la verità ritengo un obbligo sacrosanto il diritto alla ricerca e agli approfondimenti.
La cosa che più mi fa pensare ad un imbroglio storico gigantesco sta proprio nel fatto che non si vuole un confronto tra storici ortodossi e revisionisti,anzi quest’ultimi rischiano pure la galera,perchè tutto questo?
Perchè ad esempio i documenti della Croce Rossa sono vietati,nessuno storico li può più consultare?
Come mai?
Qualcosa di terribile da nascondere?
Perchè alcuni argomenti sono Tabù,olocausto,signoraggio…….?

Scrivendo cose di questo tipo è facile essere bollati come antisemiti(termine non esatto come abbiamo visto) oppure come fascisti(Mi distacco completamente da qualsiasi forma di fascismo).
Ritengo che il problema sia un altro,la secondo guerra mondiale è stata un dramma per tutti,gente di tutte le razze ha patito pene indicibile,quello che voglio condannare è la manipolazione di alcune verità,un piano ben progettato per creare lo stato di Israele in Palestina.
Siamo tutti vittime dei piani del Nuovo Ordine Mondiale,la popolazione ebraica compresa.
In realtà si vuol far credere ad un complotto giudaico,quando il vero complotto è operato solo dai Sionisti,ebrei e non ebrei.
Vi lascio con due scritti di due ebrei.
Il primo è il Rabbino Mordechi Waberman:
Titolo:”Perchè siamo ebrei”
“C’è gente che ci chiede perché marciamo insieme ai palestinesi. Perché innalziamo la bandiera palestinese? Perché sosteniamo la causa palestinese? “Voi siete ebrei!” ci dicono. “Cosa state facendo?” La nostra risposta è molto semplice: è proprio perché siamo ebrei che marciamo al fianco dei palestinesi e sventoliamo la loro bandiera! Si, nella nostra Torah ci viene detto di essere giusti. Siamo chiamati a perseguire la giustizia. E cosa potrebbe essere più ingiusto che il tentativo sionista vecchio di secoli di invadere la terra di un altro popolo, di cacciarlo via per appropriarsi di ciò che è suo? I primi sionisti dichiaravano di essere un popolo senza terra diretto verso una terra senza popolo. Parole dall’aria innocente. Ma completamente false. La Palestina era una terra con un popolo. Un popolo che stava sviluppando una coscienza nazionale. Noi non abbiamo dubbi che se i profughi ebrei fossero venuti in Palestina non con l’intenzione di dominare, non con l’intenzione di fondare uno stato ebraico, non con l’intenzione di espropriare, non con l’intenzione di privare i palestinesi dei loro diritti fondamentali, essi sarebbero stati accolti a braccia aperte dai palestinesi, con la stessa ospitalità che le popolazioni islamiche hanno manifestato agli ebrei nel corso della storia. E noi saremmo vissuti insieme come gli ebrei e i musulmani vivevano in pace e armonia un tempo in Palestina. Questo messaggio è rivolto agli amici islamici e palestinesi di tutto il mondo. Ci sono nel mondo degli ebrei che sostengono la vostra causa. E sostenere la vostra causa per noi non vuol dire accettare qualche piano di spartizione proposto nel 1947 dall’ONU, che non aveva nessun diritto di proporlo. Sostenere la vostra causa per noi non vuol dire isolare e frammentare la striscia di Gaza, rendendo giustizia a meno del 10% dei profughi. Noi vogliamo che tutta la terra, compresa Gerusalemme, venga restituita alla sovranità palestinese! A quel punto, se vogliamo essere giusti, starà al popolo palestinese decidere se e quanti ebrei devono rimanere nel paese. Questa è l’unica strada verso la vera riconciliazione. Ma chiediamo qualcosa di più. NOI riteniamo che restituire la terra ai suoi legittimi proprietari non sia ancora abbastanza. Dovremmo pronunciare scuse chiare e precise a favore del popolo palestinese. I sionisti hanno sbagliato. I sionisti vi hanno rubato la casa. I sionisti vi hanno rubato la terra. Con questo proclama, affermeremo davanti al mondo di essere il popolo della Torah, che la nostra fede c’impone di essere onesti e giusti e buoni e gentili. Nel corso degli anni abbiamo preso parte a centinaia di manifestazioni filopalestinesi e ovunque andiamo gli organizzatori e i partecipanti ci salutano con il calore tipico dell’ospitalità mediorientale. Che menzogna dire che i palestinesi in particolare o i musulmani in generale odiano gli ebrei. Voi odiate l’ingiustizia. Non gli ebrei. Non abbiate paura dei miei amici. Il male non trionferà ancora a lungo. L’incubo sionista è alla fine. E’ esaurito. Tra le sue più recenti atrocità c’è il rantolo della morte dei malati terminali. Entrambi assisteremo al giorno in cui gli ebrei e i palestinesi si abbracceranno in pace sotto la bandiera palestinese di Gerusalemme. E, alla fine, quando il Redentore dell’umanità arriverà, le sofferenze del presente saranno da molto tempo dimenticate grazie alle benedizioni del futuro.”

