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Assistere a qualcosa di così bello, emozionante e travolgente non capita tutti i giorni. Martedi sera, nella splendida sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, è accaduto . Martha Argerich , diretta da Yannick Nézet-Ségun: lui, giovane (classe 1975) rivelazione del podio, canadese di Montreal, impegnatissimo in molti teatri lirici internazionali è ospite per la prima volta a Santa Cecilia; lei, Argentina, ospite abituale a Roma, è forse la più grande pianista vivente. Un programma avvincente (Prokoviev, Ravel) che ha promesso e ha fatto faville, incantando la platea, una palpabile alchimia fra la solista, il direttore e l’Orchestra. Ovazione finale per la straordinaria pianista nell’impervio e bellissimo Terzo Concerto di Prokofiev , uno dei suoi cavalli di battaglia , tanto che in una intervista di alcuni anni fa, dichiarò che per lei è un brano facile ( n.d.r., è uno dei concerti per pianoforte piu’ difficili mai scritti). La grandissima pianista interpreta la colorata partitura con fascinosa intensità fra ardente poesia e necessaria aggressività, in un’esecuzione di tecnica travolgente e virtuosismo (mai fine a sé stesso) magistrale. Il tocco è deciso e leggero a chiudere energicamente il primo movimento, la giocosità grave del secondo movimento appare impetuosa, sublimi le variazioni del terzo movimento, dal lirismo alla forza del crescente movimento ritmico del pianoforte fra passaggi fluidi e attacchi perfetti. Un trionfo e un bis a quattro mani con Nézet-Ségun , con musiche di Ravel ( Ma Mère l’Oye) , con il Maestro visibilmente emozionato ed intimorito. Convince il pubblico romano, anche nella seconda parte della serata, il giovane direttore d’orchestra Canadese che, particolarmente “attento” al Concerto, delinea la giusta coloritura emotiva e bozzettistica del balletto (eseguito in versione integrale) Daphnis et Chloé (1912) di Ravel (commissionato al musicista per la compagnia Balletti Russi di Diaghilev). Con una tal partitura Nézet-Ségun coinvolge il Coro (incisivo, preparato da Ciro Visco) e impegna drasticamente l’Orchestra tutta che fa sfoggio di ogni sezione dai fiati sussurrati alle possenti percussioni, a disegnare quadri e figure, per una poetica, fantasiosa, brillante struttura timbrica che emerge in tutta la sua ricchezza. Nézet-Ségun ha lasciato intuire tutta la coloritura della partitura, fra amore, gelosia e sottile erotismo, a tratteggiare quasi la coreografia. Magia allo stato puro, per una partitura che di rado viene eseguita integralmente, e che mette a dura prova qualsiasi orchestra. Una serata che portero’ sempre nel cuore. Grazie grandissima Martha e grazie Maestro.
Nel video il terzo ed ultimo movimento del concerto di Prokofiev, nella direzione del grande Rostropovich.

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