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Da qualche tempo sta iniziando ad accadere nel dibattito sull’11 settembre la stessa cosa che è accaduta con il caso Kennedy: una volta esaurite la raccolta e la presentazione di tutti gli elementi che contraddicono la versione ufficiale, il dibattito si cristallizza su alcuni aspetti specifici della vicenda, ed apre una serie di discussioni secondarie che sono destinate a restare irrisolte per propria natura, mentre rischiano di allontanare l’attenzione dal problema centrale.

A causare questo problema sono spesso gli stessi “complottisti”, che nell’impeto di voler dimostrare a tutti i costi la propria tesi si spingono a dare spiegazioni che non gli competono, assumendosi in quel modo l’onere della prova. Fanno così un piacere immenso al debunker, che non vedeva l’ora di liberarsi da quel peso, e che può adesso scorrazzare liberamente su un territorio nel quale può finalmente giocare al contrattacco.

E’ stato il caso del “proiettile magico” nell’omicidio Kennedy, salito alla ribalta con il film “JFK” di Oliver Stone, e lo sta diventando nell’11 settembre la questione della thermite nelle Torri Gemelle.

Con il tentativo di dimostrare l’impossibilità del proiettile magico, infatti, Stone si è assunto l’onere della prova, e lo ha fatto anche – thank you very much – per conto di tutti gli altri “complottisti” del caso Kennedy. Da quel momento in poi la macchina mondiale del debunking ha avuto gioco facile, …

… mostrando come la traiettoria del proiettile non fosse necessariamente impossibile. Altamente improbabile, certamente, ma non per questo impossibile, e come sappiamo al debunker “il pareggio” basta e avanza. Nel frattempo – guarda un pò che fortuna – il fronte ufficialista non ha più dovuto dimostrare come Oswald abbia potuto agire da solo, mentre uno sguardo più attento al Rapporto Warren rivela come in realtà l’omonima Commissione non ci abbia mai spiegato la precisa sequenza temporale con cui Oswald avrebbe esploso i tre colpi sparati dal Book Depository.

Io ritengo infatti assolutamente impossibile stabilire una qualunque sequenza temporale per i tre spari di Oswald (usando come riferimento il filmato di Zapruder), che riesca a riconciliare tutti gli elementi fattuali riscontrati in seguito in Dealey Plaza. (Chi è interessato ai particolari può leggere questa pagina).

Rimane quindi agli ufficialisti spiegare la precisa modalità con cui Oswald avrebbe agito, prima che qualunque “complottista” si assuma l’onere di dimostrare il contrario. Invece, da quando è stato sollevato il polverone del “magic bullet”, il dibattito si è spostato su quell’argomento, e da lì non si è più schiodato negli ultimi 20 anni. Un vero e proprio sogno, per i debunkers.

Ora la stessa cosa sta accadendo con la thermite nell’11 settembre. Stufi di raccogliere ed elencare indizi su indizi, molti “complottisti” stanno calcando la mano sulle dimostrazioni – lampanti, peraltro – fornite nel tempo da personaggi come Steven Jones o Niels Harritt, della presenza dei residui di thermite nelle polveri delle Torri Gemelle. Ma queste sono dimostrazioni complesse e articolate, e lungo il loro percorso è sempre possibile trovare una obiezione qualunque che renda la presenza della thermite da “dimostrata” a soltanto “probabile”. Di fatto, come abbiamo visto, i lavori di Harritt e di Jones non hanno sortito alcun effetto contro la versione ufficiale. Solo una massa enorme di polvere in più.

Perdersi quindi oggi in un dibattito secondario di quel tipo – per quanto possa sembrare allettante, vista la forza dell’evidenza presentata – equivale ad offrire al debunker occasioni infinite per ribattere su un terreno troppo vasto e labile per essere comunque conclusivo. Basta un filmato dei “Mythbusters” – come è accaduto di recente – nel quale si dice che la thermite non taglia l’acciaio, e la tua bella dimostrazione è andata a farsi benedire. Che poi i Mythbusters mentissero spudoratamente non conta nulla, a livello mediatico: il danno ormai è fatto, perchè ora dovresti dimostrare che “non è vero che non è vero”, e la strada da qui in poi può soltanto allargarsi, invece di restringersi. Nel frattempo, resta ancora da spiegare la dinamica completa del presunto crollo gravitazionale dei tre edifici.

Sia chiaro, non sto invitando gli amici “complottisti” a desistere da questo tipo di discussioni, anzi, mi auguro che si battano con tutte le forze che hanno in corpo nei vari forum a cui partecipano (compreso il nostro). Vorrei però metterli in guardia su un pericolo molto serio come quella della compartimentalizzazione del dibattito – lo scopo ultimo di ogni debunker al mondo – invitandoli nel contempo a non perdere mai di vista “the big picture”.

Non siamo noi a dover spiegare come sono crollate le Torri Gemelle, ma è chi sostiene che siano cadute da sole a doverci dire come avrebbero fatto, viste le obiezioni che abbiamo sollevato in merito. Come sappiamo infatti, queste spiegazioni dettagliate nei rapporti del NIST non si trovano, esattamente come nel Rapporto Warren non si trova la spiegazione dettagliata di come Oswald avrebbe agito da solo.

Già ci hanno mentito in modo plateale, evitiamo almeno di fargli il piacere di non dover più rispondere alle nostre domande.

Massimo Mazzucco

NOTA: Ho usato “thermite” (in inglese) in senso generico, riferendomi a tutte le variazioni di prodotto che si possono ottenere da quel composto chimico.

Fonte: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3642

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