Il quadro storico della globalizzazione: colpo di stato

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La nostra epoca è definita in gran parte per due concetti molto strettamente correlati: la globalizzazione e la cosiddetta “guerra al terrorismo”. Nella loro qualità di operatori geopolitici- economici, entrambi i concetti sono complementari quali strumenti importanti per scopi specifici, entrambi conformano aspetti importanti nella nostra vita quotidiana e determinano la forma ed il contenuto di gran parte di ciò che succede a livello di discorso pubblico.

Particolarmente in Europa e negli USA si mantiene il popolo vigile di fronte a “pericoli chiari e presenti” pianificati in modo ostentato dal “terrorismo internazionale” attraverso icone mnemotecnici di movimenti di eserciti in Asia Centrale e/o cospirazioni strategicamente dispiegate per attentati che teoricamente vengono sventati “giusto in tempo” dai nostri servizi dell’intelligence. Come se fosse copiato dagli appunti per le conferenze di Carl Smith, è stato costruito un “nemico” totalitario al quale si può ricorrere se la memoria pubblica comincia ad essere debole.
La globalizzazione ha proceduto attraverso tre interpretazioni e rappresentazioni del mondo nel suo insieme, differenti ma chiaramente connesse: come il “momento cosmopolita” sociopolitico (1) (per prendere in prestito un termine coniato da Seyla Benhabib) del globo come incarnazione del nostro mondo quotidiano; come la scena delle operazioni degli interessi corporativi/finanziari multinazionali; e come il campo di battaglia nel quale si considera che i conflitti incitati richiedono soluzioni esaustive, globali, che devono ottenersi attraverso un Nuovo Ordine Mondiale.


Nel suo stato attuale, la costruzione di un mondo unificato è in gran parte sinonimo di governo mondiale ideale così come fu concepito dalla Sociocrazia del filosofo francese Auguste Comte nel XIX Secolo (2), nel quale i banchieri internazionali ed i think tank dell’elite determinato e eseguono le politiche pubbliche.

Inclusa in questo ideale globale c’è, ovviamente, la completa dissoluzione dello Stato-nazione come tale, attraverso la graduale, ma di fatto irreversibile, integrazione delle singole nazioni nel quadro totalitario di entità politiche, economiche e delle principali giuridico-legali che operano su scala globale (le più importanti: le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, la Banca dei Regolamenti Internazionali e l’Organizzazione Mondiale del Commercio).

Le radici filosofiche di questo processo di integrazione può essere trovato nei fattori che hanno portato al Trattato di Westfalia, che finì con l’orrendamente brutale Guerra dei Trent’Anni. Il Trattato seppellì anche il principio Cuius regio, eius religio e reinstallò la tolleranza dei protestanti come fu chiarito nella Pace di Asburgo (1555), la cui revoca sotto l’Imperatore Fernando II del Sacro Romano Impero Germanico con l’Editto di Restituzione (1629) portò alla sanguinosa contro-risposta della nobiltà protestante in Austria e Boemia. I termini dell’accordo di pace limitarono anche ed in modo radicale il territorio ed il potere del Sacro Romano Impero e riconobbero la sovranità dei numerosi principati che costituivano il campo d’influenza tedesca, e che delegò alla Francia e alla Svezia il compito di guardiani della pace.

