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La crisi portoghese rischia di ricalcare il copione già visto nei casi analoghi della Grecia e dell’Irlanda, perché anche in questo caso come nei due precedenti il governo, dimissionario, guidato dal socialista Socrates giura e rigiura che il Paese può salvarsi con le sue sole forze e di non avere bisogno degli aiuti internazionali per 75 miliardi di euro che verrebbero da uno sforzo tripartito dell’ FSFB, dell’Unione europea e del Fondo Monetario Internazionale, una posizione che sembra ignorare le pesanti scadenze previste per il mese di aprile e per quello di giugno. Nel frattempo l’agenzia internazionale di rating Syandard & Poor’s ha ridotto di due posizioni il rating sul Portogallo, portandolo a BBB e minacciando di ridurlo a breve di un’altra posizione, una strada che porterebbe i titoli di stato portoghesi in una situazione di mercato davvero difficile con prevedibile aumento dei rendimenti al di sopra dei livelli altissimi già toccati in questi giorni. Quello che è certo è che ci sono fondi per fare fronte alla scadenza di aprile ma, senza aiuti internazionali, non a quella di giugno, una circostanza che fa che sì che i mercati già scontino la capitolazione del governo di fronte alle pressioni dei partner dei paesi dell’eurozona, ma anche di quelle dei paesi dell’Unione europea che non aderiscono all’euro. Gli sforzi del presidente della repubblica portoghese non sembrano sortire effetti e sembra impossibile la formazione di un governo di larga intese, vista la determinazione del centrodestra nella richiesta di elezioni, forti dei sondaggio che attualmente li premiano rispetto alle altre forze politiche.

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