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Al di là e al di qua dell’Oceano Atlantico monta il dibattito sull’inflazione presente, ma, ancor di più, su quella prossima ventura, a partire dall’impennata del prezzo del petrolio che, sull’onda degli avvenimenti in Libia, ha toccato il massimo degli ultimi 29 mesi e a cui si unisce una domanda crescente delle altre materie prime che stanno influenzando l’indice dei prezzi alla produzione per scaricarsi poi inevitabilmente su quello che misura i prezzi al consumo.

Nella sua recente audizione al Senato statunitense, Bernspan ha fatto le seguenti affermazioni che riporto senza commento:

• Gli accresciuti costi energetici possono avere un temporaneo e modesto impatto sui prezzi al consumo.
• La crescente domanda globale di materie prime, unita a restrizioni dell’offerta è la causa dei recenti incrementi nei prezzi delle commodities, non la politica monetaria accomodante perseguita dalla Federal Reserve.
• Pur causando problemi alla maggioranza delle persone, gli aumenti dei prezzi dei carburanti non costituiscono una minaccia per la ripresa o costituiscono la base per un riavvio dell’inflazione.

Nel frattempo, il prezzo del petrolio oscilla ormai stabilmente intorno ai 100 dollari al barile, mentre l’oro è altrettanto stabilmente nell’area dei 1.400 dollari l’oncia.

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