Ma il Trattato di Westfalia è stato di notevole importanza per un altro motivo importante. I consiglieri a Munster e Osnabruck sono stati in grado di stabilire attraverso un discorso razionale il concetto di un accordo di pace basato sul primato della ragione e delle regole di diritto che trascendeva gli interessi nazionali ed i sistemi di credenze belligeranti, producendo, con un senso profondamente kantiano, l’idea regolatrice di pace raggiungibile come principio della ragione per guidare tutte le azioni delle parti coinvolte, e alla quale tutti i partecipanti, nolens volens, dovevano sottomettersi. Questo è chiaramente evidente nella forma in cui le diverse clausole del trattato assunsero un ruolo meta normativo. In questo modo il Trattato spianò la strada per un’era del pensiero secolarizzato nel quale il vigore della legge e la negoziazione politica servivano da strumenti per la risoluzione dei conflitti e delle linee direttive della sovranità nazionale basata sui principi della ragione.
Parallelamente allo sviluppo di principi internazionali di comportamento cosmopolita nella nostra epoca come quelli che si trovano nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e negli statuti della Convenzione di Ginevra, gli interessi economici e finanziari hanno sfruttato sia i codici formulati in accordi internazionali e le misure giuridiche che attualmente sostituiscono le leggi nazionali pre-esistenti attraverso organismi sempre più totalitari come il WTO. (3) E’ il potere incarnato nel dominio degli interessi finanziari attualmente concentrato nel processo di trasformare la nostra vita quotidiana e aree di competenza in modi inimmaginabili.

Colpo di Stato
Silenziosamente,e accuratamente nascosto al controllo pubblico, nel 1914 negli USA ci fu un colpo di Stato. I risultati di questo incruento golpe si fa sentire attualmente su scala davvero globale. Con una pianificazione attenta e dettagliata, i rappresentanti delle istituzioni finanziarie più potenti d’Europa e degli USA hanno avuto successo attraverso la promulgazione della Federal Reserve Act (conosciuta anche come la legge Glass-Owen) in una modifica radicale e permanente dei fondamenti della nazione nel suo complesso.

Attraverso la creazione del sistema della Federal Reserve, gli interessi finanziari che hanno ideato scritto e realizzato il Glass-Owen ha assunto l’autorità di governo degli Stati Uniti come rappresentante teorico dei cittadini del paese, per stampare la nostra moneta e misero questa autorità nelle mani di un cartello bancario privato. Secondo l’Art.1, Sezione 8, della Costituzione degli Stati Uniti, si dà potere al Congresso per “coniare la moneta” e “regolare il suo valore”. La Legge della Federal Reserve interpreta evidentemente questo potere in modo abbastanza alla lettera, come la coniazione di centesimi, 5 cts, 10 cts e quarti di dollari; ma, il centro della legge è la creazione della moneta sotto forma di banconote. Quando il governo ha bisogno di denaro il tesoro degli USA emette cambiali sottoforma di buoni del Tesoro degli USA, che dopo vende al sistema che è di proprietà privata della Federal Reserve in cambio di un assegno della Riserva Federale.

In realtà, la banca della Federal Reserve digita semplicemente le cifre corrispondenti sulla tastiera del computer, una volta come debito ed un’altra volta come attivo. In altre parole, la Federal Reserve crea le cifre dal nulla, per le quali dopo richiede una restituzione con interessi. Dopo i fondi sono accreditati sul conto del governo e con essi pagano diverse spese. Il “denaro” come tale è creato dal nulla proprio in quel momento dalla banca della Federal Reserve. Ma c’è un trucco aggiuntivo usato da tutte le banche che operano con il sistema della Federal Reserve: prestiti con riserva frazionaria. Questo escamotage permette alla banca di moltiplicare per dieci la quantità di denaro che presta ai suoi clienti senza avere i fondi reali di riserva per sostenerli. Questo inganno ha permesso ai proprietari occulti del sistema privato della Federal Riserve l’estorsione effettiva del denaro al popolo degli USA sotto forma di cambiali, conosciute anche come buoni del tesoro, che poi devono essere restituiti con gli interessi.

La base giuridica di questo scandaloso sistema nella legge Glass-Owen negli USA fu solo l’inizio. Come altre banche centrali firmatarie dell’Accordo di Bretton Woods (e quindi l’accordo della Banca Mondiale e del FMI) il sistema della Federal Reserve può controllare la quantità di denaro in circolazione attraverso diversi meccanismi, ad esempio attraverso l’aumento o la riduzione dei tassi d’interesse e/o le richieste di riserva minima delle banche nel sistema di prestiti a riserva frazionaria. Attraverso la promulgazione del sistema della Federal Reserve, l’essenza del denaro si è trasformata in debito. Attraverso la creazione del debito, il denaro esiste nel sistema. Quindi è ovvio che alla banca non interessa che i clienti paghino realmente il loro debito perché questo lascerebbe le banche senza gli interessi.

