La fame

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Al risveglio

Al risveglio, la maggiore parte delle persone, appena schiusi gli occhi dopo una notte di sonno ed aver fumato una sigaretta, mangia o beve qualcosa. Sovente c’è anche un caffè ad interrompere l’eliminazione notturna. Poi dei croissant inzuppati in questo caffè.

Ma al risveglio non si ha mai realmente fame. La bocca è pastosa, cattiva, talvolta amara, secca, la mente svogliata, non lucida, intorpidita. Istintivamente si cerca di sopprimere questi sintomi di eliminazione notturna con una bevanda calda contenenti veleni, come il caffè, il tè, il cacao, le tisane, poi con il tabacco. In seguito si mangia senza fame uno o due croissant, ciò che sovraccarica l’organi­smo nel momento in cui le sue forze vive sono concentrate a completare il cata­bolismo (eliminazione notturna).

Per coloro che soffrono di denutrizione (malgrado l’abbondanza della loro ali­mentazione) la “fame” potrebbe comparire una o due ore dopo il risveglio ed anche all’istante. Quando la denutrizione sarà stata curata ed eliminata il loro corpo non reclamerà nutrimento che parecchie ore dopo il risveglio.

Ma quali sono dunque le sofferenze della fame?

Secondo l’opinione medica e popolare la fame è una sensazione dolorosa e penosa. Si parla di sofferenza da fame. “Ho sofferto la fame!” vi si dice.

Ora la fame è una manifestazione del funzionamento normale del corpo e tutte le funzioni normali del corpo producono piacere. Così, ad esempio, il fatto di uri­nare, evacuare, guardare, dormire, avere rapporti sessuali, sono tutte funzioni pia­cevoli. Perché parlare allora di sofferenza da fame? dei suoi dolori? Vero è che taluni individui provano effettivamente delle sofferenze, ma questo altro non è che la manifestazione dell’eliminazione e della disintossicazione atta ad annullare i postumi fastidiosi di precedenti pasti malsani. Chi smette di fumare o di bere caffè risente identiche sofferenze e simili dolori derivanti dalla disintossicazione. Questi inconvenienti non devono indurre a mangiare, né a fumare né a bere caffè.

Ripetiamolo: le sofferenze talora avvertite non sono quelle della fame, bensì quelle proprio della disintossicazione. Queste sofferenze scompaiono non appena la disintossicazione è terminata, ed infine quando arriva la fame non si avverte alcuna sofferenza.

La vera fame e la falsa fame

Ogni qualvolta, nel corso delle mie conversazioni quotidiane dedicate ai digiu­natori, tratto il soggetto della fame mi si ribatte che di buon mattino si ha fame. E a questo punto che domando di distinguere tra vera e falsa fame.

Attendere un’ora per accertare

La falsa fame scompare in breve tempo, riappare ancora, poi sparisce di nuovo. Al contrario, la vera fame persiste e si accentua.

Quindi, per distinguerle e rendersene conto basterà attendere un’ora o poco più. Comunque, più si attende più la vera fame verrà eccitata. Infatti, all’inizio si manifesterà debolmente.

Nei casi di denutrizione la fame acuta sfocia in una sensazione di “venir meno”, di svenimento, di sprofondamento. Non si può lavorare né fare alcunché prima di essere nutriti. A quel punto occorre mangiare subito uno o due frutti senza alcuna bevanda.

“L’appetito, scrive Shelton, è una falsificazione della fame. Non è espres­sione di un bisogno, ma piuttosto di un’abitudine o di una voglia immagi­naria. L’appetito è una creatura dell’abitudine e della routine e può essere causata da più ragioni quali l’ora del pasto, la vista, il gusto, l’odore dei cibi o addirittura l’idea di mangiare può fare scattare l’appetito. Allo stesso modo i condimenti e le salse possono svegliare l’appetito”.

Ma ciò non è la vera fame. L’appetito è una falsa fame.

La vera fame non si accompagna ad alcun sintomo. Non si ha mal di testa né alcun malessere. Le idee sono chiare, la mente lucida, si è ottimisti, felici, tranquilli, sereni.

La vera fame non compare necessariamente all’ora dei pasti. Sono le contra­zioni ritmiche dello stomaco che per abitudine si producono regolarmente all’ora dei pasti a far credere che si tratti di fame. Ahimè, è una fame falsa.