Il secondo scritto è di Benjamin Freedman uomo d’affari di successo (era il proprietario della Woodbury Soap Co.), ebreo di New York, patriota americano,che era stato membro della delegazione americana al Congresso di Versailles nel 1919 – ruppe con l’ebraismo organizzato e i circoli sionisti dopo il 1945, accusandoli di aver favorito la vittoria del comunismo in Russia.
Da quel momento, dedicò la vita e le sue ragguardevoli fortune (2,5 milioni di dollari di allora) a combattere e denunciare le trame dei suoi correligionari .
Benjamin Freedman tenne, nel 1961, al Willard Hotel di Washington ad un’influente platea, riunita dal giornale americano Common Sense, il seguente discorso:

«Qui negli Stati Uniti, i sionisti e i loro correligionari hanno il completo controllo del nostro governo.
Per varie ragioni, troppo numerose e complesse da spiegare qui, i sionisti dominano questi Stati Uniti come i monarchi assoluti di questo Paese.
Voi direte che è un’accusa troppo generale: lasciate che vi spieghi quel che ci è accaduto mentre noi tutti dormivamo.
Che cosa accadde?
La Prima Guerra Mondiale scoppiò nell’estate del 1914.
Non sono molti a ricordare, qui presenti.
In quella guerra, Gran Bretagna, Francia e Russia erano da una parte; dalla parte avversa, Germania, Austria-Ungheria e Turchia.
Entro due anni, la Germania aveva vinto quella guerra.
Non solo nominalmente, ma effettivamente.
I sottomarini tedeschi, che stupirono il mondo, avevano fatto piazza pulita di ogni convoglio che traversava l’Atlantico.
La Gran Bretagna era priva di munizioni per i suoi soldati, e poche riserve alimentari, dopo cui, la prospettiva della fame.
L’armata francese s’era ammutinata: aveva perso 600 mila giovani nella difesa di Verdun sulla Somme.
L’armata russa stava disertando in massa, tornavano a casa, non amavano lo Zar e non volevano più morire.
L’esercito italiano era collassato [a Caporetto].
Non un colpo era stato sparato su suolo tedesco.
Non un solo soldato nemico aveva attraversato la frontiera germanica.
Eppure, in quell’anno [1916] la Germania offrì all’Inghilterra la pace.
Offriva all’Inghilterra un negoziato di pace su quella base, che i giuristi chiamano dello ‘status quo ante’.
Ciò significa: ‘Facciamola finita, e lasciamo tutto com’era prima che la guerra cominciasse’.
L’Inghilterra, nell’estate del 1916, stava seriamente considerando quest’offerta.
Non aveva scelta.
O accettava quest’offerta magnanima, o la prosecuzione della guerra avrebbe visto la sua disfatta.
In questo frangente, i sionisti tedeschi, che rappresentavano il sionismo dell’Europa Orientale, presero contatto col Gabinetto di Guerra britannico – la faccio breve perché è una lunga storia, ma ho i documenti che provano tutto ciò che dico – e dicono: ‘Potete ancora vincere la guerra. Non avete bisogno di cedere. Potete vincere se gli Stati Uniti intervengono al vostro fianco’.
Gli Stati Uniti non erano in guerra allora».