Quando accade che i mutuatari sono nazioni sovrane, ad esempio i paesi in via di sviluppo, o ora negli USA e un certo numero di paesi dell’Europa occidentale, i pagamenti degli interessi percepiti dalle banche raggiungono facilmente le di migliaia di milioni di dollari. Ciò è estremamente vantaggioso per le banche che sono state “coinvolte” nella negoziazione di accordi di pace (che sono fissati con i termini della resa e il rimborso dei danni) e nelle deliberazioni degli accordi commerciali internazionali che regolano il commercio e la finanza globale.

La Prima Guerra Mondiale e il suo esito forniscono un esempio illuminante di come si è riusciti ad ottenere questo. Le condizioni imposte alla Germania attraverso l’Art 21 del Trattato di Versailles ha gettato le basi per il consolidamento degli interessi finanziari enormemente potenti di Londra, New York, Francoforte e Parigi, che erano stati fondamentali per l’imposizione, a qualunque prezzo, della Legge della Federal Reserve negli USA (Va notato che sono gli stessi interessi finanziari che hanno fatto anche la loro parte per portare le nazioni al conflitto militare.L’attenzione in questo caso, tuttavia, è limitato alla genesi e perpetrazione del cartello bancario centrale privato come tale e le sue connessioni con l’attuale crisi finanziaria e la guerra contro il terrorismo).

L’orrore della Prima Guerra Mondiale portò ben presto alla consapevolezza che la comunità mondiale delle nazioni non dovrebbero permettere che una simile crudeltà accadesse di nuovo, e che c’era bisogno di principi di condotta universalmente riconosciuti ed accettati per garantire la pace e l’armonia internazionale. Tali principi di buona volontà, che ricordano volutamente i termini fissati dalla Pace di Westfalia, potevano essere realizzati esclusivamente attraverso una volontà generale comune o consenso globale. In altre parole, una Società delle Nazioni, un Volkerbund nel più stretto senso kantiano, era necessario per definire ed implementare principi della condotta umana internazionalmente validi, di certo cosmopolita, con lo scopo di beneficiare l’intera specie umana e tutta la nostra vita quotidiana.

Questo impulso positivo fu, tra le altre cose, quello che portò i partecipanti alla “guerra per finire tutte le guerre” e fondare il “Patto della Società delleNazioni”. L’accordo includeva 26 principi ai quali si sono impegnati i 58 Stati membri. Ma il problema centrale che confondeva gli ideali della Società era il fatto che l’accordo si basava su importanti interessi economici che essenzialmente condannavano il trattato al fallimento in partenza. La Società si basava sullo status quo come definito dai vincitori della Prima Guerra Mondiale che, come rappresentanti allo stesso tempo di “interessi” apparentemente “nazionali”, fecero il possibile per assicurare i maggiori benefici possibili ai banchieri dell’élite che lavoravano dietro le quinte a New York, Londra, Parigi e Francoforte. E i mezzi per tale fine si trovarono nei termini delle forme di pagamento che dopo imposero alla Germania. Un articolo pubblicato il 31 maggio 1922 sul New York Times illustra le richieste più importanti imposto alla Germania dalle potenze alleate dell’intesa Alleata:

“La Commissione di Riparazione ha chiesto alla Germania ad accettare i seguenti impegni prima del 31 maggio:
  • 1-Ridurre le spese ed equilibrare il bilancio
  • 2-Fermare l’aumento del debito estero e della carta moneta in circolazione
  • 3-Accettare una lieve supervisione dei suoi sforzi in questa direzione
  • 4- Prendere provvedimenti per prevenire la fuga di ulteriore capitale e di recuperare 2.000 milioni di dollari, spariti dal paese durante gli ultimi due anni.
  • 5-Assicurare l’autonomia della politica della Reichsbank
  • 6-Riavviare la pubblicazione di statistiche fiscali da parte del governo.*(4)

