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9 gennaio 1792, firma del Trattato di Iassy. La Russia vede confermato il proprio controllo sul Khanato di Crimea a spese dell’Impero Ottomano. Caterina II ottiene così un importante sbocco sul Mar Nero – e quindi sul Mediterraneo – ultimo frutto della politica di espansione verso sud iniziata da Pietro il Grande e proseguita da Anna I.
Nello stesso anno, Friedrich August Freiherr, nato a Stoccarda nel 1768 dall’antica famiglia dei Marschall von Bieberstein, originaria del Margraviato di Meissen, inizia il suo servizio nell’esercito russo in Crimea. Già studente alla Karlschule di Stoccarda (severa scuola militare fondata da Carlo Eugenio Duca di Württemberg per formare una fedele classe dirigente), potrebbe aver acquisito la passione botanica dal Duca stesso, le cui collezioni sono alla base degli attuali Landesarboretum Baden-Württemberg e Botanischer Garten der Universität Hohenheim. Sta di fatto che, giunto in Crimea, Friedrich ne studia accuratamente la vegetazione, erborizzando e catalogando. Nel 1796 torna a San Pietroburgo, ma subito è richiamato sulla costa occidentale del Mar Caspio, dove Caterina la Grande è appena uscita vittoriosa da una guerra per la supremazia sulla regione contro l’Impero Persiano; qui Friedrich esplora il territorio intorno alla città di Baku raccogliendo nuovo materiale e l’anno successivo pubblica “Tableau des provinces, situées sur la côte occidentale de la mer Caspienne entre les fleuves Terek et Kour”. Completa poi l’esplorazione del Caucaso durante altri tre successivi viaggi, nel 1798 e negli anni 1802-1805. Finalmente, nel 1808, raccolte circa 2000 fanerogame, pubblica la “Flora taurico-caucasia, exhibens stirpes phanerogamas in Chersoneso taurica et regionibus caucasiscis sponte crescentes”, primo studio critico della ricchissima flora di quella regione. Pubblicazione che rende nota al mondo occidentale l’esistenza di quel gioiello che è Iris reticulata (fa molto di più, ovviamente – ma oggi è il giorno dell’iris).
La stessa specie i cui discendenti orticoli, confezionati in buste anonime ma molto colorate, lo scorso autunno, in un momento di rivalsa verso chi li aveva appena definiti di scarso valore poiché di breve fioritura, furono, con un semplice gesto, oggetto di un mio acquisto d’impulso che ora – per altro senza grande pentimento – cerco di espiare raccontando.

