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Dopo il dato molto negativo sulle vendite di case esistenti in febbraio, giunte ad un dato annualizzato di 4,6 milioni di abitazioni vendute, è giunto anche il terzo tonfo consecutivo delle vendite di case di nuova costruzioni, scese in febbraio ad un dato annualizzato di 250 mila unità, un dato largamente inferiore a quello che dovrebbe denotare un settore immobiliare in salute e che viene stimato intorno alle 700 mila unità.

Per avere un’idea di quello che è il dato più basso degli ultimi 50 anni (non si va più indietro perché allora iniziarono ad essere disponibili statistiche attendibili sul settore immobiliare) basti pensare che nel lontano 1963, quando la popolazione era di 110 milioni di persone inferiore a quella odierna vennero vendute 560 mila case nuove, mentre nell’intero anno scorso ne sono state vendute 323 mila, un dato quest’ultimo significativamente più elevato di quello che, se non vi saranno impennate poco prevedibili, sarà il dato finale del 2011.

Il vero problema sta nel fatto che i costruttori stanno fortemente riducendo il numero di case costruite, che sono ora ad un minimo storico di 183 mila e vi sono segnali che ridurranno ancora di più in prospettiva il numero di cantieri aperti.

Un altro segnale fortemente negativo è rappresentato dal prezzo mediano delle nuove case crollato in febbraio a 202 mila dollari, il dato più basso dal 2003, ma anche un prezzo al quale diviene poco conveniente per i costruttori vendere una casa.

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