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E’ recente l’episodio dell’autocura del nodulo al seno con impacchi di foglie di cavolo. Una donna di 70 anni in Toscana si cura da sola , temendo di dover iniziare un percorso di chirurgia, chemioterapia . Ma così facendo la neoformazione cresce fino a un diametro di oltre 10 cm. Secondo gli oncologi sono ancora molti gli italiani che “di fronte alla malattia si affidano a cure irrazionali, o si rivolgono a ciarlatani . Quotidianamente vengono smascherati personaggi del genere, ma evidentemente la fiducia nella medicina tradizionale a volte viene meno.
Marco Venturini, presidente eletto dell’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), spiega cos’ la vicenda della donna che si era curata un nodulo al seno con impacchi di foglia di cavolo. “Di fronte alla malattia, al tumore – nota l’oncologo – a volte emerge una componente irrazionale. Insomma, non tutti reagiscono razionalmente. Dobbiamo poi ricordare che esistono gli stregoni, e che questi hanno ancora un seguito. Insomma, non sono rare le esperienze come quella della paziente seguita nella struttura” di Empoli, “donne che si sono rifiutate di farsi curare tumori alla mammella”. In questi casi “il muro contro muro non funziona: la strategia più corretta è quella di spingere ad affidarsi anche alle terapie di cui si conoscono i risultati, magari affiancandole alle cure alternative. Il nocumento massimo arriva dalla rigidità”. E se è bene dire una volta per tutte “che le foglie di verza non servono a niente”, è importante anche cercare di “riportare i pazienti nell’alveo della ragionevolezza. Non a caso nel mio centro due psicologhe e una psichiatra affianco il farmacologo. Per cercare di assistere il paziente a 360 gradi e coglierne i bisogni, anche quelli inespressi”.

Massima attenzione quindi, con il consiglio di rivolgersi sempre a personale sanitario, e mai, a maghi e stregoni.

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