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Un gruppo di ricercatori Italiani dell ‘Universita’ di Bari ha svolto una importante ricerca, che potrebbe aprire nuovi scenari nella terapia della nefrite lupica ( l’interessamente del rene nel Lupus Eritematoso sistemico, il cosiddetto LES) . Lo studio è stato pubblicato su “Kidney International”, la rivista nefrologica piu’ prestigiosa al mondo . Del gruppo di lavoro interdisciplinare fanno parte e’ di Giuseppe De Palma, biotecnologo 29enne di Alberobello e di Giuseppe Castellano, medico nefrologo 36enne di Altamura, entrambi ricercatori del gruppo di Francesco Paolo Schena, professore di Nefrologia dell’Universita’ di Bari. Lo studio si e’ avvalso della collaborazione del professor Silvano Sozzani del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologie dell’Universita’ di Brescia. Lo studio e’ centrato sulle cellule dendritiche, cellule che giocano un ruolo importante nello sviluppo della malattia nei pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico con nefrite. Il lupus e’ una malattia autoimmune sistemica complessa che colpisce frequentemente i reni. Ogni anno ci sono nella popolazione mondiale tra 5 e 120 nuovi casi di lupus ogni 100.000 abitanti. La terapia consiste nella somministrazione di cortisone e farmaci immunosoppressori al fine di modulare il sistema immunitario che e’ iperattivo in questi pazienti. Lo studio che ha coinvolto biotecnologi e medici baresi ha consentito di ottenere nuove informazioni sul complicato meccanismo attraverso il quale le cellule dendritiche sono chiamate ad infiltrarsi nei reni e causare la nefrite lupica.
I ricercatori hanno valutato il ruolo del sistema Chemerin – ChemR23 nella migrazione delle cellule dendritiche nei reni malati. La Chemerin, una proteina prodotta nei reni danneggiati dei malati ed attivata dalla presenza di un’altra proteina infiammatoria, il TNF-alfa, agisce legandosi al recettore ChemR23, che e’ espresso dalle cellule dendritiche. Essa e’ capace di attrarre queste cellule dal circolo sanguigno nei reni.

Grazie a questa ricerca, conclude la nota, sarà più semplice personalizzare la terapia immunosoppressiva nei pazienti.
La Nefrologia Italiana, ancora una volta, si conferma leader mondiale nella ricerca sulle gloimerulonefriti, primitive e secondarie.



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