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Raccontando di Iris reticulata, accennavo al mazzolino di fiori primaverili che Vita Sackville-West ricevette da un’anziana vicina, mazzolino descritto in un articolo uscito sull’Observer il 26 febbraio 1950 (poi nella raccolta In Your Garden del 1951).
Si tratta di un mazzolino insolito sia per la scelta delle specie sia per l’accostamento dei colori, coraggioso quanto ben equilibrato. Credo valga la pena leggere l’articolo per intero.
«Questa settimana una cara vicina mi ha portato un tussie-mussie. Il dizionario definisce tuzzy-muzzy o tussie-mussie, come “bunch or posy of flowers, a nosegay” *, e poi aggiunge spicciamente che la parola è obsoleta. Mi rifiuto di considerarla come obsoleta. È una parola intrigante; l’ho sempre usata e continuerò a usarla, checché ne dica il grande Oxford Dictionary; e ora prenderò il tussie-mussie della mia vicina di casa come tema per mostrare ciò che l’ingegno, il gusto e la conoscenza possono produrre da un piccolo giardino, finanche in febbraio.
La mia vicina ha molte difficoltà da affrontare. Non è giovane, è settantenne. Non ha alcun aiuto domestico. Il suo giardino è spazzato dal vento, e il suolo è la dura argilla del Weald del Kent. (Solo chi ha provato a fare giardinaggio sull’argilla tipica del Weald può apprezzare che cosa significa.) Un giardiniere a cottimo di tanto in tanto è tutto ciò di cui può disporre. Svolge da sé la maggior parte del lavoro. Eppure riesce a comporre un mazzolino come quello che sto per descrivervi.
È composto di almeno cinque fiori diversi, tutti perfettamente scelti. Lei cerca sempre il meglio, il che sono sicura che sia il segreto del buon giardinaggio: scegliere sempre il meglio di ogni varietà che si desidera coltivare. Così, nel mazzolino che mi ha portato, le violette erano violette rosa, la varietà chiamata Coeur d’Alsace, e l’Iris Reticulata che aveva inserito era la varietà chiamata Hercules, che è più rossa della familiare viola e oro. I muscari erano i piccoli Azureus celesti, che fioriscono prima e sono più belli della varietà blu più tardiva. Il croco nel suo mazzo non era il giallo comune, ma aveva strisce marrone all’esterno, credo possa essere C. susianus oppure Moonlight, ma mi sono dimenticata di chiederglielo. L’anemone che aveva inserito doveva essere una fioritura straordinariamente precoce di Anemone St. Bavo, dai petali ametista e con il centro blu elettrico. Com’è saggia a coltivare Anemone St. Bavo al posto del più ordinario Anemone St. Brigid.
La morale di questo articolo, se un qualche articolo di giornale può avere una morale, è che semplicemente mostra quello che potete fare se vi mettete d’impegno. Ho ricevuto molte lettere che chiedevano: “Ci dica che cosa possiamo fare in un piccolo giardino”. Il tussie-mussie della mia vicina di casa è la risposta. Lei coltiva quelle squisite cose in un piccolo spazio erboso di un quarto di acro sotto ad alberi di mele, e in qualche modo ottiene un effetto da arte orafa piuttosto simile al primo piano della Primavera di Botticelli. [I fiori] sono tutti bassi e splendenti e minuscoli, e non più difficili da coltivare rispetto ai loro parenti ordinari.
Un giorno o l’altro devo scrivere un articolo che racconti il modo in cui la mia vicina ha disegnato il suo giardino, e forse anche quello che riesce a fare con la sua piccola serra senza riscaldamento. Rimarreste sorpresi.»
Per figurarci l’effetto d’insieme, prima c’è bisogno di qualche riga per descrivere le piante del mazzolino e aggiornarne i nomi.