I lettori più attenti noteranno immediatamente i paralleli inconfondibili con le esigenze (“misure di austerità”), spesso imposte alle nazioni in via di sviluppo attraverso il Fondo monetario internazionale nelle sue proposte politiche precedentemente conosciute come “programmi di assestamento strutturale”, tra cui le richieste per la privatizzazione del sistema bancario, o per usare la frase presentata nel “linguaggio Fed Reserve” ‘per garantire l’indipendenza delle banche ‘(“autonomia”) dalla politica. (Nella traduzione corretta, questa è la semplice richiesta che dovrebbe essere lecita per questo cartello di banche private, unica fonte di denaro falso, per consentirgli di perpetrare la sua truffa monetaria basata sul debito, senza alcuna sorveglianza o controllo da parte del popolo o dei suoi rappresentanti.) Una gamma di condizioni imposte dal FMI ha costantemente portato a diffuse difficoltà interne e crisi economiche all’interno delle nazioni in questione, perché gli interessi e il benessere della popolazione in generale sono spesso chiaramente in contrasto con i programmi del FMI in corso di attuazione. Joseph Stiglitz la mette in questo modo:

“Il FMI non sta solo perseguendo gli obiettivi indicati nel suo mandato originario, di migliorare la stabilità globale e assicurare fondi per i paesi che si trovano di fronte a una minaccia di recessione per perseguire politiche di sviluppo. Sta anche portando avanti gli interessi della comunità finanziaria. Questo significa che il FMI ha obiettivi che sono spesso in conflitto tra loro.

La tensione è tanto più grande perché questo conflitto non può essere portato allo scoperto: se il nuovo ruolo del FMI venisse pubblicamente riconosciuto, il supporto per tale istituzione potrebbe indebolirsi, e coloro che sono riusciti a cambiarne il mandato quasi sicuramente lo sapevano. Così il nuovo mandato ha dovuto essere vestito in modi che sembravano, almeno superficialmente coerenti con il vecchio”.[5] Ed è proprio questa straordinaria espansione del potere del cartello delle banche private che è stata centrale per gran parte delle manovre dietro le quinte durante e dopo la prima guerra mondiale. In un saggio molto illuminante pubblicato su Foreign Affairs nel 1936, Leon Fraser ha portato la vera agenda occulta della élite bancaria sotto una esclusiva prospettiva pubblica:

“La verità era che gli esperti [cioè, della seconda Commissione Young – jp] colsero l’occasione del nuovo accomodamento del risarcimento come una scusa per riparare una lacuna conosciuta da tempo nel tessuto finanziario internazionale. L’organizzazione che avevano proposto non aveva funzioni connesse con i risarcimenti, e queste funzioni apparentemente secondari erano, nella coscienza interiore degli ideatori, i motivi predominanti per la sua istituzione. Con alcuni dei membri – in particolare quelli connessi con commercial banking – l’istituto è stato previsto come strumento per l’apertura di nuovi campi del commercio mondiale per mezzo di estensioni fresche di credito […] Mentre non vi era alcuna unanimità circa la opportunità di la creazione di più credito, tutti gli esperti hanno convenuto che la Banca potrebbe riempire una lacuna evidente nella organizzazione finanziaria del mondo, cioè la creazione di un centro per la collaborazione delle banca centrale e le società, per migliorare il meccanismo monetario internazionale. “[6]

La banca Fraser si riferiva, ovviamente, a null’altro che allla banca centrale di tutte le banche centrali, la Bank for Intenational Settlements (Banca dei Regolamenti Internazionali), con sede a Basilea.