La vera fame può sopraggiungere spontaneamente in ogni momento della gior­nata, ma non in piena notte. Infatti, durante la notte i muscoli sono rilassati e lo stomaco, anch’esso un muscolo, si rilassa. Non è pronto ad impastare il bolo alimentare durante il riposo notturno.

Se invece si avverte la fame prima di mezzanotte, allora qualche foglia di lattuga o una mela dovrebbero calmarla ed assicurare il sonno ristoratore.

Secondo Fletcher, per distinguere la vera fame dalla falsa, occorre tener pre­sente che nella vera “l’acquolina viene in bocca”. A mio parere, per distinguerle, basterebbe aspettare un’ora: la vera fame persiste mentre quella falsa sparisce con tutti i sintomi morbosi ed ingannatori.

La gola contratta o dilatata?

La maggioranza degli igienisti di professione attribuiscono alle ghiandole della gola ed a quelle della bocca il ruolo principale nelle manifestazioni della fame. Shelton attribuisce questo attivo ruolo principale ai nervi. Infatti, sono proprio i nervi a comandare questa sensazione di vuoto e di dilatazione che sale verso l’esofago e la gola. E la ragione per la quale durante i momenti di fatica, di inquietudine, di preoccupazione, di collera, di odio, di emozioni negative, ecc., sebbene il corpo abbia bisogno di nutrimento, esso non lo richiede e non manifesta la fame. I nervi manterranno contratti gola ed esofago. Quando le condizioni sono favorevoli la fame si manifesta con la dilatazione della gola e dell’esofago.

Una sensazione gradevole

La vera fame è sempre una sensazione gradevole e piacevole, anche se può essere pressante. Un buco nello stomaco, un vuoto accompagnato da contrazioni ritmiche, una sensazione di rilassamento che sale dallo stomaco verso la gola attraversando l’esofago: tutti questi sintomi sono gradevoli e piacevoli.

Al contrario, nei casi di denutrizione e mancanza di riserve, il soggetto può avvertire una fame diffusa, un’incapacità di lavorare o di concentrarsi, si sente “venir meno”. Ora, queste sensazioni scompaiono rapidamente in capo a qualche settimana, via via che le riserve vengono colmate. Allora, la fame diventa meno insistente e frequente. In quel momento il soggetto avvertirà la fame, ma la sua mente sarà vivace, viva e lucida ed il suo umore ottimista e sereno. Vedrà tutto rosa.

La falsa fame come dopo una droga

Tutti i sintomi morbosi che ho descritto nella falsa fame assomigliano sorpren­dentemente ai sintomi che si manifestano nei fumatori e bevitori di caffè o anche nei drogati quando smettono di avvelenarsi. Questi sintomi sono quelli della falsa fame, sono sintomi di eliminazione.

La falsa fame è un sintomo di eliminazione dei residui del pasto precedente. Ora, questi sintomi di disintossicazione sono ben conosciuti dai drogati, dai fumatori e dai bevitori di caffè e tè.

Disgraziatamente i mangiatori li ignorano.

L’assuefazione può esistere tanto per la droga che per i cibi malsani.

Risulta evidente che se un drogato o un fumatore in piena disintossicazione riprende il proprio veleno i sintomi sgradevoli della disintossicazione cessano subi­to. Pertanto non bisogna mai arrestare una disintossicazione sia proveniente dalla droga, dall’alcool, dal caffè che da cibi malsani.

“I sintomi morbosi della falsa fame, prosegue Shelton, sono identici a quelli che provano i drogati quando sono privati della loro droga abi­tuale” .

E ben vero che i sintomi dell’assuefazione alle droghe sono ben più forti, tut­tavia l’assuefazione alimentare e l’abitudine alle ore fisse dei pasti conducono al­l’ebbrezza alimentare ed all’ingordigia e producono sintomi loro propri, a torto scam­biati per fame. Vero è che questi sintomi sono temporaneamente alleviati con l’ingerire cibo, esattamente come il caffè dà momentaneo sollievo al mal di testa provocato dalla precedente tazzina di caffè! Perciò ci si immagina, e ne siamo convinti, che occorra mangiare. All’opposto, i malati di ulcera e di stomaco per alleviare i loro mali mangiano frequentemente, ma così facendo li rendono duraturi.

