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Non c’è niente da fare, il nucleare è una fede. I suoi fanatici sostenitori, come il Chicco Testa audito questa sera dalla Lilli Gruber su La7, camminerebbero sui noccioli ardenti già in piena sindrome cinese per dimostrare che non scottano e che anzi sono un toccasana per i piedi. Questi cavalieri templari del nanocurie si gusterebbero in diretta leccalecca al plutonio, magnificandone le proprietà benefiche sulla salute pubblica e raccomandandone l’uso nella prima infanzia.
Non li vedi smuoversi dalle loro incrollabili certezze nemmeno quando tira un terremoto della madonna al cubo in Giappone e le autorità locali lanciano giustamente l’allarme temendo che qualcosa, dentro le pur moderne centrali nucleari del Sol Levante, abbia a scassarsi, con possibile fuoriuscita di radioattività.
Se obietti che la necessità di precipitarsi a raffreddare a tutti i costi i noccioli dimostra la pericolosità degli impianti nucleari, Chernobyl docet, loro sguainano il benaltrismo. Le centrali sono sicure, sicurissime, ultrasicure. Sono i tubi del gas che saltano, ad essere pericolosi. 


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