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Questa era la cena che,a fine inverno ed in primavera, preparava quasi tutte le sere mia nonna quando ero bambina (e che si preparava nella maggior parte delle case della Romagna).
E’ economica e salutare, una vera e propria cura disintossicante dopo l’inverno.
Le erbe erano quelle trovate nei prati e nei campi quel giorno. In quantità maggiore si usavano il papavero ed il crespigno. Possono bastare anche queste due sole erbe, oppure essere usate come base per le altre. Il papavero ha un gusto molto buono e forte, ma  da solo è troppo “asciutto”, ed il crespigno corregge quest’ultima caratteristica.
Si potevano aggiungere cardo campestre, rucola, condrilla, che sono tutte erbe dolci, ma nel misto si mettevano anche quelle amare: cicoria selvatica, tarassaco, dente di leone, piattello, aspraggine, secondo la “disponibilità”.
 Io ricordo quelle che vi ho elencato, ma sicuramente spostandosi anche di pochi chilometri se ne usavano altre.
 Fate bollire il vostro misto di erbe, scolatele, tagliatele a pezzetti di circa 2 cm. Fate rosolare abbondanti spicchi d’aglio in una padella con olio d’oliva e saltatevi brevemente le erbe. Servitele accompagnate da piadina romagnola.
La piadina è un disco di pasta fatta con farina, acqua, strutto, sale, con o senza lievito a seconda delle zone, cotta tradizionalmente su una lastra di arenaria riscaldata sul fuoco. Veniva usata come sostituto del pane, essendo rapida da preparare. Attualmente è reperibile facilmente in tutti i supermercati, anche se quella “artigianale” è più buona.

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