Louis McFadden, banchiere della Pennsylvania ed ex membro del Congresso, ha condannato i motivi nascosti e i metodi operativi del Trattato di Versailles senza mezzi termini. McFadden prende di mira in particolare la Bank for Intenational Settlements, che prese il controllo dell’oro che la Germania era tenuta a consegnare come pagamento per i risarcimenti. Scrivendo con riferimento alla teoria di Grozio sull’adeguata composizione dei conflitti militari (de jure belli ac pacis), McFadden ha sostenuto che il Trattato di Versailles era infatti stato negoziato in mala fede, con la “House of Morgan” [riferito alla nota banca di allora JPMorgan & Co, ora JPMorgan Chase & Co. N.d.T.] e i soliti sospetti della cricca di banchieri internazionali che sono i primi beneficiari delle obbligazioni di risarcimento, e che gli aspetti sostanziali del Trattato erano stato elaborati nei centri finanziari di Londra, con largo anticipo dei veri e propri negoziati di Parigi. McFadden profeticamente presagiva le conseguenze a lungo termine del trattato come le “Fondamenta per la ripresa di una dozzina di guerre legalmente giustificabili.” [7]

Il consolidamento del potere economico e finanziario in Occidente alla fine della seconda guerra mondiale ha reso possibile la conseguente rapida e compiuta globalizzazione delle tendenze rudimentali già visibili nella piattaforma della Società delle Nazioni. L’istituzione delle Nazioni Unite nel 1945, nonché la fondazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, come previsto dagli esiti degli accordi di Bretton-Woods (1944), ha sostanzialmente fornito al sistema internazionale della moneta e della finanza un distintivo carattere anglo-americano. Questo significava, in particolare, che le banche centrali di tutti i paesi membri adottavano in gran parte il modus operandi del sistema della Federal Reserve. La stampa delle monete nazionali, una volta privilegio di governi sovrani, doveva essere sostituito dal sistema dei titoli di Stato o dal rilascio di obbligazioni, che sarebbero stati poi prestati o venduti al cartello di banche private (guidato dalla rispettivi “banca centrale” del Paese) in cambio di banconote – con i dovuti interessi. Gli esiti delle due guerre mondiali, in cui un cartello di banche private aveva infine scritto i termini di resa economica e finanziaria, avevano costretto i vinti nel ruolo di partecipanti alla più grande truffa della storia umana: la creazione di denaro dal nulla attraverso il debito, con pagamenti di interesse in flusso permanente alla sfera di élite dei banchieri privati – tutto su scala globale.

Molte delle più recenti risorse e dei nuovi mezzi di investimento discussi in un numero crescente di studi hanno collegato con tanto successo la sfera politica con quella aziendale/finanziaria che una chiara separazione non è più possibile. Tuttavia, tra ampi segmenti delle popolazioni di molti paesi, i cittadini votanti sono ancora convinti della sacralità della carica elettiva. Queste convinzioni si basano sulla pubblicità ingannevole, e gli elettori non sono riusciti a vedere la fusione tra il capitale e il successo della continua campagna per la conservazione degli incarichi che regolarmente avviene dietro le cortine di fumo e specchi dei mezzi di comunicazione di massa. In un certo numero di casi importanti, anche l’opposizione o i movimenti di protesta sono state acquistati e messi in scena. [8] Yes we can! Si, se puede! ora dovrebbe essere visto come il canto pietoso di tutti coloro che sono caduti per il cambiamento in cui credevano. Il cambiamento è avvenuto sotto forma di salvataggi continuati per le banche di Wall Street, con l’ex capo della Federal Reserve di New York collocato comodamente da Obama stesso sulla trono del Tesoro Usa, immune da critiche e da rimproveri, nonostante le sue e-mail urgenti al legale di AIG che esortavano al silenzio in risposta alle richieste del Congresso sulla portata dei fondi di salvataggio della Fed incanalati nelle tasche di Goldman Sachs. (Naturalmente, al momento in cui queste rivelazioni divennero di pubblico dominio (su Internet!), I grandi media erano impegnato a convincere il pubblico semi-cosciente dell’importanza dei movimenti passati e presenti dei genitali di Tiger Woods). È stato tutto il solito business. Ma i disperati con le lacrime agli occhi sembrano cadere nella montatura di Hollywood ogni volta: è QUELLO!