E un circolo vizioso che si può rompere con la pratica del digiuno. In caso contrario si affonda sempre più.

Tutti quei sintomi morbosi finiscono col passare se si smette di mangiare per qualche tempo e si attende la vera fame.

Nel suo libro Perfect Health (La Salute Perfetta), Haskell dice di avere

“domandato a parecchie migliaia di persone, medici compresi, di descri­vere la sensazione della fame naturale. Dalle loro risposte notò i seguenti sintomi: svenimento, sensazione di vuoto nello stomaco, un buco, un risentimento, ecc. Ma tutte queste sensazioni sono quelle dell’appetito e non quelle della fame. Esse provengono da cattive abitudini alimentari”.

SINTOMI DELLA VERA FAME SINTOMI DELLA FALSA FAME
Sensazione di vuoto nello stomaco Salivazione Mal di testa Bocca secca, pastosa, cattiva
La mente è ottimista chiara e gioiosa La fame sparisce quando si aspetta
La fame persiste quando si aspetta Borborigmi La mente è depressa, fiacca
Contrazioni di stomaco, nausea

L’appetito e la fame Shelton paragona l’appetito alla voglia che si può avere per la nicotina, l’alcol, il caffè, il tè, il cacao. “Nessuno può avere davvero fame per queste sostanze avvelenanti egli scrive. Esse, infatti, non servono ad alcun bisogno fisiologico e, di conseguenza, sono sempre nocive. Nessuna domanda fisiologica può sopraggiungere per queste sostanze”. Capita talvolta che all’appetito si accompagnino diverse sensazioni di malessere e perfino di dolore, sensazioni di debolezza, di depressione nervosa, di risentimento gastrico, borborigmi intestinali, nausea, mal di testa ed altre sensazioni morbose. Secondo il Dr. Claunch è possibile distinguere la vera fame dall’appetito nel modo seguente: “Quando avete fame e vi sentite a proprio agio c’è la vera fame. Ma quando avete la cosiddetta fame e non vi sentite a proprio agio c’è falsa fame”. Farei tuttavia eccezione a questa regola quando la persona si sente “venir meno”. Infatti, all’inizio del cambiamento di regime, la digestione è molto debole, le cellule piangono miseria e la fame diventa frequente e perentoria. Alcuni possono sentirsi “venir meno” ed in questi precisi momenti devo affrettarsi a mangiare. In seguito, migliorando il potere digestivo, le riserve diventano più sostanziose e la fame più diradata si sopporta gradevolmente. In effetti, con il vecchio regime di cibi denaturati e cotti non si digerisce che il 20%, il resto passa all’indomani nelle feci. Al contrario, con il nuovo sano regime, composto da alimenti vivi, si digerisce il 90%, le feci sono poco abbondanti, modellate ed inodori. E così che, in attesa del miglioramento del potere digestivo, il passaggio da una tappa all’altra provoca una pressante richiesta di cibo. Questa fame è indice di denutrizione. In alcuni, tuttavia, si scatena una intensa eliminazione, la fame sparisce e, quale preparazione a questo nuovo sano regime, converrebbe iniziare un digiuno. “Quando una persona ammalata salta un pasto abituale essa si indebo­lisce ancor prima di avere fame. Ma quando una persona in buona salute perde un pasto abituale essa avverte la fame prima di indebolirsi” (Dr. Claunch). La fame è un sacro principio nella nostra vita, principio che bisogna rispettare in ogni circostanza. Coloro che vi consigliano di annusare i cibi per fare la vostra scelta non sanno cos’è la fame e ricercano l’appetito! L’errore più comune e più grave è quello di riempire il proprio stomaco perché è l’ora del pasto o per ordine del medico o ancora come passatempo sociale per compiacere agli ospiti ed ai commensali.

Una richiesta naturale

Quando si mangia senza sentire una richiesta naturale non si trae vantaggio, o molto poco, da quanto si mangia. E esattamente come colui che pratica la respirazione forzata e profonda senza averne necessità, in assenza di respiro af­fannato, o ancora come chi beve senza sete.

