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Secondo gli ultimi dati forniti dal Dipartimento del Tesoro statunitense, la Cina avrebbe fatto, in un solo mese, un balzo in avanti del 30 per cento nella sua quota di possesso di Treasury Bonds passando a 1.160 miliardi di dollari, distanziando nettamente il Giappone che possiede 882 miliardi di dollari, mentre un vero e proprio balzo indietro lo fa la Gran Bretagna che, passa da 541 a 272 miliardi di dollari.

Anche se buona parte della forte crescita dei titoli di stato statunitensi in possesso dei cinesi e il crollo di quelli detenuti da investitori inglesi sono dovute al fatto che i titoli acquistati a Londra venivano erroneamente contabilizzati come appartenenti a società inglesi, resta il fatto che oltre metà dei Treasury Bonds detenuti da stranieri fanno capo a Cina e Giappone.

Le forti emissioni di titoli del Tesoro statunitense legate al deficit che da alcuni anni si mantiene oltre i mille miliardi di dollari, mentre il debito è a quota 14.300 miliardi di dollari, rendono cruciale l’atteggiamento di Cina e Giappone, nonché di altri paesi asiatici e di quelli arabi, un atteggiamento che potrebbe cambiare rispetto al deficit monstre previsto per quest’anno, quando il rosso toccherà i 1.650 miliardi di dollari.

Non è certo un caso se i due paesi con i maggiori surplus commerciali con gli Stati Uniti d’America sono anche i maggiori creditori di quella grande nazione, un dato di fatto che rende spuntata qualsiasi minaccia di Obama volta a rivedere, ad esempio, il valore della valuta cinese, universalmente considerata sottovalutata.

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