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Che la possibilità di un appeasement tra i vincitori repubblicani e gli sconfitti democratici fosse solo una chimera, è chiaramente dimostrato dall’atteggiamento tenuto dai repubblicani a camere insediate, forti della salda maggioranza ottenuta nella totalmente rinnovata Camera dei rappresentanti e della riduzione dello svantaggio precedentemente esistente al Senato che è stato rinnovato solo per un terzo.

Come oramai tutti sanno, i repubblicani hanno portato a casa l’estensione per due anni dei tagli fiscali voluti da George W Bush, un taglio che include anche quel 2 per cento di americani maggiormente abbienti ai quali, in piena campagna elettorale, Obama aveva promesso che il loro privilegio sarebbe stato cancellato, una scelta, quella del presidente, che molti eletti democratici hanno cercato di contrastare in ogni modo.

La settimana scorsa, la maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti ha aperto le ostilità votando una sostanziale cancellazione della riforma sanitaria pur non riuscendo che marginalmente a far breccia nella minoranza democratica, tre defezioni che hanno reso ancor più forte lo sbilancio tra i due schieramenti.

Ora i repubblicani tentano l’impossibile al Senato, cercando di far passare un analogo disegno di legge per il quale non hanno i numeri, ma che vuole essere nelle intenzioni dei capi del partito un chiaro segnale agli elettori cui era stata promessa in campagna elettorale la cancellazione della riforma fortemente voluta da Obama.

Come avevo scritto in una precedente puntata del Diario della crisi finanziaria, si prospettano tempi davvero cupi per il presidente, al punto da metterne in discussione la rielezione per il secondo mandato!

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