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 Oltre agli scienziati, anche l’informazione ha una enorme responsabilità sulla salute pubblica.
Barbara
Intervista a Stefano Montanari
Una comunicazione chiara, costante e seria è importante per far sì che le notizie, buone o brutte che siano, possano essere rese note a tutti. Per quanto riguarda la divulgazione delle problematiche ambientali questo non avviene, o viene fatto con molta superficialità e con poca diffusione sui mass media generalisti. Abbiamo posto alcune domande ad uno scienziato, che a causa proprio di una non comunicazione o a causa di una sbagliata diffusione dei risultati della sua ricerca ha subito una sorta di «bavaglio»
 Stefania Petraccone
 Una comunicazione chiara, costante e seria è importante per far sì che le notizie, buone o brutte che siano, possano essere rese note a tutti. Per quanto riguarda la divulgazione delle problematiche ambientali questo non avviene, o viene fatto con molta superficialità e con poca diffusione sui mass media generalisti. Giornali e tv insomma, non danno una giusta diffusione degli avvenimenti che oggi stanno distruggendo l’ambiente e la qualità della vita stessa.
Abbiamo avuto il piacere di porre alcune domande ad uno scienziato, che a causa proprio di una non comunicazione o a causa di una sbagliata diffusione dei risultati della sua ricerca ha subito una sorta di «bavaglio».
Stiamo parlando del dott. Stefano Montanari, uno dei maggiori studiosi di nanoparticelle insieme alla moglie la dott.ssa Antonietta Gatti, che dal 1997, si occupa degli effetti delle polveri ultrasottili sull’uomo.
Le ultrasottili sono polveri piccolissime, con dimensioni pari al nanometro, che si trovano in atmosfera sia per cause naturali (vulcani, erosione delle rocce, sabbia del deserto, ecc.), sia a causa delle attività umane che sono anche quelle che immettono in atmosfera le particelle più dannose. Hanno dimensioni tali da entrare nei punti più profondi degli alveoli polmonari e di lì passare facilmente nel sangue e nelle cellule degli organismi, creando reazioni che non sempre sono facili da individuare. E proprio nel 1997 capitò al dott. Montanari e alla dott.ssa Gatti di analizzare tessuti di un paziente e constatare la presenza in quei tessuti di nanoparticelle che avevano creato nel paziente effetti difficili da interpretare, che solo loro con un’attenta analisi riuscirono a diagnosticare, individuandone la causa. Da qui presero vita le cosiddette Nanopatologie.
I risultati degli studi fatti da Montanari e dalla Gatti hanno portato negli anni a dei risultati importanti e soprattutto poco rassicuranti per quanto riguarda le nanoparticelle che si liberano in atmosfera dalla combustione ad alte temperature, come avviene per la combustione dei rifiuti, che immettono nell’aria questi elementi nocivi alla salute e all’ambiente.
Una letteratura approfondita su questa tematica la si può trovare sul Blog di Montanari. Questi risultati però sono stati poco diffusi su larga scala.
 La prima domanda che abbiamo posto a Montanari è relativa allo stato della sua ricerca sulle Nanoparticelle.
 Il dott. Montanari inizia precisando l’importanza scientifica del suo lavoro e di quello della dott.ssa Gatti, evidenziando «un difetto di comunicazione», «pare che nessuno abbia informato gli italiani che le patologie da micro- e nanoparticelle, le cosiddette “nanopatologie”, le abbiamo scoperte mia moglie, la dott.ssa Antonietta Gatti, ed io nel lontano 1997». E continua «Visto lo stato della ricerca nel nostro Paese, forse quel risultato avrebbe potuto essere valorizzato meglio. Ma, in fondo la cosa non ci disturba più di tanto. Da oltre un anno ci troviamo in una situazione a dir poco singolare. Approfittando di una serie di circostanze e per motivi mai spiegati pubblicamente, anzi, cocciutamente taciuti, il comico Beppe Grillo è riuscito a farci togliere il microscopio elettronico indispensabile per la continuazione delle nostre ricerche e, per questo, ci troviamo in difficoltà. Ci occorrono al più presto 400mila euro per riparare al danno e per poter almeno concludere le ricerche già avviate sulle malformazioni fetali da inquinamento. Un articolo scientifico sull’argomento è già in pubblicazione su una rivista internazionale, ma lo studio è tutt’altro che concluso. Ora stiamo effettuando anche un’indagine intorno al poligono di tiro militare più grande d’Europa, quello sardo di Salto di Quirra, dove il cancro è più comune del raffreddore. Abbandonare tutto significherebbe lasciare migliaia di persone senza aiuto e senza speranza».
