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Frankpro
Mentre il popolo libico viene massacrato per colpa di un pazzo a cui sono girati i marroni perchè minacciato dalla sua gente di dover abbandonare, dopo 42 anni di regime, il suo castelletto con tanto di soldatini al seguito, i politici italiani discutono ad Annozero con le gambe accavallate e il loro aplomb sempre più inappuntabile e perfettamente mediatico, ma senza essere in grado di individuare alcuna possibile soluzione al problema.

La Francia e la Gran Bretagna chiacchierano di operare sul conflitto attraverso un (riempiamoci la bocca) “embargo totale sulle armi” – le quali nel frattempo stanno seguendo un percorso privato tutto loro, sconosciuto ai cittadini europei ed un po’ meno ai loro governanti – nonchè di affidare nientepopòdimeno che al tribunale penale internazionale l’inchiesta che seguirà i fatti per crimini contro l’umanità.


Nel frattempo il segretario della Nato Rasmussen ha convocato una riunione di emergenza sulla Libia. Prima della riunione incontrerò i ministri della Difesa Ue e discuterò con loro su come possiamo aiutare in modo pragmatico coloro che ne hanno bisogno e limitare le conseguenze di questi eventi.”
Il segretario ha precisato che le priorità devono essere l’evacuazione ed eventualmente l’assistenza umanitaria. “E’ un po’ prematuro entrare nei dettagli, ma la Nato ha i mezzi che possono essere utilizzati in situazioni del genere e l’Alleanza Atlantica può agire come coordinatore se e quando uno stato membro individuale vuole agire.”
Buono a sapersi.
Le diplomazie dei grandi enti sovranazionali sembrano al lavoro, i paesi europei hanno a dir poco fatto i vaghi quando l’Italia ha chiesto loro sostegno nel fronteggiare la potenziale invasione di libici che potrà seguire la attuale fase di guerra civile, tanto in sede di Unione Europea quanto in sede di rapporto con stati transfrontalieri, i quali, quasi come l’Italia rischiano di essere ugualmente invasi.
E a questo punto sorgono spontanee alcune domande, che noi stessi, cittadini (apparenti) del paese Italia e della Unione Europea (fantasma) ci possiamo porre, alla luce di ciò che sta accadendo e, sopratutto, di quello che invece e purtroppo non sta accadendo.
1) Perchè il nostro paese non è intervenuto subito militarmente per evitare o contenere il bagno di sangue? Quanto ci costerebbe inviare una nave da guerra, duecento uomini e quattro “caccia” che da soli, probabilmente, sarebbero più che sufficienti come deterrente per fermare le stragi?
E’ una questione di rapporti di forza con gli altri membri della Nato? E’ una questione economica che andrebbe a gravare sul nostro bilancio dello stato?
Io credo che sarebbe ora di sentirsi, almeno in circostanze così drammatiche, svincolati dagli Usa, che hanno ben dimostrato di agire come gli pare, per gli interessi che gli sono parsi e quando gli sono parsi; peraltro con l’obiettivo di rendersi finalmente arbitri della situazione nel mediterraneo tramite un’azione concreta, oltre che con le chiacchiere e gli accordi economici stipulati dal nostro premier.
2) Perchè la Nato sta tardando, e tutto sembra che si stia mettendo in moto troppo lentamente, alla luce di massacri che si stanno perpetrando adesso, a una manciata di decine di km dall’Italia? Dove e perchè stanno agendo in questo modo tanto la Nato che l’Onu?
Ci sono delle “convenienze” ad agire in ritardo, immagino.

3) Perchè l’Unione Europea ha risposto “picche” all’Italia che, nella persona del ministro degli Interni, gli ha chiesto aiuto e condivisione, dinanzi ad una possibile invasione di centinaia di migliaia di esseri umani in fuga?

Ma la domanda di fondo è: questi enti sovranazionali hanno mai svolto il loro dovere fino in fondo? E con la dovuta e indispensabile attenzione alle migliaia, quando non centinaia di migliaia di esseri umani chiamati in causa?
Al momento ciò che emerge sullo sfondo di colore rosso sangue della triste pagina di storia che stiamo scrivendo è che il governo italiano è in stallo, l’Unione Europea fa spallucce e all’Onu ci si telefona per tenersi aggiornati sulla situazione.
Il quadro è sconcertante, non solo dinanzi agli eventi in corso, ma a quelli che verranno perchè, statene certi, ciò che è accaduto nell’ultimo mese non è affatto la fine di qualcosa, ma l’innesco di una nuova fase della storia e della politica internazionale, dai risvolti imprevedibili.
Tanto più imprevedibili quanto più gli organismi sopra citati non saranno in grado di rispondere con assoluta tempestività e lungimiranza.
Due cose che, assieme ad altre già citate, sono evidentemente assenti sui tavoli di chi decide.

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