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Nella striscia di Gaza nelle ultime ore sono stati uccisi otto Palestinesi, di cui almeno quattro civili (fra i quali due bambini), ed alcune decine di civili sono rimasti feriti a seguito di interventi delle forze armate israeliane, mentre a Gerusalemme un attentato terroristico, il primo dopo molti anni, ha provocato oltre 20 feriti. Questi nuovi episodi fanno seguito ad una escalation iniziata esattamente una settimana fa, quando aerei israeliani hanno attaccato una sede di Hamas presso le rovine del villaggio di Netzarim, sempre nella striscia di Gaza, uccidendo due militanti del movimento palestinese.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rinviato un viaggio a Mosca programmato per oggi, mentre il vice-primo ministro Silvan Shalom ha dichiarato alla radio israeliana che il paese deve prendere in seria considerazione l’ipotesi di una seconda operazione Cast Lead (“Piombo fuso”), il nome dell’attacco che lo Stato ebraico attuò nel dicembre 2008 contro la Striscia di Gaza. Shalom ha aggiunto: “Dico questo nonostante il fatto che so bene che un evento del genere potrebbe portare la regione ad una situazione ancora più esplosiva”.
Il governo israeliano ha anche espresso sospetti che il nuovo attentato sia attribuibile a fazioni filo-iraniane del movimento di resistenza palestinese, in tal modo collegando questi avvenimenti alla nota questione della minaccia rappresentata dall’Iran.
Si tratta di un collegamento assai pericoloso dal momento che l’Arabia Saudita è intervenuta militarmente in Bahrein proprio accusando l’Iran di fomentare contro i Paesi arabi del Golfo Persico la componente shiita di quegli Stati e dal momento che anche in Siria la tensione interna al Paese sta salendo in modo piuttosto preoccupante, con numerose vittime civili nelle ultime ore a seguito dell’intervento duramente repressivo delle forze di sicurezza siriane nella città di Dara’a, nel sud del Paese.
Delicatissima poi anche la situazione in Libano, il paese arabo che si è prestato al compito di presentare all’Onu la risoluzione sulla no-flight zone contro il regime di Gheddafi: pochi giorni fa c’è stata una importante manifestazione in cui le forze politiche filo-occidentali hanno chiesto il disarmo di Hezbollah, come si sa un grande avversario di Israele, in tal modo accrescendo la polarizzazione fra sostenitori e avversari del movimento filo-iraniano nel Paese.
La tentazione di ricorrere alla forza delle armi per ricostituire un equilibrio regionale maggiormente favorevole allo Stato ebraico potrebbe a questo punto rappresentare un rischio altissimo per la pace in tutto il Medio Oriente.

di A. T.


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