La comunicazione ambientale quindi non ha una grande cassa di risonanza sui giornali e sulle tv generaliste, tranne le poche trasmissioni d’inchiesta, ma sempre poche per poter mettere in risalto le tante problematiche che affliggono l’Italia e il resto del mondo. Lei che ne pensa di questa mancanza d’informazione, e quali suggerimenti si sente di dare?
 «Non mi faccia passare per catastrofista, ma la strada verso la catastrofe l’abbiamo già imboccata da tempo. Da qualche decennio a questa parte la nostra società si è trasformata in una “schiera” di bambini viziati, così viziati da pretendere che la Natura funzioni come fa comodo a noi. Nell’ultimo ventennio abbiamo avvelenato il mondo molto di più di quanto non abbiamo fatto negli ultimi due milioni di anni e, purtroppo, questo avvelenamento è l’effetto collaterale di affari giganteschi. Se si leggono i giornali e si guarda la tv, è inevitabile incrociare “scienziati” pronti a raccontare enormità che varrebbero solenni bocciature a studenti liceali. Il loro premio sono quattro soldi o un gradino in su nella carriera. Così l’informazione è distorta e, quando la distorsione sarebbe impraticabile, ecco che si tace. Va da sé che continuare a nascondere il pattume sotto il tappeto non regala niente di buono. Già l’abbiamo fatto in passato mentendo sull’Amianto, sulla Diossina, sul Piombo tetraetile, sui Cloro fluoro carburi, ecc. E potrei continuare in un elenco lunghissimo che parte da un passato prossimo e, dopo aver perso qualche pezzo per strada, come le sostanze di cui ho appena detto, continua fino ai giorni nostri, ingrossato da una miriade di altri veleni taciuti. Alimenti e farmaci non sono affatto esclusi dal catalogo. Un suggerimento? Quello che do sempre: noi abbiamo solo un’arma di legittima difesa, un’arma che costa pochissimo in termini di quattrini ma tantissimo in termini di fatica: la conoscenza. Imbrogliare un ignorante è banale. Farlo con un soggetto preparato non solo è difficile: è anche rischioso provarci».
 Ecco che un’informazione sbagliata o superficiale che spesso si dà in tv o sui giornali va ad impoverire ancora di più la conoscenza critica di questi argomenti, riducendo queste grandi problematiche a problemi secondari.
Lei, dott. Montanari che tanto ha scritto sui danni che provocano le polveri ultrasottili, ma che in prima persona ha subito una «non comunicazione» delle sue ricerche, cosa pensa di questo, e quali sono secondo lei le motivazioni che spingono il mondo dell’informazione (anzi della non informazione) a non divulgare certe problematiche?