Le procedure schematiche svolte da FMI, Banca Mondiale e WTO spesso acquisiscono un carattere di vera e propria assurdità. Tale fu il caso nello spesso citato programma di adeguamento strutturale sviluppato per la Bolivia nel Enhanced Structural Adjustment Facility (ESAF) Policy Framework Paper per il 1998 – 2001. In cambio dei tanto necessari prestiti del FMI, la Bolivia era tenuta a trasferire i “diritti” del sistema idrico di Cochabamba all’impresa privata di Aquas de Tunari, una controllata della società International Water Ltd/consorzio Bechtel Corporation. (Bechtel ha acquisito notorietà internazionale sotto l’amministrazione di George W. Bush come destinatario di generosi contratti militari di “ricostruzione” in Iraq senza gara d’appalto). La privatizzazione della fornitura di acqua ha fatto sì che i prezzi per questa necessità di vita è aumentata di oltre il 300%, diventando irraggiungibile per molte famiglie. Con pubblica indignazione e potenziali violenze all’orizzonte, un rapporto redatto da esperti della Banca Mondiale ha consigliato: nessun sussidio pubblico deve essere dato per mitigare l’aumento delle tariffe dell’acqua a Cochabamba. [9]

Recenti macchinazioni del WTO hanno portato anche a precarie strategie di globalizzazione. Secondo Greg Palast, una nota interna inviata al suo ufficio al “The Guardian” ha rivelato le reali minacce rivolte al governo di sinistra del Brasile se il Paese continuava a rifiutarsi di firmare l’accordo sui servizi finanziari del 1999. Questo accordo ha costituito la base giuridica internazionale per la deregolamentazione dei cosiddetti “prodotti finanziari”, in particolare i derivati come i “credit default swap” e “mortgage backed securities”, che poi hanno portato alla crisi finanziaria globale.

Il modello di crisi seguito da un piano precotto per una soluzione globale è stato persistente fin dai primi anni del 1800, quando le élite bancarie europee hanno bruciato le tappe al fine di istituire una banca centrale sul suolo americano. Questi sono stati gli stessi interessi strutturali che alla fine hanno portato al passaggio del disegno di legge Glass-Owen. Ed è all’interno di questo modello che sono anche da ricercare le origini della crisi finanziaria attuale, in particolare nell’ambito più alte sfere del sistema della Federal Reserve.

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e Washington, DC, la Federal Reserve è statA “costretta” ad abbassare i tassi di interesse al minimo per evitare un crollo potenziale di una serie di importanti servizi e industrie. Questa mossa ha consentito a tutte le filiali di banche a livello nazionale di rendere facilmente disponibili i crediti, in particolare per i mutui casa. Due anni dopo, l’intero Paese era in una frenesia di acquisto case con visioni di case in aumento in valore anno dopo anno fino alla fine dei tempi. Molti acquirenti ne hanno comprate due o tre, nella speranza di “rilanciare” la mano con migliaia e migliaia di dollari di profitto.

Furono gettate le basi per l’inizializzazione di uno strumento finanziario precedentemente sconosciuto – BISTRO (Broad Index Secured Trust Offering) – sviluppato nel think tank di JP Morgan. Con la velocità dei bonifici elettronici, BISTRO ha permesso inimmaginabili profitti esponenziali attraverso la “credit default swaps” che la “House Morgan” poi ha diviso in pacchetti e venduti a migliaia di interessati tra aziende, banche, colossi delle assicurazioni e fondi di investimento in tutto il mondo. Come la rivista tedesca Der Spiegel così accuratamente ha dichiarato, “i manager delle banche ei banchieri centrali sono stati i capitani di questa nave, tra cui superstar come il manager Blythe Masters di JP Morgan, e l’ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan.” [10]

Osservatori attenti della storia finanziaria dovrebbe riconoscere il modello concreto di sviluppo qui all’opera. Una presunta espansione ben fondata di credito e un corrispondente boom economico sono seguiti da una contrazione improvvisa del credito e dall’implosione dei mercati. Al centro della nostra crisi attuale c’è il settore bancario e la sua capacità di creare denaro e derivati dal nulla. Il crollo era prevedibile, e con ogni probabilità attentamente pianificato. Non appena il crollo del 2008 è cominciato i direttori delle principali banche d’America iniziarono ad emettere ultimatum al popolo americano attraverso il proprio rappresentante, Henry Paulson (ex CEO di Goldman Sachs), così come il segretario del Tesoro. Se le casse delle banche non fossero state reintegrate con ampi fondi pubblici, gli americani si sarebbero presto svegliati con la legge marziale per le strade di molte città importanti.

