Geithner va alla guerra delle valute!

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Il ministro del Tesoro statunitense, Timothy Geithner, ha accusato senza mezzi termini la Cina di non mantenere gli impegni presi nel giugno dello scorso anno di rivalutare sensibilmente lo yuan nei confronti del dollaro, e che questa sottovalutazione è una delle ragioni della perdurante crescita a due cifre del surplus cinese negli scambi con gli Stati Uniti.

Studi di parte imprenditoriale americana valutano il deprezzamento della valuta cinese intorno al 40 per cento ed è anche sulla base di queste valutazioni che la Camera dei Rappresentanti aveva varato un provvedimento volto a imporre sanzioni alla Cina ove non si fosse lasciato lo yuan libero di fluttuare, provvedimento poi non fatto proprio dal Senato anche per l’impegno poi disatteso da parte di Pechino.

Secondo Geithner, lo yuan si è rivalutato soltanto del 3 per cento e questa mancata sostanziale rivalutazione sarebbe anche alla base delle spinte inflazionistiche che stanno preoccupando lo stesso governo cinese, che preferisce però perseguire la strada degli aumenti dei tassi di interesse accompagnati da interventi calmieratori sui prezzi dei generi di prima necessità.

La sortita di Geithner non è che l’ennesimo capitolo di quella battaglia delle valute che ha prima indebolito il dollaro e ora sta indebolendo l’euro, complice anche la crisi del debito sovrano di alcuni paesi, una battaglia delle valute dagli esiti difficilmente prevedibili ma che ha già generato non poche conseguenze nei paesi colpiti.

Nel frattempo l’euro si sta allontanando dai minimi, complice anche il buon esito dell’asta dei titoli di Stato portoghesi, mentre il dollaro si rafforza leggermente nei confronti dello yen, ma si tratta di piccole oscillazioni su livelli comunque bassi.

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