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Alla GNAM di Roma è in corso una mostra dedicata alla Confraternita dei Preraffaelliti – e alla loro filogenesi, per dirla in termini naturalistici. Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il mito dell’Italia nell’Inghilterra vittoriana si è aperta alla fine di febbraio e terminerà in giugno e indaga i rapporti tra la corrente artistica inglese nata nel 1848 e l’arte italiana; tralascia invece le ricadute che i principi estetici della Confraternita ebbero sulle arti applicate – forse un argomento troppo vasto, che richiederebbe un’esposizione a sé, poiché il movimento Arts and Crafts produsse oggetti d’arredo, stoffe, tappezzerie… e giardini pure.
Lo racconta benissimo proprio il dipinto di Dante Gabriel Rossetti scelto per promuovere la mostra: “Venus Verticordia” (1864-67). La figura fulvocrinita della Venere si stacca su una parete di rose; queste sono sostenute da un grigliato, appena visibile in alto, che deriva direttamente da quelli medievali, realizzati con verghe di nocciolo legate con salice, già alle spalle di “Madonne del Roseto” come quella di Martin Schongauer o di Stefano da Zevio. Le rose sono però moderne, probabilmente le bourboniane che ebbero grande fortuna nel periodo vittoriano, riconoscibili dalla forma a coppa del fiore, che si apre poi quartato. Una massa di fiori di caprifoglio (facilmente identificabile come Lonicera periclymenum, credo nella varietà “Serotina” dai colori più accesi) sostituisce le balaustre e i parapetti dei dipinti tardo-quattrocenteschi – quali si possono vedere in molti lavori di Antonello da Messina, introdotti per aumentare il senso di profondità della composizione. Sia le rose sia i caprifogli sono però esposti in modo bidimensionale e, sebbene molto realistici nei dettagli, l’effetto d’insieme appare molto vicino ai pattern disegnati in quegli anni da William Morris per stoffe e parati.

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