“Questo modo di mangiare, scrive Shelton, trasforma il corpo in una fabbrica di concimi”.

La vera fame rappresenta la richiesta naturale del mangiare e segnala che il nutrimento verrà effettivamente elaborato dal corpo.

Diversamente quando si annusano i cibi prima di optare per una scelta tenta­trice si cerca di stuzzicare l’appetito e solo una parte di quanto è ingerito viene digerito. Le feci diventano abbondanti e non si trae assolutamente vantaggio da ciò che si mangia.

Ciò che la fame non è

“Per comprendere ciò che è la vera fame, scrive Shelton, vediamo ciò che non è, prima di cercare ciò che è.

Pensate alla sete: è forse un dolore? un capogiro? uno svenimento? Nulla di tutto ciò. La sete è percepita nella bocca e nella gola e si prova un desiderio cosciente di bere dell’acqua. Orbene non si confonde mai il mal di testa con la sete in quanto la sete è molto ben conosciuta. Altrettanto capita per la fame autentica: si avverte un desiderio autentico di mangiare, ci si sente a proprio agio, senza sofferenze né malesseri.

La saliva fluisce abbondantemente in bocca e sovente si desidera un cibo specifico”.

Alcuni digiunatori avvertono dei vivi dolori allo stomaco che possono perdurare una settimana. Non si tratta di fame. Coloro che li percepiscono sono dei dispeptici, dei nervosi, degli ansiosi, degli ulcerosi, quelli che soffrono di gastrite a causa dei cibi malsani e delle medicine.

Alcuni dolori passeggeri sono dovuti alle contrazioni spasmodiche dello stoma­co e degli intestini, originate dal disordine psichico o emotivo del simpatico addo­minale che controlla questa regione del corpo. LA FAME NON È…

Il mal di testa non è la fame. Il dolore addominale non è la fame. I risentimenti gastrici non sono la fame. La stanchezza non è la fame. I capogiri non sono la fame. La debolezza non è la fame. Lo svenimento non è la fame. La sensazione di vuoto non è la fame. L’agitazione non è la fame.

Quando ci si sente “venir meno”

Secondo il Dr. Dodds, la sensazione del “venir meno” in taluni casi, non proviene da una mancanza di nutrimento, bensì dall’assenza dell’abituale stimolan­te, il che potrebbe essere contestato. Infatti, questa sensazione non deve essere né ignorata né presa alla leggera. Il soggetto soffre di denutrizione grave dal momento che digerisce appena il 10% di ciò che mangia. Non si può prolungare questo stato senza correre dei rischi. Occorre nutrire convenientemente queste persone con piccole quantità, piccoli pasti ripetuti in condizioni favorevoli di riposo, prima e dopo ogni pasto, in assenza di qualsiasi turbamento psicologico, emotivo o altro.

Tra le sensazioni di falsa fame Shelton cita anche quella del sentirsi “venir meno”, ma io la considero piuttosto come un sintomo acuto di denutrizione e di autentica fame.

Consideriamo più da vicino questa sensazione del sentirsi “venir meno”, sin­tomo che non bisogna prendere alla leggera né ignorare. Quando si verifica occorre mangiare e distendersi per qualche istante dal momento che il corpo reclama del cibo. In capo a diverse settimane questo genere di fame scompare per far posto, non appena le riserve abbiano ricuperato, ad una fame meno urgente.

Analogamente, coloro che si sentono “venir meno” per aver saltato anche un solo pasto devono essere nutriti immediatamente. Ho conosciuto parecchi casi del genere che volontariamente hanno ignorato questa sensazione di fame ed insistito nel non mangiare, ma che sono finiti per sfociare in una incontrollabile bulimia che li ha portati ad una morte per denutrizione.

