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Quanto solfito è presente nel vino venduto in Italia? Esiste sul mercato un vino ottenuto senza ricorrere a questo additivo? E’ vero che i vini dal prezzo più basso sono anche quelli con più solfito?

A queste ed altre domande ancora ha cercato una risposta l’indagine condotta dal Movimento Consumatori su scala nazionale.

90 diversi vini, rossi, bianchi e rosé, sono stati acquistati da punti vendita in 14 città sparse in tutta Italia. Si tratta di bottiglie dei più noti e diffusi vini italiani e pure vini di importazione francesi, spagnoli, portoghesi, cileni, australiani, californiani. Ipermercati, supermercati, hard discount, enoteche, piccoli negozi sono stati scandagliati per individuare vini appartenenti anche a diverse fasce di prezzo, oscillanti alla fine tra un minimo di 0,59 euro/l per un vino bianco da tavola ad un massimo di 34 euro/l per un bianco Ramandolo DOCG annata 2000. A sorpresa, tra questi due vini non c’è quasi differenza nel tenore in solfiti. Entrambi ne contengono in dose elevata, anche se entro i limiti consentiti.

Ma che cosa è il solfito e soprattutto può essere dannoso alla nostra salute?

La solfitazione dei mosti e dei vini è una pratica diffusa fin dall’inizio del 1900. L’anidride solforosa, che in soluzione da origine ai solfiti, si trova nel vino in due forme, libera e combinata (tabella3). E’ un additivo consentito dalla legge nei limiti fissati: massimo 200 mg/l di anidride solforosa totale, senza distinzione tra vini bianchi e rossi, per la normativa italiana; massimo 160 mg/l per i vini rossi e massimo 210 mg/l per i vini bianchi, per la normativa Europea, con deroghe che permettono agli Stati Membri di elevare il valore massimo di 40 mg/l. Valori più elevati sono fissati per i vini dolci.

Esiste un vino senza solfito?

Tutte le bottiglie prelevate in 45 diversi punti vendita sono state inviate in uno dei laboratori più esperti nell’analisi della genuinità del vino: si tratta del Laboratorio Eurofins di Nantes, del prof. Martin, l’inventore di una delle principali tecniche per scoprire la sofisticazione dei vini. Le metodiche di analisi da lui messe a punto sono oggi adottate in tutti i principali laboratori europei di controllo sul vino.
A questi esperti abbiamo chiesto di determinare la concentrazione di anidride solforosa totale presente nei vini, dopo aver accertato la perfetta integrità della bottiglia e dei sigilli di chiusura. Il metodo utilizzato per l’analisi è stato quello ufficiale O.I.V. (Office International de la Vigne e du Vin)
Ed una prima risposta l’abbiamo ottenuta: esistono sul mercato dei vini rossi senza solfiti o comunque con valori al limite della rilevabilità del metodo di analisi. Ne abbiamo trovati 3, uno cileno, uno francese ed uno italiano ottenuto da uve da agricoltura biologica (tabella5). Tutti i vini bianchi invece contenevano solfiti.

I prodotti sul mercato italiano, per quanto riguarda il tenore in solfiti, rientrano tutti nei limiti di legge nazionali, però presentano una fortissima oscillazione dei valori. Tra i vini di importazione, soprattutto extra CEE e tra i vini nazionali di qualità si trovano i valori più contenuti dell’additivo. Sembra premiare il consumatore l’acquisto nei negozi e nelle enoteche. Al contrario i vini da tavola ed i vini acquistati nella grande distribuzione possono contenere valori più alti di additivo.

Fonte: http://foodinside.blogspot.com/2008/01/anidride-solforosa-nel-vino.html

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