«Eravamo nuovi; eravamo giovani; eravamo ricchi; eravamo potenti.
Essi dissero all’Inghilterra: ‘Noi siamo in grado di portare gli Stati Uniti in guerra come vostro alleato, per battersi al vostro fianco, se solo ci promettete la Palestina dopo la guerra’. […].
Ora, l’Inghilterra aveva tanto diritto di promettere la Palestina ad altri quanto gli Stati Uniti hanno il diritto di promettere il Giappone all’Irlanda.
E’ assolutamente assurdo che la Gran Bretagna, che non aveva mai avuto alcun interesse o collegamento con quella che oggi chiamiamo Palestina, potesse prometterla come moneta in cambio dell’intervento americano.
Tuttavia, fecero questa promessa, nell’ottobre 1916 [con la Dichiarazione Balfour, ndr.].
E poco dopo – non so se qualcuno di voi lo ricorda – gli Stati Uniti, che erano quasi totalmente pro-germanici, entrarono in guerra come alleati della Gran Bretagna.(Questa la grande forza di Sion).

Dico che gli Stati Uniti erano quasi totalmente filotedeschi perché i giornali qui erano controllati dagli ebrei, dai nostri banchieri ebrei – tutti i mezzi di comunicazione di massa – e gli ebrei erano filotedeschi.
Perché molti di loro provenivano dalla Germania, e anche volevano vedere la Germania rovesciare lo Zar; non volevano che la Russia vincesse.
Questi banchieri ebrei tedeschi, come Kuhn Loeb e delle altre banche d’affari negli Stati Uniti, avevano rifiutato di finanziare la Francia o l’Inghilterra anche con un solo dollaro.
Dicevano: ‘Finché l’Inghilterra è alleata alla Russia, nemmeno un centesimo!’.
Invece finanziavano la Germania; si battevano con la Germania contro la Russia.
Ora, questi stessi ebrei, quando videro la possibilità di ottenere la Palestina, andarono in Inghilterra e fecero l’accordo che ho detto.
Tutto cambiò di colpo, come un semaforo che passa dal rosso al verde.
Dove i giornali erano filotedeschi, […] di colpo, la Germania non era più buona.
Erano i cattivi.
Erano gli Unni.(Sapete chi deriva dagli Unni,vero?)
Sparavano sulle crocerossine.
Tagliavano le mani ai bambini.
Poco dopo, mister Wilson [il presidente Woodrow Wilson, ndr.] dichiarava guerra alla Germania.
I sionisti di Londra avevano spedito telegrammi al giudice Brandeis (2): ‘Lavorati il presidente Wilson. Noi abbiamo dall’Inghilterra quello che vogliamo. Ora tu lavorati il presidente Wilson e porta gli USA in guerra’.
Così entrammo in guerra.
Non avevamo interessi in gioco.
Non avevamo ragione di fare questa guerra, più di quanto non ne abbiamo di essere sulla luna stasera, anziché in questa stanza.
Ci siamo stati trascinati perché i sionisti potessero avere la Palestina.
Questo non è mai stato detto al popolo americano.
Appena noi entrammo in guerra, i sionisti andarono dalla Gran Bretagna e dissero: ‘Bene, noi abbiamo compiuto la nostra parte del patto. Metteteci qualcosa per iscritto come prova che ci darete la Palestina’.
Non erano sicuri che la guerra durasse un altro anno o altri dieci.
Per questo cominciarono a chiedere il conto.
La ricevuta.
Che prese la forma di una lettera, elaborata in un linguaggio molto criptico, in modo che il resto del mondo non capisse di che si trattava.
Questa fu chiamata la Dichiarazione Balfour» (3). […]

