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In un’intervista televisiva Josè Luis Zapatero ha affrontato il cruciale tema della disoccupazione in Spagna, giunta al 20,3 per cento alla fine dello scorso anno e che, secondo il premier spagnolo, non potrà registrare che segnali lievi di miglioramento nell’anno in corso, una previsione pessimistica che spiega bene perché nei sondaggi il suo partito sia intorno al 30 per cento, mentre il partito popolare viene dato al 44 per cento.

Zapatero confida comunque molto nella riforma in corso delle casse di risparmio, che sono state ricapitalizzate dalla banca centrale spagnola per oltre 15 miliardi di euro e che dovrebbero riprendere ad erogare prestiti alle famiglie e alle imprese, un ciclo virtuoso che dovrebbe spingere verso l’alto, seppure in maniera non rilevante, il tasso di occupazione.

La Spagna risulta essere uno dei paesi europei maggiormente colpiti dagli effetti sociali della tempesta in corso, anche perché la bolla immobiliare fragorosamente esplosa era non troppo difforme da quella statunitense, senza dimenticare che il settore delle costruzioni è stao parte importante della forte crescita registrata negli anni passati.

La Spagna, insieme all’Italia, resta, d’altra parte, l’obiettivo grosso nel mirino della speculazione internazionale che per ora resta alla finestra ma che sta scaldando i motori per una battaglia che potrebbe essere favorita dal nulla di fatto sia nella recente riunione dell’Ecofin che in quella dell’Eurogruppo.

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