Infatti i pasti abbondanti non sono convenientemente digeriti. Passano nelle feci ed aggravano la denutrizione. Possono determinare infine la morte per inanizione. In queste condizioni estreme sono necessari numerosi piccoli pasti sotto il controllo di un sorvegliante energico che impedisca al soggetto di rimpinzarsi fino alla morte ed anche di mangiare a sazietà. Quando ci si sente deboli Non bisogna confondere la sensazione del sentirsi “venir meno” con la debo­lezza. Nella sensazione di debolezza ci si sente deboli, incapaci di concentrarsi, di fornire uno, sforzo muscolare. Ciò è dovuto alla tossiemia. Il fegato intasato si accaparra tutto il sangue e l’energia, il che priva muscoli e cervello di un nutrito influsso nervoso. A questo punto bisogna astenersi dal mangiare, coricarsi, ritarda­re il pasto e le forze ritornano rapidamente con tutta l’abituale lucidità mentale. Al contrario, quando ci si sente “venir meno”, si prova un vuoto interiore, uno stato prossimo allo svenimento, una fame diffusa che parte dallo stomaco e sale verso la gola e la bocca. A questo punto bisogna mangiare un po’, poi riposarsi o fare una siesta. Qualche dattero a portata di mano servirà a dovere. All’opposto, la debolezza non è sintomo di fame, bensì di avvelenamento che non richiede una tazza di caffè, una sigaretta o del cibo secondo l’abitudine della maggioranza delle persone, ma un riposo coricato. Taluni mi obiettano che nella vita normale non si ha sempre il tempo di coricarsi quando si è stanchi e che una sigaretta o una tazza di caffè “vi svegliano” permet­tendo di continuare le vostre attività. Rispondo invariabilmente che ciò si effettua a scapito della vostra salute e che dovrete subirne le conseguenze a breve o lunga scadenza. Ci sarà sempre un conto da pagare. L’odore dei cibi ed i condimenti Diversamente da quanto viene messo in pratica dai seguaci dell’istintoterapia la vera fame non può essere provocata dall’odore, dal gusto o foss’anche dall’idea di un cibo. Questi seguaci che annusano i cibi prima di cibarsene non perseguono in verità che !’appetito e la voglia, ma non hanno fame. Quando si ha veramente fame non si è così difficili nella scelta dei cibi. D’altronde la vera fame non è stimolata dai condimenti, dalle salse e dal sale. Queste circostanze sono dei veleni. La saliva riversata sul sale non contiene succhi digestivi, ma acqua per diluire il veleno e renderlo meno corrosivo sui tessuti. Allorché si avverte la vera fame ci si soddisfa con un cibo semplice, non importa quale, senza alcun condimento né preparazione, allo stato naturale. Allorché si avverte la vera fame non si ha generalmente una preferenza per un cibo particolare che si presume l’odorato debba rintracciare e scovare. La fame è la migliore delle salse. Al contrario, nella falsa fame si ricerca la voglia e l’appetito, si è difficili, esigenti, si annusano i cibi uno dopo l’altro per sceglierne alla fine uno solo. È la pratica degli “istintivi”.

La varietà eccita l’appetito

E risaputo che l’appetito, la voglia e la falsa fame possono essere stimolati dalla varietà. E così quando non si ha più voglia di mangiare un cibo perché sazi è possibile eccitare l’appetito cambiando cibo. Questa è la ragione per la quale la varietà porta all’ingordigia.

Occorre pertanto limitarsi ad una sola qualità di cibo per pasto? Può darsi. In ogni caso non bisogna accrescere il numero dei cibi: due o tre frutti differenti sono preferibili a cinque o sei.

“Quanta gente è ancora affamata al momento del dessert? si domanda Shelton. Eppure sono pochi a rifiutarlo”.

Quanti pasti al giorno?

Sovente mi si chiede:

‑ Quanti pasti bisogna prendere ogni giorno? Uno, due, tre?

Rispondo:

‑Questo dipende dalla vostra fame. Non esiste un numero sacrosanto. Se prendete dei piccoli pasti, come gli animali vegetariani, ve ne occorreranno tre o quattro, foss’anche cinque al giorno. Ma se prendete dei pasti abbondanti, – come i carnivori! -, allora uno o due saranno più che sufficienti.

I cibi semplici

A mio avviso, qualsiasi cibo semplice può soddisfare la vera fame. Al contrario, nella falsa fame il soggetto non si soddisfa che nella scelta capricciosa di un cibo particolare a seconda del suo odorato e del suo gusto. Ecco perché la pratica consistente nell’assaggiare i cibi uno ad uno prima di fare la propria scelta tradisce la falsa fame.

Fonte: http://www.hygienisme.org/Accueil%20italien.htm

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