 «Come accennavo prima: c’è un sacco di quattrini in ballo. Prenda, ad esempio, l’argomento dei rifiuti. “Entra ‘monnezza’, esce oro” dicono con pragmatica freddezza i mafiosi. Facendosi beffe della chimica, della fisica e della medicina, oltre che, naturalmente, del buon senso. Si sta conducendo da anni una campagna capillare di disinformazione a tutti i livelli, facendo credere ad un pubblico reso artificialmente più attento al Festival di Sanremo o all’Isola dei Famosi di quanto non lo sia alla sua salute e a quella dei suoi figli che ciò che si brucia scompare e che, addirittura, da quell’operazione si ricava energia. Di fatto, chimica, fisica e medicina, in particolare le nostre nanopatologie, sono di una chiarezza lampante in proposito: gli inceneritori, o “termovalorizzatori” come sono grottescamente chiamati in Italia, sono impianti potenzialmente produttori di malattie, malformazioni e morti. Se, poi, si approccia il problema dal meno nobile punto di vista dell’economia e si fanno i conti giusti, il fallimento è altrettanto evidente. Eppure, l’Italia è diventata il paese di Bengodi per questa stravagante tecnologia abbandonata in America da quasi vent’anni. Tutto ciò perché noi, in disprezzo dei dettati della Comunità europea, premiamo chi brucia rifiuti con palate di quattrini e, con quelli, si possono mantenere certe abitudini personali o politiche non propriamente onorevoli. Ma non sono solo gli inceneritori ad essere colpevoli di questa situazione. Prenda, tra i tanti esempi possibili, quello delle automobili. Ora si sta forzando in ogni modo, addirittura per legge, un sistema venduto come mitigante per l’inquinamento prodotto dai motori Diesel: il cosiddetto filtro antiparticolato. Se si avesse l’onestà di osservarlo come si deve, non sarebbe difficile accorgersi che quel sistema rischia d’inquinare ben più di quanto avviene per i motori non dotati di filtro. Il motivo per cui l’informazione è carente, quando non del tutto assente o, forse peggio, quando è taroccata, ha più di un motivo alle spalle».
 Quali sono questi motivi?
 «Uno di questi è quello della sopravvivenza dei giornali e delle tv, legato com’è a chi paga la pubblicità. E chi la paga è proprio chi inquina, chi inquina l’ambiente e chi inquina direttamente i nostri organismi: multinazionali dell’energia, costruttori di automobili, società che trattano rifiuti, aziende farmaceutiche, aziende alimentari. A corollario della situazione ci stanno, sempre a titolo d’esempio, quei professori universitari che si rendono disponibili a sostenere l’innocuità di impianti o di dispositivi aggressivi per la salute. E, ahimè, i professori hanno degli allievi. Avrà notato che i giornali e, soprattutto, le tv non danno alcuno spazio a chi contesta una certa piega deteriore presa da una certa tecnologia. Questa contestazione così faticosa da esternare e così raramente portata alla luce è fatta in forza di leggi della Natura come, ad esempio, il troppo ignorato principio di Conservazione della Massa, in soldoni il noto “nulla si crea e nulla si distrugge”, e in forza di dati scientifici inconfutabili. È così che si spiana la strada alla catastrofe che noi stessi pare desideriamo più di ogni altra cosa al mondo. Nonostante tutto, però, io resto ottimista. Quando ci saremo stancati di prendere botte, licenzieremo un certo modo di condurre il consorzio umano e riprenderemo a vivere. Intanto, vediamo di arrivare a quel punto sufficientemente interi».
 La comunicazione è alla base di una conoscenza critica in tutti i campi. Le problematiche ambientali hanno bisogno di essere affrontate con estrema serietà ed esposte allo stesso tempo con estrema semplicità, per permettere una larga comprensione. Solo facendo una divulgazione attenta e consapevole si può arrivare a più persone e creare in loro uno spirito critico e consapevole. Dobbiamo auspicare un cambiamento di rotta di tutti coloro che oggi si trovano dalla parte di una comunicazione viziata da interessi economici e politici, spinti da interessi secondari rispetto al ben più importante interesse che è lo stato dell’ambiente e della salute. Ma l’ottimismo manifestato da Montanari e una sana ostinazione potrebbero essere il modo migliore per sostenere questa «missione» comunicativa.

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