«Da qui cominciano tutti i problemi. […]
Sapete quello che accadde.
Quando la guerra finì, la Germania andò alla Conferenza di Pace di Parigi nel 1919 [nella delegazione USA] c’erano 117 ebrei, a rappresentare gli Stati Uniti, capeggiati da Bernard Baruch.
C’ero anch’io, e per questo lo so.
Che cosa accadde dunque?
Alla Conferenza di Pace, mentre si tagliava a pezzi la Germania e si spezzettava l’Europa per darne parti a tutte quelle nazioni che reclamavano il diritto a un certo territorio europeo, gli ebrei presenti dissero: ‘E la Palestina per noi?’, ed esibirono la Dichiarazione Balfour.
Per la prima volta a conoscenza dei tedeschi.
Così i tedeschi per la prima volta compresero: ‘Ah, era questa la posta! Per questo gli Stati Uniti sono entrati in guerra’.
Per la prima volta i tedeschi compresero che erano stati disfatti, che subivano le tremende riparazioni che gli erano imposte dai vincitori, perché i sionisti volevano la Palestina ed erano decisi ad averla ad ogni costo.
Qui è un punto interessante.
Quando i tedeschi capirono, naturalmente cominciarono a nutrire rancore.
Fino a quel giorno, gli ebrei non erano mai stati meglio in nessun Paese come in Germania.

C’era Rathenau là, che era cento volte più importante nell’industria e nella finanza di Bernard Baruch in questo Paese.
C’era Balin, padrone di due grandi compagnie di navigazione, la North German Lloyd’s e la Hamburg-American Lines.
C’era Bleichroder, che era il banchiere della famiglia Hohenzollern.
Cerano i Warburg di Amburgo, i grandi banchieri d’affari, i più grandi del mondo.
Gli ebrei prosperavano davvero in Germania.
E i tedeschi ebbero la sensazione di essere stati venduti, traditi.
Fu un tradimento che può essere paragonato a questa situazione ipotetica: immaginate che gli USA siano in guerra con l’URSS.
E che stiamo vincendo.
E che proponiamo all’Unione Sovietica: ‘Va bene, smettiamola. Ti offriamo la pace’.
E d’improvviso la Cina Rossa entra in guerra come alleato dell’URSS, e la sua entrata in guerra ci porta alla sconfitta.
Una sconfitta schiacciante, con riparazioni da pagare tali, che l’immaginazione umana non può comprendere.
Immaginate che, dopo la sconfitta, scopriamo che sono stati i cinesi nel nostro Paese, i nostri concittadini cinesi, che abbiamo sempre pensato leali cittadini al nostro fianco, a venderci all’URSS, perché sono stati loro a portare in guerra la Cina contro di noi.
Cosa provereste, allora, in USA, contro i cinesi?
Non credo che uno solo di loro oserebbe mostrarsi per la strada; non ci sarebbero abbastanza lampioni a cui impiccarli.
Ebbene: è quello che provarono i tedeschi verso quegli ebrei.
Erano stati tanto generosi con loro: quando fallì la prima Rivoluzione russa e tutti gli ebrei dovettero fuggire dalla Russia, ripararono in Germania, e la Germania diede loro rifugio.
Li trattò bene.
Dopo di che, costoro vendono la Germania per la ragione che vogliono la Palestina come ‘focolare ebraico’».

«Ora Nahum Sokolow, e tutti i grandi nomi del sionismo, nel 1919 fino al 1923 scrivevano proprio questo: che il rancore contro gli ebrei in Germania era dovuto al fatto che sapevano che la loro grande disfatta era stata provocata dall’interferenza ebraica, che aveva trascinato nella guerra gli USA. Gli ebrei stessi lo ammettevano.
[…]
Tanto più che la Grande Guerra era stata scatenata contro la Germania senza una ragione, una responsabilità tedesca.
Non erano colpevoli di nulla, tranne che di avere successo.
Avevano costruito una grande nazione.
Avevano una rete commerciale mondiale.
Dovete ricordare che la Germania al tempo della Rivoluzione francese consisteva di 300 piccole città-stato, principati, ducati e così via.
E fra l’epoca di Napoleone e quella di Bismarck, quelle 300 microscopiche entità politiche separate si unificarono in uno Stato.
Ed entro 50 anni la Germania era divenuta una potenza mondiale.
La sua marina rivaleggiava con quella dell’Impero britannico, vendeva i suoi prodotti in tutto il mondo, poteva competere con chiunque, la sua produzione industriale era la migliore.
Come risultato, che cosa accadde?
Inghilterra, Francia e Russia si coalizzarono per stroncare la Germania […].
Quando la Germania capì che gli ebrei erano i responsabili della sua sconfitta, naturalmente nutrì rancore.
Ma a nessun ebreo fu torto un capello in quanto ebreo.
Il professor Tansill, della Georgetown University, che ha avuto accesso a tutti i documenti riservati del Dipartimento di Stato, ne cita uno scritto da Hugo Schoenfeldt, un ebreo che Cordell Hull inviò in Europa nel 1933 per investigare sui cosiddetti campi di prigionia politica, e riferì al Dipartimento di Stato USA di avere trovato i detenuti in condizioni molto buone.
Solo erano pieni di comunisti.
E una quantità erano ebrei, perché a quel tempo il 98% dei comunisti in Europa erano ebrei.
Qui, occorre qualche spiegazione storica,
Nel 1918-19 i comunisti presero il potere in Baviera per qualche giorno, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht ed altri, tutti ebrei.
Infatti a guerra finita il Kaiser scappò in Olanda perché i comunisti stavano per impadronirsi della Germania e lui aveva paura di fare la fine dello Zar.
Una volta schiacciata la minaccia comunista, gli ebrei ancora lavorarono […] erano 460 mila ebrei fra 80 milioni di tedeschi, l’1,5% della popolazione, eppure controllavano la stampa, e controllavano l’economia perché avevano valuta estera e quando il marchio svalutò comprarono tutto per un pezzo di pane».