E prontamente, i rappresentanti “non-ci-vediamo-niente-di-male” a Washington sono venuti in soccorso delle élite finanziaria globale, il tutto a scapito dei contribuenti e, infine, anche a scapito della sovranità nazionale. Richieste concomitanti per “soluzioni globali” a questo dichiarato problema globale, sono state prontamente messe all’ordine del giorno nazionale e internazionale da parte del G20 e da economisti di spicco come Kenneth Rogoff. Il Congresso americano ha recentemente ratificato una revisione globale del sistema finanziario del Paese, e così concesso maggiore autorità alla Federal Reserve. Su scala globale, gli esperti finanziari ed economici di tutto il mondo sono al lavoro Per lo sviluppo di revisioni fondamentali dell’Accordo di Basilea (Basilea III) nell’ambito della Bank for International Settlements. [11]

Nello stesso tempo, l’annuncio della Federal Reserve nel tardo 2010 che avrebbe avviato un secondo ciclo di “distensione quantitativa” nel tentativo di liberare del credito e di alleviare le istituzioni finanziarie da attività moribonde ha portato a svariati appelli rumorosi per una nuova valuta di riserva globale da sostituire al dollaro in difficoltà. La decisione della Federal Reserve di aumentare la liquidità stampando più dollari è già vista come un errore potenzialmente fatale da molti scettici in particolare in Cina, che detiene una somma di grandezza spropositata di dollari USA nel suo scrigno di valuta di riserva. Russia e Cina, tra gli altri, hanno già concordato uno scambio bilaterale di beni e servizi, utilizzando le proprie valute, senza il dollaro statunitense come intermediario.

Inevitabili pressioni inflazionistiche garantiscono che i giorni del dollaro USA come valuta di riserva mondiale sono contati; questo risultato non fa ben sperare per il popolo degli Stati Uniti, che molto probabilmente se e quando i prezzi per le necessità quotidiane come la benzina, partiranno a razzo al di là di quanto possa permettersi vedrà allora la legge marziale. Come il capo operativo di tutte le forze clandestine dedite a vedere un governo unico mondiale nel controllo del pianeta, la Federal Reserve sta attivamente distruggendo la valuta degli Stati Uniti come strumento della sovranità nazionale. Ed in stretta collaborazione con la “Fed”, gruppi di lavoro all’interno sia delle Nazioni Unite che del FMI hanno pubblicato documenti da posizioni chiave in cui si propone una nuova valuta mondiale, che ci si aspetta venga ad essere stampata o coniata da una banca centrale globale. [12]

La “guerra al terrore” globale

Accompagnando la sempre maggiore autorità di strumenti globali come l’FMI, il WTO e la Bank for International Settlements, una rete di sorveglianza internazionale è pienamente in fieri, con conseguenze di vasta portata per la vita individuale e la libertà. Particolarmente a rischio oggi è l’integrità di Internet come l’ultimo bastione di scambio di informazioni non censurate. Ad ogni “attacco informatico” pubblicizzato, sia reale sia creato ad hoc, seguono nuove richieste per maggiori misure di sicurezza e nuova legislazione per controllare forma e contenuti online. Nuovi concetti chiave sovranazionali come “Al Qaeda”, “le reti terroristiche” o “trasferimenti di denaro sospetti” sono ormai di uso comune nel dibattito pubblico e consentono l’attuazione di misure di controllo politico-militare senza precedenti e strategie di sorveglianza per i normali cittadini. La disponibilità dei governi di tutto il mondo ad adottare misure anti-terrorismo che sono potenzialmente ostili ad ogni forma di libertà individuale si basa sulla discutibile accettazione della spiegazione ufficiale offerta dal governo degli Stati Uniti e dei suoi servizi di intelligence per gli eventi verificatisi l’11 settembre. La scarsità di critica, soprattutto tra i principali media americani, della narrazione ufficiale plausibile di tutto ciò che è emerso l’11/9 è di per sé prova sufficiente di un stampa americana completamente controllata da cima a fondo.