Viola odorata “Coeur d’Alsace” quasi rosso ciliegia, si trova ancora oggi, anche se non è certo diffusissima. “Hercules” al momento invece sembra essere addirittura una delle varietà meno coltivate di Iris reticulata; color prugna, è nominata da Vita anche in Some Flowers, contrapposta all’azzurra “Cantab”, credo le uniche due cultivar allora disponibili: “The variety Cantab, a pale turqouise blue, flowers about a fortnight earlier [than the type] as a rule; Hercules, a subfusc ruby-red, comes at the same time as the type.Muscari azureum, oggi Pseudomuscari azureum, è pianta endemica turca facile da coltivare ma difficile da trovare. Crocus susianus, originario della Crimea, è sinonimo di Crocus angustifolius ed è oggi diffuso soprattutto nella varietà “Bronze Form”. Anemone St. Bavo è il nome commerciale di Anemone hortensis, specie spontanea del Mediterraneo, coltivata da secoli, ora scomparsa dai giardini, dove al contrario si preferisce la “più ordinaria” Anemone coronaria a fiore doppio o Anemone St. Brigid (A. De Caen è il gruppo a fiore semplice) oggi sul mercato. O tempora o mores.
Non coltivo questi fiori in giardino; allora, dopo averne raccolto le immagini sulla rete, per ricostruire il tussie-mussie di Vita uso un quadrato magico – o un carme figurato, fate voi – perché gli accostamenti di colore sono, come dicevo prima, fuori dall’esperienza (dal gusto) comune; e dunque c’è da imparare.
L’iris violaceo è la nota centrale; i suoi colori – prugna e oro – ricompaiono esattamente, ma con proporzioni invertite, nei fiori del croco. Il ciano del muscari si lega agli stami color cobalto dell’anemone, i cui petali richiamano invece i toni più brillanti della violetta. Il passaggio cromatico più ardito è tra i toni più scuri di questa e quelli più chiari accesi dalla luce sui petali dell’iris. Musica floreale.
Ne avessi mai l’occasione, per ammirare alla giusta distanza i “gioielli” esibiti da queste piante, realizzerei un’aiuola quadrata, rialzata da terra, dal bordo abbastanza largo da essere usato come seduta. Magari in pietra, e allora direi alta un cubito e con il lato di tre, per adeguarmi all’aulica finezza da pennelli botticelliani che fiori così minuti sembrano mostrare gli uni accanto agli altri. E, per l’estate, molta nigella.
Qui sotto i link per vedere le piante complete:


 * [La traduzione di tussie-mussie in italiano è complessa, dal momento che il termine si riferisce a consuetudini britanniche; si potrebbe dire bouquet – che però è francese – o mazzolino di fiori e/o erbe odorose; bunch è l’equivalente attuale ma anche generico, dal momento che in origine (XV secolo) il tussie-mussie accostato al naso grazie al suo profumo doveva coprire gli odori sgradevoli (e dunque le malattie, secondo la medicina pre-scientifica), imparentandosi così al pomander, di cui abbiamo già parlato, che però conteneva spezie e non materiale fresco; dunque è un sinonimo di nosegay (to keep the nose gay, happy – concedetemi di tradurre con “far contento il naso”) ma dall’etimo sconosciuto, forse duplicazione di tussy, a sua volta derivante da un termine che potrebbe aver significato ghirlanda o mazzolino, appunto. Ma l’Oxford English Dictionary non dà certezze. Posy si ricollega al significato metaforico di ghirlanda, corona (di fiori), ovvero raccolta di versi (poesy), con particolare riferimento alle frasi sentimentali da incidere su anelli o ciondoli (oggi negli incarti dei cioccolatini…). Il tussie-mussie in epoca vittoriana (ma anche fuori dall’Inghilterra, negli stessi anni: Francia, Russia…) è accessorio irrinunciabile delle dame di buon gusto, e persa (o ridotta) la prima funzione “beneodorante” diviene occasione per messaggi silenziosi secondo il “linguaggio dei fiori”, sul quale ancora oggi circolano manuali, ma che allora faceva parte dei giochi di società dell’upper class. (Mentre nello slang tra Sette e Ottocento significa vagina, secondo Jonathon Green, Cassell’s Dictionary of Slang, 2009 – vedete un po’ voi). Tant’è che tussie-mussie indica anche l’oggetto conico, per lo più in peltro o in argento cesellato (ma può divenire molto complesso e ricco), in cui si raccolgono i fiori del mazzolino, che è fissato tramite spilloni legati a catenelle; un anello all’estremità del cono permette di portarlo al dito. Oggi si usa ancora nei bouquet da sposa. A proposito del linguaggio dei fiori si veda: Tussie-Mussies, the Victorian Art of Expressing Yourself in the Language of Flowers, New York, 1993. Per un uso moderno del termine posy, chiedete a Barbra – vi dirà che “life here is rosy – if you’re a posy”]

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