«Gli ebrei tengono nascosto questo, non vogliono che il mondo comprenda che avevano tradito la Germania e i tedeschi se lo ricordavano.
I tedeschi presero misure contro gli ebrei.
Li discriminarono dovunque possibile.
Allo stesso modo noi tratteremmo i cinesi, i negri, i cattolici, o chiunque in questo Paese che ci avesse venduto al nemico e portato alla sconfitta.
Ad un certo punto gli ebrei del mondo convocarono una conferenza ad Amsterdam.

E qui, venuti da ogni parte del mondo nel luglio 1933, intimarono alla Germania: ‘Mandate via Hitler, rimettete ogni ebreo nella posizione che aveva, sia comunista o no. Non potete trattarci in questo modo. Noi, gli ebrei del mondo, lanciamo un ultimatum contro di voi’.
Potete immaginare come reagirono i tedeschi.
Nel 1933, quando la Germania rifiutò di cedere alla conferenza mondiale ebraica di Amsterdam, Samuel Untermeyer, che era il capo della delegazione americana e presidente della conferenza, tornò in USA, andò agli studios della Columbia Broadcasting System (CBS) e tenne un discorso radiofonico in cui in sostanza diceva: ‘Gli ebrei del mondo dichiarano ora la Guerra Santa contro la Germania. Siamo ora impegnati in un conflitto sacro contro i tedeschi. Li piegheremo con la fame. Useremo contro di essi il boicottaggio mondiale. Così li distruggeremo, perché la loro economia dipende dalle esportazioni’ .
E di fatto i due terzi del rifornimento alimentare tedesco dovevano essere importati, e per importarlo dovevano vendere, esportare, i loro prodotti industriali.
All’interno, producevano solo abbastanza cibo per un terzo della popolazione.
Ora in quella dichiarazione, che io ho qui e che fu pubblicata sul New York Times del 7 agosto 1933, Samuel Untermeyer dichiarò audacemente che ‘questo boicottaggio economico è il nostro mezzo di autodifesa. Il presidente Roosevelt ha propugnato la sua adozione nella Nation Recovery Administration’, che, qualcuno di voi ricorderà, imponeva il boicottaggio contro qualunque Paese non obbedisse alle regole del New Deal, e che poi fu dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema. Tuttavia, gli ebrei del mondo intero boicottarono la Germania, e il boicottaggio fu così efficace che non potevi più trovare nulla nel mondo con la scritta ‘Made in Germany’.
Un dirigente della Woolworth Co. mi raccontò allora che avevano dovuto buttare via milioni di dollari di vasellame tedesco; perché i negozi erano boicottati se vi si trovava un piatto con la scritta ‘Made in Germany’; vi formavano davanti dei picchetti con cartelli che dicevano ‘Hitler assassino’ e così via.
In un magazzino Macy, di proprietà di una famiglia ebraica, una donna trovò calze con la scritta ‘Made in Germany’.
Vidi io stesso il boicottaggio di Macy’s, con centinaia di persone ammassate all’entrata con cartelli che dicevano ‘Assassini’, ‘Hitleriani’, eccetera».