Le analisi di David Ray Griffin e Steven Jones (fra molti altri) [13] delle molteplici incongruenze e dell’inconsistenza più assoluta nella spiegazione ufficiale degli attacchi dell’11/9 dimostrano chiaramente che ci sono stati e ci sono molti più sinistri complotti al lavoro di quanto l’opinione pubblica americana sia pronta a credere. Le risposte alla inevitabile domanda -cui bono?- indicano i beneficiari a lungo termine del controllo globale che in ultima analisi otterranno senza eccezioni.

Lo schema è sempre lo stesso. Si presenta una crisi di proporzioni epocali, e si offrono soluzioni su scala globale che in definitiva consolidano gli interessi di un Nuovo Ordine Mondiale, del tipo previsto da Auguste Comte, con banchieri ed una selezionata élite intellettuale ad avere il completo controllo. Il sistema della Federal Reserve dovrebbe essere visto per quello che è – l’agenzia internazionale di una cricca di élite bancarie che sono caparbiamente decise a ottenere un governo globale, con un sistema unico di giustizia universale, una valuta unica, e una rete di sorveglianza onnicomprensiva a garanzia di un regime neo-feudale, totalitario e infallibile. Grazie agli sforzi di questa stessa élite globale, gli Stati Uniti nella loro agonia finiranno per soccombere ai vincoli che i suoi leader hanno volontariamente adottato nel contesto della globalizzazione.

Per quanto mirabile possa essere la pace perpetua nell’ambito di un sistema di ragione benevolente, con innanzitutto il concetto della sacralità di ogni forma terrestre di vita ben fisso in mente, i concreti dati storici e i curriculum di chi è più attivamente impegnato nel portare alla piena fruizione degli ideali di questo Nuovo Ordine Mondiale bastano da soli come motivo per respingere i loro obiettivi.

I banchieri d’élite negli Stati Uniti e in Europa hanno concepito e attuato il sistema della Federal Reserve, come una pietra miliare verso l’eventuale governo globale di una società neo-feudale. La persistente crisi economica globale è stata concepita e attuata come un ulteriore strumento essenziale al raggiungimento di un unico governo mondiale controllato dai banchieri e dai loro compari (“shills” nell’originale, “shill” è una persona che aiuta altri o organizzazioni a vendere qualcosa senza rivelare di avere un rapporto stretto con il venditore, Tipico il caso di chi alza il prezzo artificiosamente nelle aste. N.d.T.) intellettuali seduti in posizioni cruciali che decidono cosa fare — qui custodiet custodes?

Le politiche nascoste e le macchinazioni clandestine della “Fed” stanno accelerando il “bisogno” e la “domanda” di una moneta mondiale per sostituire le attuali valute nazionali. In epoche precedenti, l’esecuzione di tali piani e questi propositi sarebbero stati considerati alto tradimento e puniti a dovere, nel linguaggio di oggi, dovrebbero essere qualificati più correttamente come un atto di terrorismo.

Dr James Polk profondamente influenzato sia dalla Scuola di Francoforte della teoria critica che dalla fenomenologia del XX° secolo, ha compiuto gli studi universitari in filosofia alla Freie Universität di Berlino, dove ha conseguito il dottorato di ricerca per il lavoro su Kant e Heidegger. Egli è l’autore di der Zeit Am Horizont e il trionfo dell’ignoranza e della Beatitudine – Patologie della Pubblica America.

Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA

1 comment for “Il quadro storico della globalizzazione: colpo di stato

  1. Anonimo
    22 gennaio 2011 at 11:58

    Un articolo di sintesi sulla situazione globale, un po' lungo, ma facile e discretamente ben fatto e soprattutto… estremamente interessante.

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