Marea Nera. La soluzione c’è, ma BP e ambasciata americana non la prendono in considerazione

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mercoledì 9 giugno 2010

Marea Nera. La soluzione c’è, ma BP e ambasciata americana non la prendono in considerazione

Riporto qui di seguito gli estratti più significativi dell’articolo di Martina Lacerenza Italiano trova soluzione per bloccare il petrolio/ Bp e ambasciata americana lo ignorano pubblicato il 4 giugno 2010 sul sito ildemocratico.

Sono l’ennesima conferma, a nostro parere, che il disastro ecologico senza precedenti nel Golfo del Messico è stato intenzionalmente procurato; se non fosse così perchè non proverebbero subito questa soluzione? Le autorità e la BP d’altronde non hanno avuto nessuna esitazione ad usare tonnellate di composti chimici tossici per ottenere una semplice diluizione del petrolio in un volume più ampio, aggiungendo danno al danno, e le coincidenze analizzate negli articoli precedenti sono drammaticamente inquietanti.

Italiano trova soluzione per bloccare il petrolio – Bp e ambasciata americana lo ignorano

Quando scoppiò l’emergenza nel Golfo del Messico per il crollo della piattaforma Deep Water Horizon, la British Petroleum lanciò un appello, chiedendo da più parti suggerimenti utili per bloccare l’enorme quantità di petrolio che, ancora oggi, continua a riversarsi in mare. Venne aperto un sito apposito per raccogliere proposte, e il governatore della Luoisiana disse infatti “magari viene un’idea utile a qualcuno”. L’idea era arrivata, insieme a una soluzione che avrebbe risolto l’emergenza già da un mese se solo fosse stata presa in considerazione.

Un italiano, il Geometra Giancarlo Sansò aveva la soluzione in mano. La Bp e l’Ambasciata Americana, però, lo hanno ignorato. Inspiegabilmente.

Il Geometra Giancarlo Sansò è un Dirigente Tecnico d’Azienda (Edilizie Industrializzate- settore infrastrutture/viabilità), nonché Consulente Tecnico del Tribunale di Ancona e Coordinatore Anas per la Sicurezza Cantieri. Nei suoi 35 anni di attività ed esperienza ha avuto modo di studiare a fondo una miscela chimica dotata di un’intrinseca composizione in base alla quale, tale miscela, solidifica in presenza di acqua di mare e di fluidi di diverso tipo, compresi gli idrocarburi.
Questa soluzione, spiega Sansò, è stata indicata come “diaframma plastico chiuso per rete continua” ed è stata oggetto di brevetto (brevetto rilasciato dall’Ufficio Internazionali Brevetti di Bologna, previa supervisione del Gruppo Ingegneristico).

“il 13 maggio scorso ho scritto alla Bp Italia di Milano e ho mandato un fax con la mia proposta. Non ho avuto nessun riscontro. Considerando che l’intero ecosistema del Golfo del Messico stava andando distrutto giorno dopo giorno, ho scritto anche all’Ambasciata Americana, il 31 maggio, indicando chiaramente che nella mia lettera inviata alla Bp vi era una soluzione possibile per bloccare la fuoriuscita di greggio. Ma anche qui, nessuna risposta”.

In che modo questo brevetto avrebbe potuto risolvere il problema nel Golfo del Messico?

“Il problema è di facile soluzione. La mia proposta prevede 3 fasi sistematiche da effettuarsi contemporaneamente: 2 tecniche e 1 chimica, basata appunto su questa miscela brevettata. Occorre scendere in profondità con una sorta di ‘imbuto rovesciato’, per intenderci, e calare questa struttura da 8 o 10 metri cubi di volume, dotata di 2 tubazioni, e posizionarla proprio in corrispondenza della fuoriuscita del greggio. Petrolio e gas verrebbero intubati e portati all’esterno da una delle due tubazioni e contemporaneamente l’altra tubazione spingerebbe la miscela, unita a un reagente, all’interno dell’imbuto, a una pressione di 10 o 15 atmosfere.
Questa miscela ha 2 peculiarità: è densa e reagisce con un reagente apposito, a contatto con il quale è in grado di solidificare e bloccare automaticamente l’uscita del petrolio”.

Quindi cosa sarebbe accaduto se la Bp avesse subito accolto la sua idea?
“Avrebbe già finito il discorso almeno un mese fa. Non mi hanno risposto perché evidentemente le idee che ricevono finiscono in un cassetto…non lo so…”

(…)

Ma è possibile fare una previsione a lungo termine sulle conseguenza che questo disastro provocherà a livello mondiale?
“Gli idrocarburi si conoscono perfettamente. Ma a 1500 metri di profondità i problemi cambiano. C’è da tener conto della pressione, delle correnti e di molte altre cose. È vero che ci sono i robot che lavorano a quella profondità, come sta avvenendo, ma per far lavorare bene i robot bisogna avere le idee chiare. Probabilmente quelli della Bp stanno facendo, invece, solo dei ‘tentativi’. Non hanno chiarezza. Non sanno bene cosa devono fare e lo dicono i tentativi stessi fatti fino ad ora, come quelli sciocchi di buttare in mare residui di gomma, plastica o capelli: delle vere oscenità”.

In termini economici la soluzione di utilizzare questa miscela particolare per bloccare l’uscita del petrolio sarebbe sostenibile? Quanto costerebbe mettere in pratica la soluzione appena proposta?

“Costerebbe come un viaggio last minute in Egitto, di sette giorni. È assolutamente sostenibile. Questo è un composto che è stato maturato 15 anni fa e che ha dato ottimi risultati. ‘Gela’ gli strati geologici del terreno. Pompata a una certa pressione è una miscela che solidifica e cementa tutti gli strati del terreno. Inoltre impermeabilizza in modo che l’acqua non abbia più ‘potere’ e contemporaneamente ‘incolla’ tutto lo strato geologico. La Bp ha sprecato fino ad ora una massa enorme di denaro (…)

“Ho chiamato la Bp Italia, ma risponde un call center che non passa nessuna telefonata. La direzione della British Petroleum ha dato l’ordine specifico di non far passare nessuna notizia. Per questo ho contattato l’Ambasciata Americana. Non mi ha risposto assolutamente nessuno”.

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Fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com/2010/06/marea-nera-la-soluzione-ce-ma-bp-e.html

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