Moria di massa nelle fattorie di Fukushima e crisi energetica

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Animali abbandonati a FukushimaDecine di migliaia di animali da fattoria sono stati abbandonati nella zona evacuata intorno all’impianto nucleare di Fukushima Dai-ichi. È stato reso noto che molti sono già morti.

Le autorità della Prefettura di Fukushimae dicono che che c’erano circa 300 fattorie con bestiame con 3mila mucche, 30mila maiali, 600mila polli.
Un veterinario che aveva ispezionato le stalle e i pollai venerdì (22.04.2011) della scorsa settimana, prima che l’area fosse designata off limits, dice che quasi tutti i polli sono morti. Dice che ca. il 70 percento dei maiali nelle stalle con alimentatori automatici erano vivi. Ma la più parte dei maiali in altre stalle sono morti. La più parte del bestiame da carne fatto pascolare è ancora vivo. Ma circa il 60 percento delle mucche da latte nelle stella è morto.
I contadini stanno chiedendo al governo di permettere loro di far uscire dall’area gli animali oppure di permettere loro di prendersi cura del loro bestiame.
Alcuni contadini chiedono che venga loro permesso di fare eutanasia agli animali rimasti. Il ministro dell’agricoltura dice, tuttavia, che sarà difficile permettere alla gente di entrare nell’area vietata per fare eutanasia o alimentare gli animali.
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Giappone: dopo Fukushima, Tsunami e terremoti è Crisi energetica

Noi picchisti abbiamo spesso citato l’esempio di Cuba a chi ci chiedeva di illustrare le conseguenze, nella vita di goni giorno, del superamento del picco del petrolio e dell’arrivo della mamma di tutte le crisi energetiche.

L’isola Caraibica si trovò, praticamente da un giorno ad un altro, a dover affrontare una improvvisa quanto imprevista crisi energetica a causa del collasso dell’ Urss, unica fornitrice di derivati del petrolio, ai tempi, causa embargo internazionale. I cubani si arrangiarono in molti modi creativi e, anche grazie al governo autoritario, all’esperienza pregressa ed al clima relativamente mite dell’isola, senza contare il basso livello di integrazione tecnologica della società, la sfangarono, sia pure non senza problemi, traumi e rogne varie.
Ben presto avremo un esempio MOLTO piu’ interessante da studiare, ovvero il Giappone Post Cigno Nero.
Il conto totale della potenza elettrica all’improvviso non piu’ disponibile, a causa dello stop delle centrali, non solo nucleari, è IMPRESSIONANTE: ben 27.000 MW di capacità produttiva sono andati perduti, oltre il 20 % del totale della potenza media consumata dal Giappone. Quel che è peggio è che si tratta, in grandissima parte, di potenza DI BASE, ovvero quella potenza che permette di garantire la fornitura minima e di stabilizzare la rete.
La cosa durerà a lungo ed avrà conseguenze ENORMI e durature sulla produzione industriale. Molti processi produttivi, infatti, non possono essere interrotti, pena l’impossibilità di portarli a termine e le caratteristiche del “just in time” applicato a larghissima scala in Giappone, sono tali che le riserve, sia di materiali (magazzino) che di capacità produttive, sono tendenzialmente prossime allo zero. Portare in porduzione gruppi elettrogeni aggiuntivi, rimettere in funzione centrali ad olio combustibile e/O carbone e/o a gas, è una cosa che non si fa dall’oggi al domani e potrebbe richiedere mesi o, piu’ probabilmente, ANNI, per essere compiutamente realizzato.
Vedremo se il Giappone, finora poco stimolato ad avventurarsi sulla strada delle energie rinnovabili, causa potentissima Lobby del nucleare(uh,uh), approfittando della necessità di ristrutturare la rete e la filiera produttiva dell’elettricità e spinto dalla necessità di contenere una bolletta energetica in crescita verticale, saprà lanciarsi, con il consueto trascinante vigore, in questa nuova avventura.
Nel frattempo le rutilanti luci della Ginza, famoso quartiere dello shopping di lusso e dei locali piu’ in di Tokio,dovranno aspettare.

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