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Politica e coordinazione sociale

 

Un’altra tendenza della politica è monopolizzare i gangli della convivenza civile. Lo Stato controlla il diritto, la moneta, le poste, i media, le scuole, le università. La società non può coordinarsi, non si possono diffondere idee, e il mercato non può funzionare, senza queste istituzioni: solo lo Stato può controllare contemporaneamente tutte queste istituzioni e monopolizzarle. E il risultato è potenzialmente pericoloso, per via dell'enorme concentrazione di potere che chi si trova a governare ha a disposizione.

 

Per questo sono importanti i principi della libertà di espressione, dell’equilibrio finanziario, dell’indipendenza della banca centrale (o ancora meglio del gold standard), della legalità amministrativa, etc. Come al solito, tutti questi strumenti non sono sufficienti ad impedire allo Stato di fare danni enormi, e vanno coadiuvati da ulteriori strumenti di controllo e limitazione della politica. Ma sono meglio di niente.

Oltre al problema teorico (e spesso anche pratico: si pensi alla capacità dello Stato di derubare i cittadini con leggi fiscali retroattive e decreti una tantum) della concentrazione del potere, si ha un ulteriore problema: la coordinazione della società è resa impossibile dalla monopolizzazione di questi strumenti. Il risultato è che la politica diventa intermediatrice di tutto, perché può frapporsi tra le parti ed imporre il proprio volere. Un altro risultato è che si creano problemi di coordinazione, ingigantendo problemi che la società, lasciata a sé stessa, non avrebbe, o avrebbe di meno (si pensi alle crisi inflazionistiche, praticamente impossibili senza una moneta di Stato).

 

La società libera si basa su contratti: ridurre la libertà contrattuale è un modo per aumentare il potere dello Stato sulla società, rendendo più difficili gli scambi. La libertà di contratto è fondamentale per rendere la società autonoma, perché garantisce che i cittadini possano interagire liberamente tra loro secondo schemi condivisi tra le parti in causa, e non potenzialmente influenzati arbitrariamente dal potere politico.

 

C’è anche un altro strumento importante per disgregare la società ed imporsi come “arbitro”: basta diffondere idee che rendano difficile per le persone coordinarsi. Due di queste idee hanno avuto molto successo: le ideologie del conflitto, e la nozione di diritti positivi.

 

Le ideologie del conflitto sostengono che la pace è impossibile e che gli uomini si dividono naturalmente in gruppi nemici: il nazionalismo dice che le nazioni devono farsi la guerra, il socialismo dice che le classi devono combattersi. Se la pace sociale è impossibile, lo Stato interviene per sedare il conflitto. La società, che non riesce con le sue forze a vivere pacificamente, perde la sua autonomia.

 

La nozione di diritti positivi sembra invece evidente: il diritto (negativo) di non essere uccisi non dà garanzia di non morire di fame. Meglio, sembrerebbe, il diritto (positivo) al cibo. Il problema è che il cibo va prodotto: il diritto al cibo implica l’obbligo a lavorare per produrre il cibo altrui, cioè una servitù. Ma chi deve essere costretto? A cosa si ha diritto? Chi lo decide? La politica giustifica le proprie spese con questa nozione, e ogni gruppo organizzato cerca di far passare i propri interessi come diritti positivi. Il diritto positivo alla pensione con un sistema retributivo, ad esempio, significa oggi che i giovani sono costretti a versare risparmi in quantità enorme in cambio di una pensione miserrima. I diritti positivi generano conflitti perché generano pretese di lavorare per gli altri, pretese che chiaramente ogni beneficiario avanza con ogni possibile argomento, plausibile o meno.

 

Alcuni di questi problemi sono effetti collaterali di altre politiche: controllare la moneta serve ad aumentare la spesa pubblica senza aumentare le tasse ricorrendo all’inflazione, oltre ad aumentare la prosperità nei periodi elettorali. Lo scopo può non essere il controllo della moneta in sé, ma il risultato lo è.

D’altro canto, influenzare media, scuole e università può occasionalmente essere un modo per migliorare l’informazione o l’istruzione o la ricerca. Le limitazioni della libertà contrattuale possono essere utili per aiutare i più deboli. Il risultato però è impedire alla società di funzionare senza la politica, e la compressione della libertà individuale.

Lo Stato è il più grande nemico dell'autonomia e della libertà individuale nelle nostre società, oltre che della crescita, della sostenibilità e della stabilità economica. Le società occidentali devono imparare o reimparare a frenare il Leviatano.
Pubblicato da Libertarian | Commenti
Tag: liberalismo, teoria politica

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