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Mises, ormai lo abbiamo capito, è stato la Cassandra del XX secolo: nulla di ciò che è successo lo avrebbe stupito, e molto di ciò che è successo lo si sarebbe potuto evitare, a dargli retta prima.
 

Le assurdità che dovette affrontare Mises erano peggiori di quelle che dobbiamo affrontare noi oggi. All’epoca si credeva che per aumentare i salari occorreva impegnarsi di meno al lavoro, che stampare moneta non causasse inflazione, che i prezzi si potevano far fissare da un ufficio apposito, che un ufficio di pianificazione avrebbe potuto gestire centralmente tutta l’attività economica di un’intera nazione.
 

La situazione è migliorata, ma in Italia però ancora si parla di protezionismo come un modo per creare ricchezza, di politiche industriali come un modo per pianificare la crescita, di salari minimi come un modo per aiutare i poveri. La recente crisi finanziaria ha messo in luce che ancora oggi non si prende sufficientemente sul serio il problema del debito pubblico, e non ci si è resi conto che usare la creazione di credito per aiutare i mercati durante le crisi li destabilizza sistematicamente. Ancora oggi, quindi, dobbiamo dar retta a Mises.
 

Purtroppo la politica tende a favorire le scelte miopi, che beneficiano gruppi organizzati e informati, interessi concentrati, a danno del lungo termine, dell’interesse generale, degli interessi diffusi. Questa tendenza è stata di molto rafforzata da idee, come ad esempio il keynesismo, che invitano esplicitamente a trascurare il lungo termine. Ancora oggi dunque abbiamo un’infinità di problemi causati dall’interazione tra tendenze politiche nefaste e idee economiche erronee.
 

Ricordandosi della crisi dell’Austria, Mises nella sua Autobiografia scrisse “Le mie teorie spiegano, ma non possono rallentare, il declino di una grande civiltà. Avevo l’intenzione di diventare un riformatore, ma divenni soltanto lo storico del declino”. Nonostante questo, siamo riusciti a sconfiggere il nazismo, il comunismo, l’inflazione, a rendere possibile la globalizzazione, a ridurre le aliquote fiscali.
 

Se non fosse per la spesa pubblica impazzita, i debiti pubblici fuori controllo e l’intero sistema finanziario che svena il contribuente grazie ai politici, il mondo è più libero oggi di trenta anni fa, soprattutto grazie al collasso del socialismo reale. Non è impossibile che si capirà presto o tardi anche che serve tagliare la spesa pubblica, e non proteggere le banche dalle conseguenze delle loro azioni. Ma non è facile: la politica tende spontaneamente a fare scelte sciocche.
 

“Nessuno può trovare un posto sicuro per sé stesso se la società corre verso la distruzione. Quindi ognuno, nel suo interesse, deve gettarsi con vigore nella battaglia delle idee. Nessuno può starsene da parte senza sentirsi chiamato in causa; gli interessi di ognuno dipendono dal risultato.” I guasti dello statalismo sono oggi evidenti, e le sue idee non sono mai state così deboli. Manca la forza di superare l’attrito dei cambiamenti istituzionali, di andare contro gli interessi costituiti, di proporre un’alternativa concreta allo status quo, e di scuotere le coscienze e gli intelletti dal sonno ottuso e servile in cui sono sprofondati.
 

O si dà retta a Mises, e ci si risparmia un mucchio di guai, o si aspetta che sia la realtà a dargli ragione, e a quel punto sarà troppo tardi per non farsi male. La storia è una maestra severa, Mises è più simpatico.
Pubblicato da Libertarian | Commenti
Tag: liberalismo

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