«Va notato che fino a quel momento in Germania non era stato torto un capello sulla testa di un ebreo.
Non c’era persecuzione, né fame, né assassini, nulla.
Ma naturalmente, adesso i tedeschi cominciarono a dire: ‘Chi sono questi che ci boicottano, e mettono alla disoccupazione la nostra gente e paralizzano le nostre industrie?’.
Così cominciarono a dipingere svastiche sulle vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei […]
Ma solo nel 1938, quando un giovane ebreo polacco entrò nell’ambasciata tedesca a Parigi e sparò a un funzionario tedesco, solo allora i tedeschi cominciarono ad essere duri con gli ebrei in Germania.
Allora li vediamo spaccare le vetrine e fare pestaggi per a strada.
Io non amo usare la parola ‘antisemitismo’ perché non ha senso, ma siccome ha un senso per voi, dovrò usarla.
La sola ragione del risentimento tedesco contro gli ebrei era dovuta al fatto che essi furono i responsabili della Prima Guerra mondiale e del boicottaggio mondiale.
In definitiva furono responsabili anche della Seconda Guerra mondiale, perché una volta sfuggite le cose dal controllo, fu assolutamente necessario che gli ebrei e la Germania si battessero in una guerra per questione di sopravvivenza.
Nel frattempo io ho vissuto in Germania, e so che i tedeschi avevano deciso che l’Europa sarebbe stata comunista o ‘cristiana’: non c’è via di mezzo.
E i tedeschi decisero che avrebbero fatto di tutto per mantenerla ‘cristiana’.
Nel novembre 1933 gli Stati Uniti riconobbero l’Unione Sovietica.
L’URSS stava diventando molto potente, e la Germania comprese che ‘presto toccherà a noi, se non saremo forti».
E’ la stessa cosa che diciamo noi, oggi, in questo Paese.
Il nostro governo spende 83-84 miliardi di dollari per la difesa.
Difesa contro chi?
Contro 40 mila piccoli ebrei a Mosca che hanno preso il potere in Russia, e con le loro azioni tortuose, in molti altri Paesi del mondo.[…]
Che cosa ci aspetta?»

«Se scateniamo una guerra mondiale che può sboccare in una guerra atomica, l’umanità è finita.
Perché una simile guerra può avvenire?
Il fatto è che il sipario sta di nuovo salendo.
Il primo atto fu la Grande Guerra, l’atto secondo la Seconda guerra mondiale, l’atto terzo sarà la Terza guerra mondiale.
I sionisti e i loro correligionari dovunque vivano, sono determinati ad usare di nuovo gli Stati Uniti perché possano occupare permanentemente la Palestina come loro base per un governo mondiale.
Questo è vero come è vero che sono di fronte a voi.
Non solo io ho letto questo, ma anche voi lo avete letto, ed è noto a tutto il mondo. […]
Io avevo una idea precisa di quello che stava accadendo: ero l’ufficiale di Henry Morgenthau Sr. nella campagna del 1912 in cui il presidente [Woodrow] Wilson fu eletto.
Ero l’uomo di fiducia di Henry Morgenthau Sr., che presiedeva la Commissione Finanze, ed io ero il collegamento tra lui e Rollo Wells, il tesoriere.
In quelle riunioni il presidente Wilson era a capo della tavola, e c’erano tutti gli altri, e io li ho sentiti ficcare nel cervello del presidente Wilson la tassa progressiva sul reddito e quel che poi divenne la Federal Reserve, e li ho sentiti indottrinarlo sul movimento sionista.
Il giudice Brandeis e il presidente Wilson erano vicini come due dita della mano.
Il presidente Wilson era incompetente come un bambino.
Fu così che ci trascinarono nella Prima guerra mondiale, mentre tutti noi dormivamo. […]