Iris reticulata "Purple Gem"
Allora, resa forse più esplicita l’abbreviazione “M.Bieb.” che almeno nei testi più attenti segue il nome della specie, vediamo cosa si intende con la dizione “originaria del Caucaso”. Lo facciamo in compagnia di un altro botanico d’assalto, il lettone Friedrich Alexander Buhse (1821-1898), che, nel 1860, pubblica “Aufzaehlung der auf einer Reise durch Transkaukasien und Persien gesammelten Pflanzen in Gemeinschaft“, resoconto naturalistico di un viaggio compiuto dal febbraio 1847 al giugno 1849, per conto dell’Imperial Orto Botanico di San Pietroburgo. (Il più antico di Russia, fondato da Pietro il Gande nel 1714, oggi conosciuto come Orti Botanici dell’Istituto Komarov). Il lavoro esce in collaborazione con Pierre Edmond Boissier, che Buhse consulta per la determinazione delle specie. Boissier aveva già studiato la flora del vicino oriente e pubblicato le “Diagnoses plantarum orientalium novarum” (1842-1859).
Partito da Mosca, Buhse scende a Ekaterinograd, raggiunge Vladikavkaz, supera la catena del Grande Caucaso, per iniziare, raggiunta la Georgia, la vera esplorazione scientifica. Attraversa i territori degli attuali Armenia, Azerbaijan e Iran, annotando giorno per giorno le specie botaniche più significative incontrate. Pur nella difficoltà (mia) di rintracciare il corrispettivo attuale dei nomi delle località, trascritti dal Buhse da vari alfabeti e da varie lingue in tedesco, posso dirvi che esemplari fioriti di Iris reticulata furono segnalati sulle montagne presso Tbilisi e Goychay (credo) tra marzo e aprile 1847; ancora sulle alture sopra Qazvin nel marzo 1848; sui Monti Talysch nell’aprile dello stesso anno; sui pendii boscosi di Gorgan tra gennaio e febbraio 1849.
La distribuzione dei siti annotati di Buhse ha forma di S coricata, e segue prima il versante meridionale del Grande Caucaso, riparato dalle cime più alte contro i venti settentrionali, si snoda in corrispondenza dei Monti Talysch e prosegue lungo le pendici settentrionali dei monti Elburz, temperate, rispetto all’arido altipiano iraniano retrostante, dalla presenza del Mar Caspio.
Dalla descrizione della Valle di Ketul (località non lontana da Gorgan che non sono riuscito a identificare), ci si può figurare facilmente l’ambiente in cui fiorisce Iris reticulata. All’imbocco della valle, racconta il Buhse, lungo le sponde del fiume, crescono alcuni esemplari di Cercis siliquastrum in piena fioritura. Più in alto la foresta di latifoglie è sostituita da conifere (Thuja orientalis – spero che dopo queste immagini guarderete con maggior rispetto le tristi tuie costrette a vivere nei giardinetti di città). Verso la sommità dei colli “la vegetazione [è quella] tipica delle regioni sub-alpine”, tra cui “Anemone apennina, Ranunculus edulis, Corydalis marschalliana, Tussilago farfara, Iris reticulata ecc L’unica novità è stata Astragalus subalpinus.” [detto fra noi, uno splendore di gialli, blu, azzurri, lilla…]. L’anno prima, sui Monti Talysh, la situazione è analoga: mentre “il pendio è estremamente ripido e sterile, al contrario, a una maggiore altitudine, in prossimità della neve, in tutti i prati sono diffusi ovunque Iris reticulata, Crocus biflorus, Merendera sobolifera” che sfruttano la disponibilità d’acqua dovuta allo scioglimento della neve per fiorire e vegetare. Non diversamente si presentano a fine inverno i prati alpini italiani, costellati di crochi, scille eccetera.
Una descrizione che dovrebbe aiutare anche i giardinanti nella scelta del luogo migliore in cui far crescere i propri iris: un sito che eviti gli estremi di caldo e di freddo, umido in primavera, asciutto in estate, ben drenato e soleggiato. … Troppo? Non disperate: si tratta di piante robuste e adattabili, nonostante l’aspetto fragile dei fiori.
Ho trovato poche immagini di Iris reticulata nel loro ambiente naturale; non tutte sono di buona qualità – ma ritengo tuttavia siano significative. (1, 2, 3, 4)

(Tutte le determinazioni fatte da Buhse andrebbero verificate sulla base della nomenclatura oggi accettata, analizzando i campioni d’erbario; non è possibile dire qui se, ad esempio, le piante da lui osservate in Iran fossero Iris histrioides, o Anemone blanda anziché Anemone apennina o Iris reticulata ecc.).
(Una nota a parte su “Aufzaehlung der auf einer Reise durch Transkaukasien und Persien gesammelten Pflanzen in Gemeinschaft”: secondo Diane Mellyn O’Donoghue si tratterebbe proprio del libro ricordato da Sigmund Freud a proposito del “Sogno della Monografia Botanica” analizzato nel capitolo V de “L’interpretazione dei sogni”).
Diane Mellyn O’Donoghue. Lingua Flora: Deciphering the «Dream of the Botanical Monograph» // American Imago. — Volume 62, Number 2, Summer 2005. — Pp. 157—177.

(continua)

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