«Quali sono i fatti a proposito degli ebrei?
Li chiamo ebrei perché così sono conosciuti, ma io non li chiamo ebrei.
Io mi riferisco ad essi come ai ‘cosiddetti ebrei’, perché so chi sono.
Gli ebrei dell’Europa orientale, che formano il 92% della popolazione mondiale di queste genti che chiamano se stesse ‘ebrei’, erano originariamente Kazari.
Una razza mongolica, turco-finnica.
Erano una tribù guerriera che viveva nel cuore dell’Asia.
Ed erano tali attaccabrighe che gli asiatici li spinsero fuori dall’Asia, nell’Europa orientale.
Lì crearono un grande regno Kazaro di 800 mila miglia quadrate.
A quel tempo [verso l’800 dopo Cristo, ndr] non esistevano gli USA, né molte nazioni europee […]. Erano adoratori del fallo, che è una porcheria, e non entro in dettagli.
Ma era questa la loro religione, come era anche la religione di molti altri pagani e barbari.
Il re Kazaro finì per disgustarsi della degenerazione del proprio regno, sì che decise di adottare una fede monoteistica – il cristianesimo, l’Islam, o quello che oggi è noto come ebraismo, che è in realtà talmudismo.
Gettando un dado, egli scelse l’ebraismo, e questa diventò la religione di Stato.
Egli mandò inviati alle scuole talmudiche di Pambedita e Sura e ne riportò migliaia di rabbini, aprì sinagoghe e scuole, e il suo popolo diventò quelli che chiamiamo ‘ebrei orientali’.
Non c’era uno di loro che avesse mai messo piede in Terra Santa.
Nessuno!
Eppure sono loro che vengono a chiedere ai cristiani di aiutarli nelle loro insurrezioni in Palestina dicendo: ‘Aiutate a rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua Terra Promessa, la loro patria ancestrale, è il vostro compito come cristiani… voi venerate un ebreo [Gesù] e noi siamo ebrei!’.
Ma sono pagani Kazari che si sono convertiti.
E’ ridicolo chiamarli ‘popolo della Terra Santa’, come sarebbe chiamare 53 milioni di cinesi musulmani ‘Arabi’.
Ora, immaginate quei cinesi musulmani a 2.000 miglia dalla Mecca, se si volessero chiamare ‘arabi’ e tornare in Arabia.
Diremmo che sono pazzi.
Ora, vedete com’è sciocco che le grandi nazioni cristiane del mondo dicano: ‘Usiamo il nostro potere e prestigio per rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua patria ancestrale’.

«C’è una menzogna peggiore di questa?
Perché loro controllano giornali e riviste, la televisione, l’editoria, e perché abbiamo ministri dal pulpito e politici dalla tribuna che dicono le stesse cose, non è strano che crediate in questa menzogna.
Credereste che il bianco è nero se ve lo ripetessero tanto spesso.
Questa menzogna è il fondamento di tutte le sciagure che sono cadute sul mondo.
Sapete cosa fanno gli ebrei nel giorno dell’Espiazione, che voi credete sia loro tanto sacro?
Non ve lo dico per sentito dire…
Quando, il giorno dell’Espiazione, si entra in una sinagoga, ci si alza in piedi per la primissima preghiera che si recita.
Si ripete tre volte, è chiamata ‘Kol Nidre’.
Con questa preghiera, fai un patto con Dio Onnipotente che ogni giuramento, voto o patto che farai nei prossimi dodici mesi sia vuoto e nullo .
Il giuramento non sia un giuramento, il voto non sia un voto, il patto non sia un patto.
Non abbiano forza.
E inoltre, insegna il Talmud, ogni volta che fai un giuramento, un voto o un patto, ricordati del Kol Nidre che recitasti nel giorno dell’Espiazione, e sarai esentato dal dovere di adempierli.
Come potete fidarvi della loro lealtà?
Potete fidarvi come si fidarono i tedeschi nel 1916.
Finiremo per subire lo stesso destino che la Germania ha sofferto, e per gli stessi motivi».

Mettere un testo sul Web equivale a mettere un documento sullo scafale di una biblioteca pubblica. Pensiamo che sia di sua volontà che il lettore ne approfitta e questo lettore lo supponiamo capace di pensare con la sua testa. Un lettore che va a cercare un documento sul Web lo fa sempre a proprio rischio e pericolo.
Mi pongo sotto la protezione dell’articolo 19 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, il quale stabilisce: (Dichiarazione internazionale dei Diritti dell’Uomo, adottata dall’Assemblea generale dell’ONU a Parigi il 10 dicembre 1948).

Fonte

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